Jump to ratings and reviews
Rate this book

Vedove di Camus

Rate this book
Il 4 gennaio 1960, la Facel Vega guidata dal celebre editore Michel Gallimard sfreccia lungo una strada della Borgogna e va a schiantarsi contro un platano. Sul sedile del passeggero, Albert Camus, che solo tre anni prima era stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura, muore sul colpo. Mentre il mondo intero rimane attonito, orfano di uno dei più grandi intellettuali del Novecento, quattro donne si ritrovano all'improvviso "vedove" dell'uomo che la moglie Francine Faure, la brillante attrice Catherine Sellers, la giovane pittrice Mette Ivers, di origini danesi, e Maria Casarès, immensa interprete del teatro francese, che Camus stesso – fedele ai paradossi del sentimento – definiva «l'Unica». Con estro e rigore, Elena Rui indaga le vite e le voci di queste quattro figure femminili di fronte all'ine- luttabilità della disgrazia. Si imbastisce così «un discorso sull'amore» che rifiuta viete certezze morali per restituire la trama sottile, contraddittoria e irriducibile degli affetti, offrendo a chi legge la libertà – e l'onere – di interrogarsi sui confini e sugli abissi dei rapporti umani.

160 pages, Kindle Edition

Published May 23, 2025

14 people are currently reading
139 people want to read

About the author

Elena Rui

3 books2 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
12 (16%)
4 stars
28 (37%)
3 stars
22 (29%)
2 stars
12 (16%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 20 of 20 reviews
Profile Image for Mighty Aphrodite.
662 reviews67 followers
December 24, 2025
Il quattro gennaio 1960 non si interrompe solo la vita di Camus. Per quello che sembra un attimo, destinato, però, a durare in eterno, la vita di quattro donne si ferma, il respiro si spezza in gola, urla di rabbia e di dolore si spandono nell’aria.

Un viaggio in macchina non programmato per tornare a Parigi pone fine all’esistenza dell’autore francese. Sua moglie lo scoprirà di ritorno da una mattinata di lezioni. I giornalisti assiepati sotto casa sua le avevano fatto pensare ai soliti appostamenti in Rue Madame, alla ricerca di un commento di Camus sulla guerra in Algeria. Presto, invece, scoprirà che suo marito è morto e questa informazione stagnerà in lei come qualcosa di incomprensibile.

Nella sua morte, però, Francine si sentirà finalmente sua moglie, l’unica donna legittimata a seguire la bara, a decidere dove il suo corpo deve essere sepolto, a gestire il suo lascito letterario, le sue carte, i suoi diari, il suo romanzo incompiuto. È lei la donna a cui si fanno le condoglianze, è lei la donna a cui si fa visita ufficialmente, che non ha bisogno di elemosinare ricordi.

Catherine Sellers, invece, è l’amante discreta, di cui nessuno sapeva nulla, o almeno così crede la ragazza con cui Camus aveva in comune la passione per il teatro. È giovane, vibrante, piena di gelosia inespressa. A un uomo che reclama la libertà, sempre in rivolta contro la vita, non si può chiedere nulla, soprattutto la fedeltà; si può solo accettare ciò che egli può darci, senza pretendere di più. Ma è difficile non mordere il freno quando si sente un amore totalizzante, capace di distruggerci con un’assenza e resuscitarci con una parola. E ora che Camus non c’è più, Catherine non saprà mai se l’ha amata veramente.

continua a leggere qui: https://parlaredilibri.wordpress.com/...
Profile Image for Tittirossa.
1,070 reviews355 followers
April 7, 2026
disclaimer: come ogni anno (siamo giunti alla V edizione!!) @krodi ci costringe a prendere atto che lo Strega esiste e lotta con/contro di noi :-) Cosicché mi metto diligentemente a ravanare l'elenco infinito dei candidati: a volte va bene, a volte va male, a volte va .... ma non si potevano risparmiare queste energie?! Questa volta, la terza.
Sarà che sono io ipercritica sul tema Camus (ho appena visto e per niente apprezzato il film di Ozon, Lo straniero - una trasposizione estetizzante del testo de L’étranger senza nessun tentativo di attualizzazione, se non la visione callipigia di Mersault) e sul tema biografie (capisco inventare, ma ormai si scambiano i riassuntoni di chatgpt con prompt “scrivi come se fosse un libro che parla del ruolo delle amanti ma senza offendere le moglie e/o le amanti!” per letteratura).
Prendiamo il titolo, mi trasmette due info “vedove” e “camus”. Partiamo dal secondo.
Cosa aggiunge il testo alla comprensione di Camus? Niente. Quando dico niente non è una sensazione, ma proprio le righe dedicate a Camus in quanto autore, se si tolgono un paio di riferimenti nella parte di Catherine (sul fatto che voleva partecipare alla mise-en-scene) e di Francine (sul grado di completezza del manoscritto inedito) rimane pochissimo di Camus autore, e altrettanto del Camus persona. Non so se ci sia andata coi piedi di piombo per paura di cause, ma qualche approfondimento in più non avrebbe guastato.
Solo che sembra completamente al di fuori dall'interesse dell'estensora del libro di analizzare o anche solo fare un digesto delle relazioni di Albert (la sua amicizia con Gallimard non è minimamente accennata, però riserva due righe a farci sapere che pure la moglie Janine è stata vittima consenziente del fascino nel Nostro), poichè l’unico intento dichiarato è di soffermarsi sulla moglie e su 3 delle (tante) frequentazioni amorose dello scrittore.
D’accordo, quindi vedremo la vita delle 4 donne in quanto “vedove”? Il prima e il dopo? Ni, con uno stile che ricorda quello del (da me vituperato) Le assaggiatrici, ci vengono propinati un po’ di fatterelli, qualche pensiero ipotizzato, qualche fatto evinto dalla corrispondenza, qualche cronaca ripresa da due documentari. Ho finito il libro (di lettura molto agevole, e breve) senza neanche avere la curiosità di cercare la faccia delle 4 signore (e l’elemento più curioso è che Mette poi ha sposato Sempé e insieme hanno concepito Inga, la designer dei cucchiai collo-alto di Alessi!), ma mettendo su gmaps Lourmarin, prossima tappa cimiteriale.
Quindi, se lo stile è quel che è (nullo), la storia un resumè che fa rimpiangere il livello di dettaglio di wikipedia, cosa rimane? un trattatello (aggiungerei gossiparo, ma non voglio offendere la sensibilità di chi l'ha trovato interessante) agile e snello, per non dire anemico, un quadretto beigiolino di vite che avrebbero avuto ancora tanto da dirci, ma sarà alla prossima.
Come sia finito nella rosa dei finalisti degli @stregati boh. Perchè, magari avesse l'approccio del voyeurismo, o un tentativo di imprimere uno stile definito; invece è un compitino con qualche svolazzante arabesco, politically correct, attentissimo a non far trapelare nessun dubbio su questa poligamia istituzionalizzata.
Profile Image for Come Musica.
2,129 reviews662 followers
June 3, 2025
Villeblevin, 4 gennaio 1960: Albert Camus muore in un incidente stradale. Alla guida della Facel Vega fv3b c’era l’editore francese Michel Gallimard: la macchina, dopo aver zigzagato, si scontrò contro un albero:

“Nel tratto fra Champigny-sur-Yonne e Villeneuve-la-Guyard, la dipartimentale 606 è un banale rettilineo che solca campi monotoni, incastrato fra due file di platani che s’interrompono a intervalli irregolari, una volta a destra e una a sinistra; un non luogo che si attraversa senza prestarvi attenzione, per andare da un punto all’altro dell’atlante stradale.”

Chi pianse Albert Camus? Solo la moglie, oppure anche altre?
Elena Rui prova a rispondere a questa domanda, tracciando la vita sentimentale turbolenta del premio Nobel.

Apre questo poker di donne, la moglie Francine:
“Non piange Francine, in testa al corteo la mattina del 6 gennaio. Ha l’aria esausta ma compita e decorosa accanto al cognato Lucien, mentre qualche personalità locale e i calciatori della squadra di Lourmarin portano la bara di Camus dalla villa al cimitero.”


Altra donna in lutto è Catherine Sellers: “Come fa a non sentire che anche lei è in lutto? Che anche lei ha perso il suo uomo? Che sta impazzendo?”

La Sellers rimarrà nell’ombra e riuscirà a sopravvivere a quella perdita, aprendosi nuovamente all’amore.

Un’altra donna porta il suo lutto per Camus nel cuore: Mette Ivers

“Ricorda di aver annotato sulla tela a cui lavorava 04/01/1960. Sa di averla tolta dal cavalletto e adagiata contro la parete, di aver resistito all’impulso di sfondarla a calci. Ma aveva sentito il suo sguardo giudicante, protettore: rispettare il proprio lavoro, credere, contro ogni brutto presentimento, alla propria vocazione.”

E infine L’Unica, Maria Casarès. Anche Francine era a conoscenza della sua esistenza: l’amante ufficiale di Camus.

“Come Francine, Maria vive diverse ore del 4 gennaio del 1960 nell’ignoranza. È un’ossessione comune a chi subisce un lutto: quel tempo assurdo in cui manca la sola informazione che conti. Molti dei gesti del pomeriggio dovrebbero essere ammendati. Si rivelano, infatti, tutti privi di senso appena scopre di averli compiuti mentre Albert era intrappolato nella carcassa della Facel Vega di Michel Gallimard. Quel pomeriggio, Maria ha aspettato a lungo il suo turno per una registrazione alla Maison de la Radio, ed è rientrata un po’ frustrata, forse indispettita per il tempo perso a causa di uno sciopero di cui ignora tuttora le rivendicazioni. Che importanza possono avere, adesso, tre ore vuote nell’universo insensato in cui è stata catapultata? Che peso dare a una manciata di istanti sprecati, nel mondo violento che ha permesso che Albert Camus perdesse la vita a quarantasei anni?”

Elena Rui dà voce anche a un altro interrogativo. Perché quella macchina si è schiantata contro l’albero?

“Nelle prime settimane del 1960, a Villeblevin non si parlava d’altro che della morte di Albert Camus e Michel Gallimard. Circolavano varie teorie sulle cause e la dinamica dell’incidente: l’eccesso di velocità, il difetto di fabbricazione, l’esplosione di uno pneumatico, la stanchezza. Un testimone, che al momento dell’impatto era fermo a un incrocio, ha descritto decine di volte lo strano valzer abbozzato dalla Facel Vega prima di schiantarsi.”

Nel leggere questo romanzo ci sono stati dei pensieri ricorrenti da cui non sono riuscita a liberarmi: come si fa a sopravvivere a un dolore così forte? Come si fa ad accettare la morte di un uomo avvenuta per un tragico incidente?
Albert Camus è morto a quarantasei anni, in seguito a un tragico incidente, come mio padre.
Di lui, però, restano gli scritti che lo hanno reso immortale.

“Proverà un irrazionale senso di vuoto quando si lascerà dietro le spalle le indicazioni stradali per Villeblevin. Da là in poi il suo sguardo non coinciderà più con quello in cui ha cercato d’immedesimarsi per tutti quei chilometri e si sentirà pervadere dalla solitudine di fronte alla tenera indifferenza del mondo.”
Profile Image for Ombretta.
213 reviews
April 8, 2026
Avrebbe potuto risolversi in un editoriale di tre colonne e allora avrebbe potuto essere anche interessante.
Profile Image for incipit mania.
2,955 reviews97 followers
Want to Read
May 6, 2026
Incipit
Nel tratto fra Champigny-sur-Yonne e Villeneuve-la-Guyard, la dipartimentale 606 è un banale rettilineo che solca campi monotoni, incastrato fra due file di platani che s’interrompono a intervalli irregolari, una volta a destra e una a sinistra; un non luogo che si attraversa senza prestarvi attenzione, per andare da un punto all’altro dell’atlante stradale.
Continua su IncipitMania
Profile Image for Elalma.
925 reviews109 followers
May 4, 2026
Le biografie romanzate mi piacciono se danno degli spunti oltre le storie, come ad esempio il bell’Ersilia e le altre di Lucia Tancredi che a differenza di questo è stato escluso dalla dozzina dello Strega 2026. Questo invece mi pare un po’ sciapo, non mi ha destato interesse.
Profile Image for Telarak Amuna.
239 reviews3 followers
April 27, 2026
All’inizio, la reazione della moglie di Camus alla notizia della sua morte e poco dopo è estremamente convincente e ben descritta, peccato che sia tratta pari pari da L’anno del pensiero magico di Joan Didion. Per il resto la parte su Francine è proprio piatta e sembra solo una cronaca, quasi più saggistica che romanzesca, di chi doveva decidere dell’opera inedita di Camus e del cozzo tra prassi filologica (battitura a macchina del manoscritto del suo ultimo romanzo) e vita reale/memorie dell’esistenza passata insieme (filtrate nella pasta autobiografica dell’ultimo romanzo).
La seconda parte, incentrata su Catherine Sellers, cambia ritmo, diventa più intensa e passionale, seguendo il carattere della donna, ma nuovamente apporta ben poco, se non l’ennesima variazione sullo stato d’animo e i pensieri di un’amante (o di una donna innamorata di un uomo non esclusivamente suo), intrecciato ancora una volta ad aspetti più saggistici, sul Camus del teatro. L’unica riflessione che ho trovato interessante è quella inerente alla realtà che si riorganizza intorno ai dati nuovi, cancellando o riscrivendo i fatti precedenti. Il concetto infatti è tipicamente associato alla Storia, scritta dai vincitori ma soprattutto riscritta dal potere, ma molto meno spesso alle esistenze individuali, che tuttavia seguono la medesima regola quando si inseriscono nella storia quotidiana. Interessante, ma comunque presa da Proust, quando parla della menzogna di volere tenere Gilberte a distanza, poi diventata verità con il progressivo disinnamoramento.
La terza parte, su Mette Ivers, cambia di nuovo tono, sfiorando una patina più malinconica, ma è quella che sembra meno realistica, tra analisi approfondite di film e riflessioni sulle differenze tecnologiche e di costume di fine millennio rispetto a quando viveva Camus, lo stile sembra un po’ manierato e meno sincero il contenuto (ossia più programmatico, più esplicitamente teso a una riflessione).
La quarta parte, con l’ultima vedova, cambia per l’ultima volta tono (questo è sicuramente un aspetto stilistico che funziona), diventando più teso e pacatamente drammatico e portando forse l’unico spunto un po’ più originale, ossia la possibilità di una relazione amorosa non esclusiva, ma che riesce a evitare gelosie e esigenze di possesso (dopo una prima fase di disequilibrio) per continuare negli anni a essere un sostegno per entrambe le persone. Non mancano tuttavia i difetti delle altre parti e in più sembra talvolta un po’ forzato come la narrazione riporta il pensiero di Maria a Camus in occasioni che sembrano molto illustrative e quindi un po’ didascaliche.
L’epilogo è decisamente piatto, ma è utile nello svelare la spinta di questo romanzo: assorbire qualcosa in più di Camus, avvicinarvisi. D’altra parte tutte le pubblicazioni dei taccuini (che dubito Camus avrebbe mai voluto pubblicati) e le varie interviste alle vedove sono tutti tentativi di estrapolare tessere di vita e di esperienza dello scrittore per andarle a ritrovare negli scritti, come se questo procedimento aiutasse a capirli, quando invece riportano semplicemente una storia che può essere più generale al particolare, a Camus come uomo. Io trovo che questa sia proprio una spinta voyeuristica, che di fronte a un capolavoro vuole scoprire la vita di chi l’ha fatto, i suoi segreti, per riavvicinare il tutto a sé abbassandolo dalla sua eccezionalità, rendendolo più contemplabile perché ancorato alle stesse emozioni, alle stesse difficoltà. Scoprire che un grande artista è a dire il vero un essere umano esattamente come noi stupidamente ci consola, ci fa sembrare meno inadatti e lontani, ma questo solo per un nostro pregiudizio e per una retorica deleteria che ci devia da anni e che ha insistito a presentare gli e le artistə come esseri eccezionali, quando non lo sono, ma sono semplicemente persone portate a esprimere la realtà che le circonda e a rifletterci sopra con più facilità ed efficacia delle altre, rientrando poi per tutti gli altri aspetti in qualche tipo umano ben noto e che non stupisce (non sono ad esempio tuttə sensibili come ci si ostina a credere secondo uno stereotipo).
Il romanzo è viziato da vari problemi. Il primo è una scelta non abbastanza netta tra romanzo e saggio, con di conseguenza una mancanza di equilibrio tonale e di coerenza stilistica. Ai momenti nettamente romanzeschi si susseguono altri dove lo stile slitta verso l’accademico, si appiattisce e la narrazione si fa più saggistica, fino all’estremo delle conclusioni corsive sulla fine della vita di ciascuna protagonista molto da titoli di coda o, per come è scritta, da pagina di Wikipedia, con dunque un’abdicazione totale dal romanzo. Il secondo è il tema del libro: se si esclude per un attimo che in nucleo attorno a cui orbitano le protagoniste e la narrazione è Camus, siamo semplicemente di fronte a un romanzo sentimentale, che certo fornisce quattro diversi modi di amare e una riflessione sulle contraddizioni dell’amore e sulla possibilità che un solo soggetto possa provarla per più persone, con tutte le conseguenze interazionali e sociali del caso, nonché con i vari slittamenti di stato d’animo dovuti a un’attenzione non esclusiva (aspetti resi molto bene); tema già trattato da una miriade di altri romanzi. Cosa porta questo testo in più? Per me solo un certo gusto voyeuristico nella vita sentimentale di Camus, tra l’altro già soddisfabile con altri testi, che non porta una grande luce sull’interpretazione dei suoi testi. E infatti i vari stralci riportati, gli agganci che vengono fatti di volta in volta dalle protagoniste tra la vita privata di Camus e le sue opere, sono sempre assai banali e intuibili anche senza queste conoscenze (come dovrebbe essere per ogni vera opera letteraria). Basti l’esempio dell’intuizione di Camus sulla “tenera indifferenza del mondo” rispetto all’essere umano, a cui era già arrivato più di un secolo prima Leopardi nei suoi dialoghi. Se poi si vuole vedere nel romanzo il desiderio di far slittare il punto di vista, sottraendo all’ombra di Camus le sue “vedove”, per metterle sotto i riflettori e sottolineare il loro ruolo nell’opera dello scrittore, le loro influenze, questo aspetto passa decisamente in secondo piano rispetto al piano sentimentale. Le protagoniste risultano tutte magneticamente attratte da Camus e sentimentalmente soggiogate, nonostante la sofferenza creata dal suo poliamore, con una dipendenza ancora fortemente marcata dalla società patriarcale in cui si muovevano. Certo, questo le contestualizza, spiegando la loro condotta e i loro sentimenti, ma sembra che sia quasi uno scusarle retrospettivo, non so quanto davvero necessario. In questa direzione va anche la forte insistenza sul genere che attraversa il romanzo, con reiterate affermazioni sulla natura e il modo di comportarsi e sentirsi degli uomini, tutte in chiave patriarcale. La domanda quindi rimane: era davvero necessario questo romanzo per scoprire questi aspetti notissimi? Riportarli a Camus, tolta la trovata commerciale di appoggiarli a un nome celebre, apporta qualcosa in più? La mia risposta a entrambe le domande è no.
Profile Image for L'amicadeilibri♥.
204 reviews6 followers
August 6, 2025
Vedove di Camus di Elena Rui è un romanzo che ci invita a guardare oltre il Premio Nobel, oltre l'autore de Lo Straniero e La Peste, per incontrare l'uomo, Albert Camus, attraverso gli sguardi delle quattro donne che lo amarono e che la sua morte assurda, il 4 gennaio 1960, rese vedove, ciascuna a suo modo. 
Elena Rui, basandosi su una documentazione prodigiosa che include diari, epistolari e biografie, non inventa tanto i fatti, quanto le risonanze interiori, i silenzi, i pensieri inespressi. La sua scrittura si fa medium, restituendoci quattro voci distinte, quattro modi di vivere l'amore, il lutto e l'eredità di un uomo che, come scriveva nei suoi Taccuini, conosceva "un solo dovere, ed è quello di amare", ma la cui capacità di distribuire questo amore lo rendeva al tempo stesso un generatore di vita e una fonte di incommensurabile sofferenza.
Dietro i grandi scritti sull'assurdo, sulla rivolta e sulla felicità di Camus, c'era una fame di vita insaziabile, un "ardore famelico" che alimentava la sua arte ma esigeva un prezzo altissimo da chi gli stava accanto. La sua morte, un "banale fatto meccanico", segna la fine dell'uomo, ma è l'inizio del suo mito e della sua eternità artistica.
Elena Rui ci mostra che l'arte non nasce nel vuoto, ma è intrisa di vita, di corpo, di desiderio, di lacrime e di gioia. La bellezza di questo libro sta nel suo potere di resuscitare non solo un uomo, ma l'intero universo di sentimenti che lo circondava, dimostrando che la scrittura, quando è così onesta e profonda, è l'unica forma di immortalità a cui possiamo davvero aspirare. 
È un invito a leggere i grandi autori non come idoli intoccabili, ma come esseri umani fallibili e magnifici, e a trovare nella loro arte non risposte definitive, ma l'eco eterna delle loro stesse, irrisolte, domande.

Recensione completa sul blog.
Profile Image for Marta Puggina.
54 reviews2 followers
June 25, 2025
La passione per le tematiche delle relazioni intime che caratterizza la scrittura di Elena Rui trova in Vedove di Camus, la sua ultima opera, una nuova dimensione che mi è sembrata congeniale al suo talento espressivo. La pubblicazione con L’orma, editore di Annie Ernaux, altro premio Nobel per la letteratura, è la riprova della risonanza con la visione francese, un aspetto dello stile di Rui che mi ha affascinato subito e mi piace ricercare in ogni sua pagina.
Mi aspettavo un saggio romanzato – già una novità per me che non amo i saggi granché – nel senso della riflessione, forse scontata, sul Camus premio Nobel, scritta alla maniera di un’autrice che ama costruire storie sui dettagli della quotidianità. In realtà è molto di più: è il frutto di un’indagine accurata e profonda, lo studio di documenti e testimonianze che diventa fascinazione. Ho considerato più volte l’impegno che Rui ha profuso nel reinventare la voce delle quattro donne amate da Camus. Individualità forti, ma talenti diversi in situazioni differenti, accomunate dall’aver amato lo stesso uomo e lasciato un segno nella sua opera.
Per quanto l’argomento sia appassionante e l’approccio professionale, ed emozionale al contempo, immagino le difficoltà e le incertezze, dato l’obiettivo così ambizioso.
L’aspetto interessante di questo lavoro è che nel raccontare come ognuna avrebbe elaborato il lutto Rui mostra un Camus inusuale, un uomo dalle profonde insicurezze nonostante il successo letterario e sentimentale. Francine Faure, la moglie, è la sola a poterlo piangere alla luce del sole; Catherine Sellers, attrice di teatro, sua musa e amante non ufficiale, alla ricerca spasmodica e continua di conferme, soffre per il lutto inconfessabile; la favorita è la giovane pittrice Mette Ivers; Maria Casarès è «l’unica» vera amante di Camus.
La documentazione è essenziale per poter scrivere qualcosa di verosimile, ma quest’opera, a mio parere, dimostra che l’empatia può superare la conoscenza. Immedesimandosi in ognuna di queste quattro «vedove», Rui è riuscita a offrire al lettore una finzione più che convincente. E non posso fare a meno di pensare: se solo avesse potuto conoscere Camus di persona…
Profile Image for Lea.
154 reviews6 followers
August 24, 2025
Alla morte improvvisa di Camus, sono quattro le donne che lo amarono ad essere travolte dal lutto e a ritrovarsi vedove. Questo libro, a metà tra la biografia e il romanzo, ricostruisce la loro vicenda umana dopo l'evento traumatico, osando addentrarsi fin dentro i loro pensieri più intimi. "Opera di finzione basata su fatti reali", recita la nota finale. Un'impresa che avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque e che l'autrice porta a termine con grande maestria. Non conoscevo la vita privata di Camus prima di aver letto questo libro, non ho alcun titolo né competenza per giudicarne la veridicità. Ma ai miei occhi il racconto risulta pienamente credibile. E si legge come un romanzo. Un grande romanzo.
Profile Image for Miguel.
632 reviews4 followers
April 10, 2026
Brillante romanzo su le "donne" di Albert Camus; si parte dalla sua morte nell'incidente in macchina che l'ha tolto la vita, e anche dell'autista, amico e editore della casa Gallimard, deceduto qualche giorno dopo di Camus).
Camus aveva 3 amanti, in alcuni anni allo stesso tempo. Il romanzo descrive il pensiero di ogni donna, con delle parti dove una ritrova un'altra. Tutte si conoscevano, e sapevano une delle altre, ma ognuna sapeva che Camus non era fedele e non sarebbe uomo di una sola donna.
L'improvvisa morte di Camus così giovane ha permesso all'autrice di elaborare pensieri profondi di ogni donna su di lui, creando un bel libro.
Profile Image for Milena  Iacovangelo.
47 reviews7 followers
April 11, 2026
Come ogni anno appena esce la #dozzinapremiostrega io inizio la mia maratona di lettura. Questo di Elena Rui mi aveva incuriosito già da prima che entrasse in dozzina, perché sono una estimatrice del grande Camus, quindi l'ho letto con piacere e interesse. Le quattro donne di Camus, una moglie e tre amanti di breve e lungo corso, la loro vita all'ombra del mito e il lutto per la sua improvvisa e prematura scomparsa. Tutto descritto con molta eleganza ma a dire la verità nulla di entusiasmante, l'ho trovato superficiale e poco introspettivo, un vorrei ma non posso.
Profile Image for Juliette Kleemann.
5 reviews
September 9, 2025
Molto bello, un intreccio verosimile costruito su tanta ricerca. Una riflessione profonda e in qualche modo corale in queste quattro voci di , sull'amore, sul dovere, sul ricordo e sul mestiere di artista.
Profile Image for Tiresia.
258 reviews2 followers
April 26, 2026
3,5
Non è che sia illeggibile, ma non aggiunge niente. Non aggiunge niente su Camus, che è sostanzialmente sullo sfondo, né esplora a sufficienza queste quattro donne. Un piacevole esercizio di stile. Tutto qua
Profile Image for Debora Perra.
360 reviews2 followers
April 6, 2026
Credevo fosse un libro commemorativo e l’ho iniziato titubante, invece si è rivelato piacevole
Profile Image for dim ☆.
14 reviews2 followers
May 3, 2026
Stilisticamente piacevole e contenutisticamente interessante, ma manca del tutto quella scintilla che denota i libri che rimangono nel cuore.
Profile Image for gallizio.
1,115 reviews53 followers
May 10, 2026
Pensa se l’era mort el Carl Cudega!
Displaying 1 - 20 of 20 reviews