Tullio Pericoli nasce nel 1936 a Colli del Tronto nelle Marche e nel 1961 si trasferisce a Milano. Espone in numerose Gallerie e Musei italiani ed esteri e pubblica i suoi disegni sui più importanti quotidiani e periodici internazionali. La sua recente attività di scenografo lo ha portato a lavorare per l'Opernhaus di Zurigo, Il Teatro Studio e Il Teatro alla Scala di Milano. Il volume raccoglie una selezione di disegni e dipinti sul tema del paesaggio.
Così viene definito Tullio Pericoli da Michele Mari in una breve prefazione a questa sua raccolta di opere della fine del millennio scorso. In effetti vi sono molti elementi "letterari" nelle creazioni dell'artista di Colli del Tronto: una pittura che sembra sempre realizzata con tratti lineari di matita, atmosfere sospese ed evanescenti che (specie nella serie di cavalieri e cinghiali) mi hanno ricordato Italo Calvino, la rottura delle regole figurative (ombre che si incrociano, paesaggi inseriti in vasi, piscine e tavole che si innestano in valli e colline). In questo volume scopriamo il Pericoli che si dedica al tema del paesaggio, arricchendolo di fantasie e costruzioni ideali, pur sempre mantenendo uno stile misurato e manierista che lo rendono comunque "un miniatore da monastero benedettino" come dice Marco Vallora nell'approfondita introduzione. L'altro nome che mi è arrivato alla mente è quello di Escher, date le opere in cui il paesaggio urbano scaturisce da sorgenti di linfa che nascono da paesaggi collinari ed arborei (o anche quelle in cui la prospettiva è sovvertita e resa ambigua al punto da confondere cielo e mare). Consigliato a chi conosce Pericoli solo per l'attività di ritrattista, mentre si parla di un artista completo e solidissimo.