“Ho sempre riflettuto sul fatto che nel lavoro di psicoanalista c’è una grande contraddizione, che consiste nel trattare razionalmente qualcosa di assolutamente indefinibile e impalpabile: la mente umana. Tra i vari campi della medicina quello più chiaro e inequivocabile è la chirurgia: al chirurgo basta semplicemente estirpare il focolaio dell’infezione con i suoi strumenti e con la sua tecnica raffinata, mentre nella psicoterapia l’unico strumento a nostra disposizione per trattare la mente è la nostra mente. E il metro con cui si considera la distanza tra una persona sana e una malata, tra la normalità e l’anormalità, è molto relativo.”
Immaginate di essere un importante psicoterapeuta, Shiomi Kazunori ad esempio, nato e cresciuto in un Paese, il Giappone, da sempre ostile a quella scienza “molesta” che è la psicanalisi, così in voga ai tempi in America e in Europa. Immaginate di avere una carriera avviata, un ego spropositato e quella consapevolezza un po’ balorda di riuscire a capire l’animo umano. Tsk.
Ecco, immaginate allora che un bel giorno, nel vostro magnifico studio, arrivi una ragazza bellissima, dai lineamenti perfetti, di quella bellezza che solo raramente si ha modo di apprezzare, eppure col volto deturpato da un fastidioso tic che si ripete ad intervalli costanti.
Voi, che vi siete nutriti di Freud e di Fromm, che avete una laurea grande come una portaerei sopra la scrivania, sentite udire le parole " Dottore, perché non sento la musica? " e non ci capite più niente.
Come è possibile, vi chiederete? La musica è una cosa oggettiva, non si può non riuscire a sentirla. C’è, esiste, e questo basta per rimbalzare nel canale uditivo e trasmettersi al cervello. E’ una questione di fisica.
O forse no.
Da questa richiesta di aiuto inizia la storia di Reiko, e abbiamo subito modo di capire che la “musica” di cui va parlando non è fatta di note e strumenti, perlomeno non nel senso più stretto…perché Reiko è frigida, completamente anorgasmica, e questo le provoca non pochi problemi.
Il motivo? Così terribile che giace seppellito nel suo inconscio sotto strati di bugie, perversioni, tabù, paturnie, e che, rassegnatevi, non si scoprirà appieno se non a cinque pagine dalla fine del romanzo.
Eh sì, il dottor Kazunori ha il suo bel daffare con questa donna, che non fa altro che mentire e sconfessarsi, inventarsi storie e poi scrivere lettere di scuse, sparire per poi ricomparire come un fungo. Ma tutto ha un senso, tutto ha una logica nella sua assurdità.
Mi trovo in difficoltà a dare una valutazione oggettiva a questo romanzo. Io, personalmente, l’ho trovato estremamente illuminante e ben costruito, ma i profani del genere potranno storcere un po’ il naso di fronte all’analisi dei sogni compiuta dal dottor Kazunori e, ben prima di lui, da quel simpatico omino che era Freud. Non a caso, egli fu sempre biasimato per il suo ricondurre tutto alla pulsione sessuale, fu additato addirittura come maniaco ed esempio osceno da tenere alla larga, povero caro. Eppure Musica non è solo questo, è un ritratto elegante della psiche femminile ma soprattutto umana, con le sue contraddizioni e le sue necessità; è la storia del rapporto tra una paziente e il suo dottore, che dietro la maschera di professionalità altro non è che un altro uomo che rimarrà affascinato da una donna insondabile ma allo stesso tempo incredibilmente sensuale come Reiko.
Come dice egli stesso, nella seconda pagina del romanzo, “il mondo della sessualità umana è infinito e complesso; nel mondo del sesso non c'è un'unica felicità per tutti.”
Non si può definire la sessualità in maniera oggettiva, eppure la censura è la causa più frequente dei sintomi dell’isteria. La censura della società, la censura che ci auto-imponiamo quando una cosa “non va bene” e che ci fa sprofondare in un conflitto eterno che, quel che è peggio, è nascosto così in profondità che ci vogliono almeno quattro mani per estrarlo, radicato com’è al suo posto.
Tutto si riduce a questo: il sesso, la sfera che più affascina l’uomo, è anche la causa di tutte le sue malattie. E quel che più fa sganasciare le mascelle fino ai gomiti, è che c’è voluto un uomo più pazzo degli altri a dircelo, perché non lo sapevamo, non ce ne eravamo proprio mai accorti.
Ma quando qualcosa va in tilt nel nostro cervello, la ragione va sempre ricondotta lì, per quanto scomoda questa affermazione possa essere. E una volta che ce ne rendiamo conto, una volta che il contenuto rimosso viene a galla, puf!, improvvisamente siamo guariti.
Che cosa strana che è l’uomo. Innegabilmente stupido. Preferisco l’inconscio, stupendo ed irrazionale, eppure dotato di una ferrea coerenza.