Con il Porta comincia, nella poesia italiana, quella linea lombarda, potentemente realistico-narrativa e, per così dire, antipetrarchesca, che si ritrova anche all'interno della poesia del Novecento e che è l'unica della quale io aspiri a far parte, nonostante i molti debiti che so di avere nei confronti di altri poeti, da Baudelaire (che considero il più grande poeta moderno) a Pound (che considero il più grande inventore di possibilità poetiche del nostro secolo), - e poi, per venire a nomi più vicini o addirittura vicinissimi, quasi fraterni, a Rebora, a Montale, a Saba, a Sereni.
da Giovanni Raboni, Autoritratto 1977
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Parlando dei temi portanti del mio lavoro di poeta, ho finora ricordato l'importanza e il fascino per me del racconto evangelico, ho ricordato le storie familiari, ho ricordato il rapporto con gli scomparsi - persone care, amici -, ho ricordato l'irruzione a un certo punto del tema amoroso. Non ho parlato di quello che molti ritengono abbastanza importante nella mia esperienza poetica, cioè il cosiddetto tema civile. Alcuni critici l'hanno messo addirittura al primo posto fra i temi della mia poesia. Di solito, quando mi chiedono cosa penso di questo aspetto del mio lavoro, dico che, sì, le poesie civili sono forse le più private che io abbia mai scritto, nel senso che non ho mai voluto essere un poeta civile. Non lo dico per polemica, ma insomma c'è stato più d'un poeta, per esempio Pasolini, che ha voluto essere poeta civile, che si è costruito un'immagine di poeta civile. Per me non è così. Io ho affrontato temi civili semplicemente perché ne sentivo l'urgenza, ne sentivo l'urgenza intima: o per un moto di indignazione, o di preoccupazione, o di sgomento; quindi le ritengo, appunto, poesie altrettanto private, se non più private delle più intime.
Giovanni Raboni è stato un poeta, critico letterario, giornalista, traduttore e scrittore italiano appartenente alla "generazione degli anni Trenta", insieme ad alcuni dei più conosciuti nomi della letteratura italiana.
Secondo libro: seconda meraviglia. Assisto al pensiero di un Poeta, me ne sento onorata. Leggo il mondo attraverso i suoi occhi, proprio 'quello', in un diario in versi. Da pagina 129, poi, è tutto un pre-dire, politica e anti-politica mescolandosi, poiché ora so che i Poeti 'sanno', sanno sempre come vanno i tempi, a volte ingenuamente e così m'intenerisco. Raccomando di leggere e rileggere l'iniziale 'Autoritratto 2003': leggere e rileggere. ------------------------ Primo libro: poesia in episodi. Ed è una vita che racconta, più vite, a volte dure per i tempi e per il cuore speso. Amore però è Amore. Posso riportarne qui qualcuna, descrivere ciò che ho provato nel leggerne, ma è inutile: con la Poesia lo è sempre, tocca a voi. Ora che sto leggendo 'Autoritratto del 2003, inizio del secondo suo libro, mi rendo conto di amare Raboni per l'uomo che è e non solo per il poeta che è stato.
leitura viciada: morte, cidade, peste (como metáfora para a necessidade de se contaminar, estar no mundo, em contato) boas novidades: a fisicidade dos corpos e dos objetos; as relações familiares; a guerra, a memória, o cotidiano
Per molto tempo ho pensato che una poesia dovesse essere come quella finestra. Mi sembrava che una poesia fosse un vetro attraverso il quale si poteva vedere molte cose – forse, tutte le cose; però è un vetro, e il fatto che il vetro fosse trasparente non era più importante del fatto che il vetro stesse in mezzo, che mi isolasse, mi difendesse. – dall’Autoritratto del 1977