Non è una di loro, Mallena. Un giorno di sedici anni prima è arrivata a Norolani insieme con Jubanne, cui è bastato un attimo per innamorarsi e che l’ha sposata per proteggerla da un destino che gravava su di lei come una condanna. Eppure, per gli abitanti di quel paese dove il maestrale porta il respiro del mare, ormai è diventata un punto di riferimento. Perché Mallena è una llevadora che, mettendo in pratica il sapere antico tramandatole dalla madre, assiste tutte le partorienti, anche quelle delle famiglie più umili, senza mai pretendere nulla in cambio. Ma tutto precipita nel settembre 1917, quando Jubanne torna dal fronte ferito nel corpo e nell’anima. Per pagargli le cure necessarie, Mallena chiede a gran voce al consiglio comunale di essere remunerata per il suo lavoro e, ancora una volta, quel sussidio le viene negato. Come se non bastasse, in conformità a un decreto regio, viene assunta un’ostetrica diplomata, destinata a sostituirla. Arriva dal continente, Angelica Ferrari: nonostante la giovane età, per essere lì ha combattuto a lungo, sfidando le convenzioni sociali e la disapprovazione del padre, che voleva relegarla tra le mura domestiche, sposata con un buon partito. E adesso deve lottare contro la diffidenza delle donne del paese, che la vedono come un’estranea e rifiutano le sue cure. Dovrebbero essere rivali, Mallena e Angelica, invece sono le due facce della stessa medaglia, entrambe spinte dal desiderio di libertà e indipendenza, entrambe tradite dalle persone che avrebbero dovuto proteggerle e vittime della quotidiana ingiustizia che il mondo sa riservare soprattutto alle donne. Tuttavia, quando la situazione si farà insostenibile e i fantasmi del passato torneranno a bussare alla porta di Mallena, sarà proprio l’intera comunità di Norolani a pretendere che, per una volta, si faccia davverogiustizia.
Una grande storia al femminile che, attraverso la lingua, i profumi, la poesia e la ruvidezza della vita quotidiana nella Sardegna d’inizio Novecento, narra di gente umile e schiva, ma unita da un profondo senso di comunità. E di una protagonista che, grazie a una saggezza ancestrale e alla solidarietà delle altre donne, matura in sé una nuova e luminosa consapevolezza.
Nos encontramos en Cerdeña en el año 1917 con la llegada a Norolani de Mallena, la cual se convierte en la comadrona del pueblo. La historia sigue su vida con su esposo Jubanne, quien regresa de la Gran Guerra, con un dolor tanto físico como psicológico, y además viviremos los desafios a los que se enfrenta Mallena cuando una partera titulada, llega al pueblo y amenza con su posición en la comunidad. A traves de ambas protagonistas, se entreteje una historia sobre libertad, solidaridad femenina y justicia social.
Mallena es una mujer fuerte y segura de si misma, y no se dejara detener por nadie, y mucho menos por los hombres de su pueblo que intentan dejarla fuera de juego. Una historia que gira en torno a lo que promete, sin dejarse eclipsar por el tema de la guerra.
Una novela intima y poderosa, bien escrito, donde habrá mucho de medicina popular y esas tradiciones rurales que usaban las comadronas.
Destacar esa solidaridad femenina para luchar en un contexto opresivo hacia los hombres, que invita a la reflexion sobre el empoderamiento en un mundo marcado por la desigualdad.
Si tengo que poner algún pero, es que hay gran cantidad de términos en italiano sin traducir y que hubiera agradecido una nota al pie de pagina, aun así, la forma de escribir de la autora es fluida, sencilla, y te invita a continuar leyendo para saber como acaba.
Mallena es el eje de este libro, una mujer que, por necesidad y voluntad, ha elegido una vida dedicada a los demás, para ser la comadrona de la tierra que la adoptó, obligada desde muy joven a abandonar su país pero acompañada por su amado Jubanne.
A lo largo de la novela , Mallena recorre casas, caminos y aldeas para ayudar a dar a luz a mujeres de distintas edades y condiciones. Cada nacimiento introduce una historia distinta: embarazos no deseados, matrimonios forzados, violencias silenciadas y pérdidas irreparables. Estos episodios se van encadenando y conforman el núcleo narrativo de la novela, mostrando cómo la comadrona se ve implicada emocionalmente en los dramas de quienes asiste, aun cuando debe mantener la discreción que su oficio exige.
Un libro el realmente bonito y fluido, lleno de imágenes, colores, olores y sabores que te introduce de lleno dejando poco espacio para la imaginación.
Mallena es una mujer marcada por la vida que, a pesar de las injusticias y dificultades, posee un valor y una fuerza extraordinarios. Un personaje por el que he sentido una gran admiración y empatía.
En conclusión, La comadrona reafirma el mensaje central de la novela: la dignidad, la compasión y la justicia deben prevalecer sobre el miedo y la costumbre. La figura de la comadrona emerge así no solo como testigo de la vida, sino como agente moral en un mundo que comienza, lentamente, a cuestionarse a sí mismo.
4.5⭐️ Con qualche piccolo aggiustamento sarebbe potuto essere un 5 stelle! Avrei preferito meno fretta nella parte finale e un rapporto più aperto e approfondito tra Mallena e Angelica. Qualche “soddisfazione” in più lo avrebbe reso perfetto, secondo me.
Bibbiana Cau dà vita al personaggio di Mallena Devaddis, una donna di quasi quarant'anni che lavora come "llevadora" nella Sardegna del 1900. Si è trasferita in un paesino dell'entroterra sardo per amore di Jubanne, l'uomo che l'ha conquistata con un solo sguardo e che l'ha aiutata a fuggire da una relazione violenta. Insieme hanno due figli: il piccolo Daniele e la giovane Rosa. La loro vita cambia quando Jubanne va a combattere durante la Grande Guerra e cambia un'altra volta quando fa ritorno dal fronte portandosi dietro un grande dolore fisico e psicologico. Mallena deve destreggiarsi tra il prendersi cura del marito e delle partorienti del paese, le piace dare una mano e sa sempre come fare in modo che i neonati vengano al mondo in salute. Non è però tutto oro ciò che luccica, e un ennesimo bastone fra le ruote di nome Angelica Ferrari mette a dura prova Mallena. Angelica è un'ostetrica laureatasi all'università di Pavia e per questo potrà anche ricevere un compenso, a differenza di Mallena, che vive in povertà e a cui viene intimato di non toccare più donne incinte e neonati. Mallena ha dalla sua l'essere una donna forte e sicura di sé, non si lascia fermare da una forestiera, men che meno dagli uomini del suo paese che cercano di metterla fuori gioco.
Finalmente una storia che ruota attorno a ciò che promette senza farsi oscurare dal tema della guerra, ahimè molto bistrattato e buttato un po' ovunque. Ho apprezzato molto i termini dialettali, anche se avrei preferito un piccolo glossario con le traduzioni. La scrittura di Bibbiana Cau è scorrevole, semplice, ti invoglia a continuare e a saperne di più di quello che succede nel paesino di Norolani.
Un buon esordio che fa l'occhiolino a quei romanzi in stile "Portalettere" che tanto sono piaciuti al pubblico italiano. Una protagonista forte a cui è facile (fin troppo) affezionarsi perché è delineata proprio per piacere ai lettori, una bella ambientazione, sfondo storico importante, insomma gli ingredienti ci sono (quasi) tutti. Peccato per una scrittura piuttosto piatta, senza guizzi di originalità.
"Scusate se… sono rimasta imbambolata, ma a me non sarebbe mai passato per la testa che si poteva vendere una cosa che, come l’aria, c’è in natura ed è di tutti quanti. E poi, quando c’è bisogno di aiutare qualcheduno, tocca farlo anche senza pretendere mercede alcuna, specie da chi non può pagare."
Il romanzo di esordio di Bibbiana Cau si inserisce perfettamente in uno dei filoni narrativi di maggior successo nel più recente panorama letterario italiano: quello dedicato alle storie familiari corredate di uno sfondo storico ben delineato e una protagonista femminile forte e intrepida a cui è impossibile non sentirsi vicini. E Mallena, attrice principale della vicenda, nonché la levatrice che dà il titolo al libro, non fa eccezione: una donna coraggiosa, un passato oscuro e violento dal quale è fuggita in una notte tenebrosa a cavallo di un asino, la custode di un sapere antico legato alla natura e alle tradizioni sarde, madre, moglie e, soprattutto, punto di riferimento per tutte le donne di Norolani, il paesino che fa da sfondo alla narrazione. Conosciamo Mallena proprio mentre svolge il suo lavoro di assistenza a una giovane donna in procinto di partorire, davanti agli occhi prima attoniti, poi orgogliosi, di sua figlia. In paese la conoscono tutti la “llevadora”, colei che si prende cura della salute delle donne che alle sue mani sapienti si affidano totalmente nel momento più delicato della loro vita. Eppure Mallena non ha studiato, addirittura non sa né leggere né scrivere, attività per le quali conta solo su sua figlia nella quale ha riposto le speranze future, perché tutta la sua conoscenza le è stata tramandata da sua madre, anche lei guaritrice ed esperta di rimedi naturali. Mallena non fa altro che rievocarla tra le pagine in un misto di amore e tristezza per la sua vita sfortunata; in ogni foglia, radice, fiore, odore selvatico, rivede quelle sue mani magiche capaci di alleviare dolori e accarezzare corpi sofferenti che sono sempre state la sua ispirazione. Il mondo dei rimedi naturali è molto ben descritto anche attraverso la figura enigmatica della vecchia tzia Nonnora, guaritrice dai “poteri” sorprendenti, anima terrena capace di capire al volo le sofferenze altrui tramite una connessione con la natura stessa e guida imprescindibile nella vita di Mallena. È l’aspetto più suggestivo e interessante del romanzo. Merito, questo, anche di una Sardegna che, lungi dall’essere un mero sfondo alle vicende, si percepisce tra le pagine più viva che mai, anche grazie alla lingua sarda che irrompe molto spesso nel racconto, senza mai minarne la scorrevolezza. Cau, lei stessa sarda nonché ostetrica di professione, fa con questo romanzo un omaggio alla sua terra, alle sue tradizioni, all’immagine e al lavoro fondamentale e durissimo della “llevadora”, mai davvero riconosciuto dalla Storia.
Mallena, infatti, dovrà lottare con le unghie e con i denti per avere anche un minimo compenso che le spetta e le permetterebbe di vivere dignitosamente, compenso che le viene costantemente negato perché lei “non possiede un pezzo di carta” che attesti le sue qualità di levatrice. Non basta, forse, una vita intera dedicata alla sicurezza e alla salute delle donne e dei bambini del paese? È questo che si chiede, disperata, è questo che la ossessione quando la sua stessa vita comincia ad andare in pezzi. E proprio a questo punto della storia si innesta una delle tematiche principali del romanzo: la solidarietà femminile. Quando sarà Mallena a essere in difficoltà, le donne del paese vinceranno la loro ancestrale ritrosia, quella tendenza a starsene sempre zitte e buone tra le mura domestiche, per scendere in piazza e alzare finalmente la voce in difesa di una sorella che si è sempre presa cura di loro. È un romanzo, questo, in cui sono le donne a tenere il filo della narrazione, anche perché a Norolani non sono rimasti molti uomini, fatta eccezione per gli anziani del paese. Questo perché ci troviamo, da un punto di vista temporale, nell’Italia di inizio ‘900, dilaniata dalle battaglie della prima guerra mondiale che hanno rubato al paese tutti i giovani insieme alle loro speranze e illusioni.
La guerra è un’altra grande protagonista del romanzo, fa breccia con la sua ferocia in quasi tutte le pagine sia attraverso il racconto di battaglie al fronte, sia tramite il drammatico destino del marito di Mallena, un soldato che torna a casa martoriato nel corpo e nello spirito, una figura tragica che fa stringere il cuore. Jubanne, come lo chiamano tutti in paese, diventa così emblema di tutti quei giovani mandati a morire in una guerra insensata e vigliacca che ha rovinato la vita di tante famiglie, proprio come accade a quella di Mallena. Il loro è un amore puro, vissuto tra passione e tenerezza, che sembra, però, doversi arrendere davanti alla sofferenza indicibile di Jubanne, perso nei suoi incubi che lo proiettano ancora in una trincea attorniato da compagni morti e nella sofferenza di un corpo che lui non sa più riconoscere. Attraverso gli occhi di Mallena intravediamo anche il suo dolore, la sua impotenza dinanzi alle grida lancinanti del marito, il suo cuore che sanguina al ricordo di una vita strappata, la sua rabbia e quella di tutte le donne in attesa di figli, padri, fratelli, compagni che forse non faranno mai più ritorno.
Ciò che accade al marito apre una crepa nell’audacia e nella sfrontatezza di Mallena, ci mostra le sue fragilità e al contempo la determinazione a fare di tutto per salvarlo, rendendo il personaggio molto più sfaccettato e interessante. Anche Mallena vive momenti di sconforto: cade, si dispera, ha paura, sbaglia, crolla, ma si rialza, sempre. Tutto questo non fa che permettere al lettore di affezionarsi sempre più a lei e alla sua storia fino a gioire del suo, meritato, riscatto. Mallena vincerà la sua battaglia contro uomini superbi e bigotti e contro un insieme di leggi assurde e offensive, ma non tutto finirà nel verso giusto. Il finale che ci regala l’autrice, anche se amaro, risulta perfettamente coerente con tutta la storia e ci lascia l’immagine più vivida che mai di una Mallena costretta a prendere la decisione più difficile della sua vita, mentre i rintocchi del campanile di Norolani annunciano, festosi, l’arrivo del Natale, creando una contrapposizione che ho trovato bellissima.
È un romanzo molto godibile che gioca molto sull’emotività del lettore perché ricco anche di momenti drammatici descritti in modo talmente vivido da trasportarci proprio lì, sulla scena. Il passato oscuro di Mallena che ciclicamente torna nella storia è quel pizzico di mistero che rende il tutto ancora più avvincente, mentre la dimensione naturale di questa Sardegna brulla, immobile, rigogliosa, quasi sospesa nel tempo è per me la parte più incisiva in assoluto. Bibbiana Cau ha ricostruito un affresco della Sardegna di inizio Novecento, dando finalmente voce e dignità alla figura della “llevadora” e al suo lavoro imprescindibile per tantissime donne del tempo.
Insomma, una buona lettura che per me sta un po' nel mezzo: ok, ma si poteva fare di più.
Ascoltato in audiolibro. La storia è molto bella e ho apprezzato tantissimo la lettrice, sicuramente non è uno dei libri migliori che abbia mai letto ma rimane un buon libro. Spesso lascia un senso di frustrazione che non si può ignorare e in questo l'autrice è stata bravissima.
La Sardegna di un tempo, le storie che sentivo raccontare da mia nonna, una vita familiare faticosa ed a tratti disperata. Una donna che cerca in tutti i modi di mandare avanti una famiglia e nonostante tutti i sacrifici e gli sforzi, non raggiunge i risultati sperati. Un bellissimo libro che, attraverso la storia di una donna, facente uno dei più vecchi lavori praticati in Sardegna, riporta tradizioni, usi e costumi dell'epoca.
Mallena è la voce di tante, troppe donne che in passato hanno tentato di affermarsi, di far riconoscere il loro operato, le loro straordinarie capacità (e non solo in campo ostetrico-ginecologico) più o meno invano, in una società troppo acerba per comprendere ed accettare le capacità di una "fimmina", soprattutto se non "istudiata". Ma questo romanzo contiene anche un fedele spaccato della Sardegna del primo '900, vessata dalla povertà inflitta dalla guerra ed al contempo resa forte dalla tenacia dei suoi indigenti abitanti, ignoranti ma caparbi, uniti più che mai in quei tempi disperati.
Con le lacrime agli occhi posso dire che “la levatrice” si è rivelata una delle letture più emozionanti dell’ultimo periodo.
La storia ripercorre la vita di Mallena, la levatrice di Norolani, un piccolo paese della Sardegna del 1917. In piena prima guerra mondiale il marito di Mallena, Jubanne è al fronte per combattere una guerra che nessuno capisce mentre lei, con i suoi figli Rosa e Daniele, vive nella speranza del ritorno del marito svolgendo il mestiere più antico: quello della levatrice. Mallena aiuta le donne di Norolani e del circondario a partorire, lo fa da sedici anni con dedizione, rispetto e cura senza chiedere nulla in cambio. Ogni donna che si appresta a partorire chiede la sua assistenza e si affida alla sua sapienza senza riserve. Ad un certo punto della storia, Jubanne torna dal fronte. Mallena, Rosa, Daniele, zia Zizza e tutto il paese gioiscono. Ma Jubanne non è più lo stesso: ora ha una gamba in meno e ha bisogno di cure costose. Mallena non ha il denaro sufficiente e spera che, finalmente, il comune possa riconoscere il suo operato come levatrice e remunerarla come è giusto che sia. La donna però non è abilitata alla professione, non ha studiato, non sa leggere a differenza di Angelica Ferraris, la giovane levatrice laureata che verrà assunta dal comune. La storia narra dunque le vicende della vita di Mallena: il ritorno di suo marito martoriato dagli orrori della guerra, dalla crudeltà e dalla morte; il rapporto antitetico con Angelica che non viene mai risolto del tutto e la sua eredità da fuggitiva.
In questo libro si intrecciano una miriade di storie e di temi cruciali, temi che molto spesso non vengono affrontati di cui spesso si tace. Tra questi la deteriorata salute mentale dei soldati che tornano uomini diversi dal freddo delle trincee; così come il ruolo fondamentale che le donne hanno svolto in questo capitolo buio della nostra storia, la forza e la perseveranza delle più giovani.
Il libro di Bibbiana Cau è dunque certamente un libro di donne. Ma, oltre ad essere un inno alla forza delle donne, alla loro perseveranza e resistenza, è anche un viaggio nelle tradizioni sarde che, del resto, trovano echi anche nel resto del “continente”. A Norolani si intrecciano pratiche mediche ortodosse come quelle del dottor Onnis, del farmacista e della signorina Angelica e quelle profane, eretiche, di Mallena e Tzia Nonnora. Quest’ultime rappresentano la saggezza e la sapienza popolare, la voglia di aiutare e di curare senza riserve, senza chiedere nulla in cambio. Le pratiche di Tzia Nonnora ci portano nella realtà più intima del paese, ci insegnano che le credenze popolari e i loro protagonisti a volte possono confortare e aiutare in un modo diverso. La medicina “seria”, il rigore medico si scontrano con queste pratiche. Le deridono e cercano di cancellarle in nome della giustizia. Ma come si può pretendere di farlo? Come si fa a togliere a un paese la sua identità, le sue tradizioni e le sue credenze? Queste formano una rete antica che scorre nel sangue di ogni individuo del luogo, fanno parte della loro storia. Le figure femminili, le curatrici di questo libro, diventano dunque figure identitarie e allo stesso tempo figure disprezzate e spesso denigrate ricordando le famose janare. Le streghe, le curatrici, le donne non conformiste che hanno lasciato un segno indelebile nella nostra storia.
Libro adorato e amato. Libro che non ha fatto che farmi apprezzare sempre di più la storia e la cultura della mia Sardegna. La mia isola che mi manca sempre di più. Scrittura perfetta e scorrevole, dialoghi sardi non banali e spiegati in maniera semplice.Il libro mi ha fatto tornare indietro nei ricordi e nelle storie che le mie nonne, le zie e i miei genitori mi hanno sempre raccontato. La forza dell'isola sarda raccontata nella storia di una forte levatrice, in un periodo in cui gli uomini venivano mandati a combattere per una guerra che neanche capivano perché esistesse. La forza delle donne del piccolo paese e di Mallena, la levatrice che i medici cittadini e della penisola hanno voluto deridere, ma che non sono riusciti a spezzarla. Lei con la sua esperienza e il suo sapere, ha fatto capire a un'altra giovane levatrice della penisola, che non sempre basta studiare per intraprendere il mestiere così difficile dell'ostetrica. L'aiutare a mettere al mondo una vita,non può essere spiegato solo dai libri, ci vuole esperienza e sopratutto empatia, nel supportare le madri - dalle più giovani alle più esperte - a compiere questo importante compito del mettere alla luce altre vite.
Donne che sostengono, aiutano e confortano altre donne. Nel silenzio, senza alcun riconoscimento e, anzi, spesso osteggiate. Uno Stato che per le donne è sempre stato assente e ostile. Fare rete, si direbbe oggi! Dobbiamo essere grate a queste donne semplici che hanno lottato anche per noi!
Bellissimo, assolutamente consigliato. Un viaggio nel cuore della Sardegna, delle sue tradizioni e che racconta la storia di una donna coraggiosa e forte, che non si ferma davanti a nulla. Il finale molto commovente.
Terribile, inutile, noioso, prolisso e patetico. Un libro faticoso da portare a termine, con una lettura esasperante e una storia che non si capisce perché esista. Una di quelle opere che ti fanno chiedere, già dalle prime pagine, perché tu abbia deciso di iniziarle.
Basta pochissimo per rendersene conto: l’apertura è affidata a un parto descritto in modo disgustoso, ridondante, inutilmente dettagliato, senza alcun senso narrativo. Non provoca emozione, non costruisce atmosfera, non dice nulla. È solo prolissità fine a sé stessa. Una noia tremenda, accompagnata da quel tipo di retorica stanca in cui le donne “celebrano le donne” senza dire assolutamente niente di nuovo o interessante.
Segue un’interminabile descrizione della vita contadina, piatta e priva di qualsiasi attrattiva. La protagonista, questa levatrice, passa il tempo a lamentarsi perché non riceve i soldi che ritiene le spettino, rifiuta di fare un esame necessario per ottenerli e pretende comunque di essere pagata. È un personaggio patetico, vittimista, insopportabile, che non suscita empatia né interesse. Se non vuoi fare la levatrice, non farla: ma trasformare questo lamento continuo in un romanzo è semplicemente estenuante.
Pagina dopo pagina, la lettura diventa sempre più difficile da sopportare. Il ritmo è spento, la trama inesistente. Viene spontaneo chiedersi quale sia il senso di raccontare la storia di una donna all’inizio del Novecento il cui unico ruolo è essere al servizio della comunità, degli uomini, delle nascite e delle sofferenze altrui. In un’epoca in cui si parla (giustamente) di emancipazione, di complessità, di donne forti e consapevoli, tornare a queste narrazioni senza alcuno sguardo critico o rielaborazione non aggiunge nulla.
Anche il contesto storico e la guerra sono trattati in modo artificioso, freddo, didascalico. È evidente che l’autrice non ha alcuna esperienza diretta di ciò che racconta e si limita a una ricostruzione scolastica, priva di vita e di verità emotiva. Le descrizioni sono eccessive, ridondanti, inutili: puro riempitivo. Tutto si trascina senza motivo, senza direzione, senza un vero cuore narrativo.
Più volte ho seriamente pensato di abbandonare l’ascolto. È uno dei libri peggiori che mi sia capitato di affrontare: privo di senso, di ritmo, di ispirazione. Un’opera che dà l’impressione di essere stata scritta solo perché “si doveva scrivere qualcosa”, senza un’idea forte, senza una vera necessità narrativa.
Nel 1917 a Norolani, paesino dell’entroterra sardo, Mallena aiuta le donne durante il parto perché ha imparato l’arte del far nascere i bambini dalla madre, morta prematuramente. La donna non ha studiato come ostetrica, si affida esclusivamente alla sua esperienza pratica, rispettando la Natura e le tradizioni della sua terra, meritando la fiducia delle persone. Il ritorno del marito invalido dalla Guerra e l’arrivo di un’ostetrica diplomata mutano la sua quotidianità e la rendono vittima di giustizie e della Storia. Un ottimo romanzo d’esordio che contrappone la medicina ai medicamenti antichi, Angelica, l’ostetrica, a Mallena, che risultano entrambe vittime del potere degli uomini e della loro volontà. Mallena è una donna decisa, concreta e generosa, disposta ad aiutare le donne anche senza compenso, nonostante l’estrema povertà. Quando cerca di far valere i suoi diritti, trova barriere insormontabili.
“So che io cerco la giustizia, perché è meglio che ci manchi il pane che non sa zustizia, quella non deve mai mancare, ma di certo non la loro, che è tutta un’altra cosa e che Dio ce ne iscampede dall’essere rincorsi dalla loro zustizia”
La narrazione è fluida e empatica, il dialetto sardo, comprensibile, risalta la figura della protagonista, contrapponendosi all’italiano. Jubanne, il marito, rappresenta l’insensatezza e la crudeltà della guerra, la mancanza di aiuti da parte dello stato e la difficoltà di acccetare una disabilità che gli stravolge la vita.
“Nella testa del vecchio risuonava la stessa domanda: Perché? Le risposte che trovava erano: Per la Patria, la libertà e la giustizia, ma, continuando ad ascoltare le parole del figlio, quelle risposte gli apparvero svuotate di ogni senso”
Il romanzo crea rabbia, disperazione, insofferenza, soprattutto a causa del trattamento riservato a Mallena che l’autrice è riuscita a ricreare in modo efficace, anche attraverso la descrizione accurata del periodo storico e del contesto sociale della Sardegna dell’epoca.
“Come il vento che arriva dal mare, che si sente, si respira e sembra che ci può abbracciare e ci entra dentro, anche la morte è così, fizza mia, ci abbraccia, ci accompagna e talvolta ci salva. Siamo nella stessa strada fin da quando nasciamo.”
Un esordio brillante attraverso un romanzo che parla di donne e alle donne.
complice il caldo e le vacanze letto in una settimana. prima parte bella e intensa : riflessioni sul ruolo della donna ,sul mistero della maternità che nel Novecento era guidata da mani esperte e riti segreti. toccanti i passaggi sui reduci della prima guerra mondiale di cui fa parte il marito della protagonista. ultime 80/70 pagine invece ridondanti a tratti macabre, evitabili insomma. finale un po deludente
"...T'assicuro ch'a tie...ch'a tie solu bramo...ca t'amo forte, t'amo, t'amo, t'am..." "...foglie cadute...attraversate da numerose sfumature di colore, decise a restare intatte eppure destinate ad appassire e dissolversi..."
una storia straziante e molto vera.......ancora una volta le donne dimostrano una forza e una resilienza fuori dal comune......bello da leggere con un fazzoletto vicino....
Divorato. Forse avrei dedicato più tempo e spazio ad Angelica. Tante cose erano molto prevedibili, ma l’ho trovato comunque un libro godibile e un ottimo esordio.
Scrittura scorrevole, intreccio ben scritto e protagonista che ha ancora molto da raccontare. Sono sicura che vedremo presto un seguito di questo libro!
Lettura gradevole, non mi ha cambiato la vita, CHI SCRIVE LE TRAME DEI LIBRI SUI LIBRI LI HA ALMENO LETTI? Angelica non è minimamente un personaggio esplorato e non fa una bella figura, ma proprio per niente ed è a malapena un personaggio secondario. Pitiola, l’asino, è stata il mio personaggio preferito🫶🏻
L’incontro-scontro tra esoterismo e scienza, il dolore della guerra, la forza e il coraggio, ma anche la fragilità, della donna, la complessità della vita in una terra aspra, lo snodo tra morte e vita: per tutto ciò ho adorato il libro.
Una historia de mujeres luchadoras con unos personajes que dejan huella. Me ha parecido un libro entretenido, ambientado en Cerdeña durante la primera guerra mundial. Lo recomiendo si te gustan esas historias de personajes en las que terminas cogiéndoles cariño ❤️
È un romanzo dalla storia intensa e triste, che a tratti può risultare un po’ pesante da seguire. Durante la lettura si nutre la speranza che, prima o poi, le cose possano migliorare, ma questa attesa viene costantemente disattesa.
Sardegna 1917, Mallena la levatrice del paese è stufa di esercitare la professione senza essere pagata e perciò chiede al sindaco adeguata retribuzione; ma invece in Comune si decide di chiamare in’ostetrica diplomata dal Continente. La storia si dipana tra le disgrazie di Mallena ( il marito torna dalla guerra invalido e malato, soldi che mancano, un ex fidanzato che la vuole morta ) e quella di un paese arretrato che non ne vuole sapere di adeguarsi alla modernità. Romanzo molto difficile da leggere a causa dell’uso eccessivo del dialetto sardo che appesantisce la lettura; inoltre la storia è molto statica non decolla mai, la figura dell’ostetrica Angelica è appena accennata e non si capisce neanche dove poi finisca. Mallena è una donna sempre cupa, triste e impaurita che non riesce e farsi amare dal lettore. Nel complesso non un ‘opera favolosa.