A Casedisopra, nel cuore degli Appennini, l'estate è finita eppure in giro si vedono ancora dei forestieri. All'osteria di Benito, dove si ferma per un bicchiere chiunque passi in paese, il cameriere marocchino Amdi spesso serve da bere a due avventori singolari: un geologo impegnato a studiare il territorio e un architetto inglese innamorato del posto, Bill Holmes, che insieme alla bella nipote Betty sta conducendo una ricerca sulle costruzioni religiose - edicole votive, maestà, oratori - di cui è ricca quella parte di Appennino. Nel frattempo, però, ha cominciato a piovere senza tregua, e l'acqua dà non poco filo da torcere all'ispettore della forestale Marco Gherardini, che in paese chiamano "Poiana". La pioggia divora interi costoni della montagna portando con sé strade, alberi e forse anche uomini, come a punirli per l'incuria sempre maggiore cui abbandonano la loro terra. A parte ciò, in paese tutto sembra tranquillo. Fino a che, proprio il giorno prima di andarsene, il geologo non sparisce misteriosamente. E dopo la sua scomparsa una serie di aggressioni turba la vita di Casedisopra. A indagare ufficialmente sui troppi misteri che si nascondono tra i ruderi della Casa-fortezza del Capitano e l'edicola con l'affresco di una Madonna incinta, tra l'agriturismo gestito da una stravagante signora e il Sasso Nero che racchiude un segreto, è incaricato il giovane maresciallo dei carabinieri Barnaba. Ma molto presto Poiana dovrà intervenire in prima persona, sia pure non ufficialmente. E ad aiutarlo, con la ruvidezza montanara che gli è consueta ma anche con saggezza, sarà chi conosce il territorio e sa leggere i segni con cui la montagna parla all'uomo: il mitico Adùmas. Ma anche i fratelli Seivadghi, Fonso e Doardo, e il paese intero daranno, sia pure involontariamente, il loro contributo... Ancora una volta Guccini e Macchiavelli sanno evocare per noi i sapori e le emozioni più intense delle loro montagne e ci conducono lungo i valichi appenninici, dal Quattrocento a oggi, fino a scoprire una verità sorprendente e più che mai attuale. Un romanzo forte come le radici di un albero secolare, appassionante come un inseguimento nel bosco, coraggioso come chi sa guardare negli occhi la verità.
Francesco Guccini is an Italian singer-songwriter, considered one of the most important Cantautori. During the five decades of his music career he has recorded 16 studio albums and collections, and 6 live albums. He is also a writer, having published autobiographic and noir novels, and a comics artist. Guccini also worked as actor, soundtrack composer, lexicographer and dialectologist. Guccini moved to Pàvana during World War II, then returned to Modena where he spent his teenage years and established his musical career. His debut album, Folk beat n. 1, was released in 1967, but the first success was in 1972 with the album Radici. He was harshly criticised after releasing Stanze di vita quotidiana, and answered to his critics with the song "L'avvelenata". His studio albums production slowed down in the nineties and 2000s, but his live albums continued being successful. His lyrics have been praised for their poetic and literary value and have been used in schools as an example of modern poetry. Guccini has gained the appreciation of critics and fans, who regard him as an iconic figure.[1] He has received several awards for his works; an asteroid, a cactus species and a butterfly subspecies have been named after him. The main instrument in most of his songs is the acoustic guitar.
Beh, è Guccini, il primo della razza sua che ha studiato e si vede da come scrive. Si da tutto il tempo che ci vuole quando il tempo si rivolta mandando pioggerelline, piogge e diluvi che ammollano la terra e rovesciano frane sulle strade di montagna. Così che le indagini vanno piano e il tempo di una sigaretta, di un caffè o della stesura di un verbale è semplicemente in tempo reale. Poi cede nel finale: tutto di corsa: non ne può più e vuole godersi la neve che è seguita al fango e se la vuole godere tutta. Magari sotto le coperte a guardare attraverso i vetri della finestra il suo bianco riverbero.
(Prima di tutto: woah! Poiana ha 29 anni a inizio romanzo e 30 alla fine: questo significa che sono più vecchia di lui, e il capitolo sul suo compleanno mi ha fatto sentire decrepita...)
Un giallo solido, scritto bene e avvincente dall'inizio alla fine. Come suggerisce il titolo, è forte anche il tema della natura e della contaminazione, non solo fisica, ma anche morale, intesa come corruzione e simili temi sociali, come in ogni buon noir che si rispetti. Ho indovinato colpevole e dinamica, ma mi mancavano un dettaglio importante e una sottotrama che non avevo immaginato. Poi, devo ammettere che ad un certo punto gli autori me l'avevano fatta: credevo proprio di essermi sbagliata! In ogni caso, l'aver beccato l'autore del delitto non ha pregiudicato per nulla il resto della lettura, che ho trovato sempre gradevole. Mi è piaciuto che gli autori del romanzo abbiano lasciato anche una certa dignità al colpevole del delitto: sicuramente non ne esce bene, ma non è nemmeno una persona amorale o senza nessun lato buono, come accade di solito. Ha i propri affetti, il proprio modo di pensare e un fine non così terribile, I guess. Io poi ammiro chi scrive gialli, e ancora di più questi "territoriali": non so davvero come si faccia a inventare così tanti personaggi diversi e a renderne credibili come potenziali assassini almeno due o tre diversi. In un luogo ristretto come questo, immagino diventi ancor più difficile.
Un bonus a questo romanzo perché parla e sa di casa mia, dei miei territori, del mio dialetto e dei cibi che si cucinano (o cucinavano) qui. L'idea di far trasferire a Casedisopra un maresciallo meridionale (senza, fra l'altro, mai scadere nello stereotipato!) è perfetta anche per dar modo agli autori di spiegare alcune chicche dialettali. Grazie a questo noir, tutta Italia può sapere cos'è uno squasso e cosa significa essere un sandrone (termine davvero non facile né da spiegare, né da capire), allo stesso tempo sentendosi inclusi. Decisamente promosso!
La cosa migliore sono i personaggi, così caratteristici e tipici della provincia italiana, molto realistici. E l'atmosfera uggiosa dell'Appennino sempre a rischio di frane. L'intreccio è interessante. L'unico "problema" è che mentre lo leggevo avevo in testa tutto il tempo il timbro di voce e l'accento emiliano di Guccini! :-))))
Una lettura piacevole, sopratutto per chi conosce i boschi dell'Appennino fra Pistoia e Bologna, personaggi che hanno dentro di sè molto più di quanto appare, ben caratterizzati nel loro essere montanini. Ma niente di più, anche la parte poliziesca poco credibile, con indagini che ben poco hanno di scientifico, al punto che viene da pensare che gli autori l'abbiano fatto apposta per dare al risvolto investigativo tecnico un ruolo marginale rispetto ai personaggi
Un libro tranquillo, senza grandi picchi particolari. La storia in sé non è niente di particolare, un classico romanzo giallo all'italiana. L'unica cosa che mi è davvero piaciuta è stata la caratterizzazione dei personaggi e l'aria di paese e provincia che si respira. Nonostante sia un buon libro, non me la sento di consigliarlo.