Milano, ancora euforica per il successo dell'Expo, si prepara a brillare sotto le luci di Natale. L'8 dicembre, però, un'ombra scura cala sulla città: Giovanni Ferri, noto e stimato antiquario di Brera, viene ritrovato senza vita in Duomo, al termine della messa dell'Immacolata. Un infarto, a prima vista. Luca Botero, il commissario insofferente alla tecnologia e dotato dello spirito di osservazione del miglior Sherlock Holmes, è invece certo che sia stato ucciso. Quando l'autopsia conferma i suoi sospetti, l'indagine si accende, perché in tanti potevano volerlo morto. L'attenzione dell'investigatore, però, viene calamitata altrove perché, nelle stesse ore, dal passato riemerge il suo più terribile Jacek Kaminski. Lo spietato criminale che anni prima l'aveva quasi ucciso adesso lo sfida a viso aperto. Botero sarà costretto a mettere in gioco la sua stessa vita e affrontare antichi fantasmi, accettando il rischio che gli enigmi del suo avversario siano solo l'ennesima trappola per farlo cadere. Torna, in una nuova e sorprendente indagine, l'ultima fortunatissima creatura letteraria di Paolo Roversi, il commissario che nella Milano supertecnologica indaga alla vecchia maniera.
Paolo Roversi è nato il 29 marzo 1975 a Suzzara (Mantova). Scrittore, giornalista, sceneggiatore e podcaster, vive a Milano. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per il cinema e per serie televisive, spettacoli teatrali e cortometraggi. Ha scritto undici romanzi e i suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania, Polonia, Serbia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacchia e Stati Uniti. Ha vinto diversi premi letterari tra cui il Premio Selezione Bancarella 2015 col romanzo Solo il tempo di morire (Marsilio) È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera. Il suo sito è www.paoloroversi.me Twitter e Instagram: @paoloroversi
Non è riuscito a catturare la mia curiosità. Tutta la trama è prevedibile e già sentita in altri polizieschi. Soprattutto nel finale, quando l'ispettore Botero, tenebroso e affascinante, viene sedotto dalla psicologa della polizia, che poi si rivela essere il capo del terrorista Kaminski, la trama ha toccato il fondo.
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In un mondo sempre più tecnologico dove hardware, software, algoritmi ed intelligenza artificiale rappresentano i nuovi pilastri della società e delle vite professionali e personali di tutti noi, l’idea del commissario Botero allergico post trauma, anche semplicemente a smartphone, PC e luci LED, suona sicuramente originale. Il cattivo terrorista polacco lo ha colpito e bombardato con raggi ed onde anni fa in una trappola a sorpresa, cancellando la sua memoria remota, ma non le sue impareggiabili competenze investigative e il suo fiuto (non solo letterale) nel risolvere enigmi e crimini. Il resto della squadra di Botero è funzionale alla storia, pronta a supportarlo e sopportarlo nel suo essere così particolare, brillante e fragile allo stesso tempo. Forse è un filo eccessivo l’ossessione relazionale (e pure sessuale) che tutte le donne del romanzo provano per il misterioso commissario che alterna silenzi e battute sagaci e dirette. Molto belli i passaggi ed i riferimenti alla città di Milano, interessanti le incursioni nell’arte e nella storia della città, ma anche “fuori sede” tra San Luca a Bologna (se non l’avete mai visto, correte a visitarlo!) e le opere di Botero (quello vero, Fernando!). Ritmo incalzante e criminali da assicurare alla giustizia non mancano; quando e come vedremo la prossima sfida “alla vecchia maniera” (cit.) scritta da Paolo Roversi? All’editore l’ardua (ma scontata) risposta!
Luca Botero è uno dei personaggi più deboli creati dalla fervida immaginazione di Paolo Roversi; peggio ancora sono i comprimari che sono abbastanza piatti (ridicoli era la prima parola che mi veniva in mente). In quanto a questa storia l’impalcatura logica dei motivi dietro l’accanimento di Kaminski verso Botero è molto tirata per i capelli (per non parlare della conclusione quando si scopre che…). Insomma si legge, ma la serie di Radeschi è di un altro livello
Trasposizione di un’americanata in atmosfera italiana. Risultato buono, soprattutto per chi conosce Milano e può immergersi. L’espediente narrativo della fobia della tecnologia però non mi ha convinto
Anche questa volta, con questa nuova avventura del Commissario tecnofobico Luca Botero, Roversi non delude. L’omicidio di un antiquario restauratore è solo uno dei due filoni di indagine che caratterizzano questo romanzo. L’altro, alla ricerca del questore, rapito dal nemico del passato di Botero, Kaminski, è anche quello che più permette di cominciare a scavare nella vita del commissario e dei suoi ricordi smarriti. Ma nonostante i successi, la scoperta dell’assassino e il ritrovamento del questore, Botero è ancora in un limbo. Kaminski infatti è solo una pedina nelle mani di una mente diabolica che per di più è quella di un insospettabile. E così, anche questo romanzo ha un finale aperto che ci fa sperare in una nuova avventura “alla vecchia maniera”.