Ci sono dolori che si nascondono sotto la pelle.
E altri che gridano così forte da farti tremare l’anima.
Unrepentaint di @ribeshalley è uno di quei romanzi che non si leggono soltanto si vivono, si subiscono, si sentono addosso.
È un viaggio nelle zone più oscure dell’animo umano, dove la redenzione non è un dono, ma una lotta.
Kerys Westwood è sopravvissuta a qualcosa che l’ha distrutta. Rapita, spezzata, marchiata da un dolore che non lascia tregua, prova a ricominciare. Ma come si torna a vivere quando il corpo è libero e la mente resta prigioniera?
Dietro il suo sguardo spento, però, c’è ancora una scintilla. Quella di chi non vuole più essere solo vittima.
Davil Crain è il mistero che si veste di fascino e pericolo. Consulente freddo, enigmatico, abituato a guardare nell’abisso senza lasciarsene toccare. Ma Kerys è diversa: la scuote, lo confonde, gli ricorda che anche chi ha imparato a sopravvivere può ancora sentire.
Tra loro nasce qualcosa di oscuro e magnetico, un legame fatto di paura, desiderio e redenzione.
Non è amore, non ancora. È bisogno. È riconoscersi nel buio dell’altro. È toccare le ferite e accorgersi che, a volte, sanguinano nello stesso punto.
Unrepentaint non è solo un dark romance. È un thriller psicologico travestito da confessione, una danza pericolosa tra colpa e perdono.
Ribes Halley scrive con una voce potente, viscerale, capace di rendere la sofferenza quasi tangibile e l’attrazione qualcosa di inevitabile.
Ogni parola è una lama, ogni capitolo una ferita che si riapre.
Kerys non cerca la salvezza. Cerca se stessa.
E nel farlo, ci ricorda che nessuno è davvero innocente.
Che tutti, in qualche modo, siamo impenitenti.
Un romanzo crudo, ipnotico, devastante e bellissimo.
Che non chiede di essere capito, ma sentito.