Vista da fuori, la sua vita non mostra nessuna sbavatura, solo la precisione tipica di ciò che viene deciso a tavolino. Una donna che ha avuto marito, figli, una bella casa, una posizione professionale invidiabile. Ha avuto tutto ciò che per molti dovrebbe dare la felicità. Per il suo sessantesimo compleanno decide di farsi un seguire un desiderio nascosto, lasciare ciò che ha per andare altrove. Un pezzo alla volta, la donna apre a chi legge il suo cuore, come l’armadio in cui custodisce la sua collezione di porcellane. Riprendono così aria pezzi di un’esistenza di cui nessuno ha mai avuto conoscenza. Una confessione in bilico tra il desiderio di essere e la necessità di apparire. Una donna che ha coperto con la forza di volontà le sue fragilità, che ha dovuto lottare contro la cosa più grande che la vita potesse metterle se stessa. La famiglia, il giudizio degli altri, la paura di essere inadeguata sono stati punti fermi ai quali aggrapparsi, ma anche da cui scivolare. Sino al giorno in cui capisce che accettare di essere come sei, anche quando non corrisponde all’idea che gli altri hanno di te, alle aspettative che nutrono, è l’unico modo per iniziare a vivere davvero.
Nata e cresciuta a Milano ha origini toscane e veneziane.
Si è specializzata nel campo della comunicazione attraverso collaborazioni nel settore dell’editoria periodica femminile dapprima con Arnoldo Mondadori Editore e con Edizioni Condé Nast. Ha sviluppato nel corso degli anni ’90 una predilezione per il cibo e la sua preparazione. È una chef diplomata alla scuola parigina Le Cordon Bleu.
I suoi libri spaziano dalle ricette all'arte di ricevere, dai trucchi della cucina alla mise en place.
Ha tenuto corsi di cucina ed è presentatrice della trasmissione televisiva Il Mondo di Csaba sul canale Alice. Conduce la trasmissione Merry Christmas con Csaba sul canale Real Time del digitale terrestre e scrive sul blog Lezioni Private, sul sito di Vanity Fair, testata con la quale collabora per gli argomenti di cucina e lifestyle. Nel luglio 2013 conduce su Real Time la trasmissione Summer Cooking con Csaba, dedicata alle ricette del periodo estivo.
Oltre ad essere direttore editoriale della casa editrice Luxury Books da lei fondata nel 2003, è anche direttore editoriale della rivista a circolazione controllata Good Living.
Leggere la professione della protagonista del romanzo, mi ha dato la sensazione di “leggere” il programma “Cucina economica” o sentire i consigli di “Cortesie per gli ospiti” (la tovaglia non stirata, il piattino per il pane, le posate al posto giusto…). Nulla di nuovo, il tutto accompagnato da un raffinatissimo lusso che lo si vuol far passare per semplicità. Troppi gli argomenti trattati, scontati e un epilogo inverosimile.
più che un romanzo una lista della spesa. ricordi di eventi buttati lì così, come un elenco puntato. sempre quelli, ridondanti, ripresentati ogni poche pagine, con una scrittura elementare, insufficiente. spiegazioni di etichetta e grandi insegnamenti di vita triti e ritriti. dicono che la grande abilità di uno scrittore sia fare sentire la sua voce senza far sentire lo scrittore che c'è dietro. qui si sente solo la Sig.ra Dalla Zorza, con davvero pochi (se non nessun) contenuto. non mi aspettavo una grande opera di letteratura, seguendo l'autrice sui social si ha un'idea di come sia stato "prodotto" il libro, in pochi mesi, in fretta e furia. mi aspettavo però una storia tutto sommato piacevole. non lo è stata per niente, nemmeno per poche pagine. Sono arrivata in fondo con la speranza che alla fine qualcosa lo salvasse, purtroppo non è successo.
Un libro pieno di cliché che lo rendono noioso e banale, niente di emozionante ed originale. Una storia lenta e con un finale che veramente lascia perplessi, in senso negativo. Oltretutto questo saltare da un piatto ad un luogo ad un vestito ad una rivista….. tutte cose che caratterizzano l’autrice….avviene in modo confusionario e privo di emozione, un inserimento forzato, una ostentazione di luoghi e soggetti che nulla hanno a che fare con una trama che possa coinvolgere il lettore. Una delusione!
Avevo grandi aspettative su questo libro, ma non sono state soddisfatte. Il romanzo è scritto quasi in maniera autobiografica, troppi riferimenti alle abitudini della scrittrice. A tratti è noioso e si fa fatica a tenere il ritmo.
Avevo grandi aspettative, alla fine si è rivelata una lettura super leggera, da lettino al mare, si legge in un pomeriggio e lascia poco dietro di sé. Molti cliché della Milano posh.
Devo dire onestamente, che raramente sono rimasta spiazzata così. Il libro è scritto bene, ma banale. La tematica della vita percepita diversa da quella che era effettivamente perchè l' infanzia ci rende superficiali è stata abbondantemente approfondita. Anche troppo. E la figura della madre è troppo perfetta nella sua tragicità. Per non parlare del colpo di scena di metà libro: la voce narrante è un uomo. E ha anche un nome. Mah...Infine, continue lezioni di etichetta: come prendere la tazza di caffè, come apparecchiare... come opera prima, secondo me poteva andare meglio
This entire review has been hidden because of spoilers.
Ancora una volta una storia di relazioni familiari. Ciò che mi è piaciuto davvero poco è lo stile narrativo, quasi elementare, asettico, impersonale. Per farmi capire è l’equivalente di chi suona il pianoforte come fosse una macchina per scrivere. Manca originalità, complessità, anima.
Qualcosa di molto simile a una trama é annacquata in un misto di banalità, nozioni di bon ton e temi importanti affrontati tanto per riempire le pagine.
Il narratore inizia raccontandoci una storia, ma finisce per perdersi in aneddoti, avvenimenti, descrizioni che poco hanno a che fare con tutto il resto. Quello che rimane è il ritratto di una borghesia milanese che vuol far passare il lusso, l’agiatezza, ma soprattutto il privilegio per semplicità, anzi, per normalità.
Senza contare i numerosissimi riferimenti alle buone maniere, a come apparecchiare la tavola, cosa indossare per fare questo o quell’altro, a come prendere il the.
Dopo una serie di letture bellissime, mi sono imbattuta in "La governante" di Csaba dalla Zorza, che ho trovato sinceramente deludente. È il libro più snob che abbia mai letto, infarcito di riferimenti a una vita agiata, elitaria e totalmente distante dalla realtà quotidiana. I temi importanti come aborto, femminicidio e omosessualità vengono trattati con superficialità, leggerezza e, in certi momenti, con una fastidiosa ingenuità. Una lettura che non mi ha lasciato nulla, se non una sensazione di fastidio. Un'occasione sprecata.
Ho finalmente letto La governante di Csaba Dalla Zorza edito da Marsilio grazie a Tania. Ero davvero molto curiosa. Seguo Csaba Dalla Zorza fin dai tempi di Il mondo di Csaba perché il suo stile mi ha colpito da subito. Dopo tanti libri di cucina e lifestyle, La governante è il suo primo romanzo e contrariamente a ciò che saremmo portati a supporre, corona un sogno nel cassetto da tempo. Lei stessa ha dichiarato più volte che amerebbe poter svolgere il lavoro di governante, quindi è automatico dedurre che il libro oltre ad essere la realizzazione di un desiderio, ne è anche il racconto. In realtà non è propriamente così. Durante la lettura ho avuto continuamente una sensazione precisa che visualizzavo immaginando Csaba mentre si toglieva una lunga serie di sassolini da un paio di Mary Jane scamosciate in palette autunnale. Ti è mai capitato di esprimere un disagio, di manifestare uno sfogo, di toglierti un peso? Qual è stato il tuo modo di comunicare? Un’altra percezione che ho avuto è stata una sorta di incredulità rispetto alla pagina dei ringraziamenti, perché leggendo avevo avuto l’impressione che La governante fosse il frutto di impegno profondo ma individuale. Sicuramente La governante è la celebrazione della perfezione fatta persona. Ma …“le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.” A quanto pare Aristotele non aveva letto La governante …Scherzi a parte, probabilmente la mia è invidia, dal momento che io annego nella moltitudine dei miei difetti, ma troppa perfezione non rischia di stancare?
Dal titolo, mi aspettavo una storia totalmente diversa ambientata in un' altra epoca...invece è un libro attualissimo. Una prosa elegante e una lettura scorrevole con qualche sorpresa che invoglia ad arrivare alla fine. Vengono trattati tanti temi e sottotemi, forse a volte alcuni un po' fuori traccia, ma sicuramente c'è molto dell' autrice e del suo pensiero (chi la segue da tempo, troverà mille dettagli che le appartengono) .. più di una volta mi sono chiesta dove finisse Csaba e cominciasse la protagonista. Comunque ci sono tante frasi su cui riflettere e da appuntarsi, così come diversi livelli di lettura. Non una lettura 'semplice', ma una lettura bella
Fino alla fine mi sono chiesta se fosse un romanzo autobiografico, perché non si può non vedere nella protagonista, Adele, il riflesso dell'autrice, Csaba. Per molta parte della storia sembra di essere in una puntata di "Cortesie per gli ospiti", oppure di "A tavola con Csaba" (programmi, tra l'altro, che mi piacciono molto). Poi si viene trasportati, ma giusto una manciata di pagine, nell'atmosfera di "Tre" della Perrin; infine, finalmente, il romanzo sembra decollare autonomamente verso qualcosa di un po' più interessante, quale il rapporto figlio/genitori... Alla fine di tutto l'ho trovato scorrevole, non eccezionale ma comunque onesto, considerando che si tratta di un'opera prima. Mi è rimasta una domanda: ma veramente una persona che può permettersi un abito Dior per una serata tra amici ha come desiderio per il suo futuro, anni 2000, il fare la governante come l'indimenticabile Miss Kenton di "Quel che resta del giorno"?
Purtroppo "La governante" di Dalla Zorza non mi ha convinto: lettura poco scorrevole, ripetitivo, a tratti noioso e pieno di cliché. Il problema di fondo sta poi nel fatto che l'opera appaia fondamentalmente come una sorta di auto-elogio della stessa scrittrice, con continue precisazioni su come si deve apparecchiare la tavola o su come tenere la tazzina del thé a seconda del contesto. Tedioso anche il fatto di sottolineare continuamente la ricchezza della protagonista Adele e gli ambienti altolocati che durante il romanzo frequenta. Finale poi a dir poco raccapricciante. È un vero peccato, perché in fin dei conti la Zorza non avrebbe nemmeno una brutta penna, ma questa continua auto-esaltazione appesantisce la lettura e la rende a tratti davvero sgradevole.
Ho acquistato questo romanzo per istinto, perché seguo Csaba dalla Zorza su Istangram. Mi piace il suo club del libro che seguo sempre con piacere, la scelta dei libri e degli autori: i nostri gusti di lettura sono infatti molto simili; e poi l’apprezzo proprio come donna, sempre così elegante e raffinata nella sua semplicità. Adoro il suo atteggiamento sempre gentile ed educato e i suoi racconti di viaggio, dall’Orient Express alla Normandia, la sua passione per il brocante e per le cartoline scritte a mano. La sua pagina social la seguo davvero con piacere. Visto le premesse ho pensato che il suo primo romanzo potesse piacermi ma in realtà non mi è piaciuto affatto, anzi mi ha proprio annoiato. Sono davvero dispiaciuta nel scriverlo. Pensavo che la protagonista fosse una donna che ha cambiato vita e che in questo libro avrei trovato il racconto di questo suo nuovo viaggio, magari con qualche segreto nascosto, ma non ho trovato niente di tutto ciò. A mio parere il vero protagonista è il figlio che racconta un po’ la vita della sua famiglia con flashback tra presente e passato. Nulla di stimolante e originale, solo un po’ di lezioni di vita sparse qua e là. Tra l’altro la donna (la mamma) che il figlio descrive mi sembra esattamente Csaba, stessi gusti nel vestire, stesso amore per la cucina e le buone maniere, stesso lavoro ecc. Per me di originale e interessante davvero non c’è nulla. Peccato.
Libera nos a professioniste di marketing con velleità letterarie.
Questo è un romanzo scritto da una penna che non ha assolutamente nulla da dire. Il riassunto è una donna di successo che è anche bravissima a pulire, apparecchiare e cucinare sceglie di lasciare il lavoro per andare a pulire, apparecchiare e cucinare in casa d’altri. Si susseguono florilegi di dettagli inutili alla trama e scritti in modo talmente semplicistico da annoiare a morte, e personaggi che si riducono a stereotipi prima ancora di essere esplorati.
La “professione” dell’autrice può facilmente intuirsi dalla cura meticolosa, ridicola e forzata con cui informazioni su piatti, piattini, posate, ceramiche e coltelli vengono inseriti nel racconto (se così vogliamo chiamarlo) nonostante non abbiano senso di esistere e il cringe generale di descrivere il ceto medio-alto come una minoranza dai costumi bizzarri e malvisti.
La governante è un incrocio tra un mood board, un elenco di pensieri sparsi, un libro di lifestyle e una fantasia autoerotica in cui l’autrice crea un personaggio spaventosamente simile a lei ma praticamente senza difetti. Una noia mortale dall’inizio alla fine.
È quasi comicamente Csaba il fatto che nella prima pagina venga già citata una tazzina da te.
Romanzo estivo, senza infamia e senza lode, forse un futuro alternativo o una dichiarazione di intenti, ascoltato dalla sua voce è forse più interessante, il problema più grande per me è stato il genere del figlio, che sembra essere stato deciso alla metà del libro, e non risulta essere a parer mio un convincente personaggio maschile.
Per il resto un romanzo da ombrellone, adatto a chi ama l’autrice che saggiamente scrive di quello che sa, senza pretendere di insegnare nulla a nessuno, solo condividendo.
First there is the review in Italian then the English one – Prima c'è la recensione in italiano poi quella in inglese 4 Letto in italiano.
L’autrice è un personaggio noto ed ha un certo carisma. La sua capacità di parlare o scrivere di cucina rendendo eleganti molte ricette semplicissime è ineguagliabile. Il romanzo mi pare scritto con un tono che mette insieme distanza e intimità, un po’ come lei. Ci sono descrizioni di “riti” quotidiani, di come si apparecchia la tavola e di come si fanno cose seguendo tradizioni di famiglia e mantenendo vivo il loro significato. Si tratta di eleganza ma anche di rispetto e di fedeltà. È la storia di una donna che con grazia e determinazione si ribella alla sua vita, a quella che è diventata una prigione, e si costruisce una via di fuga quasi paradossale. È stata direttrice di un giornale continuando a gestire in maniera impeccabile gli impegni lavorativi e quelli domestici e familiari, e a un certo punto la fatica è stata troppa: un peso schiacciante. La protagonista non si giudica severamente, non dà una connotazione né negativa né positiva alla sua percezione di sé. È chiaro che arrivata a questo punto e vuole poter scegliere come vivere. La relazione con il marito è apparentemente serena ma in realtà non ha funzionato, e anche se non ha rimpianti, la signora dice basta.
Alcune citazioni “È tutta la vita che mi alzo al mattino e mi preparo a essere la donna che gli altri si aspettano di vedere. Non voglio più vestirmi e truccarmi per l’occasione. Lo so, sembra ingrato, ma vorrei finalmente poter fare anche quello che desidero, non solo quello che devo fare”. “Lei ha sempre avuto solo un modo per fare le cose: farle bene”. “ho sopportato. Sono fiera di aver amato incondizionatamente. Mi dispiace ancora oggi pensare che per lui sono stata solo la persona che trovava a casa quando rientrava (…). La governante che gli ha mandato avanti la famiglia, la vita”.
4 Read in Italian. The author is a well-known figure and has a certain charisma. Her ability to talk or write about cooking by making many very simple recipes elegant is unparalleled. Her novel seems to me to be written with a tone that brings together distance and intimacy, a bit like her. There are descriptions of everyday “rituals,” of setting the table and doing things by following family traditions and keeping their meaning alive. It is about elegance but also about respect and loyalty. It is the story of a woman who, gracefully and determinedly, rebels against her life, what has become a prison, and builds an almost paradoxical escape route for herself. She has been a newspaper editor while continuing to impeccably manage work and home and family commitments, and at some point the strain has been too much: an overwhelming burden. The protagonist does not judge herself harshly, giving neither negative nor positive connotations to her self-perception. It is clear that she has reached this point and wants to be able to choose how she lives. The relationship with her husband is apparently peaceful but in reality it did not work out, and although she has no regrets, she says enough is enough.
Some quotes "All my life I have been getting up in the morning and preparing to be the woman others expect to see. I no longer want to dress up and put on makeup for the occasion. I know, it sounds ungrateful, but I would like to finally be able to do what I want too, not just what I have to do." “She always had only one way to do things: do them well.” "I tolerated. I am proud that I loved unconditionally. I still regret to this day to think that to him I was only the person he found at home when he returned (...). The housekeeper who sent him his family, his life."
Il romanzo parla di una donna che si è votata alla perfezione: madre perfetta, moglie perfetta, con una carriera perfetta, un'eleganza perfetta. Una volta portati a termine i propri ruoli autoimposti (nessuno le ha mai davvero chiesto di essere perfetta...) decide finalmente di dedicarsi a se stessa, diventando governante, com'era chiaro già dal titolo.
Il romanzo è didascalico, retorico, artificioso, ridondante di discorsi sul ruolo della donna che non conducono a un'evoluzione dei personaggi, ma solo a una sterile polemica autoconclusiva. Tuttavia è un libro piacevole e scorrevole, disseminato di graziosi espedienti che avrebbero potuto arricchire l'esperienza di lettura, se usati diversamente. Tra questi espedienti, forse quello che ho apprezzato maggiormente è lo stratagemma di rivelare il nome della protagonista solo alla fine, al termine del colloquio per ottenere il lavoro da governante, con il chiaro intento di sottintendere che solo in quel momento lei può essere sé stessa, uscendo definitivamente dai ruoli in cui si era ingabbiata. Peccato che non fosse un mistero su cui, da lettrice, mi sia venuta voglia di indagare. Nel corso della lettura, non è mai stato creato quel pathos e quel senso di mistero che mi avrebbero permesso di apprezzare tale rivelazione.
Oltre all'assenza di una trama intrigante, che dal mio punto di vista è la vera pecca del romanzo, gli ultimi capitoli sono stati addirittura fastidiosi. Per esempio, un brivido di orrore mi ha colta quando, nel giro di una decina di pagine, la protagonista sostiene dapprima che la grammatica non possa essere intrinsecamente offensiva, rifiutandosi pertanto di utilizzare le forme neutre dei sostantivi, per poi entrare in contraddizione con se stessa dichiarando che la parola "direttore" sia preferibile anche al femminile... Eppure, la parola "direttrice" è grammaticalmente corretta e, in base a quanto lei stessa aveva affermato poche pagine prima, dovrebbe essere usata senza temere di offendere nessuno. La logica contorsionista di certe persone è veramente un fenomeno curioso...
Analogamente, ho genuinamente detestato il capitolo pietista in cui madre e figlio, dopo una serata all'insegna del lusso assieme ad amici molto benestanti, e dopo aver dichiarato, nel corso del romanzo, di essere benestanti loro stessi, "aiutano" un gruppo di donne in difficoltà provenienti da contesti sociali disagiati insegnando loro a fare la frolla e le meringhe. Dio santissimo. Il capitolo si chiude con le donne che si abbracciano tutte, perché aver fatto la frolla insieme cancella in pochi istanti la distanza inconciliabile tra i loro mondi. Ovviamente la protagonista continuerà a vivere nel benessere, e le altre donne ricominceranno a vivere di espedienti, ma di questo argomento scabroso non se ne parla, perché il capitolo è ambientato a Pufflandia e tutti si vogliono bene. Fatevi un favore: saltate questo capitolo.
In conclusione, è un libro con del potenziale, ma fondamentalmente mediocre. Sono certa che il prossimo sarà meglio!
Ogni tanto mi piace curiosare nella libreria di mamma alla ricerca di letture interessanti, e questa volta la mia attenzione è caduta su La governante di Csaba Dalla Zorza. 📚✨
Csaba mi piace molto come persona: ha una classe rara per i tempi in cui viviamo, adoro il suo modo di comunicare e la cura che mette in tutto ciò che fa. Proprio per questo motivo questo libro mi ha incuriosita fin da subito. 👀📖
La lettura è piacevole, anche se personalmente l’ho trovata un po’ troppo descrittiva e molto ricca di dettagli. Credo però che questo rispecchi appieno la personalità dell’autrice, attenta, precisa, minuziosa. 🎀✍️
Ho apprezzato molto lo scavare a fondo all’interno della famiglia e delle persone che la compongono. Questa analisi mi è apparsa quasi come una sorta di terapia, e forse non è un caso, considerando che il protagonista svolge proprio il lavoro di terapeuta. 🧠💭
Ho amato particolarmente la descrizione del mondo dell’alta borghesia familiare, che per certi tratti mi ha ricordato alcuni racconti di mia madre legati ai clienti che incontra nel suo lavoro in albergo. Questo parallelismo ha reso la lettura ancora più interessante e, in qualche modo, familiare. 💫🤍
La governante è quindi una lettura delicata, riflessiva, che punta molto sull’osservazione e sull’introspezione, e che lascia spazio a pensieri e riflessioni personali. 📖✨
Letto in una giornata di relax in piscina, si tratta proprio del tipico libro da tenere sotto l’ombrellone. Purtroppo, le troppe descrizioni di piattini, tovagliolini, servizi da tè’ e similari scimmiottano le trasmissioni televisive a cui partecipa l’autrice e la narrazione, a tratti monotona e ripetitiva, non rende questo romanzo né geniale nè interessante. I personaggi, gli aneddoti familiari, persino i dialoghi sono spesso troppo costruiti e irreali, da fiction televisiva italiana: una sequenza infinita di cliché e luoghi comuni sugli ambienti altoborghesi milanesi. Nemmeno le frequenti riflessioni (sotto forma di soporiferi monologhi) sulla figura della donna e della madre nella nostra società, che riprendono quasi testualmente i libri della dottoressa Andreoli (a cui, per fortuna, Csaba non fa segreto di essersi ispirata per il suo protagonista), non danno nessun valore aggiunto. Il titolo, poi, spoiler clamoroso del finale, a mio avviso rovina anche quel poco di mistero e curiosità che poteva tenere viva l’attenzione del lettore. Nonostante ciò, è una lettura sicuramente piacevole, leggera, oserei dire frivola, senza impegno, per staccare il cervello per un paio di orette.
Il libro, a mio giudizio, è una presentazione di temi seri trattati in modo un po' superficiale e ripetitivo, esibizione di status symbol e snobismo, venduto però, come semplicità.
Ammetto che mi sono irritata più volte durante la lettura.
Quello che mi ha poi scandalizzato, senza mezzi termini, è stato come l'autrice ha presentato e descritto il protagonista, che fa lo psicoterapeuta, mentre racconta i dettagli dei suoi pazienti ai familiari di rientro a casa dopo una giornata di lavoro. La scena vede lui che rientra a casa e la mamma, che non è una collega, lavora in un giornale, che gli chiede notizie su un paziente Lui risponde tranquillamente e lei formula pure dei giudizi moralistici mostrando di conoscere bene i dettagli del caso. Tutto questo viene venduto come qualcosa di ovvio e normale.
I casi sono due: o l'autrice non si è preoccupata di consultare qualcuno che facesse la professione che descrive, cosa che sarebbe grave per un autore, oppure ha consultato qualcuno che dovrebbe decisamente rileggersi il codice deontologico.
Credo che gli intenti del libro fossero buoni, la narrazione è consona al tema, ma a me il libro, purtroppo non è piaciuto
Inutilmente verboso e non nel senso buono. Eccesso di inutili dettagli e descrizioni infinite che non arricchiscono il ‘racconto’ ma che sono solo volti a rimarcare ancora e ancora la classe sociale privilegiata alla quale appartiene la famiglia della ‘protagonista’, che con le sue pantofoline Friulane zampetta per casa chiedendo quanti placée deve apparecchiare non sapendo se il padre, avvocato, torna per cena, mentre riflette nostalgicamente sull’infanzia passata in Provenza o Costa Azzurra. Un misto tra il Manuale di Donna Letizia e il copione di Cortesie per gli Ospiti che, come il programma, alla terza puntata diventa irritante (al pari del cucchiaino da tè al posto di quello da dolce). Avrebbe potuto essere un memoir da condividere solo con la famiglia che invece è stato pubblicato per il vasto pubblico. Troppi riferimenti di classe, stucchevoli cliché, dettagli evidentemente rilevanti solo per l’autrice, non coinvolgente e a tratti irritante. Mostra un totale distacco dal pubblico a cui si vuole rivolgere. In una parola: Noioso.
Una discreta trama che scivola nella ripetitività e nell’ autoreferenzialità Una donna in carriera, la protagonista volutamente senza nome, ma anche una madre autorevole ed amorevole, in bilico tra il rimpianto per il passato e la voglia di un futuro diverso, tra desideri e aspettative Tutto nella narrazione è molto misurato, i gesti, i dialoghi, i silenzi ma c’è un protagonista onnipresente che è il galateo, il bon ton. I servizi in ceramica le tovagliette di lino sempre stirate, i panorami delle vacanze, lo champagne stappato… La ricerca della simmetria del bello e dell’ordine è quello che ha reso Csaba Dalla Zorza nota al grande pubblico, ma in una trama tutti questi dettagli mi sono sembrati davvero troppo citati, come fossero sempre in agguato dietro l’angolo pronti a riempire quello che la trama non riesce a dare. Il figlio Alberto, voce narrante è un buon personaggio, ma non è bastato
"La governante" narra la storia di una madre di famiglia che ha sempre lavorato in modo instancabile fino a 60 anni, quando decide di cambiare vita.
È un libro estremamente scorrevole, caratterizzato da uno stile molto fruibile; ed allo stesso tempo affronta temi molto femministi, questo aspetto non è trattato assolutamente in maniera pesante, bensì realista: il colpo di scena centrale fa veramente notare quanto siamo figli di una società maschilista. Il finale è stato coerente con tutta la storia, non si sarebbe potuta concludere in nessun altro modo, eppure mi ha lasciata con l'amaro in bocca, forse lo trovo leggermente prevedibile.
In conclusione, lo consiglierei? Si, se cercate una lettura leggera che vi lasci qualche spunto su cui riflettere.
Ho seguito Csaba solo all inizi della sua carriera, nei programmi TV, ma questo titolo in libreria mi aveva incuriosito ed ho provato.....risultato pessimo, L ho letto e finito con molta fatica, troppo focalizzato sul bon ton della tavola al punto da risultare monotono, inoltre è costellato di luoghi comuni un po' snob, la Francia, la lavanda, lo yacht, la costa azzurra e. molto altri, inoltre ha una scrittura molto elementare, Mi è sembrato un curioso intreccio di Meryl Streep, ne "il diavolo veste Prada" e "Julie & Julia". Piu che un romanzo somiglia ad un'autobiografia in cui la scrittrice sembra identificarsi molto con il personaggio principale, quasi a volerlo incarnare o a mostrare come lei stessa vorrebbe apparire.
Storia ben scritta, non è chiaro fino dove sia autobiografica. Durante tutta le lettura è sempre presente L’aspettativa annunciata all’inizio del libro e si fa sempre più pressante. Il finale non è dato per scontato ma alla fine lo è, per questo scende un pochino. È comunque un buon libro. Il vissuto dell’autrice traspare ma è frammisto a elementi utili a tenere per mano il lettore fino alla fine. Decisamente inusuale il narratore che all’inizio viene scambiato (dandolo forse per scontato) per donna ma ad un certo punto viene reso chiaro che è un uomo. Un curioso passaggio che induce a rileggere le pagine per essere certi di aver capito bene.