"Ma le mosche diventano elefanti, all'occorrenza, o jene, secondo le interpretazioni. Ed al rimorso gli uomini hanno trovato, come antidoto, l'Ideale. [...]
E dobbiamo tener presente questo: che pervenuto al limite dell'ascoltazione di se stesso, e dovendo ammettere di avere tutto sbagliato nella propria vita, un uomo vede due strade aperte davanti a sé: o suicidarsi o, come diceva Aurora, "cambiar pelle". Cambiar pelle non si può: occorre una volontà riservata a pochi. Solo i santi vi riescono, e qualche volta i poeti. Coloro, cioè, che credono veramente in qualcosa di eterno. Il suicidio è più facile, è alla portata di ogni intelletto medio. Ma per suicidarsi occorre non volersi bene, o volersene troppo. Bisogna credere altrettanto veramente, che la vita non possa offrire altre gioie. Oppure che queste gioie sarebbero inaccessibili oppure misere qualora restassimo in vita. Rari sono i Santi, più rari sono i Poeti. Il numero degli intelletti medi che un giorno si accorgono di essere giunti al loro fallimento morale è, invece, sterminato. E i suicidi, al confronto, uno zero. Si apre allora ai nostri occhi, una terza strada, che è l'unica sulla quale sappiamo poterci avventurare poiché è quella che ci ha condotti dove siamo. Si tratta solo di correggere il nostro passo che finora è stato faticoso, ed ha finito con l'avvilirci perché camminavamo ai margini, tra i sassi e gli sterpi che la nostra coscienza accumulava - e tutte le pietre miliari erano nostre, tante ferite al cuore! Ora, invece, decidiamo di battere la via maestra, quella sulla quale camminano milioni come noi, e di tenere lo sguardo fisso all'orizzonte. Era pur quella la mèta che ci prefiggevamo: è camminando spediti sulla "buona strada" che la raggiungeremo. Vi sono, naturalmente, anche su questa strada ostacoli e barriere, ma ci apriamo il varco assieme agli altri, e getteremo le macerie da una parte: le macerie che quando procedevamo da soli, ai margini della strada, ci ostruivano il cammino, con i loro dubbi e rimorsi! Così facendo, un uomo tradisce, sì, se stesso, ma una volta per sempre. Dopo di che avrà finito di fingersi. Attaccandosi a questa certezza, con la disperazione del naufrago, toccherà subito la riva della persuasione, si sarà autenticamente trasformato. Non si ricorderà più quello che era. E non perché non vorrà ricordarsi ma perché davvero non si ricorderà. Avrà, a suo modo, cambiato pelle, e creduto di conservare intatto l'Ideale. Che gli sembra lo stesso eterno, ma che è invece caduco, come il suo corpo, poiché è diventato un ideale accessibile al suo corpo. Ora egli è certo di arrivare alla mèta. Di arrivare si tratta. Arrivare cioè al giorno in cui si incontrerà con la morte, che oggi ha rifiutata siccome la vita gli offriva ancora delle gioie che meritavano di essere godute: sono gioie semplici, umane come onesto e semplice è sempre stato il suo spirito. Alla vita noi chiediamo il successo del nostro lavoro, la felicità familiare, l'affermarsi dell'Idea in cui abbiamo sempre creduto e per la quale abbiamo lottato e siamo arrivati al limite della disperazione. Ma non domandateci di ricercare le cause di cotesta disperazione, si tratta di una cosa che non ci è mai appartenuta. Del nostro passato noi ricordiamo soltanto ciò che ci concilia con il nostro presente, e che serve al nostro avvenire. E siamo sinceri, adesso, disperatamente sinceri. Non chiamate tutto ciò vigliaccheria: dimenticare è l'aiuto che ci offre la vita, perché la viviamo."