"Sono esattamente dove dovrei essere, con i miei capelli appiccicosi di sudore, i jeans consumati sulle ginocchia, il giubbotto di pelle appartengo a questo posto allo stesso modo di un sampietrino divelto, o di una carcassa abbandonata per strada."
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Devastata da epidemie e alluvioni, e dalla guerriglia urbana che l’ha trasformata nel fantasma della città che era, Torino sopravvive, dietro le mura che proteggono i privilegiati, sotto terra, dove il nuovo potere prospera, e nei Fondali dove hanno trovato rifugio profughi e sbandati.
Rosalina vive al Balon, fa parte di una piccola comunità di ex raver. Ha lo sguardo rivolto alla vita nel mondo di prima con l’amato compagno Frank. È malata da anni, la sclerosi multipla le inchioda le gambe e le confonde i pensieri. In città scambia chimica, droga e farmaci, è autonoma, è utile, è rispettata.
Quando suo nipote Aron scompare, Rosalina non ha se non lo cerca lei, nessun altro lo farà. Si imbarca così in un viaggio attraverso le pieghe più oscure della città, dove i ragazzini sono merce di scambio e le sostanze sono solo uno dei tanti modi per fuggire dalla realtà.
Tra inquietanti figuri in costume, musica ipnotica e visioni artificiali, Rosalina si trova costretta a guardare in faccia i suoi fantasmi passati e futuri, e a decidere in che mondo vuole vivere.
Fondali è il romanzo d’esordio di Gloria De Paoli, una voce sfrontata, emozionante e diretta, che ci accompagna in un futuro che forse è fin troppo vicino.
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Gloria De Paoli
Gloria De Paoli ha quarantatré anni ed è nata e cresciuta a Torino. Le è capitato di vivere altrove, ma la sua città l’ha sempre richiamata indietro.
Lavora come consulente alle politiche ambientali, e il confronto con la realtà la fa vivere in uno stato di dissonanza cognitiva permanente.
tra tutti i libri che ho letto della Zona, questo è assolutamente il meno cupo e il più pieno di vitalità, di amore e di musica. Una musica che nonostante lo sfondo distopico di una Torino post-catastrofica (una catastrofe sempre evocata, sempre descritta, ma mai veramente nitida per chi legge) non smette mai di suonare. In questo apartheid post-apocalittico la gente non smette mai di ballare, di amare, di avere speranza. Senza piaggerie, un libro pieno pieno d'amore
Una Torino del futuro sopravvive dopo la guerriglia. Da un lato il quartiere dei ricchi, di chi ce l'ha fatta e si nasconde attraverso barricate, tamponi, relazioni virtuali e paura di ogni contatto che potrebbe infettare la loro perfetta sopravvivenza. Dall'altro il quartiere di chi non è riuscito a scappare in fretta, di chi non ha e non ha avuto i fondi per farlo e sopravvive grazie alle micro comunità di supporto che si sono create tra una forma di violenza e l'altra. Tra droghe vecchie e nuove, visori che regalano sprazzi di una vita diversa, tra lotte per la sopravvivenza, conosciamo la protagonista e la sua lotta alla ricerca del nipote e... Di un senso.
Questo libro dalle note distopiche e a tratti cyberpunk, è un viaggio attraverso la malattia in un mondo dove o sei tra i migliori e puoi curarti o devi sperare di sopravvivere.
Scrittura scorrevole, trama coinvolgente, riflessioni profonde ma sembra mancare quel non so che, forse un maggiore dettaglio dell'ambientazione e degli eventi storici che ci han porati in questa Torino.
Davvero un ottimo romanzo d'esordio questo "Fondali" di Giulia De Paoli (Edizioni Zona 42). World building interessante e ben congegnato, con personaggi dall'intensa caratterizzazione, a partire proprio dalla protagonista che si racconta in prima persona. La storia si sviluppa in una Torino distopica, collocata in un futuro prossimo che potrebbe essere anche domani, una città devastata da una pandemia prima e da eventi atmosferici estremi poi, una catastrofe conosciuta come l'Alluvione, seguita da scontri, guerriglia urbana e saccheggi. Una città al limite dell'anarchia divisa tra una casta di privilegiati protetti, separati da una popolazione che vive nelle periferie, nei Fondali, che sopravvive di espedienti, di scambi, senza regole se non quelle della strada, dettate dalla convivenza tra gli ultimi, spesso nella barbarie, tra droghe fisiche e elettroniche, a volte invece nell'equilibrio della condivisione, nel contatto sociale, intimo, vissuto senza grandi speranze se non quella di sopravvivere, ma con momenti felici di semplice spensieratezza, il comune denominatore di ogni momento buio dell'umanità. Tra i privilegiati dei quartieri protetti e i Fondali, sottoterra, cresce invece la vera criminalità, dove in un vero e proprio Labirinto di perdizione sembra esista una tratta di ragazzini, rapiti e venduti per essere sottoposti a esperimenti oppure trattati come schiavi al cospetto del Duca Bianco, figura che richiama alla mente quel David Bowie re dei Goblin in Labirinth, pellicola citata chiaramente nel romanzo. Gli stessi personaggi in costume che ne riempiono gli anfratti, si adattano e richiamano l'angosciosa discesa attraverso stanze e corridoi spesso senza uscita. Ed è proprio attraverso questo Labirinto che Giorgia/Rosalina, malata di sclerosi multipla, assieme a due amici, dovrà scendere alla ricerca disperata di suo nipote Aron, scomparso giorni prima, un'eroina fuori dai canoni suo malgrado. Da lì in poi sarà un susseguirsi di situazioni avventurose che la porteranno a scoprire il luogo dove vengono trattenuti molti dei ragazzi e delle ragazze scomparsi. Una scrittura piacevole dal ritmo sostenuto, molte le citazioni musicali, riconoscibili quelle cinematografiche (Matrix, Labirinth appunto). Ho apprezzato le poche forzature, subito trattenute, dovute al ritmo serrato e incalzante, proprio come in un film (e l'autrice ringrazia per questo il compagno Andrea per l'utilissimo consiglio di "stare attenta perché da Blade Runner a Arma letale 5 il passo può essere breve"). Al contrario di quel che si dice di solito, personalmente avrei preferito un romanzo più corposo, carne al fuoco ce n'è parecchia, quindi spero ci possa essere in serbo per il futuro un seguito o un'altra storia con la stessa ambientazione. Libro consigliatissimo.
Fondali è il romanzo d’esordio di Gloria De Paoli ambientato in una Torino devastata da calamità naturali, epidemie e guerriglia urbana. Qui Rosalina, ex raver affetta da sclerosi multipla, si troverà costretta ad affrontare la città per cercare suo nipote scomparso.
Di questo libro ho amato due cose in particolare: la costruzione dei dialoghi e l'ambientazione torinese che risente dell'esperienza della pandemia.
Come dicevo, ho amato la costruzione dei dialoghi, così reali, così papabili, così credibili da farti sentire altrettanto reali e credibili i personaggi. Letti ad alta voce i dialoghi evocano i personaggi che li esprimono e ciò ti catapulta senza mezzi termini nella storia. La storia ha un ritmo deciso, incalzante e angosciante: siamo tra le pieghe più oscure della città, dove circolano sostanze di ogni tipo per sfuggire alla realtà (dalle droghe comuni ai visori fino ai ragazzini).
Vengono rappresentati personaggi di ogni tipo, provenienza e status sociale: la comunità di ex raver di cui fa parte Rosalina dove si prendono cura gli uni degli altri come possono nella povertà/ai limiti della sopravvivenza nei Fondali; i ricchi arroccati nel loro recinto di vaccinati e con accesso a cure mediche e cibo, in attesa di essere salvati; gli abitanti delle “Terre di Mezzo” dove vigono ancora le regole di contatto sociale della pandemia (tamponi ai check point, mascherina, nessun contatto fisico in pubblico, lavoro e didattica a distanza); sottoterra dove è in vigore una legge criminale. Ecco, questa Torino isolata dal resto del mondo dopo aver subìto ogni genere di disastro è altrettanto palpabile come i personaggi che la attraversano. Qui Rosalina dovrà spostarsi per cercare il nipote scomparso, combattendo contro la sclerosi multipla in assenza di cure mediche e influenzando così il tessuto della narrazione. E mentre la protagonista cammina/viaggia in monopattino per le strade, la città è al tempo stesso riconoscibile come una mappa e irriconoscibile per ciò che le è accaduto, portando i segni sociali di ciò che l'ha colpita. Credo sia la prima narrazione in cui mi imbatto a risentire dell'esperienza del covid, senza tralasciare le contraddizioni della pandemia.
Come unica nota che personalmente ho trovato “stonata” rispetto al resto è il passaggio molto rapido sul racconto della guerriglia urbana avvenuta in città, dove i rivoltosi sono classificati come fascisti da qualcuno e come acquisitori di armi dall’esercito da altri. In una città con una storia di lotta organizzata come Torino, non mi è sembrata una dinamica credibile.
Questo libro mi ha tenuta attaccata alla pagina e l'ho divorato in un giorno: ottimo romanzo d’esordio, bellissimo!
Adoro le citazioni di artistə del panorama musicale che spesso non viene preso in considerazione - Cosmo ti amo, ho mandato allə miə amikə la pagina col testo mentre la cantano dicendo che sto leggendo un libro in cui viene citata una canzone di Cosmo. Mi piace molto come la disabilità non è il centro del libro e della narrazione ma parte della vita della protagonista (alla fine della storia lo è ma è anche vero che effettivamente esiste, non sarebbe giusto ignorarla e bisogna scendere a patti con sta cosa). In sostanza, mi sono vista Rosalina come come una Monica di come un Gatto in Tangenziale ma con un altro aspetto che lotta per il suo quartiere e la comunanza e la condivisione che lo lega. Riguardo a ciò, bello il discorso con il fratello verso la fine: ehi dai facciamo pace che ci vogliamo bene e cerchiamo di comunicare e capire i nostri punti di vista che se non ci parliamo non ci capiamo e creiamo strati su strati di cattiverie e misunderstanding. Bello bello.
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Esordio interessante, questo di Gloria De Paoli, che ci porta in una Torino post-catastrofica, dove la catastrofe è stato un lento decadere tra epidemie e collassi climatici. I "Fondali" (Zona 42, 2025) sono le zone di chi sopravvive come può, in contrasto con le Terre di mezzo, roccaforti in cui si è rifugiata la Torino bene. L'autrice merita un plauso per non proporci la solita protagonista quindicenne che cambierà il mondo ma, coraggiosamente, affida la storia a una cinquantenne affetta da sclerosi multipla, incaricata dal fratello di recuperare il nipote scomparso. La caccia ci porta a conoscere dettagli di una città ancora riconoscibile ma decisamente mutata: "non esiste nessun mondo bello di prima, come non esistono strati di cose brutte che lo hanno coperto. Non viviamo in una realtà millefoglie, tipo che se rimuovi gli strati superficiali torna tutto come prima. La vita è questa, siamo miserabili oggi come lo eravamo allora".
E' una storia decisamente cupa, ma anche capace di guardare avanti, nonostante tutto, e, soprattutto, di dare risalto a quelle possibilità di comportarsi civilmente in un mondo in cui la civiltà pare collassata e difficilmente ripristinabile. Forse sono giocati un po' troppo sui buoni sentimenti gli ultimi capitoli, ma attendiamo con fiducia altri lavori della De Paoli.
Romanzo molto strano, se da un lato è intrigante, perché per una volta si ambienta in Italia una storia distopica e post-apocalittica senza scomodare i soliti "deserto del nevada/californiano" et simila, dall'altra non è chiaro né l'origine della catastrofe naturale, la pandemia sottintesa e neppure la metodologia di sopravvivenza, il viaggio dell'eroe proposto è articolato e parzialmente non scontato con un finale che cambia le carte in tavola all'ultimo. Rimangono, purtroppo, troppi buchi e troppi quesiti che avrebbero permesso di comprendere meglio. Resta sicuramente una buona prima prova con un margine di miglioramento che potrebbe far fare un salto di qualità dei prossimi scritti.