4,5 ⭐️ per una delle grande scoperte del mio 2024.
Avevo già letto un romanzo di Deledda, ma probabilmente non vi avevo prestato la giusta attenzione.
Qui la cosa che mi ha folgorato è stata il linguaggio: il lessico ricchissimo con cui descrive il paesaggio rendendolo un vero e proprio personaggio, l'uso di immagini vivide che riuscivo a vedere perfettamente nella mia mente, la ripetizione di alcune espressioni come l'aggettivo "dorato" o il nome di alcune piante mi ha stupito tanto, così come l'immagine delle canne mosse e sbattute dal vento, mi sembrava di vederle davanti ai miei occhi. Il paesaggio brullo sembra riflettersi anche nei personaggi, nei volti delle donne che sembrano incastonati nella pietra, nell'immobilità delle loro vite, nel loro modo di vestire austero, nella malinconia dei loro sentimenti e delle loro giornate. Tutto perfettamente in linea.
Tutti sembrano non avere realmente il controllo delle proprie vite, sono fissi in un'esistenza sempre uguale a se stessa, nei giorni che si ripetono identici e che scandiscono ritmi lenti e immutabili, sembrano aspettare dall'esterno una scossa che, però, anche quando arriva incarnata nel personaggio di Giacinto, non porterà nulla di buono, anzi verrà risucchiato anche lui. Lia, che ha rotto questa sorta di "incantesimo" in cui tutti sembrano intrappolati, in realtà non ha avuto fino in fondo il lieto fine che sperava e questo mi ha fatto molta tristezza, mi ha dato un senso di impossibilità nel cambiare le cose. Il suo spirito, però, continua a vivere nella vita e nella casa delle sorelle, più presente che mai. Noemi sembra delle tre la più arrabbiata, scontrosa, non perdona a Lia la sua fuga, forse proprio perché lei stessa non ha mai avuto quel coraggio di compiere lo stesso gesto. Noemi non mi ha fatto simpatia, anzi, ma è uno dei personaggi che ho trovato più interessanti per questo perenne conflitto interiore che sembra vivere e che viene acuito dall'arrivo di Giacinto che, secondo me, scatena in lei sentimenti proibiti e mai provati che la spingono ad allontanarlo.
Mi è piaciuto molto l'eterno gioco tra vita e morte che percorre tutto il romanzo in cui i morti, sotto forma di spirito e ricordi, sembrano molto più presenti dei vivi che, al contrario, appaiono inermi. Bellissima la commistione tra una dimensione molto concreta legata alla vita in una piccola comunità rurale, al paesaggio e alla decadenza di una rocca casata e la dimensione più onirica e fantastica fatta di spiriti, folletti e creature "magiche" che mi hanno fatto pensare a molte storie gotiche. Infatti credo che Deledda sia, come dice Murgia, difficile da definire come "genere", mescola diversi stili e ne crea uno unico e particolarissimo.
Ho notato anche la presenza di una dimensione religiosa, se vosi si può chiamare: i nomi delle sorelle Pintor, infatti, sono nomi biblici, così come quello di Efix che si riferisce al nome di un santo. E in effetti la sua vita è tutta votata all'espiazione del suo peccato che lo guida nella cieca fedeltà alle sorelle e che si compie completamente nella scena della sua morte che è una delle più grandiose e suggestive che abbia mai letto. efix (personaggio che ho preferito tra tutti) può finalmente lasciarsi andare quando sa che la sorte delle sorelle è al sicuro grazie al matrimonio di Noemi e così la sua parabola di "personaggio/martire" per restare in linguaggio religioso si compie. L'ho trovato un aspetto fortissimo.
L'unica parte che mi ha un po' annoiato è il peregrinare di Efix con i due ciechi, forse perché ci siamo allontanati molto dai luoghi cardine della narrazione, forse perché non capivo bene dove andasse a parare. Credo, pensandoci, che sia stato un altro passaggio del suo percorso di espiazione.
L'immobilità e la rassegnazione che guida i personaggi mi ha angosciato molto, ma non ha minato la mia esperienza di lettura, anzi, l'ha resa più forte dal punto di vista emotivo anche se spesso volevo prendere a schiaffi un po' tutti per farli svegliare 😂 ma, insomma, quando un libro mi provoca tante sensazioni è sempreun buon segno.
La metafora delle canne spezzate è mosse dal vento come gli uomini in balia del destino non la dimenticherò facilmente...
Mi ha fatto pensare tanto e mi sono immersa in una scrittura straordinaria.
Tra le letture migliori dell'anno.