Debora e Paolo condividono la vita, il lavoro, e una passione profonda per il paranormale. E così, un giorno, i due decidono di allontanarsi dal mondo e rifugiarsi in una casa isolata, tra le montagne più remote. La meta è una strada maledetta, avvolta da leggende e lo scenario perfetto per affrontare un rito estremo conosciuto come rituale delle 11 miglia. Un percorso oscuro, composto da prove sempre più disturbanti. Tre giorni immersi nell'ignoto li attendono. Ma ciò che troveranno lungo quel cammino supererà di gran lunga la loro immaginazione... Miglio dopo miglio, infatti, l'orrore si fa più presenze invisibili, entità malevoli che scavano nelle loro fragilità, mentre il confine tra il mondo dei vivi e l'Aldilà si assottiglia. Debora e Paolo si ritroveranno a combattere non solo contro forze sovrannaturali, ma anche contro i propri demoni interiori. Con 11 miglia i PIT tornano in libreria con una storia horror che, intrecciando tensione psicologica, mistero e terrore, esplora i confini del paranormale e lascia aperta una domanda cosa ci aspetta davvero oltre la vita?
mi è piaciuto molto, io li seguo su youtube e devo dire che mi ha fatto strano entrare anche se in parte nella loro vita (perché Debby ci ha messo un pò di sé stessa e delle sue sensazioni che prova quotidianamente). l autrice è stata bravissima a trasmettere le emozioni che provava durante questa 11 miglia sembrava proprio di essere con lei all' interno di quella macchina, e non è facile coinvolgere il lettore fino a quel punto. se vi piacciono i romanzi horror con un pizzico di mistero questo fa per voi un libro avvincente con una crescita personale da parte della protagonista. davvero complimenti a Paolo e Debby per questo capolavoro dove una pagina tira l'altra. 5 stelle
Libro eccezionale! Le parole non sono abbastanza per descrivere tutti gli stati d’animo che ho vissuto leggendo questa storia! Una cosa è certa: non sono più la stessa di prima🥹❤️. Grazie Debby che con la tua sensibilità e il tuo talento hai portato molte persone, compresa ne in un viaggio che va oltre la comprensione e che ti scava dentro. Grazie per averci aperto il tuo cuore e quello del PIT. Per me è un onore fare parte di questo mondo che avete creato❤️⭐️
Cosa c’è di meglio di un libro con due ghosthunters per la spooky season? Questo libro è perfetto per la stagione imminente! Abbraccia diverse sfumature di horror/paranormale così da poter arrivare a più persone e soddisfare più gusti. Alcuni capitoli sono stati parecchio inquietanti, altri più realistici, fino a toccare corde thriller. Devo dire però che la scrittura è un po’ acerba, dal mio punto di vista: ci sono state diverse ripetizioni delle stesse frasi/parole e soprattutto degli stessi stati d’animo. Questo infatti è anche un libro introspettivo, poiché affronta molto la relazione tra Paolo e Debora. L’astio che c’è tra di loro si sente tanto, forse troppo per un libro del genere, anche perché la narrazione è dal pov di Debora, e inizialmente ho faticato ad andare avanti per questo motivo. In più i capitoli sono piuttosto lunghi e questo mi rallentava. Poi però arriva un punto nella storia che mi ha fatto accelerare fino ad arrivare in fondo! Un punto in cui si dubita di cosa si ha davanti, grazie anche appunto alle tante sfumature tematiche che ci sono. Devo dire che alcune mi sono piaciute parecchio mentre altre meno, ma nel complesso si può dire che i protagonisti e, soprattutto Debora, ne hanno passate veramente di ogni! Infatti, la storia parla delle 11 miglia, un rito che nessuno ha mai concluso e pochi riescono a vedere, poiché si dice che appaia soltanto a chi veramente ci creda. Per compierla bisogna rispettare delle regole, alcune delle quali sono: non fermarsi, non tornare indietro, arrivare fino in fondo. E, una volta lì, esprimere un desiderio. Paolo e Debora decidono di compiere questo rituale su una delle strade più temute, la Strada Maledetta, luogo in cui diverse donne sono scomparse nel corso degli anni. Ad ogni miglio succede qualcosa che Paolo e Debora devono affrontare, talvolta qualcosa di più fisico, altre più psicologico, talvolta qualcosa di surreale, altre volte più reale. La realtà si confonde con ciò che il rituale vuole mostrare agli occhi di chi lo compie, arrivando a confondere sia i protagonisti, sia il lettore. La curiosità di arrivare a capire quindi che tipo di piega prendesse la storia ha preso il sopravvento, fino ad arrivare ad un epilogo che mi ha spiegato e dato un senso anche alla parte introspettiva che c’era sul loro rapporto! In generale quindi, un libro che poteva essere migliore ma che nel complesso mi è piaciuto.
Per quanto la scrittura di Debora è davvero migliorata tanto questo libro presenta alcuni problemi. Troppe frasi e parole chiave ripetute fino allo sfinimento in ogni capitolo. Per spiegare una situazione o stato d'animo utilizza una parola e poi ci aggiunge altri svariati sinonimi vicini che in pratica diventano inutili. Senza tutti questi 'pipponi mentali' il libro sarebbe durato la metà e sarebbe stato meglio. Ho impiegato un mese per finirlo perché questo 'metodo' mi ha rovinato l'esperienza di lettura. Bella trama e bel finale. Un po' mi dispiace per Paolo perché in questo romanzo viene descritto come una persona dai comportamenti nocivi. E visto che è una persona reale lascia tanto a desiderare. (Anche se mi ha urtato leggere di Debora che dà sempre colpa all'altro, che si descrive un po' come la vittima di ogni situazione ma che vittima proprio non è) Felice di leggere la presenza di Cristian, dopo due romanzi era anche ora. 😅
Sarò crudele, ma questo libro è un unico lungo pippone di quanto la protagonista non creda in se stessa, nella sua relazione e nella sua capacità di sopravvivenza. Di positivo ci sono le descrizioni che, nonostante le numerose ripetizioni, sono comunque suggestive.
Poteva essere avvincente, ma lo stile narrativo lascia troppo a desiderare. Troppe ripetizioni nell'uso dei vocaboli e delle espressioni che rendono tutto troppo stancante, meccanico, come un qualcosa che si ripropone fino alla nausea. Similitudini bizzarre che ritornano goffamente per più volte o comunque penose: tipo, non ricordo esattamente le parole...la sua voce risuonò improvvisa come uno sparo...l'auto sfiorò la curva come la lama di un coltello sul collo...etc. Se c'è una cosa che odio pesantemente è il ricorso a figure retoriche, come la similitudine, buttate lì tanto per fare, per evocare qualcosa di suggestivo, per arricchire (???) la narrazione o fare presa sul lettore: l'effetto è esattamente l'opposto. La figura retorica deve essere usata con il contagocce e nei momenti giusti altrimenti suscita fastidio, sensazione di ricercatezza stilistica goffa e ridondante. Se poi addirittura si ripetono quasi identiche l'effetto negativo è devastante. Leggere la Divina Commedia di Dante Alighieri fa molto bene, ad esempio per capire la potenza di una similitudine, formulata in modo suggestivo, nel momento opportuno. Non è che quando uno no sa come arricchire o allungare il brodo, basti ficcarci dentro una similitudine ad effetto (e strampalata) e via che tutto va bene....