L'Inquisizione è tornata a colpire. Nell'anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell'immortalità fisica verso tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia ad Aenea - ritenuta il nuovo messia - per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è imprigionato nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto tutto ruota intorno ad Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità.
Dan Simmons is an American science fiction and horror writer. He is the author of the Hyperion Cantos and the Ilium/Olympos cycles, among other works that span the science fiction, horror, and fantasy genres, sometimes within a single novel. Simmons's genre-intermingling Song of Kali (1985) won the World Fantasy Award. He also writes mysteries and thrillers, some of which feature the continuing character Joe Kurtz.
Oh my Shrike! Nella definizione di sense of wonder dovrebbe esserci una menzione d’onore per i Canti di Hyperion.
Se vi siete fermati ai primi due capitoli, correte subito a recuperare la dilogia conclusiva: non immaginate neppure cosa vi state perdendo.
Il risveglio di Endymion è la degna chiusura di una saga epica, un capolavoro immortale della fantascienza. Un universo narrativo monumentale, che Simmons ha dipinto con maestria e reso vivo — e che, in quest’ultimo capitolo, trova finalmente il suo culmine, sciogliendo (quasi) tutti gli interrogativi seminati lungo la narrazione.
Il libro presenta numerosi momenti di infodump, ma sono giustificati dalla figura messianica di Aenea. In altri contesti li troverei insopportabili, ma qui sono inevitabili. Anzi, li considero una scelta rispettosa nei confronti dei lettori affezionati, che meritavano un quadro chiaro e completo dell’esperienza vissuta.
Naturalmente, seppur in dosi minori rispetto al volume precedente, non mancano avventura, azione, battaglie epiche e combattimenti individuali memorabili. Tuttavia, Il risveglio di Endymion torna a quello stile più profondo che caratterizzava Hyperion: più intimo, più poetico. I temi affrontati sono molteplici, dalla necessità del cambiamento al valore di ciò che ci rende umani.
Le emozioni non mancano. Questo libro ti prende a pugni e poi ti accarezza con dolcezza, senza concederti un attimo di respiro. Per chi ha amato questa saga, è difficile arrivare all’ultima pagina senza avvertire un vuoto nello stomaco, consapevoli di dover dire addio a un universo magnifico e a personaggi che sono stati compagni fedeli, con i quali abbiamo vissuto odissee incredibili e momenti intimi.
La cosa che più colpisce è la plausibilità dei concetti espressi. Leggendo i Canti di Hyperion, vivendo le situazioni e le dinamiche dei personaggi, non si può fare a meno di provare un timore reverenziale davanti alle pieghe sociali dell’universo creato da Dan Simmons. La deriva della Chiesa in un organo oppressivo e dittatoriale; le continue contraddizioni dell’umanità, che si abbandona agli istinti autolesionisti e alla perenne ricerca dell’assoluzione. Tutto è così verosimile da sembrare profetico.
In questi libri c’è tutto. Come dissi per il primo capitolo: è il ricettacolo dell’assoluto. Simmons ci ha voluto donare qualcosa che sfida gli schemi del genere fantascientifico. I Canti di Hyperion pulsano, vivono di vita propria, assorbono il potere immaginifico dell’autore e lo trasformano, lo elevano, lasciando che si esprima in tutta la sua forza evocativa. Il meta-racconto interno è solo uno dei tanti richiami al nostro mondo, e uno degli indizi che cercano di spiegare ciò che queste opere rappresentano: prima di tutto per chi le ha create, poi per tutti coloro che ne accolgono le vibrazioni.
Simmons ha cercato di riversare tutto sé stesso in queste pagine. Ma ci ha messo anche il mondo. Il suo vissuto, e quello che tutti noi potremmo vivere.
Non credo che i Canti offrano risposte chiare. È tutto così sterminato, così sconfinato, che pensare lungo un solo binario è impossibile. Ma offrono riflessioni profonde, che chiunque può sentire proprie. Ed è questo, alla fine, ciò che conta. Anzi — come direbbe Aenea — è ciò che ci lega.
Non so se proverò mai più emozioni simili leggendo fantascienza. Forse ne troverò di migliori, magari più potenti, ma mai simili.
C’est un super roman de science-fiction et d’aventures, il y a des rebondissements, de l’exploration de planètes connues ou non, des conspirations. Bref, c’est efficace. Mais inférieur au cycle d’Hypérion qui, en plus, avait plusieurs niveaux de lecture (religion, place de l’auteur dans la société, singularité technologique, amour, etc).