A Guadalupa si verificano degli strani tutti seguono uno schema definito, come se fosse un rituale mistico. L’ispettore Kancel e i suoi assistenti cominciano una corsa contro il tempo per fermare l’ un’indagine in cui i confini tra magia nera e macchinazione diabolica si confondono.
Maestro dell’illusione e della manipolazione, Michel Bussi torna con un thriller coinvolgente e affascinante.
Guadalupa, dipartimento francese delle Antille, un paradiso tropicale di fondali marini, spiagge incantevoli e foreste lussureggianti. Un paesaggio da sogno scosso brutalmente dall’omicidio di un ricco costruttore, trafitto da una fiocina di fucile subacqueo e ritrovato sulla Scala degli schiavi, luogo simbolo dell’isola. Per il comandante di polizia Valéric Kancel è l’inizio di un insieme ai suoi assistenti, si lancia alla ricerca di un assassino che sembra non lasciare tracce se non intenzionalmente simboliche. Un serial killer che agisce sempre con lo stesso rituale e che a quanto pare sa molte cose di lui, di Valéric. Gli omicidi si susseguono, le indagini ristagnano. L’unico che sembra saperne qualcosa è il vecchio Évariste, per molti un ciarlatano, per molti altri un mago. Magia nera o macchinazione diabolica? Per il comandante Valéric Kancel e i suoi due collaboratori comincia allora una corsa contro il tempo in un’isola sull’orlo del caos.
Michel Bussi est un auteur et politologue français, professeur de géographie à l'université de Rouen. Il est spécialiste de géographie électorale.
Michel Bussi is one of France's most celebrated crime authors. The winner of more than 15 major literary awards, he is a professor of geography at the University of Rouen and a political commentator. After the Crash, his first book to appear in English, will be translated into over twenty languages.
Je vais éviter de m'apesantir sur le style très lourd et/ou maladroit de l'auteur pour faire comprendre à son lectorat que oui, nous sommes dans les îles. Préparez-vous à des expressions magnifiques telles que "jeter de l'huile de palme sur le feu" ou encore "je me suis pris une noix de coco sur la tête".
Et l'intrigue ? ça fonctionne, mais on est clairement pas sur de la grosse révélation, ne vous déplaise. Passable donc, et si Bussi était peut-être un bon auteur à ses débuts, ce texte-ci est totalement dispensable...
Su un’isola caraibica di straordinaria bellezza, un investigatore si trova coinvolto in una catena di delitti inquietanti, messi in scena con modalità che richiamano un rituale arcaico e indecifrabile: tutto ha inizio con l’omicidio di un uomo, trafitto al cuore da una fiocina subacquea e abbandonato in un luogo altamente simbolico. Non si tratta di un caso isolato: le vittime si susseguono, colpite sempre nello stesso modo e tutte all’alba, come in un macabro rituale scandito dal sorgere del sole. È proprio questa costanza temporale a dare il titolo al romanzo: Gli assassini dell’alba.
L’assassino, invisibile ma presente, sembra giocare con le indagini e con la mente del comandante Valéric Kancel, lasciando dietro di sé solo indizi volutamente enigmatici. In un contesto dove la razionalità si scontra con antiche credenze, il confine tra superstizione e verità si fa sempre più sottile. Per Kancel e i suoi due collaboratori, inizia una corsa contro il tempo.
Dopo alcune letture poco convincenti, questo nuovo romanzo di Michel Bussi mi ha finalmente restituito tutto ciò che amo nei suoi thriller: una storia solida, piena di colpi di scena, immersa in un’ambientazione che non è mai solo sfondo, ma parte viva e pulsante della narrazione. La Guadalupa, in questo libro, è protagonista tanto quanto i personaggi, è un luogo di forti contrasti, segnato da una storia coloniale complessa, da tensioni ancora vive, ma anche da una bellezza capace di incantare. Bussi riesce a cogliere e rendere tutto questo in maniera magistrale: ogni pagina restituisce il fascino ambivalente dell’isola, mescolando il paradisiaco con l’oscuro.
Il thriller funziona su più livelli: c’è il mistero da risolvere, certo, ma anche un sottotesto più profondo che parla di identità, memoria e potere, la componente mistica poi, non scivola mai nel grottesco, ma anzi rafforza la tensione narrativa, creando un’atmosfera sospesa tra realtà e leggenda. I personaggi sono numerosi e ben costruiti, ognuno con un ruolo preciso nell’intreccio, e il ritmo non conosce cedimenti.
Ho ritrovato finalmente quel Bussi che mi aveva conquistata in passato, con un romanzo che unisce abilmente trama, ambientazione e suggestione. Una lettura che mi ha coinvolta sin dalle prime pagine e che consiglio senza esitazione a chi ama i thriller ricchi di sfumature e ambientati in scenari intensi, complessi, vivi. Il finale sicuramente spiazza, non so dire se tutte le tessere del puzzle collimano perfettamente e risultano credibili ma mi sento di premiare tutto ciò che questa lettura ha fatto emergere dalle pagine: coinvolgimento, originalità e un’ambientazione unica!
I would give it 10 stars if it were possible. I read it with one of my French students. She did an all-nighter to finish it. And first thing first on Saturday when I woke up was to finish it! We just couldn't stand the suspense! Once again, Bussi totally got us. We had so many people from this book on our suspect list, and the one I had thought of from very early on seemed to be the one for many pages, until it was no longer the case. And of course the culprit was never on our radar! A series of killings with a harpoon are found in Guadeloupe, always happening at dawn. The victims seem to have never been before on the island, and really they have nothing in common. So are these random crimes? The police has to figure out everything. Maybe they can be helped by a local seer, who describes the crime scenes right before they happen! The way Bussi connects everything is absolutely masterful. And he does it in close relationship with major events in the disturbing past and history of the place (slavery, sugar cane plantations, rich settlers, demonstrations for independence, political disturbances, etc). As usual with Bussi the geography teacher, it's no just a thriller about an island, but also a great page of history and geography. I hope it will soon be translated into English for you all to enjoy it.
Bussi è sempre una garanzia. La caccia all’assassino anche questa volta si fa sempre più serrata, fino al ribaltone finale. Il tutto immerso nelle dorate spiagge caraibiche, fra paesaggi da sogno e vecchie storie di schiavisti e di schiavi. Una lettura perfetta per l’estate.
J’ai eu du mal à rentrer dans le livre, dans l’histoire, il a fallu aller presque jusqu’à la moitié pour me convaincre de continuer. La deuxième moitié du livre passe beaucoup plus vite lais ce n’est pas le meilleur Bussi.
Commencer l’année 2025 par un coup de ❤️ ! Mon auteur français préféré nous offre un aller-simple pour la Guadeloupe ce qui fait rêver en cet hiver gris et pluvieux en métropole... J’ai été complètement prise dans cette histoire que j'ai adorée. Je me suis facilement attaché à l'équipe du commandant Valéric Kancel et j'ai beaucoup apprécié en apprendre plus sur l'Histoire de cette île "paradisiaque" au lourd passé colonial. J'ai également pris beaucoup de plaisir à découvrir les traditions et la gastronomie locales et à m'interroger sur la véracité du don du quimboiseur. Michel Bussi m'a offert un très bon moment de lecture et un dépaysement total qui donne envie de découvrir la Guadeloupe et son Histoire avant que l'aube ne se lève...
L’isola di Guadalupa, nel mar dei Caraibi, all’alba di domenica 7 aprile 2024, è sconvolta dal ritrovamento del cadavere del ricco uomo d’affari Jacob Santamaria, rinvenuto sulla Scala degli Schiavi colpito al cuore da una fiocina. Il ritrovamento fa clamore non solo perché avvenuto in un luogo simbolo per l’isola, ma anche perché avvenuto grazie alle “visioni” di Evariste Pigeon, un vecchio creolo che ha la fama di essere un quimboiseur, una sorta di veggente delle Antille. Le indagini vengono seguite dal comandante di polizia Valéric Kancel e dai suoi vice, Amiel Ouassou e Jolène Dos Santos, due giovani svegli e volenterosi. Nei giorni seguenti altri omicidi sconvolgeranno l’isola, ogni volta predetti da Evariste che sembra conoscere particolari significativi; omicidi compiuti sempre all’alba e secondo un rituale prestabilito. Inizialmente le indagini procedono a rilento perché non sembra esserci un legame tra le vittime, molto diverse tra di loro e, pare, giunte per la prima volta a Guadalupa. Valéric è da poco tornato dal suo esilio volontario in Normandia per essere vicino alla madre morente. Vent’anni prima aveva lasciato l’isola per un grave episodio che aveva sconvolto la sua famiglia e non era mai più tornato. Valéric è uno chabin: ha occhi azzurri e capelli chiari e crespi, pelle chiara e lineamenti negroidi, mentre i suoi genitori erano meticci con occhi e capelli scuri. Il titolo prende spunto da una nota poesia di Aimé Césaire, poeta francese originario della Martinica e strenuo oppositore dell’ideologia colonialista. D’altra parte, il passato coloniale e la schiavitù dei primi coloni influenza profondamente il presente dei guadalupensi e si riflette nelle lotte politiche e sindacali per un affrancamento dalla madrepatria, che nella realtà non è mai pienamente avvenuto. Per quanto riguarda la mia personale opinione, devo dire che Gli assassini dell’alba è un libro che ho apprezzato poco a poco, con il procedere della lettura. Inizia, infatti, in modo lento e descrittivo per assumere poi un ritmo incalzante e travolgente con il procedere della narrazione. Non nascondo, però, di essermi anche dovuta documentare sulla storia di Guadalupa e sulla politica coloniale francese, per capire meglio alcuni passaggi.
Ce roman de Michel Bussi est une lecture entraînante, simple mais efficace. J'ai beaucoup aimé ! Les chapitres sont courts, le rythme est intense. On commence par un meurtre, puis par une longue série de mises en scène qui va rendre les enquêteurs sur des charbons ardents. Et l'intrigue nous embarque sur l'île de Guadeloupe avec ses vieilles croyances proches de la sorcellerie, ses idées politiques et pleines d'amertume. J'ai finalement trouvé que l'ambiance valait autant que le suspense. C'est un mariage réussi.
L'écoute a également été un bon point. Au départ, je n'étais pas très sensible à la voix du narrateur (Alex Fondja). Cela me semblait inutilement agressif. Mais au fil des chapitres, c'est devenu une évidence. C'était tout bon. Un ensemble tout en nerfs mais bien percutant !
4⭐️ Je commencé la première moitié en audio et j’accroche moins sur les livres audio, alors après presque 1 mois j’ai décidé de le continuer sur ma liseuse et je l’ai terminé en 1 journée. ✌️ La deuxième moitié était vraiment bonne ! Est-ce que c’est à cause que la première moitié était audio ou est-ce que elle est plus lente ? Aucune idée donc 4⭐️ en général.
*Je trouvais la couverture bof, mais après avoir lu le livre je l’aime beaucoup !
DNF @17% Je pouvais pas. On aurait dit que l’auteur faisait tout pour être le parfait cliché de l’homme qui écrit une femme et elle n’était même pas le personne principale. On saute d’un point de vue a un autre. Rien n’est très clair et aucun des nombreux personnages qu’on nous présente n’est ne serait-ce que sympathique… j’ai préféré arrêter les frais
è il primo suo che leggo, preso a caso per assenza di alternative nella piccola libreria di Lipari. mi è piaciuto tantissimo e ho pure pianto alla fine
Gli assassini dell’alba di Michel Bussi ci porta in un posto paradisiaco: Guadalupa, dipartimento francese delle Antille. Tra le spiagge dorate, fondali marini che tolgono il fiato e foreste tropicali, un crudele assassino sconvolge quella quiete fiocinando le sue vittime ogni mattina all’alba. Solo il ciarlato dell’isola, per alcuni un mago, sembra saperne qualcosa, ma basterà per porre fine a questi omicidi? Michel Bussi riesce ancora una volta a incantare i suoi lettori con una descrizione perfetta dell’ambiente circostante facendoci desiderare di essere esattamente dove si trovano i protagonisti del libro (ok è Guadalupa e non un paesino della Brianza, avete ragione). Con Gli assassini dell’alba però pone un’accuratezza particolare nella descrizione dello schiavismo subito dall’isola sottolineando gli avvenimenti principali e spiegandoli al lettore. Il tutto è sapientemente dosato e inserito nella trama thriller che non perde mai il mordente necessario. Gli assassini dell’alba mi è piaciuto molto. La scrittura di Bussi è sempre affascinante e palpitante e gli avvenimenti catturano costantemente il lettore. Bello!
Dès les premières pages, « Les Assassins de l’aube » s’impose comme un roman qui dépasse les codes du polar traditionnel pour explorer des thèmes de justice sociale, de mémoire et d’identité culturelle. L’intrigue s’ouvre avec la découverte d’un corps, celui de Jacob Santamaria, retrouvé dans des conditions macabres. Le meurtre, perpétré dans un lieu symbolique des souffrances passées, les Marches des esclaves, teinte immédiatement le roman d’une gravité historique. Michel Bussi, géographe de formation et fidèle à sa maîtrise de l’art du suspense, tisse une enquête haletante, où chaque pas du lecteur est guidé dans un labyrinthe d’interrogations.
L’intrigue n’est pas seulement policière, elle est aussi profondément sociale. Les détectives locaux, Valéric, Amiel, et Jolène, incarnent chacun une facette de la société antillaise. Leurs personnalités et origines diverses rendent cette enquête d’autant plus vivante et réaliste. Ils sont les témoins des tensions et des non-dits qui hantent toujours l’île. « Les Assassins de l’aube » met en lumière les problématiques de classe, de couleur de peau, et de mémoire collective, abordant des questions de racisme, de privilèges, et d’identité insulaire avec une belle finesse.
Ce qui est assez fascinant chez Michel Bussi, c’est sa capacité à immerger ses lecteurs dans un univers sensoriel assez unique. Les paysages de la Guadeloupe, si bien décrits, deviennent des personnages à part entière. La mangrove, les plages de sable noir, les traditions locales et les lieux empreints de spiritualité participent à la création d’une atmosphère immersive, quasi envoûtante. On ressent la chaleur moite, on entend le bruit des vagues, on perçoit les regards lourds de jugements. L’auteur utilise ce décor somptueux pour accentuer la tension, créant une dichotomie entre la beauté du cadre et la violence de l’intrigue.
Avec « Les Assassins de l’aube », Michel Bussi nous questionne : jusqu’où peut-on aller pour préserver ou défier l’ordre social établi ? Entre alliances douteuses, intérêts économiques et secrets bien gardés, l’auteur nous fait entrevoir la complexité d’une société encore marquée par les blessures de l’esclavage et de la colonisation. L’enquête policière, servie par une plume acérée, s’inscrit dans un contexte où chaque crime semble se fondre dans une lutte plus vaste pour la dignité et la justice.
Plusieurs thématiques essentielles émergent dans « Les Assassins de l’aube ». D’abord, la dimension historique et l’héritage de l’esclavage. Le roman ancre son intrigue dans des lieux symboliques, rappelant les souffrances du passé et les répercussions de l’esclavage et de la colonisation dans le présent. Les traumatismes historiques non résolus créent des tensions sociales persistantes. Ils sont un moyen pour Michel Bussi de rappeler que la douleur de l’Histoire est toujours vivante dans l’inconscient collectif.
L’identité et l’appartenance culturelle représentent également un thème majeur. La diversité ethnique et culturelle est explorée, de même que les fractures sociales et raciales. Chaque personnage, avec ses origines et son passé, reflète une facette de la société guadeloupéenne et, par extension, de la société antillaise. L’enquête elle-même soulève des questions de loyauté, d’appartenance, et de conflit entre modernité et tradition.
« Les Assassins de l’aube » décortique aussi la justice sociale et ses inégalités au sein de la société antillaise, exacerbées par les tensions économiques, raciales et de classe. L’absence d’égalité transforme les relations entre personnages et alimente le conflit central du roman, ce qui lui confère une dimension sociologique. La perception que nous avons des Antilles, un lieu paradisiaque, contraste avec la réalité de la vie sur place. (les récentes émeutes dues à l’inflation le démontrent d’ailleurs parfaitement bien.)
« Les Assassins de l’aube » illustre bien le conflit entre modernité et traditions ancestrales. Les prédictions du quimboiseur par opposition à l’enquête bien réelle basée sur des preuves concrètes montrent bien à quel point la culture locale reste prégnante. Le développement économique (notamment les projets touristiques), l’arrivée massive de touristes donnent l’occasion à Michel Bussi d’aborder la tension entre les valeurs locales et l’attrait économique des investisseurs.
En lisant le roman, je me suis demandé comment Michel Bussi parvenait chaque fois à bluffer ses lecteurs. Dans cent pour cent des cas, je ne parviens jamais à trouver le fin mot de l’histoire. Comment fait-il, quelle est sa recette ? Le fruit de mes réflexions est ici et j’espère ne pas dévoiler de « secrets de fabrication ». En variant les points de vue des personnages principaux, l’écrivain permet aux lecteurs d’explorer différentes perspectives de l’intrigue. Chaque enquêteur apporte non seulement une vision unique de l’enquête, mais aussi ses enjeux personnels et son lien avec le lieu du crime. Le lecteur découvre ainsi de nouvelles informations au fil des chapitres, mais jamais la totalité de la vérité.
Ainsi, dans « Les Assassins de l’aube », l’auteur s’amuse à donner des révélations progressives et de faux indices. C’est vrai qu’il excelle dans l’art de distiller les informations au compte-gouttes ! Quant aux fausses pistes, elles permettent à l’intrigue de rester imprévisible, car le lecteur est constamment invité à réévaluer ses hypothèses. La tension narrative reste donc constante.
Grâce au mystère du passé et du présent entrelacés, Michel Bussi crée une histoire riche en profondeur et en secrets. Les événements présents, liés aux éléments du passé historique de la Guadeloupe, notamment les souffrances liées à l’esclavage et aux conflits sociaux, entretiennent l’intrigue. Le lecteur perçoit progressivement que pour comprendre le meurtre actuel, il doit aussi démêler les secrets historiques, ce qui l’incite à explorer chaque piste jusqu’au bout.
Mais pour qu’un roman tel que les « Les Assassins de l’aube » fonctionne vraiment, il faut lui donner des personnages nuancés et ambigus dont les motivations ne sont pas toujours claires. Les enquêteurs eux-mêmes ont des passés troubles et des dilemmes personnels qui les rendent moins prévisibles. Cette ambiguïté maintient un doute constant sur la loyauté et l’intégrité des personnages, ainsi que sur leurs véritables intentions. Les personnages aux facettes multiples permettent à Michel Bussi de s’assurer que le lecteur ne puisse jamais être tout à fait certain de leurs intentions et ainsi maintenir le suspense psychologique.
Enfin, il faut mentionner l’art de l’auteur pour le twist final ! Fidèle à sa réputation, Bussi conclut généralement ses romans par un retournement de situation inattendu. Après avoir tenu le lecteur en haleine au rythme des fausses pistes et des révélations partielles, il introduit un twist final qui remet en question tout ce que l’on croyait savoir. Et cela ne se fait jamais dans l’invraisemblance ! En surprenant le lecteur au dernier moment, l’écrivain renforce l’impact de l’intrigue et laisse une impression durable, qui incite à relire certains passages sous un nouveau jour, et qui prouve une fois de plus sa maîtrise du genre.
« Les Assassins de l’aube » est une ode à la résistance, à la mémoire, et �� la complexité humaine, un livre qui, sous couvert de suspense, autorise un regard perçant sur les plaies invisibles de l’Histoire. Michel Bussi nous rappelle que la Guadeloupe, comme tant d’autres terres marquées par la douleur, est aussi un lieu de fierté et de renaissance. Une lecture aussi palpitante qu’enrichissante, où le frisson de l’intrigue rencontre la profondeur des questionnements humains.
Dans « Les Assassins de l’aube » Michel Bussi démontre une fois encore qu’il reste un maître du genre. Force est de constater que toutes pièces s’emboîtent parfaitement ! Si j’aime beaucoup l’auteur dans ce genre littéraire parce que je sais que je vais passer un bon moment de lecture, j’ai énormément apprécié son entrée dans le roman d’anticipation en 2022 avec « Nouvelle Babel » (sorti en poche en mars 2023). Oserai-je lui dire que l’archipel polynésien lui allait bien au teint et à la plume ? Jose ! Je serais franchement comblée de le retrouver dans ce genre-là !
Finalmente, dopo un paio di libri così così, una lettura avvincente e coinvolgente Devo ammettere che non avevo capito l'identità dell'assassino e mi è piaciuta la moralità con cui l'autore accompagna il lettore verso l'epilogo 👏👏
Un homme riche se baigne le long de la côte Guadeloupéenne, il ne se doute pas qu’un harpon va bientôt lui enlever la vie. Premier meurtre sur l’île, d’autres vont suivre, c’est certain, un vieil homme la prédit. Valeric et ses adjoints sont sur le front pour retrouver l’assassin de l’aube, mais il faudra déterrer le passé pour résoudre cette affaire. J’ai aimé, j’ai compris l’intrigue assez tôt sans savoir qui était réellement l’assassin. C’est tout de même un peu tiré par les cheveux : comment retrouver l’identité des victimes qui n’ont fait que passer ?
L’intrigue est plutôt bien ficelée, avec ce qu’il faut de suspense pour tenir en haleine, mais j’avoue que le style, en particulier, m’a paru un peu lourd par moments. Ce n’est clairement pas le meilleur Bussi que j’ai lu. L’histoire se tient, les rebondissements sont là, mais il manque ce petit quelque chose qui rend habituellement ses romans passionnants.