Il mondo ci vuole conformi, felici, efficienti, “normali”. E se non possiamo esserlo, se non sappiamo esserlo, ci chiede almeno di “sembrare” conformi, felici, efficienti, “normali”. Ma cosa vuol dire essere “normali”? E perché, al contrario, non reclamare e difendere il nostro diritto al malessere? In questo graphic novel, che parte dal dato autobiografico per espandersi a un’invettiva che si fa manifesto, sadagari si e ci interroga su questi nodi centrali della contemporaneità: la neurodivergenza e la disabilità, l’accettazione di sé e dell’altro, il malessere psicologico come condizione socialmente diffusa, spesso ignorata o relegata a una sfera personale da tenere nascosta. Affermare il proprio diritto al malessere diventa un atto rivoluzionario. Un esordio folgorante per lucidità e capacità di racconto, che dà voce a chi troppo spesso decide di chiudersi nel silenzio.
"Il diritto al malessere è il diritto di una persona di esprimere liberamente ciò che per tutti è bene tenere nascosto. Una persona che sta male ha il diritto di affermarlo, di mostrarlo e di decidere di non voler ignorare o trovare un rimedio a quel male."
Sasha De Maria, in arte Sadagari, introduce così il suo flusso di coscienza. Con la forma del fumetto - una grafica monocromatica e volutamente disorientante - l'artista grida il suo disagio, rivendica il suo dolore e lo sventola come se fosse una bandiera bianca. Dice che a questo gioco non ci sta più.
La diagnosi di autismo diventa uno strumento per conoscersi e sveste i panni di una sentenza calata dall'alto - "Sapere che dietro i miei limiti e le mie qualità c'era una risposta, mi ha liberato dall'odio verso me stesso e dalle pressioni a cui costantemente mi sottoponevo."
La depressione non è un inceppamento del meccanismo. Non è un malfunzionamento della macchina-uomo, ma può essere una cosciente presa di posizione nei confronti di un percorso predestinato senza consenso - "La malattia è rivoluzionaria perché denuncia una realtà tossica; le persone che scelgono di non nascondere la propria malattia scelgono ogni giorno di denunciare e inceppare un intero sistema."
Raccontare questo volume banalizza l'esperienza di lettura e limita la portata del suo contenuto, perciò consiglio questo: sfoglialo e farai un favore a te e alle tue ansie più recondite.
"Diritto al malessere" è un manifesto che richiede la tua partecipazione perché "[...] riconoscersi nell'altro è uno dei bisogno essenziali dell'essere umano" ma "[...] non può esserci solo un portavoce. Le nostre vite si incontrano così tante variabili da rendere impossibile la rappresentazione di tanti da parte di uno; ogni testimonianza racconta uno dei molti volti del problema [...]".
Quindi alzati, che sia per ridere sguaiatamente o per piangere disperatamente è indifferente, ma alzati.
non solo bello ma anche importantissimo. quello che inizialmente pensavo sarebbe stato un fumetto sulla depressione si è poi trasformato in qualcosa di più grande e profondo, una storia che è diventata anche quella di un racconto di vita e di vite umane, cioè si di tristezza ma anche di esperienze più complesse, che risultano poi qua dentro in un fondamentale manifesto che dà voce al diritto alla tristezza, ma anche a quello della felicità, di una vita dignitosa e libera e della riacquisizione di una "normalità" rubata. è importantissimo aver dato voce non solo alla questione delle malattie mentali, ma anche a quella della disabilità e all'importanza di non renderle invisibili e quindi insopportabili. fighissima anche la net art, come in un concetto generale di riappropriazione di uno spazio cyborg, informatico, che poi è quello della società meccanizzata che ti rende omologato e con la testa bassa, obbedendo agli ordini di un sistema alienante e puro strumento da usare e sfruttare
Un manifesto, un urlo da dentro, un essere sé stessi, diversi, fieri, liberi. Per chi non vuole capire, per chi si ferma alla forma, alla dimensione, alle parole vane e superflue, per il mondo che é illusione, per chi non vuole o non può ascoltare, comprendere, sviscerare, per un mondo che si nasconde nella paura della natura umana del dolore. Finge, spinge, maschera. Un urlo muto, Un urlo interiore, Un inno Non tanto alla comprensione, ma al rovesciare il mondo nel suo fingersi perfetto, un invito a guardarsi dentro, a guardare la forza di chi da fastidio e che quel fastidio possa essere la porta di accesso al manifestare, al dare voce a ciò che si ritiene socialmente relegabile alla sfera privata personale. Immagini. Parole. Vita. Silenzio. Lo sciopero della propria maschera, il fermarsi a respirare, fortificare quello che si é nel proprio profondo. Dare voce, reagire,mostrare, un atto rivoluzionario…per rivendicare il diritto al malessere. E.