Premessa: avevo aspettative sbagliate, nel senso che pensavo fosse un saggio memoir che andava ad approfondire alcune tematiche inerenti al razzismo in Italia (soprattutto quello silente e quotidiano, che forse è quello più pericoloso di tutti).
Mi sono ritrovata, invece, con un piccolo saggio memoir che in realtà è più un flusso di coscienza repentino, un alternarsi di ricordi e pareri diffusi e frettolosi su avvenimenti razzisti in Italia (spesso e volentieri posti in essere da politici o subiti in prima persona dalla scrittrice) di cui chi segue un minimo l’argomento/ è interessato ad approfondire la tematica è già al corrente.
Bibliografia scarnissima e “scontata” (sempre per chi segue la tematica), per lo più si rifà ai nomi più noti che trattano il tema. Alcuni capitoli invece sono solo approfondimenti dei suoi articoli.
La cosa che più mi ha deluso è che si tratta di un’autonarrazione, di una voce unica che non dà spazio al dialogo, al confronto. Tono accusatorio verso tutti (amici, conoscenti, italiani bianchi in generale) dall’inizio alla fine, senza tenere conto di tantissime dinamiche e problematiche della società italiana (perché parliamoci chiaro, il razzismo nei confronti delle persone nere non è l’unico razzismo di cui la nostra penisola è pregna).
L’episodio che più mi ha colpito è stato il fatto che abbia riportato di quando una ragazza le abbia dimostrato la sua vicinanza in seguito ad insulti ricevuti dall’autista del bus, e lei la accusa di non essere intervenuta. Ma quante sono le teenager donna che si sentono sicure ad aiutare altrə? Io stessa il mio primo anno a Roma dinnanzi a due circostanze simili ma non uguali rimasi solamente pietrificata, senza il coraggio di dire o fare niente e con la paura che la prossima fossi io, la ragazzina meridionale di turno (perché si, più di una persona mi ha vista e mi vede così nel nostro paese).
Pessimo anche il perenne confronto Italia-USA: ma come si fa a paragonare due realtà giuridicamente, socialmente e ideologicamente quasi opposte?
Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso in alcune riflessioni, anche da donna etero bianca cisgender, è il capitolo sulla differenza tra femminismo e razzismo.
Pochissime le tematiche nuove su cui mi ha permesso di riflettere, tra queste però l’utilizzo ancora attuale della dicitura “scoperta dell’America” e la nascita a livello storico del femminismo intersezionale.
Insomma: se siete nuovi all’argomento, anche se rimane un libro da approcciare in maniera critica, può essere utile per capire da dove iniziare a riflettere. Se invece ne masticate qualcosina e rimanete informati sui vari avvenimenti politici sociali, guardate oltre.