Dopo una guerra nucleare che ha sconvolto il pianeta, l’Italia è diventata un’isola e Roma è governata da Papa Cesare. Un dittatore che impone il suo potere sfruttando la religione cattolica e un’avanzata tecnologia militare. Alfredo sopravvive in queste lande aride portando in tour un violento show di torture. La violenza degli spettacoli aiuta Alfredo a sfogare la sua parte più oscura, qualcosa che fa parte di lui, ma che non riesce a comprendere. La precaria stabilità che Alfredo si è costruito però vacilla nel momento in cui scopre che il suo migliore amico è in realtà un androide inviato da qualcuno per spiarlo. Questa nuova realtà darà il via a una catena di eventi che spingerà Alfredo a indagare i recessi di un’Italia ridotta a brandelli, guidandolo attraverso villaggi sommersi dalla giungla, fosse infestate da cannibali, strani robot, pericolose spogliarelliste e improbabili personaggi storici. Un romanzo con una forte matrice italiana che mescola la profondità di un Philip Dick al pulp esagerato di un Quentin Tarantino.
Oggi vi parlo di "Brandelli d'Italia" di Marco Crescizz.
La guerra nucleare ha sconvolto il mondo che conosciamo, l'Italia geografica si è ridotta all'isola di Roma ed è governata da una tecno-dittatura catollico-militare. Una figata, vero? Quella che immagina e scrive Cescizz è una distopia vera, cruda e verosimile, che non si limita ad andare avanti nel tempo; il futuro diventa eco della nostra storia, presente e passata.
Lo scrittore si presenta con una penna affilata, diretta, tagliente e politicamente scorretta, dando vita a un'ambientazione esagerata. Un'Italia surreale e pulp, i cui eccessi riflettono l'Italia attuale tra ignoranza, razzismo, violenza e disfacimento morale. Gli aspetti negativi della società e del mondo politico vengono spinti oltre qualsiasi limite fisico e visivo. È un'opera accusatoria quella di Crescizz, un'opera che punta il dito verso gli orrori dell'oggi e le conseguenze che essi avranno sul domani.
"Brandelli d'Italia" si propone come una rappresentazione lucida e volutamente esasperata del tessuto sociale italiano, dove nulla è lasciato al caso e ogni eccesso ha un suo preciso significato. Possiamo tentare di scappare, ma l'eccesso rimane comunque il riflesso della nostra realtà e di noi stessi, un sinonimo di normale. Per questo ci fa paura, non vogliamo vedere quello che siamo diventati, tanto meno crederci. Possiamo fingere che vada tutto bene, nascondere il marcio, ma quando siamo soli e ci guardiamo allo specchio niente e nessuno può salvarci. "Brandelli d'Italia" è quello specchio, che si rompe in mille pezzi affilati e dilania carne, mente, anima. Può, quindi, il singolo elevarsi, riscoprire sé stesso, avere una reale consapevolezza di ciò che lo circonda, ritrovare la verità storica e così alienarsi da un sistema che punta ad avere un popolo depensante, superficiale e pigro?
Se Quentin Tarantino avesse scritto una sceneggiatura che intreccia un profondo contenuto filosofico e psicosociale al pulp e al genere distopico, il risultato sarebbe stato "Brandelli d'Italia". Da leggere.
In un periodo in cui chiunque sta super attento a qualsiasi cosa dica e scriva in ambito social e artistico, Brandelli d'Italia giunge (o per meglio dire, torna, visto che si tratta di una nuova edizione fisica) come una ventata d'aria tossica dal profondo degli anni 80, che prende il politicamente corretto e gli p*scia in faccia.
In ogni pagina si respira lo spirito punk con cui questo romanzo è stato scritto, tanto simile allo spirito con cui sono stati realizzati alcuni dei film più scorretti della Troma. Solo il linguaggio utilizzato gli sarebbe valso un ban facile da qualsiasi social network, con l'autore che continuamente sembra rivolgersi al lettore per dirgli "ti senti offeso? c*zzi tuoi".
In un'Italia devastata dalle bombe atomiche abbiamo tiranni ecclesiastici, mutanti, freaks, androidi lenti di cervello, minoranze etniche, suore ninja, cloni di messia e dittatori. Un delirio infarcito da sangue, budella, e che non offre sconti a nessuno.
Eppure, in tutto questo macello, c'è un profondo spirito di critica. Un dito puntato verso l'umanità da parte dell'autore che sembra dire "guardate, ecco come siamo veramente".
Terzo lavoro di Crescizz che leggo, terzo lavoro che apprezzo. Dai così, che di roba underground si sente sempre il bisogno.
Per "grokkare" appieno questo romanzo bisogna superare una prima parte a mio avviso forse un po' troppo macchinosa e densa di particolari per scorrere fluida. Si fatica a entrare in sintonia col protagonista perché ci si perde nel tentativo di comprendere l'affresco generale, tra i frequenti flashback e qualche "spiegone". Poi gli ingranaggi si oliano, il lettore prende confidenza e le cose cominciano a funzionare. E ciò che ne scaturisce è un prossimo futuro distopico nemmeno troppo improbabile, nel quale molte delle tendenze ben visibili in seme oggigiorno vengono portate alle estreme conseguenze. Poco importa l'evento apocalittico che separa il nostro presente dal presente di "Brandelli", ciò che realmente conta è la situazione di stasi delle coscienze in cui versa l'isola Italia e l'apparente contrasto tra la rigidità del regime religioso e la licenziosità degli "svaghi" che si concede la comunità grattando appena sotto la superficie. Durante il viaggio di crescita del protagonista mi è parso di cogliere vari riferimenti al cinema di genere, magari anche involontari (per dirne un paio "Total Recall" e, perché no, anche l'Ordine 66 di Star Wars) che non guastano affatto nel dipanarsi degli eventi. In sostanza, ottima prova di Crescizz che ben lascia sperare per i futuri lavori.
Ho scoperto Crescizz con la sua opera prima, Alieni coprofagi dallo spazio profondo, e l'ho amata; come "horror di reclusione" è validissimo, sicuramente entro la fascia d'alto livello che sopra ha solo Misery; di conseguenza ho comprato Brandelli d'Italia a scatola chiusa e, a questo punto, mi sento di dire che ho fatto un affare – non è perfetto, ma tiene botta egregiamente, e per essere il primo lavoro ponderoso di Crescizz è un ottimo risultato. Partiamo dai punti deboli. Nessuno potrà dire che la "speculazione" del romanzo sia particolarmente innovativa: è onesta postapocalisse alla Mad Max arricchita con un'italianità di base, il tipo di piccoli tocchi che per noi fanno "effetto casa" e per un forestiero fanno "esotico" (tipo il limoncello o le caramelle al miele); l'atmosfera di fondo è un po' banalmente nichilista e sarebbe lecito aspettarsi di più da un romanzo che ha una palese volontà di commento sociale; il clima stesso di nichilismo porta a delle escalation che sanno un po' di scandalosità gratuita (penso alla scena della ). E sicuramente c'è tanto, ma tanto splatter, però so che è un feticcio personale di Crescizz, ergo è un po' parte del pacchetto. Venendo ai punti forti, si riassumono in: la trama è meravigliosamente incalzante, ti spiazza nella prima metà con l'alternanza simmetrica di tempo reale e flashback (che ti obbliga a incastrare tutti i pezzi man mano) e poi diventa estremamente incalzante, come il migliore dei thriller da spiaggia – ti fa girare le pagine a raffica e in questo senso Crescizz è stato un genio a strutturare il romanzo in capitoli brevissimi, così scatta l'effetto "ingozzarsi di ciliegie". E anche se alcune svolte (non tutte) sono un po' telefonate, azzeccarle è comunque alquanto galvanizzante. A questo punto ho buone aspettative per il prossimo romanzo del Nostro, spero che riesca a fare il salto a capolavoro pieno.
Una premessa doverosa: se Marco Crescizz avesse scritto questo romanzo oggi, con le competenze stilistiche da fuoriclasse che ha dimostrato nella sua ultima opera, “Venezia Metal”, ne sarebbe uscito qualcosa di davvero insuperabile. Detto questo, chi se ne frega: non c’è bisogno di uno stile impeccabile per creare un capolavoro, e questo romanzo, dal mio punto di vista, lo è.
Ho iniziato a leggerlo domandandomi: “Ma che diavolo sto leggendo?”. E la domanda è legittima: siamo davanti a un’opera surreale, sarcastica, irriverente, politicamente scorretta su tutti i fronti. Un’opera da cui alcuni (quelli meno aperti di mente) potrebbero sentirsi offesi. E cruda, violenta fino al parossismo. Ci vuole stomaco, per andare avanti, ma se si ha stomaco si ride anche di gusto, e a volte si ha disgusto di sé per aver riso.
Ecco ciò che pensavo di “Brandelli d’Italia” quand’ero arrivato più o meno a tre quarti. Poi, la svolta: un grandioso terzo atto (come dicono gli addetti ai lavori) in cui viene fuori tutta la profondità, l’amarezza, la disperante verità dei messaggi che percorrono il romanzo, dapprima sotterraneamente, per poi risalire fino a erompere in maniera dolorosa. Il tono si fa epico, mitico, biblico (letteralmente). Un’estremizzazione della nostra realtà che funge da lente d’ingrandimento e da dito accusatorio puntato dritto contro di noi, e che ci costringe a guardarci allo specchio.
Non vorrei sembrare eccessivo, ma la parte finale di quest’opera mi ha ricordato la parte finale di “1984” di George Orwell. Meriterebbe di sopravvivere alla prova del tempo e di essere ricordata anche tra un secolo o due (ammesso che l’umanità e la civiltà per come le conosciamo esistano ancora).
Sconsigliato agli stomaci deboli e alle persone dall’offesa facile. Consigliatissimo a tutti gli altri.
Venivo, ben disposto, dalla lettura qualche tempo fa degli "Alieni coprofagi" e la buona disposizione è stata premiata sicuramente. Il libro scorre felicemente, nonostante la mole, farcito dei riferimenti più vari tra trash e post-catastrofico. Crescizz sostiene di averci messo dieci anni a scriverlo (e riscriverlo) e forse questo un tantino emerge. Mi è piaciuto tutto, tranne il finale forse troppo affrettato (aperto?).