«Enrico Galiano racconta i punti fragili da trasformare in punti di forza.» Tuttolibri – La Stampa - Federico Taddia
«Galiano scandaglia da esperto palombaro dell'anima un mondo che frequenta da professore. Ma che sa leggere e scrivere come pochi. In tanti ci si trovano dentro e anche capiti. Persino quelli con i capelli grigi.» La Lettura – Corriere della Sera - Carlo Baroni
Ci vuole coraggio per diventare chi sei
Vera non è mai stata sola. Da quando è bambina, una voce l’accompagna la sveglia di notte, la incalza, la consola. È la voce di suo fratello Cè, morto quando lei aveva quattro anni. È una voce ironica e tagliente, capace di regalarle pensieri stravaganti «Non esiste un sinonimo di sinonimo» o «La neve è la prova che non hai bisogno di urlare per farti vedere». Ma è anche un giudice severo, che la mette alle strette con una semplice «Sei davvero Vera?». Ma chi era Cè? Per i genitori è stato il figlio perfetto, e Vera ha vissuto ogni giorno nella sua ombra. Ogni scelta è un confronto impossibile, persino quella di studiare Vera lo fa per sé stessa o per inseguire un fantasma? Per fortuna con lei c’è Gin, la sua migliore amica, che trova sempre il modo per farla ridere e sentire meno strana. Poi accade qualcosa di inspiegabile. Vera sa che non dovrebbe dare ascolto alla voce di Cè. Eppure, un giorno, decide di mandare tutto all’aria e di inseguire una coccinella dietro i cancelli di una clinica. Qui incontra un ragazzo che sembra conoscerla più di chiunque altro. Forse è lui l’unico che può aiutarla a scoprire il segreto che la sua famiglia tiene nascosto da anni. Perché Francesco le insegna una cosa semplice, ma difficilissima da Vera non è pazza. È soltanto viva. Ed essere vivi, a volte, non è poi così diverso dall’essere pazzi.
Dopo aver incantato oltre 600.000 lettori, torna in libreria l’autore capace di dare voce alle nostre emozioni più profonde. Con i suoi romanzi, i suoi video e i suoi spettacoli, ha conquistato migliaia di persone. Questa è la sua storia più un viaggio nei segreti che ci portiamo dentro, nella voce che ci spinge a diventare chi siamo davvero. Perché solo così possiamo trovare, finalmente, il posto che chiamiamo casa.
Enrico Galiano è nato a Pordenone nel 1977. Insegnante in una scuola di periferia, ha creato la webserie Cose da prof, che ha superato i venti milioni di visualizzazioni su Facebook. Ha dato il via al movimento dei #poeteppisti, flashmob di studenti che imbrattano le città di poesie. Nel 2015 è stato inserito nella lista dei 100 migliori insegnanti d’Italia dal sito Masterprof.it. Il segreto di un buon insegnante per lui è: «Non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti». Ogni tanto prende la sua bicicletta e se ne va in giro per il mondo con uno zaino, una penna e tanta voglia di stupore.
Quando ho visto questo libro in libreria sapevo che dovevo acquistarlo e leggerlo senza pensarci due volte. E soprattutto ero felice di averlo tra le mie mani perché per un attimo mi ero completamente scordata di Enrico Galiano. Poi ho ricordato gli altri suoi bellissimi libri che ho letto in precedenza e ho compreso che anche questo libro mi avrebbe parlato e che avrei trovato una storia che avrei amato e nella quale mi sarei rivista. Devo essere sincera però, il periodo in cui l'ho letto è pieno zeppo di solitudine e momenti bui perché sono immersa in una difficile depressione. Ma al termine del romanzo questa mattina mi sono sentita compresa e sento di averlo vissuto appieno. Anche se la felicità non mi appartiene in questo periodo. È un romanzo intenso e pieno di amore nei confronti di Vera per suo fratello, un romanzo che racconta la vita di Vera in compagnia di suo fratello che lei sente di aver perso ma che comunque le resta vicino sempre e comunque. Le parla e le fa compagnia molto meglio delle persone che ha conosciuto nella sua vita e il loro rapporto è bello e intenso esattamente come quello che ha con Gin. Una ragazza che tutti quanti dovrebbero avere come amica ma che infatti e purtroppo esiste soltanto nei romanzi. Perché un'amica leale, presente e vera come Gin non esiste nella vita reale. Però è stato stupendo leggere di lei e sentirsi un po' collegate anche a lei. È forse il romanzo più maturo di Galiano, anche se resta la sua capacità di stupire e parlare a parti nascoste di te con l'aiuto dei suoi meravigliosi personaggi. Vera è un personaggio intenso e forte, anche se lei non ci ha mai creduto molto nella sua forza. Un personaggio in cui mi sono rivista molto e al quale vorrei aver dato un forte abbraccio se ci fosse la possibilità di entrare nel romanzo. Francesco è inarrivabile. Un personaggio memorabile e forte. Che nonostante la sua lontananza fisica per i suoi difficili problemi di salute mentale è rimasto sempre affianco a sua sorella dandole forza e coraggio. Le è stato vicino molto più delle persone che Vera ha incontrato nella sua vita, allo stesso livello di Gin però. Perché la bontà di entrambi è rara da trovare.
Questa è la storia intensa e profonda di Vera, una ragazza alla ricerca di sé stessa in mezzo al rumore delle aspettative, dei silenzi, e di un’assenza che è diventata parte di lei.
Vera è una protagonista che si lascia amare perché è vera nel senso più umano del termine: confusa, fragile, sarcastica, con una mente che corre più veloce del cuore. La voce di Cè, il fratello morto quando era piccola, non è solo un ricordo, ma una presenza costante, un rifugio e al tempo stesso una gabbia. È lui che la mette davanti alla domanda più difficile: “Sei davvero Vera?”
Fin da piccola, Vera ha imparato a sentirsi “di troppo”. Non per mancanza d’affetto, ma per quella sottile e strisciante sensazione che tutto ciò che faceva non fosse mai abbastanza. I suoi genitori, devastati dalla perdita, sembrano aver congelato la loro esistenza nel ricordo idealizzato di Cè, che diventa una presenza ingombrante anche nella crescita della figlia rimasta. Vera vive ogni giorno con la percezione di non potersi mai davvero guadagnare uno spazio tutto suo, perché ogni traguardo è inevitabilmente paragonato a ciò che sarebbe stato il fratello se fosse rimasto in vita.
Il dolore si annida anche nelle scelte di Vera. La sua decisione di studiare giurisprudenza, per esempio, non sembra nascere da una passione autentica, ma da un bisogno inconsapevole di dimostrare qualcosa: che anche lei può “valere”, anche se non è Cè. Questo meccanismo la imprigiona per anni in una vita che sente non appartenerle, fino a quando, un giorno, qualcosa si spezza. È lì che inizia la vera ribellione: quella che la porta a inseguire una coccinella in un luogo apparentemente assurdo, dove finalmente si aprono spiragli verso un passato che nasconde un segreto più grande di lei. Una clinica, è qui che la porta una coccinella ed è anche qui che incontra Francesco.
Francesco non giudica, non scappa, non pretende. Lui ascolta. E mostra a Vera che forse non è lei ad essere rotta, ma il modo in cui il mondo l’ha costretta a incastrarsi.
Accanto a loro, c’è anche Gin, l’amica che fa ridere quando sembra impossibile, quella che ci tiene a galla. Perché in questo romanzo l’amicizia è ancora una volta salvezza, e la follia non è una condanna, ma un’altra forma della vita.
Galiano scrive con la solita delicatezza tagliente. Le sue parole scivolano nell’anima e fanno rumore dove serve: dove abbiamo paura, dove ci sentiamo sbagliati, dove cerchiamo risposte. Con la sua scrittura poetica, ci porta dentro la mente di Vera, nel suo sentirsi sbagliata, nel continuo tentativo di essere all’altezza di un fratello perfetto e ormai mitizzato.
Quel posto che chiami casa è una lettura che accarezza e scuote. È un viaggio nei meandri dell’identità, nel rapporto con la perdita, nella lotta silenziosa contro le gabbie invisibili che ci costruiamo. L'autore ci ricorda che non c'è nulla di più rivoluzionario che essere autentici. E che la casa non è sempre un luogo, ma può essere anche uno sguardo, una voce che ci accetta, una mano che ci tiene.
Un capolavoro! E pensare che ho esitato quando l'ho visto allo stand del Salone del libro di Torino. Poi mi sono pentita e l'ho comprato in libreria, si può dire che mi abbia proprio chiamato.
Questo libro mi ha fatto arrabbiare! Ho pianto tanto leggendo le prime 50 pagine, poi ho sentito una frustrazione immensa per le seguenti 330 e mi sono un po' ricreduta nelle ultime 50. Galiano ha un modo di scrivere che di solito mi prende per mano e mi mostra sfaccettature della vita che non avevo ancora colto. Qui ho fatto fatica a farmi condurre. Ho apprezzato il finale, ma non posso dire che lo svolgimento mi abbia colpita. Al contrario di moltissime persone, il tema che mi ha colpito di più in questo libro è il comportamento dei genitori di Vera, come affrontano loro quello che succede. Mi rendo conto che questo dipende dalla mia personale esperienza, ma non sono riucita a passare sopra ai muri innalzati da mamma e papà. E non mi sta bene neanche la spiegazione della mamma di Vera! Forse l'ho letto nel momento sbagliato. Proverò a rileggerlo una volta che avrò finito di fare rivoluzione nella mia vita. Per il momento, però, non sono convinta!
Vera è una bambina, e poi ragazza, che non smette mai di cercare la verità e di dare ascolto alla voce dentro di sé che le dice che c’è qualcosa di più di ciò che sa e vede. Vera alla fine riuscirà a scoprire chi è, cosa vuole diventare e con chi vuole trascorrere la sua vita. Anche in questo libro, Galiano traccia il profilo di un adolescente che si sente “diverso” dal resto del mondo e che, tra varie scoperte e colpi di scena, riesce a trovare se stesso e i suoi “veri” amori.
“Fare troppi progetti per il futuro è come aprire l’ombrello quando non piove: magari indovini e poi piove davvero, ma è più probabile passare per scemi.”
“A volte ci vuole una vita intera per mettere insieme la saggezza che avevamo da bambini.”
“Non sai mai quanta forza hai dentro fino a che non vuoi davvero qualcosa con tutte le tue forze.”
“Diventiamo tutti come ci vedono gli altri, ma soprattutto diventiamo come ci vediamo noi.”
“Essere adolescenti è come trovarsi a metà esatta di un ponte, solo che il ponte è fatto da una corda soltanto, sotto c’è un burrone e tu su quella corda sei da sola. Non puoi tornare indietro perché sei troppo grande, non puoi andare dall’altra parte perché sei troppo piccola.”
“Essere adolescenti è come prendere casa, ma una casa in costruzione, senza riscaldamento, i muri da finire, chiunque può entrarti dentro, e contro pioggia e grandine hai giusto un ombrellino scassato, un ombrello che di solito sono canzoni o libri o, come nel mio caso, la voce di un fratello.”
“Le coincidenze sono il modo che ha trovato il destino per urlarti qualcosa senza perdere eleganza.”
“La strada per l’infelicità è lastricata di sguardi di approvazione.”
“Il vero viaggio comincia quando stracci la mappa.”
“Non è saggio non abbandonarsi mai a momenti di magica, svergognata, stupidità.”
“Bisogna essere proprio matti per non impazzire mai.”
“Più insegui un desiderio, più scopri che era lui a inseguire te e tu a scappare da lui.”
“Mai dimenticare che, a volte, il cielo più bello lo vedi riflesso in una pozzanghera.”
“È come se camminassero sull’orlo di un precipizio, mentre noi, tutti noi, ci tenessimo al sicuro, lontani dal salto nel buio.”
“Dedichi troppo poco tempo a ricordarti la fortuna di vivere in un universo in cui esistono le fragole.”
“È stato come quando sei bambino e ti svegli prima di tutti il giorno di Natale e trovi dei pacchetti sotto l’albero che prima non c’erano… È stato come quando vai in bagno in pizzeria e torni dal bagno e c’è la tua pizza in tavola, appena arrivata… Rubi gli ombrelli perché sotto gli ombrelli non piove. Rubi gli ombrelli perché se ti metti sotto uno colorato, anche se è una giornata grigia e scura, lì sotto è tutto a colori. Rubi gli ombrelli perché il mondo piove addosso a tutti e tutti abbiamo bisogno del nostro ombrello. Del nostro posto in cui sentirci protetti… Parlare per ore con Gin, leggere Jung, le fragole, baciare Giovanni, giocare con Flippo, ascoltare i Nirvana, la colonna sonora di Up… questi sono i miei ombrelli contro il mondo che piove.”
“I danni peggiori non li fa un minuto di sana follia ma anni e anni di folle buonsenso.”
Enrico Galiano torna con una nuova storia, esplorando quel mondo volubile fatto di sentimenti contrastanti tipico dell'adolescenza. Attraverso emozioni di quei legami familiari, con tutte le proprie imperfezioni e dolori; verità nascoste e pronte ad emergere, catapultando pensieri e sentimenti. Vera è la protagonista, fin dall'infanzia sente una voce nel cuore e nella testa, che l'accompagna nella crescita, quella voce è di Cè, suo fratello che purtroppo non c'è più, ma che continua a restare nella vita di Vera. Un legame indissolubile, forte, che va oltre ogni confine, talmente profondo da sfiorare quasi la follia. Sentirlo e percepire la sua presenza ovunque, in ogni cosa, come un segnale. Crescendo Vera cambierà, cercando di emulare quel fratello tanto amato e così perfetto, aspirando alla perfezione e diventando una Vera irreale. Incontrerà Gin, un' amica preziosa, l'unica che ci sarà sempre. Un giorno però le cose in parte cambieranno, Vera conoscerà la verità su suo fratello, una verità che brucia e che fa male. Da qui una serie di situazioni fino all'incontro con Francesco, nella Villa della quiete, dove risiedono ragazzi speciali ed è qui che Vera scoprirà tante cose e capirà quale sia il suo posto. Una storia bellissima, emozioni sempre più forti, pagina dopo pagina. La commozione che sale, che ti prende, vorresti stringere Vera e dirle: " Vera non sei pazza, sei semplicemente una persona vera con il proprio dolore da metabolizzare, che non rinuncia a quell'amore fraterno e quella speranza che potrebbe cambiare qualcosa". Oer me Enrico Galiano è impeccabile, bravo, capace di trasmettere con le sue storie sensazioni forti che entra dentro il cuore e la mente, con una scrittura semplice, a tratti delicata, a tratti incisiva, intensa, che evoca riflessioni su come ognuno di noi percepisce ed elabora il dolore, o la solitudine o la "differenza" una parola che a volte mette paura, ma che spesso è solo frutto di pregiudizio. Forse fra tutti i romanzi di Enrico Galiano questo è quello più forte, più toccante. Non lo so, in realtà tutte le sue storie mi sono piaciute, ma in questo libro ho percepito ogni singola sfumatura della vita, sotto ogni prospettiva e soprattutto analizzando ogni tipo di rapporto umano evidenziando tutte le fragilità e imperfezioni ⭐⭐⭐⭐⭐
Una Tuffo nell'Anima con Galiano: "Quel posto che chiami casa" Acquistare un libro di Enrico Galiano è sempre un atto di fiducia a scatola chiusa. Non c'è bisogno di leggere la trama, perché sai già che la sua scrittura ha il potere di scardinare ogni difesa, di entrare nell'anima e di lasciarti un segno profondo, un vuoto che sa di pienezza, una volta girata l'ultima pagina. E "Quel posto che chiami casa" non fa eccezione, confermando ancora una volta la sua straordinaria capacità di toccare le corde più intime. In quest'opera, Galiano ci conduce nella storia di Vera, una bambina che cresce con un fratello morto, eppure incredibilmente vivo dentro di sé. Un'assenza presente che modella la sua percezione del mondo e la costringe ad affrontare le conseguenze di un lutto familiare devastante. Il dolore dei genitori, non riconosciuto dalla piccola Vera come tale, si trasforma in un percepito rifiuto, un muro di silenzi e paure che la accompagnano nella crescita. Ma è proprio attraverso questo percorso irto di ostacoli che Vera, con una resilienza ammirevole, trova il suo equilibrio. Impara a decifrare il passato, a dare un nome alle sue emozioni e a riconoscere la forza in sé stessa. È la sua scelta di abbracciare la sua autenticità, di non nascondere quella parte più vera e profonda di sé, a svelarle le risposte che ha cercato a lungo. Ed è in questo atto di coraggio che scopre il significato più autentico di "quel posto che chiami casa". Galiano, con la sua inconfondibile delicatezza e lucidità, ci invita a riflettere sul lutto, sulla resilienza e sulla potenza del dolore trasformato in crescita. Ma non solo: ci spinge anche a interrogarci sulle maschere che a volte la vita ci impone, quelle facciate che indossiamo per conformarci o per paura, e che finiscono per spegnere la nostra autenticità. Un libro che non solo si legge, ma si vive, lasciandoti con la sensazione di aver compreso un po' meglio te stesso e il mondo che ti circonda.
Ci sono libri che arrivano a darti uno schiaffo in faccia al momento giusto. Proprio perché forse sei tu a vivere il periodo sbagliato. Non è la storia dei protagonisti ad essere identica a quella della tua vita. Sono i temi universali trattati che a volte ti colpiscono come una spada conficcata nel più intimo. Che nemmeno Artù sarebbe in grado di estrarti dall’anima. La vicenda di Vera, per quanto particolare, affronta il conflitto interiore del non sentirsi mai abbastanza. Del non riconoscersi guardandosi allo specchio, perché è un’altra l’immagine che vediamo lì riflessa. In questo caso c’è la Vera studentessa modello, fidanzata di un ragazzo che la venera e che è il miglior partito si possa desiderare. È poi c’è la Vera con gli attacchi di panico. Quella che disperatamente sente la presenza e la voce del fratello. Le è stato detto essere morto tragicamente quando lei aveva 4 anni. Il libro è una lunga lettera proprio a lui. Da cui si sente abbandonata. C’è la Vera che è la manifestazione plastica di quanto “la strada per l’infelicità è lastricata di sguardi di approvazione” o di quanto si debba “essere proprio matti per non impazzire mai”. Perché “i danni peggiori non li fa un minuto di sana follia, ma anni e anni di folle buonsenso”. Si parla d’amore, di abbandono, di amicizia nel romanzo. E su questo tema menzione speciale per l’amica Ginevra detta “Gin” che è una figura di un’ironia travolgente e di una lealtà amorosa totale. La struttura del romanzo è da manuale con una semina d’indizi curatissima. Con degli espedienti in alcuni casi un po’ forzati, come ad esempio “le coccinelle”. Il finale è un filino consolatorio, ma è coerente con la storia. La scrittura di @enricogaliano cattura e coinvolge. Il ritmo è serrato sebbene sia dia molto spazio ai sentimenti e alle riflessioni dei personaggi. Ottima lettura al momento giusto. Cioè in quello sbagliato. 🫶📚
Ancora una volta Galiano ci porta in una storia che raccontata con ironia e semplicità ci parla di grandi tematiche. Questo romanzo sa stupire, perché in queste pagine troviamo qualcosa di unico: la malattia mentale raccontata come nessuno l'ha mai fatto prima, ed è sicuramente stato per me uno dei punti forza di questo libro. Un tema che nasconde argomentazioni e sviluppi interessanti, che trattati dai punti di vista di molteplici personaggi, sensibilizzano e scatenano emozioni capaci di smuovere anche le anime più solide. Attraverso poi la storia di Vera la protagonista, Galiano ci spinge a guardarci dentro, a trovare noi stessi per poter essere noi stessi in un mondo in cui si ha paura di non essere all'altezza, di deludere le aspettative degli altri e che richiede solo perfezione.
Ma quello che troviamo in "Quel posto che chiami casa" è un mondo fatto di mille emozioni, in cui il lettore, grazie alle parole, ai dialoghi e ai personaggi così autentici, si sente sempre immerso in queste pagine così vere e reali. Rapporti indissolubili, amicizie sincere e legami che niente e nessuno potranno spezzare. Un libro che ci porta ad una rinascita e una consapevolezza di sé stessi, ma allo stesso tempo alla rassegnazione e accettazione di quello che la vita e il destino non ci danno il permesso di poter scegliere.
Un romanzo commovente, intrigante, vero, vivo e che ha la capacità, come tutti i libri di Galiano, di portare quella scintilla di cui avevamo bisogno dentro di noi, per farci sentire, una volta terminato, più giusti, più vivi, più noi stessi.
5.0 ⭐ Penso che sia il libro migliore che ho letto quest'anno. Lo stile di Enrico Galiano è scorrevole, ma anche filosofico. Riesce a farti immergere completamente nella lettura, al punto da non voler smettere di leggere neanche per un secondo, così finisci per leggere un libro di 400 pagine in un paio di giorni. Sono entrata talmente in contatto con i personaggi che alla fine mi sono commossa, anche perché mi dispiaceva di aver finito il libro: avrei letto ancora se avessi potuto. È stato un po' come scoprire sé stessi, mi ha fatto riflettere e pensare tanto, mi ha fatto sentire compresa e penso che per questo, questo libro parli un po' a tutti, è di una sensibilità, di una delicatezza e profondità unica. Parla della fatica che si fa a volte ad essere davvero sé stessi, a cercare la propria strada, di quanto bisogna essere coraggiosi per essere veri. Credo che tutti dovrebbero leggerlo, lo consiglio assolutamente.
Bellissimo!!. Non l’ho letto in un giorno no… l’ho finito in un mese, è un tempo giusto? Per me sì, perché ti entra dentro a volte colpendoti come una lama altre volte ti abbraccia e ti stringe per guarire le ferite. Pagine sulle quali ho riso ed ho pianto… un libro che mentre stai leggendo sulla sdraia, in giardino sotto il primo sole cocente di giugno che ti sta bruciacchiando la pelle, ti fa venire i brividi, la pelle d’oca e devi asciugare anche una lacrima. Mi è piaciuto tantissimo, non so se può essere un complimento ma avete presente le serie Netflix? Sei lì che guardi una puntata e poi ancora una… ma allo stesso tempo non vuoi che quella serie finisca… perché ogni volta che continuavo nella lettura nel mio cervello apparivano nitide le scene del libro proprio come stessi vedendo un film.
Pensiero di Cè, numero 230 «I veri viaggi sono le persone.» . Io detestavo quelle conversazioni preconfezionate che chiamano “conoscersi”. Di cosa ti occupi? Dove vivi? Quanto ci metti ad arrivare all’università? Mi sembravano colloqui di lavoro travestiti da relazioni umane. Io mi sento bene quando sono davanti a qualcuno e mi sembra davvero di viaggiare. Mi sento bene quando si parla di cose profonde, strane, assurde, io mi sento bene quando puoi parlare di nuvole che ti fissano e di sassi che vogliono tornare a casa, io mi sento bene quando un tavolo di legno può essere un pianoforte e una penna, una voce. Mi sento bene quando si può essere ridicoli, storti, sbagliati, e allo stesso tempo perfetti. Quando puoi stare con qualcuno anche solo in silenzio, a respirare. Quando puoi solo
Quel posto che chiami casa di @enricogaliano edito @garzantilibri è uno di quei romanzi che ti entra dentro e ci resta. 📚✨
È la storia di Vera, una bambina che cresce tra fragilità, silenzi di famiglia e una perdita che pesa sul cuore. Galiano riesce a scavare nei pensieri più nascosti, in quelle emozioni che spesso facciamo fatica ad accettare e persino a nominare. 💭
È stata una lettura intensa e davvero commovente. Mi ha ricordato i miei studenti e le loro famiglie, che ogni giorno affrontano battaglie invisibili con coraggio e amore. 🫶
Lo consiglio a insegnanti, adolescenti, genitori ed educatori. Perché la salute mentale è un viaggio che riguarda tutti noi. 🌱
Io voglio essere tante cose . Non voglio una sola parola a descrivermi. Sono dolce e sono amara, sono caos e un ordine. Sono un'ombra in un angolo e una luce che abbaglia. Sono una ragazza che sa cosa vuole e quella che non ne ha la più pallida idea. Sono fuoco e sono acqua, un giorno sono un tetto, il giorno dopo una tempesta. Sono una poesia scritta a bordo pagina e la rabbia che non trova parole. Sono qui e sono altrove, sono quella che insegue e quella che scappa. Sono quella che sbaglia sempre e quella che cerca di rimediare. Sono quella che dice troppo e che tace quando dovrebbe parlare. Sono mille persone, tutte insieme.....
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Ho letto tutti i libri di Galiano. Alcuni mi sono piaciuti, altri mi hanno emozionato, altri ancora non li ho apprezzati per niente.
Questo mi ha letto dentro ad ogni singola pagina, era come se quel porto sicuro fosse un po’ il mio, come se Vera stesse raccontando quel dolore e quelle emozioni che tutti noi a volte proviamo: essere se stessi o il nostro riflesso, uscire dagli schemi o seguire una strada predefinita?
Vera mi ha insegnato, assieme alla follia di Francesco, che a volte nella vita certe cose proprio non le puoi prevedere e che la verità è sempre composta da migliaia di sfaccettature.
Ai romanzi di Enrico Galiano non si è mai pronti. Mai. Perché sai che leggendoli ci trovi una parte di te. Una parte di te stessa che stai ancora combattendo nonostante gli anni siano passati. Nonostante a scuola tu non sia più quella diversa. Quella con gli apparecchi acustici che con un certificato medico può andare in bagno quando vuole. Volevo fare questa recensione su YouTube, ma probabilmente non avrei retto, a malapena vedo i tasti ora mentre scrivo queste righe. • Recensione sul blog❤️
Difficile recensire questo libro perché nonostante un finale dolce e positivo mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca… La storia appassiona sin dalle prime pagine e scorre velocemente e non vedi l’ora di scoprire nuovi sviluppi però il finale non so perché mi è sembrato surreale non per il bellissimo legame riscoperto tra fratelli ma x il legame totalmente perso con i genitori…. Ad ogni modo una storia toccante in cui tutti possono ritrovarsi perché credo che a tutti sia capitato di sentire vicino qualcuno che abbiamo amato anche se non c’è più Tutti abbiamo le nostre coccinelle
Quel posto che chiami casa è un libro che non si limita a raccontare una storia: ti accoglie. Dalle prime pagine si percepisce un’atmosfera intima, fatta di emozioni sottili e di quelle verità quotidiane che spesso ignoriamo, finché non le vediamo riflesse in un personaggio o in una frase che sembra scritta proprio per noi.
La narrazione scorre con una dolcezza che non è mai stucchevole. L’autore riesce a parlare di legami, di radici e di identità con una sensibilità rara, costruendo un paesaggio emotivo in cui è facile riconoscersi. Casa, qui, non è solo un luogo fisico: è una sensazione, un ricordo, un approdo interiore. E il libro ti ci accompagna con passo gentile, come una mano che ti sfiora la spalla per dirti “ci sono”.
I personaggi vivono, respirano, sbagliano: ed è proprio questa loro autenticità a scaldare. Hanno fragilità che non vengono giudicate, desideri che non vengono esagerati, e un modo di stare al mondo che ti fa venire voglia di fermarti un attimo e ascoltare anche te stesso con la stessa cura con cui il romanzo li ascolta.
Alla fine, Quel posto che chiami casa lascia nel lettore una quiete difficile da descrivere: una sorta di nostalgia dolce, come quando si rientra dopo un viaggio e si riscopre che il comfort non è nel lusso, ma nel familiare. È quel tipo di libro che si legge non per evadere, ma per ritrovarsi.
Sono ancora senza parole. Questo è per me, finora, il romanzo migliore di Galiano. Profondo e denso di citazioni significative come tutti gli altri suoi lavori, "Quel posto che chiami casa" spicca però per la trama più appassionante e ricca di colpi di scena. Non c'è neppure un punto morto: i dialoghi sono brillanti ma anche le sequenze riflessive non sono affatto pesanti, tutt'altro. Esse restituiscono con grande realismo i pensieri di Vera, tanto da dare l'impressione che si stia leggendo uno scritto autobiografico anziché un'opera di fiction. Ciò è ancora più sorprendente se si considera che l'autore è maschio e per giunta adulto - l'esatto opposto di Vera, cioè. È la prova non solo del talento di Galiano, ma anche della sua intima conoscenza del mondo adolescenziale.
I ragazzi protagonisti qui sono due, Vera e suo fratello Cè, la cui presenza si fa sentire lungo l'intera narrazione nonostante non ci sia più.
"La perfezione è una malattia, sai? Qualcuno ti inocula quel virus maledetto e poi lui silenzioso fa la sua strada, dentro di te. All'inizio sembra benevolo, ha la faccia dell'ambizione, ed è bella l'ambizione, è tenere il naso all'insù e puntare in alto – «Che brava che sei!» ti dicono, e quel brava ti dà così tanta gioia che ne vorresti sempre più, vorresti sentirtelo dire tutti i giorni, [...] solo che a essere brava poi la gente si abitua e brava non te lo dice più, comincia a dare per scontato che tu lo sia, e così ecco che il virus attacca le tue cellule, si insinua lento e inesorabile il sospetto che manchi sempre qualcosa, che ci sia sempre qualcosa fuori posto o che si può migliorare. Diventa una specie di droga: c'è sempre qualcuno che ha fatto di più, o qualcuno che alla tua stessa età ha raggiunto risultati che tu ti puoi sognare, ti senti sempre col respiro affannato a inseguire la testa della gara, vedi davanti a te la nuca di chi corre più veloce e ti concentri solo su quanto sei indietro, mai su quanto stai andando forte."
"«La cosa più ingiusta è che chi [...] soffre spesso è proprio chi ha una sensibilità e un'intelligenza più acute degli altri. Solo che, a volte, quella sensibilità diventa il tuo peggior nemico, perché sentire troppo fa male.» Annuii, perché sapevo che era vero. Sentire così tanto ti mette troppo mondo dentro, e troppo mondo è difficile da sopportare."
Fortunatamente, alla fine Vera una conclusione la raggiunge. Ed è bello che abbia a che fare con la sua vita, più che con quella di Cè. È bello che contenga un messaggio che si ricollega alla tematica principale del romanzo, una delle mie preferite in assoluto: il rapporto tra libero arbitrio e destino, tra il potere di controllare le cose e la schiavitù di esserne controllati. Come Vera, io credo che una trama sotterranea esista, e che sia impossibile sia sfuggirvi che ignorarla. Credo anche, però, che se non possiamo controllare le circostanze esterne, abbiamo invece il dominio su noi stessi e su come scegliamo di reagirvi. L'importante è aprirsi al mondo e ai suoi segnali, in cui personalmente credo tantissimo perché li ritengo fondamentali per trovare un senso anche quando un senso non esiste (vedi: Cè).
"Se ti fai troppo fregare dalla paura di essere abbandonata dagli altri, finisci con l'abbandonare te stessa. [...] Essere veri vuol dire [...] sapere che non sei mai una cosa sola. Che quella parola unica per definirti serve agli altri. Non a te. Serve al loro sguardo. Per congelarti in un'immagine. Questa è la cosa che ho capito, l'unica: che non funziona che le persone ti abbandonano o restano. Le persone vanno dove hanno bisogno di andare: e se è lontano da te, non è colpa tua. [...] Sei tu che devi scegliere se abbandonarti o restare. Se volerti bene o volerti male. Sei tu che devi scegliere se essere quella che sei, o quella che il mondo ti vuol far diventare. Sei tu che devi avere il coraggio di guardarti allo specchio, senza vergognarti di essere quello che sei. A quel punto chi conta veramente verrà da te, all'improvviso, senza bisogno di inseguirlo o cercarlo."
"Non so se sono cose a cui credo, o cose a cui voglio credere. Ma dov'è il confine [...] fra il vedere le cose e il desiderare di vederle, ma desiderarlo così forte da vederle alla fine davvero? [...] Il mondo giudica folle tutto ciò che non capisce. E io non mi sentivo capita dal mondo."
"Sai che c'è di bello nei segni? Che funzionano solo se li vedi."
Un viaggio nei meandri dell’identità, nel rapporto con la perdita, nella lotta silenziosa contro le gabbie invisibili che ci costruiamo. L'autore ci ricorda che non c'è nulla di più rivoluzionario che essere autentici. Questa è fondamentalmente la storia di un lutto che ci dice che la casa non è sempre un luogo, ma può essere una mano che ci tiene. Tutti abbiamo provato che significa perdere una persona cara, una persona che è per noi quel posto che chiamiamo casa.
Come sempre mi succede coi romanzi di Galiano, li divoro e mentre leggo non mi sento mai sola. Sono scritti molto bene e i pochi personaggi coinvolti sono caratterizzati in modo vivido. Cosa che invece non mi era ancora mai successa: avere l'impressione netta che fosse un romanzo, nel senso che certe cose sono davvero poco credibili: si intuisce che sono lì a fini narrativi e basta. Tutto sommato però mi è piaciuto.
A malincuore devo dire che questo libro non mi è piaciuto. Io adoro Enrico Galiano e le sue storie, ma questa qui non mi ha trasmesso nulla. Carina, ma mi aspettavo di più. Tutti i colpi di scena li ho indovinati, anche se non erano poi così scontati alla fine. Come sempre la scrittura di Galiano è molto scorrevole quindi, anche se ci ho messo tanto, mi ha permesso di finirlo abbastanza in fretta. La storia alla fine era originale, ma comunque mi ha annoiata un po'
Un viaggio all'insegna delle emozioni! Questo libro è qualcosa che non si può spiegare a parole.
"Eri tu, sei sempre stato tu. Il mio ombrello. Il mio rifugio. La voce che mi dice di tornare. Il cuore, quando sa dove andare. E così io, per te. Questo vorrei essere, da oggi. Il tuo ombrello. Ricordatelo. Anche quando fuori piove fortissimo, Cè. Anche quando sembra che tutto cada. Io sarò sempre, per te, quel posto che chiami casa."☂️
Enrico Galiano per me non ha pari. Il rapimento, il coinvolgimento con cui si pone funziona sempre. Ad ogni modo, per quanto io abbia anche pianto, c’è stato uno sfondo(che solo chi lo legge può capire) che non mi ha fatto impazzire particolarmente. Di sicuro è una continua scoperta pagina per pagina…..
500 pages, three days, no breaths taken what starts as a very psychological look into a girl finding herself despite adversity (keeping it vague), becomes a thrilling mystery which i could not put down. with several plot twists and a few tears (mine) at the end, galiano writes a brilliant beach read!
Tema difficile, le coccinelle che ricordano i messaggi dei defunti non sono proprio la mia passione, ma ciascuno di noi reagisce in maniera diversa e si ha bisogno di credere in qualcosa che vada oltre l' esistenza terrena. Non ho apprezzato neanche l'atteggiamento dei genitori di fronte al problema. Nonostante queste critiche il libro mi è piaciuto
Enrico Galiano è un vero maestro, tra le sue righe cesella come un certosino emozioni e sentimenti. Siamo tutti un po’ Vera, con le nostre paure, le nostre piccole manie, le nostre stranezze e con la voglia di vivere una vita piena e vera.
Appena terminato, l'ho trovato intenso, toccante, commovente e con tanti punti di riflessione. È una storia che parla di famiglia, d'identità e della libertà di essere se stessi. Adoro questo scrittore. Lettura consigliata.📚