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The Worldwide Machine

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This is the story of Anteo Crocioni—self-made man, amateur scientist, agitator and eccentric of the parish of San Savino in Northern Italy. At an early stage in his disastrous life he lays the foundations of his philosophy: the world, as he sees it, is a complex hierarchy of machines, designed by superior automaton-like beings, and culminating in man, the most sophisticated machine of all, capable of science and art. Anxious to appreciate his own position in this system, and keen—despite their mockery—to persuade his fellow men of the truth of his proposition, he sets out to tell the story of his life and thought. It all sounds plausible enough, until we see that behind his calm and reasonable tone Crocioni’s vision ranges erratically from a fairly objective analysis of political and social reality to the science-fictional ravings of a dilettante metaphysician. His behaviour, too, is a wild mixture of rationality, caprice and violence, and finally his conflict with his environment becomes a matter of life and death.

213 pages, Hardcover

First published January 1, 1965

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About the author

Paolo Volponi

47 books12 followers
Paolo Volponi was an Italian writer, poet and politician. He is the only author to have won the Strega Prize twice, in 1965 for La macchina mondiale (trans. as The Worldwide Machine) and in 1991 for La strada per Roma. In 1960, he won the Viareggio Prize for Le porte dell'Appennino and in 1986 the Mondello Prize for Con testo a fronte.

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Displaying 1 - 10 of 10 reviews
Profile Image for Vincenzo Politi.
171 reviews165 followers
November 5, 2021
Uno stratagemma narrativo tanto interessante quanto difficile da gestire è quello dell'unreliable narrator, o narratore inaffidabile: la voce narrante, spesso in prima persona che, in fondo, potrebbe non dire esattamente la verità, qualsiasi cosa si intenda per 'verità' all'interno dell'universo della finzione narrativa. Il raccontare da un particolare punto di vista, in questi casi, manipola e può arrivare a sconvolgere la materia del raccontato. La voce narrante, quindi, piuttosto che rimanere sullo sfondo diventa essa stessa un personaggio che il lettore deve riuscire a smascherare. Esempi classici di romanzi scritti adoperando lo stratagemma dell'unreliable narrator provengono spesso dalla tradizione angloamericana; vedasi, per esempio, Il Giovane Holden, di Salinger, The Book of Evidence, di Banville, American Psycho e, ovviamente, Lolita, di Nabokov, che angloamericano non lo era per origine, ma per elezione linguistica. Leggendo questi libri, prima o poi apparirà chiaro che Holden Caulfield, Freddie Montgomery, Patrick Bateman e Humbert Humbert, semplicemente, non ce la stanno raccontando giusta, vuoi per il modo distorto con il quale percepiscono la realtà, e dunque anche se stessi, vuoi perché vogliono scagionarsi agli occhi del lettore/testimone.

Questa tecnica narrativa non ha mai attecchito più di quel tanto in Italia, troppo legata al modello del memoir che, mescolato al nostro retaggio cattolico, tanto duro a morire, più che altro perché puoi pure ammazzarlo ogni giorno ma tanto quello risuscita sempre, un modello che, dicevo, ci mette poco a sfociare nello 'stile confessionale'. Il lettore non ha dubbi sul fatto che, bene o male, Mattia Pascal ci stia raccontando come siano andate effettivamente le cose. E anche se Zeno Cosini ogni tanto vorrebbe fare il furbo, alla fine è lui stesso a cedere e a raccontarci tutti i fatti suoi per filo e per segno.

Anche in Italia, però, ci sono delle importanti eccezioni. Una delle più recenti è Contronatura, di Massimiliano Parente. Considerato o capolavoro assoluto o gran ciofeca a seconda a chi lo si chieda (spoiler: chiedetelo a Massimiliano Parente, ed è subito 'capolavoro assoluto'), alcuni lettori si sono sentiti disturbati e feriti per il resoconto delle torture e sevizie, anche sessuali, che il protagonista del romanzo infligge sulla figlioletta. Possibile che non molti abbiano capito che 'Massimiliano Parente', protagonista del romanzo scritto da Massimiliano Parente, confonde sogni inconfessabili e realtà, menzogne e mezze verità? Così è, a quanto pare, nonostante nel romanzo ci siano scene di persone buttate dalla finestra che poi, qualche pagina dopo, sono ancora lì vive, vegete e perfide.

Un altro scrittore italiano che è riuscito a comprendere le regole del narratore inaffidabile, e a utilizzare tale tecnica alla perfezione, è Paolo Volponi. I libri di Volponi sono meno recenti rispetto agli esperimenti fagocitanti di Parente, ma non meno incisivi. Anzi. Volponi aveva già creato una ragnatela di fatti, ricordi e deliri col suo primo romanzo, Memoriale. A leggere la trama di quell'esordio, si teme di essere incappati in qualche romanzetto di partito, scritto per ingraziarsi questo o quel sottosegretario di sinistra o qualche sindacalista. Recita infatti la trama: "Reduce di guerra viene assunto in una fabbrica del Nord, a causa della quale diventa più alienato di quanto già non fosse." Più o meno. Non proprio invitante, insomma. Se però quel libro lo si legge davvero, si fa la conoscenza di Albino Saluggia, un visionario che parla e racconta con un linguaggio trasognato e poetico, mischiando realtà e paranoia, sogni iperuranici e incubi a occhi aperti. Un esordio, quello di Paolo Volponi, che da solo vale l'opera intera di molti scribacchini di thriller storici o saghe fantasy, o anche di tanti intellettuali impegnati.

E continua ad affinare la sua tecnica, il Volponi, con La macchina mondiale, opera seconda che gli valse il primo Strega (perché di Strega, Volponi, ne vinse ben due). Il protagonista di quest'opera seconda, Anteo Crocioni, è molto più cinico e spietato rispetto ad Albino Saluggia. Ed è, al tempo stesso, più intelligente, più ambizioso ma, ironicamente, anche più ignorante. Se Albino è un idiota principesco, troppo gentile per l'assurdità di questo mondo, Anteo è un Faust che non riesce a trovare il suo Mefistofele.

Quella di Anteo è un'ossessione. La sua idea, o intuizione, o congettura, è che l'unica differenza fra gli uomini e le macchine non è di genere, ma di grado. Gli uomini sono macchine biologiche, portentose, dai meccanismi perfetti. Macchine che costruiscono altre macchine e che sono anche in grado di riprodursi, cioè di costruire macchine simili a se stessi. Da questa idea di partenza, Anteo deduce due corollari. Il primo: se gli uomini sono macchine, devono essere stati costruiti da qualcun altro, magari da qualche altra macchina pensante. Forse, dunque, siamo tutti esperimenti di alieni-macchine, scienziati artificiali che ci scrutano da lontano, ci osservano, o magari ci hanno dimenticato nello scantinato e sono ora impegnati nella costruzione di altre macchine, più sofisticate, che diano più soddisfazione. Il secondo: dovremmo anche noi costruire macchine-pensanti in grado di riprodursi. L'idea di partenza, assieme ai due corollari, animerà la vita di Anteo, fino a frantumarla.

Non è mai dato di sapere fino in fondo dove finisce la verità e dove comincia la menzogna, nel racconto di Anteo. Un racconto svolto mentre alla porta bussano i creditori, nonché avvocati e parenti della moglie, la quale pare sostenere cose che Anteo preferisce non dire, o sminuire. Fatto sta che, ben presto, in nome della sua idea, Anteo dissiperà i suoi averi, alienerà i suoi amici, distruggerà la sua vita, quella di sua moglie, che forse è più pazza e criminale di Anteo, a meno che Anteo non stia mentendo un'altra volta. E tutto in nome di un ideale che è, prima di tutto, etico. Anteo, infatti, non vuole la fama, né la ricchezza. Lui è assolutamente certo che la salvezza umana passi attraverso il design delle nuove macchine pensanti. Lui è veramente convinto che l'etica trovi il suo fondamento nella tecnica e che solo osservando il comportamento delle nuove macchine, e notando le somiglianze fra esse, noi stessi e le altre macchine (gli animali e le piante), potremmo codificare i segreti per la pace e la fratellanza di tutti gli uomini.

Le motivazioni di Anteo, dunque, sono molto nobili. Ma Anteo è un povero contadino, che si è auto-impartito un'educazione folle ed esuberante. Non sa quello che dice, ma lo proclama con ardore. Sa alcune cose, ma non sa di non sapere. Non conosce neppure le regole della punteggiatura italiana, forse. E non sa nemmeno, ironia della sorte, o della storia narrata da Volponi, che alcune delle sue idee ce le aveva avute anche John Von Neumann, scienziato e matematico, padre della cibernetica, considerato un genio del Novecento, ben diverso da un marchigiano sempliciotto e idealista, un povero nessuno.

«Pensavo che la mia mente essendo stata fabbricata da questi automi-autori dovesse da loro essere ben conosciuta, almeno in tutte le sue parti se non in tutte le sue possibilità, ma che, comunque, doveva avere di sicuro un punto adatto a ricevere da loro, automi-autori, uno stimolo se non il comando di una operazione perfetta. Mi ponevo allora il problema se oltre a ricevere, la mia mente avrebbe potuto trasmettere e mettersi a contatto con gli automi-autori, ottenendo operazioni che se anche non nove, almeno come risultato perché non avrebbero fatto altro che stabilire un rapporto condizionato ai limiti delle due entità, avrebbero comunque stabilito una base per le mie verità, riconoscibile anche per tutti i deboli che non potevano capire e poi seguire il senso delle mie invenzioni; dimostrare così anche a Massimina, ed a quelli che si preparavano intorno a lei per venire da me con proposte malvage, che io avevo ragione sulla genesi e che quindi potevo avere ragione anche sulla palingenesi. In ogni caso sarebbe stato assodato che il mio non era tempo perduto e che il mio tempo invece era guadagnato per me e per tutti i miei vicini, divorato per giornate e mesi interi e fino al mare e piú oltre, perché ogni cosa che fosse anche anche soltanto un'ora o un minuto o un pezzo di terra, potesse avere per me ed anche per tutti i miei vicini un significato piú preciso: e potesse essere un elemento di grande coraggio e così di grande amore, invece di quella cattiva mortificazione che gravava sopra tutti noi, ed anche sopra tutti coloro che erano partiti dalle nostre parti o che alle nostra parti erano arrivati, domati, ricchi o non ricchi ed anche padroni, se era poi vero che anche questi padroni nella loro moritificazione, figlia dell'ignoranza, ad altro non erano riusciti che a diventare poveri o a far finta di diventare poveri, cosa che è ancora peggiore, e a nascondersi e a girare la faccia per masticare il loro boccone senza farsi vedere.
Il coraggio anche di capire come tutte le piccole abilità dei preti o dei ladri o dei padroni e dei loro dirigenti, abilità che sono piccoli vermi nati nella corruzione, altro non cono che la putrefazione del tentativo di rinnovarsi e innovare, nel senso che sono piccole manifestazioni ambigue del gran desiderio mortale di lasciare tutto come è, modificando appena le apparenze, moltiplicando solamente le facce e i piccoli risultati, e stabilendo di dare a questi risultati un grande significato, quando invece essi, che sono il prestigio, la cassa di risparmio, il governo degli altri, l'autorità ecc. non sono che le peggiori, le piú inutili e le piú arrugginire giunture del primo organismo, dell'organismo allo stato ti trapasso fra la bestia e l'animale: quindi di uno stato ancora peggiore di quello bestiale, perché quelle che erano le nobiltà di tale stato bestiale, come l'appetito, l'aggressività, l'accanimento, l'ira e la cattiveria, erano già cadute, e proprio perché ad esse potessero subentrare l'umiltà e la mansuetudine dell'animale, le quali però non erano ancora avanzate.»
Profile Image for Fede La Lettrice.
840 reviews88 followers
May 23, 2024
• "La notte mi tentava con la sua magia per deviare anche me dalla strada della scienza e sottomettermi nella paura. Pensai che se avessi superato i suoi belletti avrei trovato nel suo volto le tavole delle costruzioni e le parabole di tutti i meccanismi. La notte aveva cercato di difendersi, ma io avevo varcato i suoi cancelli."

• "Pensai allora se alla fine di tutto non fosse davvero necessario o inevitabile un giudizio universale, un giorno in cui in una grande pianura scavata dalle macchine, gli automi-autori non venissero a chiederci i conti, ad emettere un giudizio, a chiedere ragione di come le nostre macchine fossero state usate e perdute, esse che invece avrebbero potuto liberarsi e perfezionarsi fino a diventare veramente lo strumento completo dell’intelligenza stessa degli autori, fino a raggiungere una libertà che significasse una vita senza rapporti e senza regole, articolata in tutti gli incontri che uno volesse, al di là della meccanica stessa, ma sempre nell’ordine di una amicizia completa e di una armonia tale tra i popoli da superare i popoli stessi ed anche i limiti dei loro diversi mondi."

• Possono la meccanica, la fisica, la matematica diventare filosofia? È ciò che prova a fare il protagonista di questo romanzo visionario e delirante, cosa che lo allontanerà definitivamente e perdutamente dagli affetti, dalla società e, alla fine, dalla realtà.

• Con una prosa lucida, dialoghi classici e esplicativi e una capacità di analisi rara, l'autore porta il lettore alla consapevolezza che chi lotta per un ideale, chi persegue un'idea a suo modo di vedere epica non potrà mai morire proprio come un moderno Don Chisciotte.
Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews57 followers
July 31, 2020
Il protagonista — contadino, studioso, artefice incompreso di una teoria e tecnica del tutto, autore dell’interminabile trattato in cui le espone — combatte per «scoprire e poi dare e fare esercitare un pensiero anche alle macchine e quindi costruire tante macchine nella corrente sfrenata dell’invenzione, che possano servirci, aiutarci, esaltarci ed anche superarci; altrimenti, continuando a costruire macchine e sempre più macchine e sempre per uno scopo bloccato dalle regole che la nostra società ha radicato intorno a noi, queste macchine non saranno altro che bestiali, cioè monotone ed inerti, immutabili; cioè sceme ed aggressive, con il loro unico gesto ripetuto, tagliente, e quanto più ripetuto più tagliente, fino a diventare una minaccia, un blocco levato su di noi fino a quando la bestialità meccanica, ripetendosi e scaricandosi, non ci travolga tutti insieme».
Lo stesso essere umano è una macchina come le altre e non potrà che guadagnarci da una liberazione del pensiero: «bisogno che l’uomo rompa questa prigione, questa soglia dell’ignoranza e penetri liberamente nei suoi problemi, nella conoscenza di se stesso e le cose che ha intorno. Allora sarà libero e compirà azioni che oggi non sono nemmeno previste dalle parole che usa».
L’unico risultato dell’azione coerente del protagonista sarà la rovina per sé e per chi gli è vicino. Precisamente, le azioni compiute saranno «previste dalle parole» del codice penale. Durante il processo subìto, il protagonista sentirà formulare dal difensore un dubbio radicale sulle azioni, le parole e le idee sottoposte a giudizio: «‘La chiave di questo processo è nella personalità di questo individuo che si comporta come un parafrenico. Le sue idee sono il frutto della sua follia, composte essenzialmente, pur nella loro assoluta vacuità, di espressioni e solo di espressioni, cioè di parole più o meno stravaganti, ermetiche e confuse, dalla cui risonanza l’autore è suggestionato e rapito. Il suo è quindi un pensiero autistico, organizzato con onomatopeie, assonanze, stereotipie, bizzarrie’».
Un dubbio radicale (che sia questa l’origine di ogni sforzo teorico? e quello l’esito?) che può facilmente estendersi al di fuori del romanzo.
Profile Image for dv.
1,401 reviews60 followers
September 4, 2017
Libro difficile, che all'inizio quasi respinge ma che a poco a poco rivela la sua grandezza, di scrittura e contenuto. Anteo Crocioni è il profeta folle della macchina, che distrugge la vita sua e altrui in nome di un progetto più grande all'insegna di un macchinismo che si fa trascendente. Volponi qui va oltre il "romanzo industriale", costruendo una narrazione sul destino tecnologico dell'uomo che non ha pari.
Profile Image for Adam.
145 reviews8 followers
June 8, 2015
This well deserves a reissue/reprint, so it can be more widely read, I think only three of Volponi's other novels have been translated, this one won him the Strega Prize back in 1965, from the back of the book -

This is the story of Anteo Crocioni - self-made man, amateur scientist, agitator and eccentric of the parish of San Savino in Northern Italy. At an early stage in his disastrous life he lays the foundations of his philosophy: the world he sees it, is a complex hierarchy of machines, designed by superior automaton-like beings, and culminating in man, the most sophisticated machine of all, capable of science and art. Anxious to appreciate his own position in this system, and keen - despite their mockery - to persuade his fellow men of the truth of his proposition, he sets out to tell the story of his life and thought. It all sounds plausible enough, until we see that behind the calm and reasonable tone Crocioni's vision ranges from a fairly objective analysis of political and social reality to the science-fictional ravings of a dilettante metaphysician. His behaviour, too, is a wild mixture of rationality, caprice and violence, and finally his conflict with his environment becomes a matter of life and death.

Whilst reading I noticed I wouldn't mind moving in with Liborio, the seminarian, but poor Massimina.
I hope this receives a reprint soon.

Profile Image for Bruscolino.
42 reviews4 followers
January 24, 2012
La vita di Anteo Crocioni, impiegata interamente al servizio di una coraggiosa ricerca, intellettuale e materiale, sulle radici dell'Uomo e sul suo cammino verso una società migliore e più giusta.
La macchina mondiale del titolo è appunto la visione di Crocioni che, tra scienza e follia, pone l'Uomo come particella integrante della indivisibile "macchina naturale", un complesso di unicità sodali nella ricerca di un più grande significato e una diversa, più utile funzione, insieme in marcia verso una più completa evoluzione individuale, sociale e universale: una riflessione sulla scienza che pone l'Uomo al livello di Dio come padrone del destino, proprio e del mondo, ma che deve andare al di là del mito del progresso fine a se stesso e abbracciare un percorso di condivisione naturale.
Attraverso la lucida follia di Crocioni, Volponi racconta del coraggio delle idee e dei sacrifici che esse pongono, della sterilità delle illusioni non condivise, dell'ottusità e dell'ingiustizia del conformismo. Tramite un uomo e la sua utopia ecco l'utopia dell'Uomo.
Libro denso e complesso, forse in parte superato, ma ugualmente suggestivo.
Profile Image for Eddy64.
596 reviews17 followers
March 3, 2025
Un lungo monologo in cui il protagonista, Anteo Crocioni, racconta la sua personale parabola. Figlio di contadini “bene”, suo padre era ministro di terre per conto terzi, Anteo fin da ragazzo ha avuto la dote (o il difetto) del troppo pensare. Con gli anni ha elaborato una serie di tesi sull’origine dell’uomo e sul suo destino, che vuole illustrare in un trattato che sarà di “genesi e palingenesi”, matematico e filosofico, meccanico e poetico… Nella sua concezione l’uomo è una macchina, organica ma sempre macchina, creata da “automi autori” perché con l’evoluzione dia origine a macchine sempre più perfette, fino ad arrivare a una unione dei popoli in una sorta di “accademia dell’amicizia”. Un’utopia e per giunta anarchica: Anteo osserva e studia la natura e le macchine, trascorre notti a meditare sotto le stelle, espone i suoi ragionamenti sulla carta, sempre da perfetto autodidatta, e al tempo stesso disprezza le istituzioni, incita alla ribellione delle masse, depreca i paesani che continuano a vivere in povertà e ignoranza. Non può che uscirne sconfitto: abbandonato dai genitori e dagli amici, osteggiato dalla chiesa, demonizzato dalla politica, respinto dagli accademici, espulso da Roma con il foglio di via. Non ha fortuna con Massimina, la moglie che per un paio d’anni ascolta le sue teorie bislacche, poi spaventata dagli atteggiamenti del marito, fugge a Roma. Ad Anteo rimane un solo amico, Liborio, il seminarista che gli aveva procurato i primi libri per studiare, per il resto è solo contro tutti; nonostante ogni tanto lavori per finanziare i suoi studi, il declino della casa, saccheggiata in sua assenza, e del podere è inevitabile. Un Don Chisciotte moderno? Forse, ingenuo e sognatore certamente, ma anche furbo all’occorrenza, che non esita a rubare in alcune circostanze, poi le accuse di maltrattamenti a Massimina, che tra le righe conferma di aver bastonato qualche volta “per educarla e correggerla” ma di cui rimane perdutamente e sinceramente innamorato. Un personaggio sfaccettato per una narrazione a tratti chiara e fluida, in altri più aggrovigliata e cerebrale perché Anteo racconta e si racconta, anche senza freni. Parente del precedente Albino Saluggia (Memoriale) e ancor più del successivo Girolamo Apri (Corporale), personaggi “contro” impegnati in battaglie solitarie, Anteo è un sognatore, un libero pensatore che arriva alla sola amara e logica conclusione. Ormai ho capito che i romanzi di Paolo Volponi, non sono mai né prevedibili né di facile lettura, ma richiedono, ripagata, una buona dose di pazienza. Tre stelle e mezza.
Profile Image for Davi.
26 reviews
July 2, 2025
Paolo Volponi brings us to the inner world of a complex character. From a young age, this individual is consumed by the dream of creating a utopian society similar to a cmmunist one( very likely cause Volponi was part of the PCI). However, this obsession gradually isolates him from his community, ultimately turning him into an outcast, hated by the people of his small town in the Marche. Considered insane, his actions become increasingly morally ambiguous, yet all are done in the pursuit of his utopia.
By the end, the novel makes us reflect: was he truly mad for trying to liberate us from the masters or are we the ones who are truly crazy.
Profile Image for Elisa.
691 reviews19 followers
August 8, 2019
好像很高级(褒义)啊……是一种很独特的高级但没有变得微妙的写法 需要再关注下看看。模拟一个疯子的语言来攻击当代社会(虽然他的point并没有什么先锋之处),但不是那种狂乱或撕裂式的,而是始终只偏离一点点,同时又没有任何一段话正常。我觉得这真蛮神奇的(ps,他写的床戏有点萌。)
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