Estate 2022. Nella Kabul stravolta dal ritorno dei talebani la vita delle donne è una costrizione continua. Kiran ha sedici anni e per uscire di casa deve indossare il burqa e camminare a un metro da suo fratello. Zahra ha smesso di cucire abiti dai colori sgargianti, ora nella sua sartoria sono esposte solo le pesanti tuniche blu e nere che tanto odia. Ma nella vita delle donne afghane uno spiraglio di luce è nascosto dietro una porta blu. Ed è così che Kiran impara da Zahra non solo a cucire ma anche a lottare per la libertà. La penna emozionante dell’autrice ci trascina pagina dopo pagina in un paese martoriato, in cui una donna può diventare risorsa solo se sceglie di fare la propria parte, rischiando la vita.
L'AUTRICE Federica Frignani vive a Carpi insieme al marito e ai figli. Si occupa di amministrazione in un’azienda locale, ma coltiva da sempre la passione per la lettura e da qualche anno quella per la scrittura. Grazie all’esercizio costante e a un talento fuori dal comune, ha pubblicato racconti per diverse antologie e si è dedicata alla stesura di un romanzo che l’ha travolta fino a lasciarla senza fiato – e promette di fare lo stesso con chi lo leggerà. Prestami il tuo nome è il suo sorprendente esordio.
Tutti abbiamo visto immagini di Kabul durante la guerra e poi quando sembrava che la presenza dei contingenti occidentali stesse riportando un equilibrio vero tra donne e uomini. Sembrava che non fosse solo la paura dello straniero armato a rendere gli uomini più accondiscendenti con le donne, o forse era la speranza di noi al sicuro nelle nostre vite che quelle immagini fossero lo specchio della reale situazione. Abbiamo creduto davvero che una ragazza sedicenne potesse scegliere di studiare, di danzare e mostrare i suoi capelli, che fosse sufficiente essere osservante e rispettosa degli insegnamenti di Allah, che potesse indossare per le strade di Kabul una gonna rossa a pois bianchi. Nel 2022 questa libertà che abbiamo creduto guadagnata dalle donne afghane non esiste. Kiran deve nascondere se stessa e la sua bella gonna a pois sotto un burqa pesante che le toglie l’identità, che la rende una macchia scura uguale a ogni altra macchia scura che si aggira come un fantasma triste e in catene nelle strade grigie. Queste persone a cui cercano di strappare l’anima e la personalità che cercano di annientare e spersonalizzare non possono mai essere sole, è obbligatorio che un uomo della famiglia le scorti tenendosi a debita distanza. Sono controllate, cercano di piegarle, di togliergli i sogni e i sorrisi, di togliergli anche i loro nomi e la loro identità. Noi non sappiamo con certezza i nomi delle eroine che ogni giorno tengono la schiena dritta e sfidano il regime che le opprime, ma sappiamo che i super eroi non sono quelli della Marvel o della DC, ma sono le donne come Zahra, Maryam, Nabila e Kiram. Ogni donna ha delle risorse dentro di sé e la forza inspiegabile e inesauribile per lottare e ribellarsi. Nessuna donna da sola può cambiare tutto, ma basta aggiungere una goccia al mare per renderlo più forte. Zahra tesse burqa da quando le è stato impedito cucire abiti variopinti per le donne afghane; Kiran non può più andare a scuola e riversare liberamente tutti i suoi pensieri nelle pagine del suo quaderno perché alle femmine è permessa solo l’istruzione di base; Maryam aveva un centro estetico, truccava le sue connazionali ed era anche infermiera, ma una donna non può svolgere quei lavori. E poi c’è Nabila, il fulcro della storia. Lei è la mamma di Kiram, l’amica di Zahra e Maryam. È lei che spinge la figlia a trovare una ragione di vita, un motivo per indossare il burqa, un modo per essere una goccia nel mare e una tempesta nel cielo. È con gli occhi lucidi che penso a Nabila e al suo coraggio immenso e senza fine, alla sua forza di madre, alla sua capacità di scegliere e proteggere i suoi figli senza nasconderli, ma dando loro le opportunità di scelta. Kiran ha il coraggio della madre, l’esuberanza della giovane età e l’innocenza di chi non ha ancora conosciuto tutte le forme di tradimento. L’autrice ha saputo dare voce a tante gocce che rischiano di evaporare nel deserto del Rigestan. Ho pianto senza neppure accorgermene mentre leggevo le pagine di questo libro e mi chiedevo come possa essere vero ancora oggi. Sono passati più di vent’anni dalla pubblicazione de “Il cacciatore di aquiloni” eppure pare tutto uguale. Il racconto è emozionante ed è proprio frutto di queste emozioni derivate dal coraggio quotidiano di chi sa che ogni giorno sarà una sfida per la sopravvivenza che arrivava la mia commozione. Lo spazio riservato alle brutture è limitato, il libro non è scritto con l’intento di provocare pianti a effetto, ma è intriso di speranza che tutti gli afghani abbiano la possibilità di scegliere, di essere liberi, che il coraggio di Zahra e del gruppo del giovedì siano un esempio, siano gocce in un mare sempre più grande.
Leggete questa meraviglia, questa chicca che per me è salito direttamente nel gruppo delle più belle letture degli ultimi anni, assaporate la storia ed entrate nella sua profondità, immergetevi in un mondo così lontano da noi che ha bisogno di farsi conoscere e troverete una trama bellissima e personaggi speciali. “ Vieni con me e prestami il tuo nome. “
Immaginavo che questa lettura sarebbe stata forte e impegnativa da affrontare ma avvolte ce n'è davvero bisogno. Leggere questo libro mi ha profondamente commosso, la sofferenza e il coraggio delle donne di Kabul descritte sono straordinari. La narrazione inizia con l'amicizia tra Nabila e Zahra, due donne diverse ma accomunate dalla stessa aspirazione: la libertà, ma la protagonista principale è Kiran, figlia di Nabila,infatti è attraverso i suoi occhi che possiamo osservare il mondo femminile afgano,per esempio li è molto raro vederle in strada e quando lo fanno sono accompagnate sempre dai loro maram,i loro accompagnatori che sono sempre maschi della propria famiglia,perché non possono uscire da sole. È un contesto difficile e spietato per una giovane donna, ma l'incontro con Zahra le apre nuove prospettive di vita, rivelando che sua madre e la sua amica sono angeli custodi che assistono altre donne nella fuga da quella realtà sessista.
"Io e tua madre giurammo che non avremmo mai smesso di lottare,per tutte le gocce nel mare"
La lettura di questo libro evidenzia il sacrificio, il dolore e la forza straordinaria di queste donne, le quali, pur avendo affrontato situazioni di vita estremamente difficili, hanno trovato la determinazione per andare avanti e supportare altre donne. Ciò induce a riflettere sulla libertà di cui godiamo nel nostro paese e a constatare le differenze con la realtà di altre nazioni. Kiran ama scrivere e questo la spinge a confidare pensieri ed esperienze in un diario segreto, nascosto per proteggere la sua intimità; la consapevolezza che una donna non può esprimere liberamente i propri pensieri e ragionamenti l'ha portata a voler condividere con il mondo la realtà delle donne di Kabul, le sofferenze e le privazioni che subiscono a causa della situazione politica attuale, dominata dai talebani. Questa scelta le permetterà di scoprire aspetti scioccanti che la porteranno a rivalutare alcuni rapporti familiari e a desiderare una vita migliore, ma il percorso sarà arduo e metterà alla prova la sua determinazione. Questa giovane donna aspira semplicemente alla libertà di essere se stessa, di esprimere i propri pensieri e di godere dei propri diritti. Sono rimasta piacevolmente colpita dalla scorrevolezza e dalla qualità della scrittura dell'autrice, che coinvolge il lettore e lo fa appassionare alle vicende di queste donne,vivono situazioni pericolose, ma la loro speranza e la consapevolezza di agire nel modo giusto le rendono straordinarie. Nel complesso è un romanzo che ci fa vedere come le donne siano ingiustamente maltrattate e senza diritti in un paese dove l'uomo prevale su tutto, è davvero desolante constatare che simili situazioni persistano a chilometri di distanza da noi, generando un profondo senso di sconforto e amarezza di fronte a tanta disumanità. Quindi se amate la libertà,la prospettiva di una giovane di Kabul,e il sogno di vivere la propria vita con dignità e amore ,questo è il libro che fa per voi.
Con questa recensione, posso dire di essere tornata alle letture di qualche anno fa, immergendomi in un libro che parla della forza delle donne e il loro coraggio di provare a cambiare una parte della loro vita. Il libro, come l’autrice stessa spiega nei ringraziamenti, trae ispirazione da situazioni reali, poi rielaborate in chiave narrativa.
La storia è ambientata in Afghanistan e alterna presente e passato, con protagonista la giovane Kiran. La sua esistenza viene stravolta dal ritorno del regime talebano, che priva soprattutto le donne dei diritti e delle conquiste ottenuti nel tempo. Kiran si troverà a confrontarsi con le esperienze di vita di altre donne, in particolare con quelle di sua madre e della sua migliore amica Zahra.
Attraverso i loro racconti, scoprirà come fosse diversa la loro giovinezza in un Afghanistan con maggiori libertà, e come abbiano cercato, spesso a rischio della propria sicurezza, di aiutare altre donne a costruire un futuro diverso. In un contesto prettamente maschilista, emergono figure femminili che si incontrano segretamente per cercare di vivere una vita che per noi è naturale e data per scontata.
Sicuramente il personaggio e la storia di Zahra e’ quella che mi ha rubato il cuore: entrare nell’intimità delle sue vicende, vivere le se emozioni, paure, dolore è stato coinvolgente. Ho ammirato la sua forza, il suo coraggio nel rischiare tutto pur di offrire speranza ad altre donne. Ho ammirato la sua intelligenza e il buon cuore...devo ammetterlo ci sono parti che fanno veramente venire le lacrime agli occhi. Zahra ha sofferto moltissimo, ma ha anche dato tanto; è impossibile non sentire empatia.
D’altra parte, la storia di Kiran rappresenta un messaggio di speranza che arriva dritto al cuore.
Da romantica quale sono, ho apprezzato anche la storia d’amore che si intreccia a queste pagine, nonostante il contesto difficile.
Il tema del sacrificio: cosa non farebbe una mamma per i propri figli? Che lacrime ad un certo punto!
Leggere questo libro mi ha dato molto su cui riflettere. Come donna cresciuta nel mondo occidentale, mi rendo conto di quanto spesso consideriamo normali azioni e diritti che altrove sono ancora soggetti a lotta e sacrificio. In alcune parti del mondo, per una donna perfino sorridere o parlare può richiedere coraggio. Pur essendo un romanzo, non si può ignorare quanta verità vi sia dietro alla narrazione. E questo ti induce a pensare a quanto ci sia ancora da lottare e imparare a non dare nulla per scontato.
È una storia che consiglierei a chiunque, ma in particolare alle donne. Ci ricorda quanto sia importante restare unite: insieme possiamo davvero fare la differenza. Le donne del libro ne sono una testimonianza concreta: hanno lottato fianco a fianco, sostenendosi a vicenda, e hanno dimostrato come l’unione possa essere uno strumento incredibile per fare la differenza.
In questo romanzo la giovane Kiran si trova a vivere sotto la dittatura dei talebani. Ha solo sedici anni e non può uscire di casa da sola. Suo padre è un tipo "tradizionalista" e non è contento neanche del lavoro che sua madre, Nabil, le ha procurato presso Zahra.
Zahra, prima dell'avvento della dittatura talebana, aveva una sartoria in cui cuciva abiti tipicamente occidentali per clienti facoltose. Nell'estate del 2022 tutto cambia anche per lei: nel suo locale inizia a cucire i burqa che le donne sono costrette a indossare.
Quel che ignora Kiran è chi è veramente Zahra, una donna da imitare, una donna che da sempre lotta per la libertà e che si prodiga per aiutare altre donne a migliorare il loro futuro.
Non vi dico altro riguardo la trama, vi toglierei il piacere della lettura di questo splendido romanzo.
Voglio complimentarmi con l'autrice per questo romanzo perché è ricco di approfondimenti e di cenni alla storia attuale che ancora vivono le donne di Kabul e del mondo islamico in generale.
Ho trovato il romanzo ben strutturato: nella prima parte l'autrice ci fa scoprire chi è Kiran e come vive la "situazione", grazie a diversi flashback ci fa scopire anche qualcosa riguardo ai suoi genitori, Hassan e Nabil. é la seconda parte però quella più interessante. Ci presenta Zahra a tutto tondo, dalla sua infanzia a oggi. Grazie a questo personaggio riusciamo veramente a capire le differenze tra il prima e il dopo dittatura.
I personaggi della storia sono tutti ben caratterizzati, Zahra e Nabil spiccano per il loro ruolo nei "pomeriggi dl giovedì", quello che sorprende di più però è la giovane Kiran. Cresce pagina dopo pagina dando un messaggio molto forte, che mi piacerebbe arrivasse a quanti più lettori possibili, ossia l'amore per la libertà.
Nonostante questo non sia il solito romanzo d'amore, questo sentimento è presente in ogni pagina. Si nota il forte attaccamento di Kiran al fratello Hamed, l'amore e la sete di giustizia da parte di Zahra, l'amore per la famiglia da parte di Nibal e anche l'amore "tossico" per degli ideali che non condivido da parte di Hassan.
L'autrice ha mantenuto la promessa, come ha enunciato in calce alla trama, è riuscita a travolgermi fino a lasciarmi senza fiato…così come è accaduto a lei quando ha scritto questo romanzo.
La Kabul prima dei talebani, accennata in un quotidiano di normale serenità e quella che precipita nel male assoluto quando i talebani rientrano al potere, manipolando uomini e devastando corpi e anime. Davvero crediamo che tutto si semplifichi così? No, c’è molto altro…c’è la ribellione vestita da remissività, soprattutto c’è la voglia di libertà!
I soprusi perpetrati sono raccontati senza mai trascendere in scene raccapriccianti, lasciati immaginare al lettore con la forza espressiva di ogni protagonista, con le vibrazioni di corpi che, con coraggio, non vogliono soccombere. La narrazione è fluida, corretta nella forma, delicata, addirittura con momenti di pura poesia.
“…non avrebbe mai pensato di arrivare a tanto, ma benedice il suo burqa e la retina che offusca la realtà che ora non vuole vedere.”
Nabila, Zahra, Kiran, Hamed, il piccolo Rashid sono la vita, In un momento in cui anche il Pakistan è come un miraggio, il tenente Collins la svolta americana. Poi c’è il diario di Kiran al cui interno ogni sussurro prende vita e ogni lacrima repressa, ogni atto di coraggio, fanno di questo libro un capolavoro.
Ci sono libri che non si dimenticano e Prestami il tuo nome è uno di quelli. Doloroso, intenso, ma pieno di speranza.
Ho amato Kiran, la sua voglia di lottare, e la forza calma di Zahra e Nabila. La loro rete di supporto è un faro nel buio, una goccia che diventa oceano.
La scrittura dell’autrice è limpida, potente, capace di mostrare la brutalità del regime ma anche la bellezza dei legami. Il rapporto tra Kiran e suo fratello Hamed è uno dei più toccanti: un amore puro che sfida le regole e apre uno spiraglio di futuro.
La storia d’amore tra Zahra e Jason… dolcissima, fragile, devastante. Ti fa sognare e poi ti spezza il cuore.
E poi ci sono loro: le donne afghane. Forti, unite, luminose anche quando il mondo prova a oscurarle. Il loro coraggio silenzioso è un esempio per tutti noi. Ci ricordano che la libertà è una conquista collettiva, da difendere insieme.
Ho chiuso il libro in lacrime ma con il cuore pieno. ⭐ 5/5 – Necessario. Potentissimo. Da leggere assolutamente.
👉 La recensione completa è online sul blog La magia delle pagine stampate.