Una città senza cimitero, una lingua con ottantadue consonanti, un porto turistico che non esiste sulle mappe, vecchi sottomarini sovietici in vendita, confini che solo un cieco può attraversare, valli perdute e litorali riconquistati, giovani radicalizzati e vecchi credenti… Ai confini dell’Europa, dai Balcani al Caucaso, si estendono spazi indefiniti, schiacciati negli ingranaggi di un’interminabile “transizione”, ma ideali per incontri improbabili e unici. Per comprendere dove si sta dirigendo oggi l’Europa è necessario avventurarsi in una storia dei confini che è al contempo racconto di viaggio e reportage sul Novecento e sul dopoguerra così come ricerca delle tracce storiche che superano i secoli, e dove incontriamo sia la Repubblica di Venezia, sia gli spettri di Tito e di Enver Hoxha, sia figure di rivoluzionari impenitenti che di personaggi pieni di inventiva. Dove si incontrano le acque sa unire perfettamente qualità letteraria della scrittura, una vasta conoscenza e un’indomita curiosità. Dérens e Geslin recuperano il filo delle memorie di questa parte del continente eurosasiatico coinvolgendoci in un viaggio grandioso.
io adoro questo tipo di libri, dello stesso genere di La Frontiera di Erika Fatland. Io ero partito col voler leggere questo libro solo per immergermi nel contesto turco- caucasico, ucraino, insomma la parte finale del viaggio. Ho però notato che purtroppo proprio questa parte è stata un po' tirata via, dando maggior spessore al contesto balcanico, forse perché appunto gli autori sono balcanisti e dinfatti ho apprezzato molto come hanno trattato le storie e la storia dei Balcani. L' ho trovato quindi fastidiosamente asimmetrico, alcuni tratti molto noiosi e appunto nella parte finale un po' freddo