Diaries and novels, such as The Immoralist (1902) and Lafcadio's Adventures (1914), of noted French writer André Gide examine alienation and the drive for individuality in an often disapproving society; he won the Nobel Prize of 1947 for literature.
André Paul Guillaume Gide authored books. From beginnings in the symbolist movement, career of Gide ranged to anticolonialism between the two World Wars.
Known for his fiction as well as his autobiographical works, Gide exposes the conflict and eventual reconciliation to public view between the two sides of his personality; a straight-laced education and a narrow social moralism split apart these sides. One can see work of Gide as an investigation of freedom and empowerment in the face of moralistic and puritan constraints, and it gravitates around his continuous effort to achieve intellectual honesty. His self-exploratory texts reflect his search of full self, even to the point of owning sexual nature without betraying values at the same time. After his voyage of 1936 to the Union of Soviet Socialist Republics, the same ethos informs his political activity, as his repudiation of Communism suggests.
Se ci fosse una medaglia con le sue due facce e se una delle due fosse questo testo di André Gide, l’altra sarebbe il bellissimo “Alexis” di Marguerite Yourcenar. Più e più volte, nel corso della lettura, ho pensato ad “Alexis” e mi pare proprio che i due testi, composti a dieci anni di distanza l’uno dall’altro -con primogenitura appartenente a quello della Yourcenar- siano estremamente simili eppure significativamente diversi. Entrambi i protagonisti dei libri sono due omosessuali che hanno sposato una donna, cosa che nel nostro mondo occidentale un tempo deve essere stata piuttosto frequente. Alexis scrive una straordinaria lettera alla moglie Monique, confidandole la propria omosessualità, cedendo alla propria natura, che non può negare; il “trattato della lotta vana” è il sottotitolo di Alexis. Vano è lottare, Alexis vuole vivere e non può farlo al fianco di Monique. Gide, al contrario, è di un’altra generazione e soprattutto non è un personaggio letterario, vive sulla propria pelle ciò che Alexis racconta solamente. Egli ama profondamente Madeleine, non la tocca, non può, ma non la lascia; lotta strenuamente ma, Yourcenar lo dice, la lotta è vana. L’unico risultato che Gide raggiunge è la distruzione: del matrimonio con Madeleine, della vita di Madeleine e di se stesso. È straziante leggere questo reciproco annientamento, perlopiù inconsapevole, e gli indizi che Madeleine dissemina per “essere lasciata” da André, senza che questi riesca a coglierli o, peggio, ignorandoli. “Se soltanto potessi sperare di donarle un poco di felicità…” dice Gide. “Puoi,” verrebbe da rispondergli, “lasciala!” Si vorrebbe gridare a Gide la scelta che sarebbe stato opportuno fare, ma occorre tenere in mente che questo grido proviene da un tempo profondamente diverso da quello dello scrittore. André non può toccare Madeleine, ma non può neanche lasciarla: glielo impongono la morale, le convenzioni sociali e tutto il mondo in cui vive. La tragedia è questa: se il dolore che Alexis prova lo porta però comunque a quella che se non sarà felicità almeno sarà serenità, pur nella finzione letteraria, quello di Gide è sterile ed inaridisce l’animo della propria amata. Ci si potrebbe interrogare, poi, sulla natura di questo amore, ma non credo sia essenziale scoprirlo e ancor più temo sia il deforme prodotto del tempo teratogeno in cui Gide vive. Quanto sono state terribili le vite di questi omosessuali del passato, impossibilitati ad amare apertamente, costretti a negare la propria natura sotto l’orrenda egida del senso di colpa, spesso producendosi in mostruose metamorfosi, diventando inconsapevoli carnefici! Infelici.
Lo scritto di Painter posto a fine di questo piccolo volume mi ha fatto ribollire di rabbia. La sua omofobia è palese; il suo commento ridicolo sulla necessità del malato rapporto fra Gide e la moglie per rendere il primo uno scrittore migliore che, senza l’influenza di lei, “avrebbe potuto degenerare in un Wilde” è quanto di più oscenamente stupido, gretto e arrogante che io abbia mai potuto leggere. L’espressione “splendore della loro vita matrimoniale”, citandolo ancora, la dice lunga sulla cecità e sul giudizio del biografo nei confronti dello strazio provato dai due coniugi e dell’omosessualità confessata (è questo che mi fa imbestialire, confessata!) di Gide: Painter sembra volutamente ignorarla. Di quale splendore parla? Gide in questi intimi scritti mostra tutto tranne che lo splendore. Sviscera il proprio dolore per mostrarlo nelle sue più oscure tinte e lui lo chiama “splendore”! Forse per Painter “dulce et decorum est pro uxore mori”, a differenza di quella lungimirante “lotta vana” che la Yourcenar aveva compreso.
El nombre de Gide no me sonaba de nada, no lo había escuchado ni leído.
Es el primer libro que leo de él y pienso que es un buen punto de partida, pensado en que es una especie de confesión constante sobre su relación amorosa. Debo decir que no he quedado encantado con su forma de sufrir, creo que quizás es un hombre con otra sensibilidad y que por sobre todo tenía un ideal del amor muy retorcido. Hay episodios que son extraños y que me dejaron mirando la cámara, como esperando que fuera algo en broma, no lo era. Pareciera ser que Gide se enamoró hasta el hartazgo, la relación que llevaba con Magdalena no deja de ser un Chernobil, pero bueno cosas de franceses y años pasados. Destaco su forma de reflexionar sobre su obra misma y la honestidad con la que presenta sus problemas, en cómo habla sobre su latente homosexualidad y la falta deseo sexual con su mujer.
El libro se divide en dos partes, la uno con una especie de reflexión larga sobre sus obras y la relación con su mujer y la segunda parte con algunos extractos de su diario intimo. Debo decir que me ha gustado mucho más la parte uno del libro, siento que a ratos es más reflexivo sobre lo que le sucede. En cambio, en la parte dos es el sentimiento hablando por su boca, pero básicamente ambos son dos caras de lo mismo.
¿Leería alguna novela de él? Claro, más ahora que siento que puedo comprender el trasfondo que motivó su creación.