Il libro tratta una tematica davvero interessante ed è stata un'intervista radiofonica dell'autore a condurmi tra le sue pagine. Sebbene il prof. Braccini sia dotato di un'eloquenza magnetica e di una capacità divulgativa davvero trascinante, ho trovato poche di queste sue qualità di narratore nell'opera scritta. Ci sta benissimo - e non è una colpa! - che qualcuno abbia più capacità oratorie che non di prosa. Sto dicendo che durante l'intervista radiofonica non mi sono persa una parola del racconto del professore, che era avvincente, professionale e interessante al massimo livello. Questo piccolo saggio, di contro, è stato piuttosto difficile per me da leggere e vado ad elencare quelli che secondo me sono stati punti di debolezza:
- Non è chiaro il destinatario del libro. Le pagine hanno un tono leggero, discorsivo, quasi colloquiale; questo mi portava a credere che fosse rivolto a un pubblico "ampio", quindi che fosse un saggio divulgativo per tutti (anche il titolo rafforzava questo mio pensiero). Eppure durante la lettura, spesso vengono date molte cose per scontate, si sorvola su molti dettagli che per uno studioso, un filologo o un letterato magari sono ovvietà ma che così non è per chi non è proprio del settore. Per chiudere con una battuta: il lettore ideale di questo libro potrebbe essere un filologo in pausa pranzo
- Ho trovato l'andamento del discorso molto confusionario, il tutto peggiorato da titoletti di metà capitolo che mi hanno messa ancora più in confusione. Provo a spiegarmi meglio: Ogni capitolo è suddiviso a sua volta in sotto capitoli, che hanno dei nomi molto fantasiosi ma spesso fuorvianti o oscuri. Inoltre sembrava che questa suddivisione non fosse necessaria: un discorso si interrompeva nel mezzo per poi proseguire immediatamente nel capitoletto successivo. Come dicevo, l'andamento del discorso era spesso tratteggiato in modo poco chiaro. Ogni tanto ci sono pillole di storia che mettono a contesto una situazione, poi ogni tanto ci sono riportate per intero le trame di un classico greco o latino etc etc. Ma non c'era uno schema fisso. Mi aspettavo di leggere le mirabolanti avventure di codici, di come sono arrivati fino a noi, le fonti di tutti questi passaggi di mano e modifiche. Proprio per questa direzione "casuale" dicevo che sembra uno studioso a colloquio con altri studiosi ma in maniera rilassata.
- Altra pecca, che unisce un po' le due precedenti, è la mancanza totale di fonti iconografiche. Se si parla di codici, di pagine pregiate con figure antichissime (Ilias Picta, per esempio) o di tipi di scrittura particolarmente sofisticati (la beneventana), mi sembra necessario un apporto visivo, soprattutto se l'ipotetico consumatore del libro è un pubblico vasto di non "addetti". L'appendice con i suggerimenti per approfondire non è utilissima ... basti dire che per cercare la versione digitalizzata di un codice viene riportato l'html nella sua interezza! (http//:......). Mi sono dovuta mettere al PC e ricopiare lettera per lettera. L'ho trovato un po' strano, visto che si possono dare indicazioni migliori per raggiungere la "sede" digitale di una fonte.
Finite le mie perplessità, è doveroso restituire anche le mie sensazioni positive sul libro che ho appena concluso: ho trovato alcune vicende davvero interessanti, come l'Ilias Picta, o le tavolette di Palmira. è davvero bello percepire l'immensa cultura di cui persone come il prof. Braccini sono custodi. Spesso si pensa che la filologia sia inutile, esosa e fine a sé stessa. Questo libro fa proprio capire che è il contrario: per capire noi stessi, oggi, è necessario specchiarci in quello che siamo stati. Vecchi manoscritti considerati poco interessanti che vengono usati come rinforzo nella rilegatura di un altro codice e noi oggi possiamo invece apprezzarli entrambi.
Come sempre, viene un nodo allo stomaco pensando a quanta cultura è andata perduta. Il mondo antico ci arriva solo in modo pallido e sfocato, grazie a chi ha copiato e ricopiato.
Sono felice di aver letto questo libro, per gli spunti di riflessione che mi ha dato.