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Steinzeit

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Mit ungezügelter Energie und grosser Sachkenntnis nutzt Mariella Mehr ihre gewaltigen sprachlichen Mittel für die Opfer dieser Gesellschaft und gegen die Mächtigen, die diese Opfer fordern.

In ihrem Roman "Steinzeit" berichtet sie vom Erleben und Erleiden ihrer Jugendzeit, einer kontinuierlichen Katastrophe aus Lieblosigkeit, Gewalt, Sadismus und bürokratischer Sturheit, aber auch von ihren hilflosen Versuchen dagegen anzukämpfen.

Steinzeit ist das Dokument, das unsere mitteleuropäische Wohlstands- und angebliche Menschenrechtsgesellschaft auf schonungslose, erschütternde Weise als Sadogesellschaft entlarvt, die für nicht der diktierten Norm entsprechende Menschen nur bürokratisch gedrillte Anstalten und Institute übrig hat.

Mariella Mehrs Aussagen sind, ob sie als Romane, Reportagen, Gedichte, Film oder Theaterstücke erscheinen, immer eindrückliche, wirksame und höchst politische Aussagen, die stets für den Menschen und gegen Macht und Gewalt agitieren.

184 pages, Hardcover

First published January 1, 1981

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About the author

Mariella Mehr

24 books7 followers
(1947) Born in Switzerland, Mehr is a poet, novelist, and dramatist belonging to the Yeniche, a nomadic group with Scottish Traveller origins. She identifies with the Romani people and champions the causes of outsiders and oppressed minorities. She was a victim of the government project, Hilfswerk für die Kinder der Landstrasse (“Relief Organisation for Rural Street Children”), which separated Yeniche children from their parents. Mehr was moved between sixteen orphanages and three reformatories as a child. She was committed to a mental institution four times and spent nineteen months in a women’s prison. She is one of the founders of the “International Romani Writer’s Association” (IRWA) in Helsinki which was dissolved in 2008 due to lack of interest by Roma writers and Roma in general. Her debut novel, “Steinzeit” (Stoneage, 1981), was met with high acclaim which, 14 books later, has only grown, and in 1998, her work was recognized with an honorary doctorate from the University of Basel. Her poetry, translated into English, is featured in The Roads of the Roma: a PEN anthology of Gypsy Writers.

http://www.vidaweb.org/twenty-gypsy-w...

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for dely.
494 reviews278 followers
May 27, 2024
Questo libro parla del genocidio commesso da parte della Svizzera nei confronti degli zingari, soprattutto l'etnia Jenisch che era elvetica. Dal 1926 fino al 1973 i bambini nati da zingare venivano tolti alla famiglia originaria e messi in orfanotrofi per essere dati in adozione a famiglie svizzere "perbene" e diventare di conseguenza adulti "normali" inseriti nella società nel "modo corretto". All'epoca pensavano che il nomadismo fosse un modo sbagliato di vivere e che queste persone andavano corrette e i loro bambini salvati da quella vita trasandata e pericolosa, dedita alla trascuratezza e alla pigrizia. La Pro Juventute, un'associazione filantropica svizzera, ha ricevuto anche fondi statali per portare avanti questa pulizia etnica pensando di fare il bene della società e dei bambini Jenisch. Ai neonati rapiti veniva cambiato il nome per evitare che i genitori potessero ritrovarli e ai bambini veniva detto che i genitori erano morti o che erano dei poco di buono che non potevano occuparsi di loro.
Il problema è che molti di questi bambini, privati dell'affetto e della protezione dei genitori, venivano maltrattati, abusati sessualmente e sviluppavano patologie psichiatriche. Il fondatore della Pro Juventute era un sostenitore delle teorie eugenetiche naziste, quindi portava avanti il suo progetto con convinzione e con il benestare del governo. In quegli anni nei manicomi si usava anche l'elettroshock e venivano sottoposti a questo trattamento anche i bambini zingari che erano meno obbedienti, più ribelli o che mostravano segni di non collaborazione. Si pensava anche che il nomadismo fosse una malattia ereditaria che andava estirpata da questi bambini con ogni mezzo possibile.

Anche Mariella Mehr, autrice di Steinzeit, ha subito tutto questo: è stata strappata alla madre dopo la nascita, messa in orfanotrofi dove già all'età di 2 anni ha subito la prima violenza sessuale. Veniva maltrattata, lasciata sola, privata dell'affetto di cui ogni bambino ha bisogno. Inizia a diventare una bambina difficile perché non obbedisce, è ribelle, qualche volta violenta, si rifiuta di parlare, ancora grandicella necessita del pannolone, ha crisi isteriche. E così iniziano anche i ricoveri nei manicomi dove all'età di 5 anni viene già sottoposta ad elettroshock e dove subisce un'altra violenza sessuale da parte del medico che l'aveva in cura. Anche quando viene data in adozione a una famiglia di contadini non se la passa meglio perché i genitori, già un po' avanti con l'età, sono anaffettivi. Anzi, la picchiano, la prendono a cinghiate, sono freddi nei suoi confronti e subisce molestie da parte del patrigno. Passa da un manicomio all'altro fino all'età di 16 anni quando inizia a lavorare come cameriera, conosce un uomo che le piace e rimane incinta. Immagina già una vita famigliare felice, ma interviene la Pro Juventute, che è ancora legalmente responsabile di Mariella, e le viene tolto il bambino subito dopo il parto. Lei viene sterilizzata e messa anche in carcere perché aveva trasgredito le regole della Pro Juventute, che non permettevano a queste ragazze di rimanere incinta di altri zingari (l'uomo che aveva conosciuto era di mamma rom e papà ebreo).

In questo libro Mariella Mehr racconta la sua vita usando il flusso di coscienza. Non c'è ordine cronologico degli avvenimenti e l'autrice non usa lettere maiuscole. Tutto ciò però non disturba la lettura nonostante io non sia un'amante del flusso di coscienza. Ogni pagina contiene poche (o in alcuni casi alcune) frasi e sembrano annotazioni strappate da un diario, frasi sputate fuori con forza come per scagliare contro il lettore tutta la sua rabbia. Lo stile serrato trasmette una sensazione di claustrofobia. Il lettore riesce a percepire le paure e l'angoscia di Mariella bambina. Sente le sue urla, il senso di soffocamento durante gli elettroshock, la nausea durante gli abusi sessuali. Quello che più mi ha colpito e ferito, è che già da bambina si sentiva in colpa, come se fosse tutto colpa sua, come se meritasse quello che le succedeva, come se avesse sbagliato qualcosa lei. Impazziva perché non riusciva a capire il perché di tutto quel male e tutto quel dolore che le veniva inflitto. Immedesimarmi in questi sensi di colpa, in queste ingiustizie subite, mi ha fatto veramente stare male. Non so come l'autrice abbia fatto ad uscire viva da un'infanzia e adolescenza come questa per poi dedicare il resto della sua vita alla letteratura denunciando così ciò che gli Jenisch, e altre etnie nomadi, hanno dovuto subire in Svizzera per quasi 50 anni.

ho trascorso furtivamente tutta la mia vita. nel mio paesaggio, con quel po’ di vita sottobraccio, che sempre penso di aver rubato.

Mariella-Mehr
Profile Image for Lena.
53 reviews2 followers
January 7, 2026
so furchtbar schrecklich und so gewaltig!! bereits jetzt ein Jahreshighlight.
Displaying 1 - 3 of 3 reviews

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