Immane Atlantide sommersa, le quasi duemila pagine dei «Textos recobrados» – recuperati e radunati dopo la scomparsa di Borges – rivelano le molteplici linee di forza di una riflessione critica di sconcertante novità. Rispetto ai fervori iconoclasti degli anni Venti (documentati in «Il prisma e lo specchio», 2009), si colgono qui, già a partire dai primi anni Trenta, una tonalità e nuclei di pensiero e di interesse del tutto l’inconsistenza dell’io, giacché una persona «non è altro che ... la serie incoerente e discontinua dei suoi stati di coscienza» e «la sostanza di cui siamo fatti è il tempo o la fugacità»; la letteratura poliziesca, che riesce a conciliare «lo strano appetito d’avventura e lo strano appetito di legalità»; le immagini dell’incubo, «la tigre e l’angelo nero del nostro sonno», disseminate nella letteratura da Wordsworth a Kafka; il gaucho, «amato territorio del ricordo» e «materia di nostalgia»; il tramonto del concetto di testo definitivo, che «appartiene alla superstizione e alla stanchezza»; la rivelazione che Buenos Aires, un tempo oggetto di caparbie trasfigurazioni poetiche, può essere descritta solo «per allusioni e simboli». Ma quel che più affascina è la perfetta architettura di questi scritti, capaci, quale che sia l’argomento prescelto, di espandere il nostro orizzonte (talora con un semplice «Nel mondo immaginato da Walpole, “come in quello degli gnostici siriani e in quello di Hollywood”, c’è una guerra continua tra le forze del male e quelle del bene») e di ravvivare il dialogo fra due interlocutori che «lo scorrere del tempo avvicina e allontana, ma non separa»: il testo e il lettore.
Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo was an Argentine short-story writer, essayist, poet and translator regarded as a key figure in Spanish-language and international literature. His best-known works, Ficciones (transl. Fictions) and El Aleph (transl. The Aleph), published in the 1940s, are collections of short stories exploring motifs such as dreams, labyrinths, chance, infinity, archives, mirrors, fictional writers and mythology. Borges's works have contributed to philosophical literature and the fantasy genre, and have had a major influence on the magic realist movement in 20th century Latin American literature. Born in Buenos Aires, Borges later moved with his family to Switzerland in 1914, where he studied at the Collège de Genève. The family travelled widely in Europe, including Spain. On his return to Argentina in 1921, Borges began publishing his poems and essays in surrealist literary journals. He also worked as a librarian and public lecturer. In 1955, he was appointed director of the National Public Library and professor of English Literature at the University of Buenos Aires. He became completely blind by the age of 55. Scholars have suggested that his progressive blindness helped him to create innovative literary symbols through imagination. By the 1960s, his work was translated and published widely in the United States and Europe. Borges himself was fluent in several languages. In 1961, he came to international attention when he received the first Formentor Prize, which he shared with Samuel Beckett. In 1971, he won the Jerusalem Prize. His international reputation was consolidated in the 1960s, aided by the growing number of English translations, the Latin American Boom, and by the success of Gabriel García Márquez's One Hundred Years of Solitude. He dedicated his final work, The Conspirators, to the city of Geneva, Switzerland. Writer and essayist J.M. Coetzee said of him: "He, more than anyone, renovated the language of fiction and thus opened the way to a remarkable generation of Spanish-American novelists."
Per me Borges potrebbe scrivere qualsiasi cosa e mi affascinerebbe sempre. in questi articoli pubblicati in tempi diversi, oltre agli specifici argomenti trattati, ho amato il suo sapere raccontare.
In questo estratto dei Textos Recobrados di Borges abbiamo una bella sequenza di articoli, discorsi commemorativi, analisi di testi. C’è molto da dire, come sempre con Borges. A partire dal primo testo, “Voler essere un altro” che introduce il tema dell’illusorietà della realtà e dell’umanità. Tema che sviluppò in racconti e saggi molte volte.
Con “Le Regole della narrazione poliziesca” determina il genere giallo e le sue regole. Regole che rimangono valide anche con l’evoluzione secolare del genere.
C’è il pezzo in cui narra di come conobbe la Divina Commedia di Dante, e di come lo folgorò. Giustamente, aggiungo io. Perché non serve rileggere più e più volte l’opera dantesca che in Italia è fin troppo studiata (e a volte odiata dagli studenti) ma Borges ha ragione: c’è una prima lettura della Commedia, ma non c’è mai un’ultima lettura. Qualche terzina qua e là, qualche canto una volta ogni tanto...
Poi tutti i testi in cui parla della sua Buenos Aires, della sua portenità, della storia dell’Argentina e di come questa nazione sia, in fondo, erede della letteratura occidentale e non solo spagnola o locale. I testi in cui cerca di definire cosa sia essere argentino, cosa voglia dire spiegare Buenos Aires, il perché di Cervantes e del suo Don Chiscotte, cos’è la poesia. Ci sono anche articoli più legati agli anni in cui l’Europa veniva devastata dai nazisti, come quello in cui, accusato di essere ebreo, risponde come rispose JRR Tolkien qualche anno prima: magari! Ma purtroppo non lo sono. Tanta roba; prima o poi mi ridedicherò allo spagnolo e cercherò di recuperare il Textos Recobrados in originale: sono molte centinaia di pagine in più rispetto a questa bella selezione.
E' come raccogliere conchiglie sulla sabbia: trovata una, la successiva è appena visibile, e si ricostruisce in questo modo un disegno segreto, presto cancellato dalle onde. Un libro dove il segnalibro non è necessario. Ogni breve testo è un discorso chiuso da un punto. Che sia punto fermo, punto interrogativo o punto esclamativo, sta al lettore deciderlo.
"A Sumatra, un uomo vuole laurearsi stregone. L'esaminatore gli chiede di indovinare se sarà respinto o promosso. L'uomo dice che sarà respinto... Già si intuisce l'infinita prosecuzione."
"[...] poiché il passato non è mai complesso (è stato semplificato e stilizzato dalla memoria, con la quale collabora sempre la dimenticanza) e non è mai appassionato, perché lo vediamo come un quadro in cui mancano la nostra volontà e la nostra incertezza."
"Forse, al contrario di quanto si crede di solito, la verità non è un mistero, ma qualcosa che tutti sappiamo e che cerchiamo di dimenticare, perché non è né arguta né stupefacente."
"Ignorarla [la poesia] vuol dire impoverirci. Che ognuno la cerchi dove preferisce; da qualche parte lo starà aspettando."
"E ora mi aspetto da voi che confutiate ognuna delle cose che ho detto, aspetto le vostre domande e ancora di più le vostre riflessioni."
Per la prima volta, leggendo Borges, ho incontrato un italiano (la lingua, intendo) poco gradevole, non chiaro, che costringe a rileggere la frase per comprendere il significato. Penso che ciò sia da attribuirsi alla traduzione, non all'autore, nè alla distrazione del lettore. Gli scritti raccolti nel volume sono datati dal '33 all'83, quindi la scrittura, il linguaggio, il ritmo, non possono costituire un'eccezione rispetto allo stile di Borges. Qualche brano potrebbe, ma non tutto il libro. I temi trattati sono quelli della critica letteraria del passato e del presente, osservazioni, pensieri. Mi ricorda "Inquisizioni".