Quando si parla di montagna prevale un'idea lo spazio dello sci, delle vacanze nelle solite località del turismo. Ma le terre alte sono anche altro. E diventeranno sempre piú un laboratorio di innovazione per riconciliarci con l'ambiente e ripensare alle relazioni umane. È venuto il momento di stilare un manifesto, di dire forte e chiaro qual è la montagna che vogliamo.
Le montagne italiane sono un pulviscolo di differenze, una continua variazione di scenari e culture, un susseguirsi di grandi silenzi e di altrettanto grandi affollamenti, di problemi destinati ad aggravarsi e di soluzioni virtuose che potranno essere recepite come paradigma di un cambiamento piú ampio. Oggi la congiuntura è favorevole al crearsi di una «nuova montagna». Si può prevedere che diverrà il luogo dove mettere in atto strategie per adattarsi al cambiamento climatico e alle grandi novità che investono il mondo intero. Se si punterà a una nuova forma di comunitarismo basato sulla protezione dell'ambiente, sul senso della misura (fortemente connaturato alla vita in montagna), sulla responsabilità orizzontale nei confronti dei nostri vicini e verticale nei confronti di chi verrà, le terre alte rappresenteranno una nuova idea di vita. È ora di stilare un manifesto, di dire forte e chiaro qual è la montagna che vogliamo.
Un libro fondamentale per un nuovo pensiero sulle aree montane, la terza via tra un ambientalismo romantico-nostalgico e un turismo sfrenato come sola via di sopravvivenza per le Alpi e gli Appenini. Prosecuzione del precedente "Assalto alle Alpi". Interessante l'approfondimento sui boschi e il paragone tra la situazione italiana e francese.
Come libri come Il Capitale nell'antropocene di Saito Kohei, il Manifesto di Ferrari è un libro necessario a delineare l'essenza del problema e le possibili soluzioni, rilegando tutto in questo bellissimo libro.