«A guardarla da fuori sembra che la Russia sia cambiata troppo poco, ma i russi credono che sia cambiata eccessivamente, anche perché prima era rimasta immutata per decenni.» Con queste parole cominciava un libro di Anna Zafesova pubblicato esattamente vent'anni fa. Era un'altra fase storica, se è vero come è vero che gli ultimi decenni sono stati scenario di un'accelerazione del mutamento politico, sociale e tecnologico che ha coinvolto il mondo intero. È il future shock su cui questo libro si per capire «la testa» dei russi di oggi, per indagare le dinamiche di potere attive nel regime di Putin, per spiegare come l'aggressione all'Ucraina del 2022 ha reso ancora più evidente «la sete di passato di un Paese che non vede un futuro». Sulla linea di questa dicotomia Zafesova insiste, indicando nella biforcazione storica degli anni Novanta il momento sliding la narrazione putiniana, per certi versi rassicurante, della restaurazione della potenza sovietica (senza reali assunzioni di responsabilità rispetto a settant'anni di dittatura), opposta a quella ucraina, capace di dare le «colpe» al passato coloniale e cementare dal basso un'identità nazionale cresciuta nel tempo per contrasto a Mosca e per affinità al sogno europeo. «Nessuno possedeva il manualetto di istruzioni per la costruzione di una nazione post-sovietica» scrive Zafesova, eppure l'Ucraina è riuscita in questo processo ben prima dello scoppio della guerra. E ha già vinto una battaglia per la propria esistenza che quindi non si svolge solo sul campo, ma sul piano dell'autonarrazione, del rapporto con la verità, della reale possibilità di autodeterminazione dei due popoli.
Due espressioni: il vocabolo russo derzhava, cioè ‘potenza’, e l’espressione inglese future shock; due parole chiave per (tentare di) comprendere la Russia di oggi. Dobbiamo essere grati a Zafesova, storica collaboratrice della Stampa, per questo suo ultimo libro. Forte di un’impareggiabile conoscenza sull’argomento, la giornalista ha costruito un saggio sulla Russia e l’Ucraina degli ultimi 30-40 anni, riportando i fatti, i numeri e i personaggi salienti. Zafesova inoltre sa sfoderare – e lo fa volentieri – il miglior stile giornalistico, che individua un particolare, un personaggio o un episodio, per fare luce sul resto. Ad ogni modo, la Russia di oggi si spiega solo a partire dal trauma degli anni Novanta, dai quali è uscita, per così dire, doppiamente sconfitta: come potenza, nella Guerra fredda, e – si passi la semplificazione – nella conquista di una nuova identità, con lo «shock del futuro», giacché incapace di elaborare la Globalizzazione made in USA. Di qui, l’idea di rifiutare le libertà di stampo occidentale, pur di restaurare l’universo del passato, che unisce i Romanov e Lenin, Ivan il Terribile e Putin: un mondo dove i russi non sono liberi, ma sicuri nelle loro certezze e temuti dal resto del mondo. Viene in mente, forse a sproposito, Il grande inquisitore di Fëdor Dostoevskij: all’evangelico messaggio di libertà, portato da Gesù in persona, meglio una servitù volontaria. Alternative? Sì, come ha mostrato l’Ucraina; anche se sappiamo com’è andata a finire. Ma non ancora come finirà.
Interessante lettura di un paese che non ha mai conosciuto la democrazia, passando dagli zar al comunismo fino al putinismo. Esempio unico alle porte d'Europa di un popolo in catene dalla notte dei tempi manovrato dalla propaganda di leader sanguinari. Finalmente un libro che ti fa entrare dentro al paese nel suo modo di essere e ti fa capire certi meccanismi di non immediata comprensione.
Un libro che fornisce diversi spunti di riflessione sull’attuale guerra ma anche sugli anni precedenti dal crollo dell’Urss, per capire come Occidentali lo “shock” degli “homini sovietici” che ha portato all’odierna situazione