Cos'è quel "brivido ai polpastrelli" a cui è impossibile resistere? La smania che porta gli scrittori, nei secoli, a gioire e disperarsi davanti al foglio bianco, alla macchina da scrivere, alla tastiera del computer? Con la disinvolta competenza del narratore navigato e il tono sornione dei suoi pezzi su "la Lettura" del "Corriere della Sera", Piperno ci regala un'irresistibile riflessione sull'arte di scrivere. "Si scrive perché si sente il dovere di farlo" sosteneva Philip Larkin, con un'ironia che non trascura l'aspetto etico della questione. A dispetto della più immediata delle motivazioni, il piacere che si può trarre dal fare quello che si fa, è indubbio che la scrittura per taluni somigli più a un vizio che non a un passatempo. E come ogni vizio che si rispetti, è molto difficile, se non impossibile, farne a meno. In Ogni maledetta mattina Alessandro Piperno s'interroga sul senso del proprio mestiere, su quella specie di richiamo al tavolo da lavoro, non meno potente del richiamo della foresta, che costringe ogni santo giorno chi scrive a passare ore chino su una tastiera nel tentativo di portare a casa il necessario per sopravvivere. In cerca di risposte, o forse soltanto di itinerari artistici esemplari, Piperno si affida all'esperienza di alcuni grandi scrittori del passato, immaginando per ciascuno di essi una motivazione preliminare all'atto di scrivere. Ambizione. Odio. Responsabilità. Piacere. Conoscenza. Cinque buone ragioni per mettersi al lavoro, a cui i vari Montaigne, Flaubert, Woolf, Fitzgerald, Capote, Kafka, Bernhard - solo alcuni degli autori chiamati a testimoniare in questo libro - aderirono per realizzare se stessi e il proprio mondo poetico. Ma che lo si faccia per vanità, per ambizione, alla ricerca di uno status, per dare forma al proprio odio, per tradurre attraverso un gesto responsabile gli appelli lanciati dal mondo, per inseguire il proprio piacere o perché animati da una genuina sete di conoscenza, ciascuno degli scrittori presi in considerazione ci ricorda che scrivere non è un diritto, e nemmeno un dovere, bensì una necessità.
Alessandro Piperno (Roma, 25 marzo 1972) è uno scrittore italiano. Nato da padre ebreo e madre cattolica si è laureato in letteratura francese presso l'Università degli studi di Roma Tor Vergata, dove ha insegnato a contratto la medesima materia ed è divenuto ricercatore dal 1º ottobre 2008. Nel 2000 ha pubblicato il controverso saggio critico "Proust antiebreo" sulla figura di Marcel Proust. Nel 2005 è giunto alla notorietà con la pubblicazione del suo primo romanzo Con le peggiori intenzioni. Sulla scia di una critica molto favorevole del giornalista Antonio D'Orrico del Corriere della Sera (che lo definisce "un nuovo Proust"), ottiene un grande successo di pubblico (quasi 200.000 copie vendute in pochi mesi) e vince il premio Campiello opera prima. Il romanzo, che narra le vicende di mezzo secolo della famiglia Sonnino e in particolare del suo membro più giovane, Daniel, si caratterizza per lessico colto e uno stile originale, ricco di aggettivi e di avverbi. Il romanzo ha goduto di un grande interesse mediatico che ha coinvolto la figura dello scrittore e il suo stile di vita (vestiti raffinati, cibi ricercati, buone letture e vezzi come la pipa), con interviste giornalistiche, partecipazioni a trasmissioni televisive e polemiche letterarie. Gli sono stati riconosciuti ironia e autoironia sia verso il suo ambiente, sia verso i propri sentimenti e una visione amara e disincantata della vita. I critici gli hanno rimproverato una trama difficile o addirittura confusa e povera. Nel 2010 ha pubblicato Persecuzione. Il fuoco amico dei ricordi. Ha studiato chitarra e fino al 2005 ha fatto parte della band romana rock-blues Random in qualità di chitarrista solista e cantante. È un tifoso della S.S. Lazio.
Ogni maledetta mattina scrittori e scrittrici scrivono. Posseduti dal loro demone prendono una penna in mano, battono i tasti di un portatile, si cimentano a trasformare una risoluta passione in un duro mestiere.
Come disse Truman Capote: «Un giorno mi misi a scrivere, ignorando di essermi legato per la vita a un nobile ma spietato padrone. Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è predisposta unicamente per l’autoflagellazione». Lo sapevano bene Proust, Kafka, Virginia Woolf e compagnia bella.
Piacere e dovere, ambizione e odio, responsabilità e conoscenza. Quali sono i moventi che spingono alla scrittura, che intrecciano estemporanea ispirazione a metodica applicazione? Quali profonde ragioni costringono chi scrive a voler scrivere? E dunque a sedersi (ogni maledetta mattina) davanti alla pagina bianca e inanellare suggestioni, articolare mondi, mettersi alla prova e costruire uno stile coerente con il profondo sé?
Originale, brillante e acuto come sempre, Piperno prova a rispondere a queste domande e il suo è un percorso che attraversa la letteratura, è un ritorno ai classici, una investigazione del passato che può illuminare il presente, ovvero un tempo irrimediabilmente confuso, come è naturale che sia.
Non si scrive perché si ha già una storia in mente ma perché sia la scrittura stessa a svelarci quale sarà la nostra esplorazione. Non si scrive perché si è intelligenti, ma è invece scrivendo che si acquista intelligenza.
Questo atto misterioso e rivoluzionario, che è e sarà sempre tale, sprigiona il suo fascino imperituro attraverso ogni indagine di chi ne esplora le potenzialità e si smarrisce intorno ai suoi confini.
Alla classica domanda rivolta ai professionisti della scrittura:“perché si scrive?” Radiguet gira lo specchio verso di noi rispondendo: “perché non chiedete ai lettori perché si legge?”.
Come ho scritto per Vanni Santoni, anche per Alessandro Piperno è evidente che, prima di essere uno scrittore, anche lui sia un lettore vorace: ogni volta che lo leggo, naturalmente emerge la mia ammirazione sconfinata nel cogliere come padroneggi La recherche di Proust o le opere di Kafka.
In questo saggio, Piperno investiga l’arte dello scrivere:
“la scrittura, un po’ come gli sport agonistici, esige costanza e disciplina, è importante che si amministrino le forze in modo che lo slancio non venga mai meno. Insomma, guai a perdere il ritmo.”
Strutturato in sei capitoli, di cui cinque sono dedicati a una ragione per scrivere (ambizione, odio, responsabilità, piacere, conoscenza), il libro intreccia riflessioni autobiografiche, analisi letterarie e ritratti di grandi scrittori come Montaigne, Flaubert, Woolf, Kafka, Fitzgerald e altri.
Piperno, avendo scelto per questo saggio una struttura in cinque motivazioni, a partire da “Il brivido ai polpastrelli”, offre una prospettiva fresca sull’atto creativo, esplorando come impulsi diversi abbiano guidato autori celebri. Ogni capitolo è un viaggio tra aneddoti, citazioni e riflessioni personali.
Mentre leggevo questo saggio, mi è venuta una voglia matta di finire La recherche (ho letto solo i primi quattro volumi) e di (ri-)leggere Kafka: e questo impulso ce l’ho ogni volta che finisco di leggere un libro di Piperno.
“Tra i motivi che spingono a scrivere che ho cercato di illustrare in questo libro, il desiderio di conoscenza mi pare non solo il più nobile, il più estenuante, il più difficile da perseguire, ma anche il più artisticamente proficuo. A distinguere gli scrittori che ne hanno fatto il fulcro della propria vocazione è un sentimento che coniuga impulsi solo in apparenza in contrasto: umiltà e ambizione.”
E queste due “qualità” distinguono uno scrittore da uno scribacchino.
Preferisco il Piperno romanziere. Nei saggi la sua prosa è più spenta, prosaica e pedante, tipica del professore universitario… Trovo un certo parallelismo con la scelta di tenere cinque lezioni (alla Calvino) sull’arte dello scrivere, ma in questo saggio c’è meno complessità e più citazionismo rispetto alle Lezioni Americane. Immagino non ci fosse l’intento di emularlo, ma per me è stato inevitabile il paragone…
Incipit I nutrizionisti giapponesi – una categoria che in patria gode di prestigio pressoché unanime – consigliano ai loro pazienti di alzarsi da tavola non completamente sazi. Continua su IncipitMania
Mi sento di consigliarvelo se avete la passione/vizio della scrittura o se siete curiosi di conoscere qualche motivo per cui alcuni essere umani si siedono davanti a un foglio cercando di mettere nero su bianco i loro pensieri.
Una riflessione sull'arte e il vizio di scrivere in cinque lezioni, non molto accantivante devo dire, ma chissà cosa mi aspettavo! A dire il vero, non ho capito cosa voleva essere questo libro. Per me un ripassino veloce, a tratti superficiale, di tematiche e stili di grandi autori della letteratura. Per le questioni tecniche sulla scrittura, invece, lascio il giudizio agli addetti ai lavori