Vista da fuori, la sua vita non mostra nessuna sbavatura, solo la precisione tipica di ciò che viene deciso a tavolino. Una donna che ha avuto marito, figli, una bella casa, una posizione professionale invidiabile. Ha avuto tutto ciò che per molti dovrebbe dare la felicità. Per il suo sessantesimo compleanno decide di farsi un seguire un desiderio nascosto, lasciare ciò che ha per andare altrove. Un pezzo alla volta, la donna apre a chi legge il suo cuore, come l’armadio in cui custodisce la sua collezione di porcellane. Riprendono così aria pezzi di un’esistenza di cui nessuno ha mai avuto conoscenza. Una confessione in bilico tra il desiderio di essere e la necessità di apparire. Una donna che ha coperto con la forza di volontà le sue fragilità, che ha dovuto lottare contro la cosa più grande che la vita potesse metterle se stessa. La famiglia, il giudizio degli altri, la paura di essere inadeguata sono stati punti fermi ai quali aggrapparsi, ma anche da cui scivolare. Sino al giorno in cui capisce che accettare di essere come sei, anche quando non corrisponde all’idea che gli altri hanno di te, alle aspettative che nutrono, è l’unico modo per iniziare a vivere davvero.
Nata e cresciuta a Milano ha origini toscane e veneziane.
Si è specializzata nel campo della comunicazione attraverso collaborazioni nel settore dell’editoria periodica femminile dapprima con Arnoldo Mondadori Editore e con Edizioni Condé Nast. Ha sviluppato nel corso degli anni ’90 una predilezione per il cibo e la sua preparazione. È una chef diplomata alla scuola parigina Le Cordon Bleu.
I suoi libri spaziano dalle ricette all'arte di ricevere, dai trucchi della cucina alla mise en place.
Ha tenuto corsi di cucina ed è presentatrice della trasmissione televisiva Il Mondo di Csaba sul canale Alice. Conduce la trasmissione Merry Christmas con Csaba sul canale Real Time del digitale terrestre e scrive sul blog Lezioni Private, sul sito di Vanity Fair, testata con la quale collabora per gli argomenti di cucina e lifestyle. Nel luglio 2013 conduce su Real Time la trasmissione Summer Cooking con Csaba, dedicata alle ricette del periodo estivo.
Oltre ad essere direttore editoriale della casa editrice Luxury Books da lei fondata nel 2003, è anche direttore editoriale della rivista a circolazione controllata Good Living.
Leggere la professione della protagonista del romanzo, mi ha dato la sensazione di “leggere” il programma “Cucina economica” o sentire i consigli di “Cortesie per gli ospiti” (la tovaglia non stirata, il piattino per il pane, le posate al posto giusto…). Nulla di nuovo, il tutto accompagnato da un raffinatissimo lusso che lo si vuol far passare per semplicità. Troppi gli argomenti trattati, scontati e un epilogo inverosimile.
Un libro pieno di cliché che lo rendono noioso e banale, niente di emozionante ed originale. Una storia lenta e con un finale che veramente lascia perplessi, in senso negativo. Oltretutto questo saltare da un piatto ad un luogo ad un vestito ad una rivista….. tutte cose che caratterizzano l’autrice….avviene in modo confusionario e privo di emozione, un inserimento forzato, una ostentazione di luoghi e soggetti che nulla hanno a che fare con una trama che possa coinvolgere il lettore. Una delusione!
più che un romanzo una lista della spesa. ricordi di eventi buttati lì così, come un elenco puntato. sempre quelli, ridondanti, ripresentati ogni poche pagine, con una scrittura elementare, insufficiente. spiegazioni di etichetta e grandi insegnamenti di vita triti e ritriti. dicono che la grande abilità di uno scrittore sia fare sentire la sua voce senza far sentire lo scrittore che c'è dietro. qui si sente solo la Sig.ra Dalla Zorza, con davvero pochi (se non nessun) contenuto. non mi aspettavo una grande opera di letteratura, seguendo l'autrice sui social si ha un'idea di come sia stato "prodotto" il libro, in pochi mesi, in fretta e furia. mi aspettavo però una storia tutto sommato piacevole. non lo è stata per niente, nemmeno per poche pagine. Sono arrivata in fondo con la speranza che alla fine qualcosa lo salvasse, purtroppo non è successo.
Avevo grandi aspettative su questo libro, ma non sono state soddisfatte. Il romanzo è scritto quasi in maniera autobiografica, troppi riferimenti alle abitudini della scrittrice. A tratti è noioso e si fa fatica a tenere il ritmo.
La protagonista è una donna, che si scopre solo alla fine chiamarsi Adele, che vive a Milano, ha due figli, un marito avvocato ed è il direttore di un noto giornale pensato apposta per un pubblico femminile oltre ad avere all’attivo produzioni televisive in ambito culinario. Alla soglia dei sessant’anni questa donna decide di mollare tutto, posizione, lavoro, bella casa, marito e figli. Una ragione vera e propria dietro a questa decisione non c’è, non importa se il marito da molti anni la tradisce, lei sembra essersene fatta una ragione e hanno trovato un equilibrio almeno di facciata. Quello che la spinge ad andarsene è il fatto che non vuole più fare la cuoca e la governante non retribuita per tutta la famiglia. E fin qui una potrebbe anche capirla, non fosse che la grande svolta della vita è quella di andare a fare la governante a pagamento presso una famiglia in Provenza. Nel viaggio verso la Provenza l’accompagna suo figlio Alberto, psicologo, voce narrante del romanzo che per una buona parte del libro ero convinta fosse una donna, e con il quale la donna scambia confidenze per svelare parte del suo vissuto. Questo romanzo affronta temi importanti come la situazione femminile in una società patriarcale, i tradimenti, l’omosessualità. Peccato lo faccia in un modo che definirei stereotipato. Inoltre, nel libro è presente un’eccessiva ostentazione: il vino francese di marca, il foulard di Gucci, il vestito Dior. Insistere con la definizione dell’oggetto tramite il marchio di lusso enfatizza il valore economico degli oggetti facendo perdere il loro significato emotivo. In più, vengono citati hotel prestigiosi, località esclusive e ambienti d’élite che poco hanno a che vedere con la vita quotidiana della maggior parte delle donne. L’autrice ha affermato che questa è una storia che accomuna molte donne, secondo me invece racconta invece la vita, in un certo qual modo sofferta, ma comunque privilegiata, di una donna dell’alta borghesia milanese. E quella, purtroppo, non è la realtà della maggior parte di noi che si destreggia tra lavoro, figli, spese facendo del proprio meglio senza potersi permettere di mollare tutto e seguire un sogno.
Noiosoooo! L'unico sprazzo di interesse mi si è acceso quando, a metà libro, ho capito l'identità della persona che racconta. Mi ero fatta una idea molto diversa. Per il resto è un libro già visto e rivisto: una donna che per tutta la vita è stata quella che volevano gli altri (anche se per me non è del tutto vero), ed a 60 anni decide di mollare tutto e seguire un suo desiderio che rimane segreto fin verso la fine, ma che in realtà si capisce dalla prima pagina. È tutto poco credibile. A me, più che un romanzo, sembra un saggio di bon ton per ricconi con le parole tavola, tovaglia e tovagliolo ripetute centinaia di volte. Se dovete andare ad una serata di gala a Montecarlo leggetelo pure, così saprete come vestirvi.
Avevo grandi aspettative, alla fine si è rivelata una lettura super leggera, da lettino al mare, si legge in un pomeriggio e lascia poco dietro di sé. Molti cliché della Milano posh.
Ho finalmente letto La governante di Csaba Dalla Zorza edito da Marsilio grazie a Tania. Ero davvero molto curiosa. Seguo Csaba Dalla Zorza fin dai tempi di Il mondo di Csaba perché il suo stile mi ha colpito da subito. Dopo tanti libri di cucina e lifestyle, La governante è il suo primo romanzo e contrariamente a ciò che saremmo portati a supporre, corona un sogno nel cassetto da tempo. Lei stessa ha dichiarato più volte che amerebbe poter svolgere il lavoro di governante, quindi è automatico dedurre che il libro oltre ad essere la realizzazione di un desiderio, ne è anche il racconto. In realtà non è propriamente così. Durante la lettura ho avuto continuamente una sensazione precisa che visualizzavo immaginando Csaba mentre si toglieva una lunga serie di sassolini da un paio di Mary Jane scamosciate in palette autunnale. Ti è mai capitato di esprimere un disagio, di manifestare uno sfogo, di toglierti un peso? Qual è stato il tuo modo di comunicare? Un’altra percezione che ho avuto è stata una sorta di incredulità rispetto alla pagina dei ringraziamenti, perché leggendo avevo avuto l’impressione che La governante fosse il frutto di impegno profondo ma individuale. Sicuramente La governante è la celebrazione della perfezione fatta persona. Ma …“le persone perfette non combattono, non mentono, non commettono errori e non esistono.” A quanto pare Aristotele non aveva letto La governante …Scherzi a parte, probabilmente la mia è invidia, dal momento che io annego nella moltitudine dei miei difetti, ma troppa perfezione non rischia di stancare?
Dal titolo, mi aspettavo una storia totalmente diversa ambientata in un' altra epoca...invece è un libro attualissimo. Una prosa elegante e una lettura scorrevole con qualche sorpresa che invoglia ad arrivare alla fine. Vengono trattati tanti temi e sottotemi, forse a volte alcuni un po' fuori traccia, ma sicuramente c'è molto dell' autrice e del suo pensiero (chi la segue da tempo, troverà mille dettagli che le appartengono) .. più di una volta mi sono chiesta dove finisse Csaba e cominciasse la protagonista. Comunque ci sono tante frasi su cui riflettere e da appuntarsi, così come diversi livelli di lettura. Non una lettura 'semplice', ma una lettura bella
Devo dire onestamente, che raramente sono rimasta spiazzata così. Il libro è scritto bene, ma banale. La tematica della vita percepita diversa da quella che era effettivamente perchè l' infanzia ci rende superficiali è stata abbondantemente approfondita. Anche troppo. E la figura della madre è troppo perfetta nella sua tragicità. Per non parlare del colpo di scena di metà libro: la voce narrante è un uomo. E ha anche un nome. Mah...Infine, continue lezioni di etichetta: come prendere la tazza di caffè, come apparecchiare... come opera prima, secondo me poteva andare meglio
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Ancora una volta una storia di relazioni familiari. Ciò che mi è piaciuto davvero poco è lo stile narrativo, quasi elementare, asettico, impersonale. Per farmi capire è l’equivalente di chi suona il pianoforte come fosse una macchina per scrivere. Manca originalità, complessità, anima.
Qualcosa di molto simile a una trama é annacquata in un misto di banalità, nozioni di bon ton e temi importanti affrontati tanto per riempire le pagine.
Il narratore inizia raccontandoci una storia, ma finisce per perdersi in aneddoti, avvenimenti, descrizioni che poco hanno a che fare con tutto il resto. Quello che rimane è il ritratto di una borghesia milanese che vuol far passare il lusso, l’agiatezza, ma soprattutto il privilegio per semplicità, anzi, per normalità.
Senza contare i numerosissimi riferimenti alle buone maniere, a come apparecchiare la tavola, cosa indossare per fare questo o quell’altro, a come prendere il the.
Dopo una serie di letture bellissime, mi sono imbattuta in "La governante" di Csaba dalla Zorza, che ho trovato sinceramente deludente. È il libro più snob che abbia mai letto, infarcito di riferimenti a una vita agiata, elitaria e totalmente distante dalla realtà quotidiana. I temi importanti come aborto, femminicidio e omosessualità vengono trattati con superficialità, leggerezza e, in certi momenti, con una fastidiosa ingenuità. Una lettura che non mi ha lasciato nulla, se non una sensazione di fastidio. Un'occasione sprecata.
Eh...il problema di questo libro é che la scrittura é bella...ma saper scrivere non vuol dire scrivere un bel libro! Forse xk il primo e quindi si sono espresse troppe cose senza lasciare al lettore il piacere di arrivarci. Una storia che poteva essere interessante ricoperta di moralismo, perbenismo e un pizzico di superbia. Peccato xk la scrittura é buona. Non mi aspettavo il romanzo della vita, ma così tanto perbenismo mi ha proprio disturbata
Fino alla fine mi sono chiesta se fosse un romanzo autobiografico, perché non si può non vedere nella protagonista, Adele, il riflesso dell'autrice, Csaba. Per molta parte della storia sembra di essere in una puntata di "Cortesie per gli ospiti", oppure di "A tavola con Csaba" (programmi, tra l'altro, che mi piacciono molto). Poi si viene trasportati, ma giusto una manciata di pagine, nell'atmosfera di "Tre" della Perrin; infine, finalmente, il romanzo sembra decollare autonomamente verso qualcosa di un po' più interessante, quale il rapporto figlio/genitori... Alla fine di tutto l'ho trovato scorrevole, non eccezionale ma comunque onesto, considerando che si tratta di un'opera prima. Mi è rimasta una domanda: ma veramente una persona che può permettersi un abito Dior per una serata tra amici ha come desiderio per il suo futuro, anni 2000, il fare la governante come l'indimenticabile Miss Kenton di "Quel che resta del giorno"?
Purtroppo "La governante" di Dalla Zorza non mi ha convinto: lettura poco scorrevole, ripetitivo, a tratti noioso e pieno di cliché. Il problema di fondo sta poi nel fatto che l'opera appaia fondamentalmente come una sorta di auto-elogio della stessa scrittrice, con continue precisazioni su come si deve apparecchiare la tavola o su come tenere la tazzina del thé a seconda del contesto. Tedioso anche il fatto di sottolineare continuamente la ricchezza della protagonista Adele e gli ambienti altolocati che durante il romanzo frequenta. Finale poi a dir poco raccapricciante. È un vero peccato, perché in fin dei conti la Zorza non avrebbe nemmeno una brutta penna, ma questa continua auto-esaltazione appesantisce la lettura e la rende a tratti davvero sgradevole.
Ho acquistato questo romanzo per istinto, perché seguo Csaba dalla Zorza su Istangram. Mi piace il suo club del libro che seguo sempre con piacere, la scelta dei libri e degli autori: i nostri gusti di lettura sono infatti molto simili; e poi l’apprezzo proprio come donna, sempre così elegante e raffinata nella sua semplicità. Adoro il suo atteggiamento sempre gentile ed educato e i suoi racconti di viaggio, dall’Orient Express alla Normandia, la sua passione per il brocante e per le cartoline scritte a mano. La sua pagina social la seguo davvero con piacere. Visto le premesse ho pensato che il suo primo romanzo potesse piacermi ma in realtà non mi è piaciuto affatto, anzi mi ha proprio annoiato. Sono davvero dispiaciuta nel scriverlo. Pensavo che la protagonista fosse una donna che ha cambiato vita e che in questo libro avrei trovato il racconto di questo suo nuovo viaggio, magari con qualche segreto nascosto, ma non ho trovato niente di tutto ciò. A mio parere il vero protagonista è il figlio che racconta un po’ la vita della sua famiglia con flashback tra presente e passato. Nulla di stimolante e originale, solo un po’ di lezioni di vita sparse qua e là. Tra l’altro la donna (la mamma) che il figlio descrive mi sembra esattamente Csaba, stessi gusti nel vestire, stesso amore per la cucina e le buone maniere, stesso lavoro ecc. Per me di originale e interessante davvero non c’è nulla. Peccato.
Libera nos a professioniste di marketing con velleità letterarie.
Questo è un romanzo scritto da una penna che non ha assolutamente nulla da dire. Il riassunto è una donna di successo che è anche bravissima a pulire, apparecchiare e cucinare sceglie di lasciare il lavoro per andare a pulire, apparecchiare e cucinare in casa d’altri. Si susseguono florilegi di dettagli inutili alla trama e scritti in modo talmente semplicistico da annoiare a morte, e personaggi che si riducono a stereotipi prima ancora di essere esplorati.
La “professione” dell’autrice può facilmente intuirsi dalla cura meticolosa, ridicola e forzata con cui informazioni su piatti, piattini, posate, ceramiche e coltelli vengono inseriti nel racconto (se così vogliamo chiamarlo) nonostante non abbiano senso di esistere e il cringe generale di descrivere il ceto medio-alto come una minoranza dai costumi bizzarri e malvisti.
La governante è un incrocio tra un mood board, un elenco di pensieri sparsi, un libro di lifestyle e una fantasia autoerotica in cui l’autrice crea un personaggio spaventosamente simile a lei ma praticamente senza difetti. Una noia mortale dall’inizio alla fine.
È quasi comicamente Csaba il fatto che nella prima pagina venga già citata una tazzina da te.
Romanzo estivo, senza infamia e senza lode, forse un futuro alternativo o una dichiarazione di intenti, ascoltato dalla sua voce è forse più interessante, il problema più grande per me è stato il genere del figlio, che sembra essere stato deciso alla metà del libro, e non risulta essere a parer mio un convincente personaggio maschile.
Per il resto un romanzo da ombrellone, adatto a chi ama l’autrice che saggiamente scrive di quello che sa, senza pretendere di insegnare nulla a nessuno, solo condividendo.
Il prologo sembra promettere una storia interessante, poi però arriva la noia. A me tutta questa perfezione, tutto questo rigore fa venire voglia di fare come fa la bambina nella pubblicità di una nota marca di divani: mentre tutti sono a prendere il caffè io con i miei pennarelli mi metto a sfregiare il divano, o ... mi immagino che sorrido agli astanti e caccio un bel rutto postprandiale, pregustandomi una crisi isterica. Trovo soffocante quello che per la voce narrante è una confortante routine, un ordine riposante, uno status quo che regala serenità e solidità. È un romanzo “beige”, una palette senza brio. Troppo impostata, troppo perfetta, volutamente senza guizzi questa madre, che organizza un pranzo scandito al millimetro e al minuto, al momento giusto- sempre al momento giusto, perché per lei non esistono sbavature (e se ci sono le tiene ben nascoste dentro)- e comunica alla famiglia che lascia il lavoro, per dedicarsi a qualcosa che la renda davvero felice, che lo fa per se stessa. Da lì parte il viaggio nei ricordi del figlio maggiore (per metà romanzo ho pensato fosse una donna anche se devo ammettere che ad un certo punto butta lì : sono un uomo), che per fare lo psicologo per l’età che ha, ha una reazione esagerata dato che va in crisi esistenziale alla notizia, manco le avesse detto che sta per morire. A me non sembra una reazione consona, mi pare talmente esagerata da far diventare questo romanzo assurdo. Nel paragrafo in cui tenta di parlare di femminismo/femminilità se ne esce con un paio di frasi che mi hanno fatto dire “boh!”, ed eccole qui: “Mia madre è una donna”. E poco dopo: “voleva un marito come alcune donne vogliono avere un figlio, ossia per mettere la crocetta accanto alla scritta, sulla riga: fatto.”. E dunque? Non sono riuscita a capire dove volesse andare a parare : voleva dire che è femminile? Che si è sposata non per dovere, ma per desiderio personale? Senza troppo trasporto? Un'altra cosa molto, molto fastidiosa sono tutte queste frasi brevissime, senza motivo, stile telegrafo: perché? Sono gli appunti del blocco note dello psicologo? L’autrice vuole facilitare la lettura? Io non capisco… Sembra un memoir con qualche discorso su tematiche importanti: parità di trattamento economico, aborto, ecc.… A pagina 70 avrei voluto abbandonare il romanzo. Ma come si fa?! E a pagina 76 penso, ma gli psicologi non hanno il vincolo del segreto professionale? Forse, e dico forse, ho capito il senso di quello che la “Mater mirabilis”, la “madre suprema” (come l’ha memorizzata in rubrica la figlia Ginevra) sta dicendo ai figli, e cioè che non si ritrova più nella vita che sta vivendo, che sente di “essere vissuta” dal ruolo che ha creato in anni di lavoro, invece di vivere la propria esistenza, che l’esistenza che ha vissuto fino a oggi è stata appagante, ma non “piena”, non felice; mentre a sessant’anni è arrivato il momento di uscire dai ruoli – che lei stessa si è scelta e data- ed è arrivato il tempo di vivere e afferrare una felicità spostata in un dopo che è diventato presente. Un bel tema, ma per come viene sviluppato, ripetuto e ripetuto ancora, è di una noia pazzesca. Non sarebbero nemmeno brutte le osservazioni che vengono fuori di tanto in tanto, il problema è la forma e quel sentore snob, quell’alterigia che rende tutto e tutti distanti e antipatici. Perché, poi, non alleggerire una narrazione verbosa e iper analitica con pagine di diario o note della madre, così da sentire la sua voce direttamente, invece di farla arrivare al lettore filtrata dal figlio Alberto? La parte con più pathos, quella più interessante è quella dove viene raccontata l’esperienza a la Mirande, dove la madre tiene corsi di cucina a donne in difficoltà. Perché non scrivere solo di quello? Creare un romanzo imperniato su una scuola di cucina e un’anziana insegnante che racconta e si racconta? (forse perché la Bauermeister l’ho già fatto? Anche se fosse, perché non creare un romanzo simile? O forse perché lo farà nel successivo libro “io sono Adele”, riprendendo il finale di questa storia? allora perché infliggere al lettore tutto questo “prequel”, che ha la lentezza della A14 il 15 di agosto?) Io sono allibita. La grande innovazione sarebbe il ribaltamento della scalata sociale, da donna manager in carriera, a governante? O il fatto che la felicità per lei risieda nel cucinare e tenere in ordine, ma pagata, perché già lo faceva a casa sua? Io proprio non capisco. Tra l’altro mi chiedo : se l’autrice avesse pubblicato sotto pseudonimo, avrebbe avuto tutto questo successo? O molti lettori hanno comprato il libro per vedere se la signora del galateo, delle buone maniere e dei programmi tv, è brava anche a inventare storie? Sinceramente? Meglio uno dei suoi ricettari o la lettura del suo blog/profilo. Letto per la sfida, altrimenti l’avrei lasciato dopo il prologo. Quello funziona, il resto, salvo qualche capitolo, no. 1 stella e mezzo il mio voto. Piatto e poco coinvolgente, addirittura irritante. Ps. Ciao Plebey! (sembra sussurrare all’orecchio, o è parso solo a me?)
First there is the review in Italian then the English one – Prima c'è la recensione in italiano poi quella in inglese 4 Letto in italiano.
L’autrice è un personaggio noto ed ha un certo carisma. La sua capacità di parlare o scrivere di cucina rendendo eleganti molte ricette semplicissime è ineguagliabile. Il romanzo mi pare scritto con un tono che mette insieme distanza e intimità, un po’ come lei. Ci sono descrizioni di “riti” quotidiani, di come si apparecchia la tavola e di come si fanno cose seguendo tradizioni di famiglia e mantenendo vivo il loro significato. Si tratta di eleganza ma anche di rispetto e di fedeltà. È la storia di una donna che con grazia e determinazione si ribella alla sua vita, a quella che è diventata una prigione, e si costruisce una via di fuga quasi paradossale. È stata direttrice di un giornale continuando a gestire in maniera impeccabile gli impegni lavorativi e quelli domestici e familiari, e a un certo punto la fatica è stata troppa: un peso schiacciante. La protagonista non si giudica severamente, non dà una connotazione né negativa né positiva alla sua percezione di sé. È chiaro che arrivata a questo punto e vuole poter scegliere come vivere. La relazione con il marito è apparentemente serena ma in realtà non ha funzionato, e anche se non ha rimpianti, la signora dice basta.
Alcune citazioni “È tutta la vita che mi alzo al mattino e mi preparo a essere la donna che gli altri si aspettano di vedere. Non voglio più vestirmi e truccarmi per l’occasione. Lo so, sembra ingrato, ma vorrei finalmente poter fare anche quello che desidero, non solo quello che devo fare”. “Lei ha sempre avuto solo un modo per fare le cose: farle bene”. “ho sopportato. Sono fiera di aver amato incondizionatamente. Mi dispiace ancora oggi pensare che per lui sono stata solo la persona che trovava a casa quando rientrava (…). La governante che gli ha mandato avanti la famiglia, la vita”.
4 Read in Italian. The author is a well-known figure and has a certain charisma. Her ability to talk or write about cooking by making many very simple recipes elegant is unparalleled. Her novel seems to me to be written with a tone that brings together distance and intimacy, a bit like her. There are descriptions of everyday “rituals,” of setting the table and doing things by following family traditions and keeping their meaning alive. It is about elegance but also about respect and loyalty. It is the story of a woman who, gracefully and determinedly, rebels against her life, what has become a prison, and builds an almost paradoxical escape route for herself. She has been a newspaper editor while continuing to impeccably manage work and home and family commitments, and at some point the strain has been too much: an overwhelming burden. The protagonist does not judge herself harshly, giving neither negative nor positive connotations to her self-perception. It is clear that she has reached this point and wants to be able to choose how she lives. The relationship with her husband is apparently peaceful but in reality it did not work out, and although she has no regrets, she says enough is enough.
Some quotes "All my life I have been getting up in the morning and preparing to be the woman others expect to see. I no longer want to dress up and put on makeup for the occasion. I know, it sounds ungrateful, but I would like to finally be able to do what I want too, not just what I have to do." “She always had only one way to do things: do them well.” "I tolerated. I am proud that I loved unconditionally. I still regret to this day to think that to him I was only the person he found at home when he returned (...). The housekeeper who sent him his family, his life."
Il romanzo parla di una donna che si è votata alla perfezione: madre perfetta, moglie perfetta, con una carriera perfetta, un'eleganza perfetta. Una volta portati a termine i propri ruoli autoimposti (nessuno le ha mai davvero chiesto di essere perfetta...) decide finalmente di dedicarsi a se stessa, diventando governante, com'era chiaro già dal titolo.
Il romanzo è didascalico, retorico, artificioso, ridondante di discorsi sul ruolo della donna che non conducono a un'evoluzione dei personaggi, ma solo a una sterile polemica autoconclusiva. Tuttavia è un libro piacevole e scorrevole, disseminato di graziosi espedienti che avrebbero potuto arricchire l'esperienza di lettura, se usati diversamente. Tra questi espedienti, forse quello che ho apprezzato maggiormente è lo stratagemma di rivelare il nome della protagonista solo alla fine, al termine del colloquio per ottenere il lavoro da governante, con il chiaro intento di sottintendere che solo in quel momento lei può essere sé stessa, uscendo definitivamente dai ruoli in cui si era ingabbiata. Peccato che non fosse un mistero su cui, da lettrice, mi sia venuta voglia di indagare. Nel corso della lettura, non è mai stato creato quel pathos e quel senso di mistero che mi avrebbero permesso di apprezzare tale rivelazione.
Oltre all'assenza di una trama intrigante, che dal mio punto di vista è la vera pecca del romanzo, gli ultimi capitoli sono stati addirittura fastidiosi. Per esempio, un brivido di orrore mi ha colta quando, nel giro di una decina di pagine, la protagonista sostiene dapprima che la grammatica non possa essere intrinsecamente offensiva, rifiutandosi pertanto di utilizzare le forme neutre dei sostantivi, per poi entrare in contraddizione con se stessa dichiarando che la parola "direttore" sia preferibile anche al femminile... Eppure, la parola "direttrice" è grammaticalmente corretta e, in base a quanto lei stessa aveva affermato poche pagine prima, dovrebbe essere usata senza temere di offendere nessuno. La logica contorsionista di certe persone è veramente un fenomeno curioso...
Analogamente, ho genuinamente detestato il capitolo pietista in cui madre e figlio, dopo una serata all'insegna del lusso assieme ad amici molto benestanti, e dopo aver dichiarato, nel corso del romanzo, di essere benestanti loro stessi, "aiutano" un gruppo di donne in difficoltà provenienti da contesti sociali disagiati insegnando loro a fare la frolla e le meringhe. Dio santissimo. Il capitolo si chiude con le donne che si abbracciano tutte, perché aver fatto la frolla insieme cancella in pochi istanti la distanza inconciliabile tra i loro mondi. Ovviamente la protagonista continuerà a vivere nel benessere, e le altre donne ricominceranno a vivere di espedienti, ma di questo argomento scabroso non se ne parla, perché il capitolo è ambientato a Pufflandia e tutti si vogliono bene. Fatevi un favore: saltate questo capitolo.
In conclusione, è un libro con del potenziale, ma fondamentalmente mediocre. Sono certa che il prossimo sarà meglio!