Sono sbigottita
La mia storia con Sandro Veronesi iniziò così (di seguito mio commento a La forza del passato di Veronesi del maggio 2013):
“della consapevolezza
Mi è piaciuto, moltissimo. Di Sandro Veronesi avevo già letto nel 2006, per caso, "Caos calmo" e mi era piaciuto anche quello - molto più della versione cinematografica con Isabella Ferrari e Nanni Moretti - e un fatto mi aveva colpito su tutti: la moglie del protagonista è una traduttrice come lo sono io, nata esattamente il mio stesso giorno/mese/anno e con una figlia nata lo stesso giorno/mese della mia! (c'è una cosa che ci differenzia sostanzialmente, almeno per adesso, ma evito lo spoiler). Curiosità: il protagonista de "La forza del passato" avrà un ruolo in "Caos calmo".
Bene, La forza del passato mi è piaciuto ancora di più, la scrittura è scorrevole, non particolarmente ricercata ma corretta e spontanea, si legge velocemente, con piacere, c'è anche una certa suspense, interessanti tutti i riferimenti letterari e cinematografici, evocano il passato, le emozioni collegate e questo, e per darne maggiore consapevolezza (che di stratificazione stiamo parlando) riferendosi ai soldi parla ancora di lire, non di euro, nel 2000 avrebbe potuto farlo, ma non ha voluto, all'inizio del racconto le lire erano più indicate, avrebbe potuto farlo solo alla fine, a indicare il cambiamento.
Qui, ciò che mi colpisce su tutti non è una coincidenza o circostanze uguali, ma il fatto che ho provato una rara identificazione con i pensieri del protagonista - sicura proiezione dell'autore -, con i meccanismi con cui questi pensieri, ragionamenti, sensazioni prendono forma, con i processi di valutazione e analisi messi in atto continuamente nella quotidianità, con le riflessioni sul senso della vita, con la diversità tra ciò che si vorrebbe esprimere a parole e ciò che invece si riesce miseramente a dire, con la naturalezza con cui si spostano i nostri limiti di tolleranza per poter inglobare nella nostra vita un'altra esperienza. Trovo sia un racconto sulla maturità, sul passaggio da giovane uomo ad adulto, sulla differenza tra gli occhi chiusi e gli occhi aperti, sul fatto che accettare qualcosa che si allontana da ciò che si voleva o credeva essere, a volte fa sì che il culo non cada per terra.”
Una decina di giorni or sono, entro in libreria e mi cade l’occhio su "Terre rare" - che è il secondo capitolo, quindi la continuazione della storia iniziata con "Caos Calmo", il protagonista è sempre lui, Pietro Paladini - ma soprattutto sul retro di copertina, che dice: “Un capolavoro faulkneriano in chiave comico-rocambolesca, dove si infiltrano le tracce della deriva sociale che viviamo” Paolo Di Stefano, Corriere della Sera. Ora, mi pare di aver già detto altrove, mi pare però, di come il nome Faulkner per me sia un richiamo a cui non so resistere. In questo caso mi è scappato un risolino, di Veronesi avevo già letto i suddetti due libri e con nessuna fantasiosa capriola avrei saputo trovare un collegamento con Faulkner. L’ho comperato per capacitarmi di cosa intendesse il signor Paolo Di Stefano con questo collegamento. Non l’ho capito, ma certo è il fatto che, in Terre rare, di Faulkner non c’è assolutamente alcunché.
Però - ancora una volta attraverso Faulkner - nel libro di Veronesi ho scoperto tante di quelle coincidenze sparse qua e là - pensieri, riflessioni, libri, poesie, date, vie di Milano, luoghi, il discorso stesso sulle coincidenze - da esserne sbigottita, o perlomeno, fortemente stupita.
Anche solo per questo motivo devo dar le quattro stelle. E dire che ancora alla centesima pagina o giù di lì, mi chiedevo dove volesse andare a parare il Veronesi.