Inclassificabile, anticonformista, ancora oggi Emily Dickinson ci cattura con la forza dei suoi versi e il mistero della sua vita. Ma era davvero la «poetessa reclusa» di cui alcuni continuano a raccontarci la storia? O c’è molto altro che dovremmo sapere sul suo conto? Affamata di parole e di felicità fin da bambina, osservatrice precoce del mondo e della natura, la giovinezza di Emily Dickinson è densa di incontri e scolara appassionata di botanica e geologia; carismatica capobanda delle compagne di classe alla Amherst Academy; avida lettrice di Shakespeare e delle sorelle Brontë, senza disdegnare qualche romanzo rosa di successo, Emily Dickinson si distingue fin da subito per l’originalità dei suoi gusti e l’indipendenza delle sue scelte. Colta frequentatrice del salotto degli «Evergreens», che anima assieme alle menti più illuminate dell’epoca, vive circondata da solide l’intenso legame con i fratelli, il sodalizio inscalfibile con l’amata Susan Gilbert, l’amicizia con donne e uomini del suo tempo che nutre e coltiva anche quando, poco più che trentenne, sceglie per sé un’esistenza appartata, ma mai isolata. Sara De Simone disegna un ritratto irregolare e appassionato, che rende giustizia a una delle più grandi poete della storia della ironica, ispirata, selvatica, ardente, proprio come un vulcano, tranquillo solo in apparenza, Emily Dickinson ci guarda dalle pagine di questo libro, vicina e imprendibile. E continua a parlarci.
«Sentire la tua mancanza, Sue, è forza» le scrive in una lettera del settembre di quell’anno, e continua: Lo stimolo della Perdita rende il Possesso misera cosa. Vivere è un processo continuo, ma amare è più solido che vivere. Gli alberi sono pronti ad accoglierti tutto il Giorno, l’Erba ha l’aria immacolata. […] Tranne l’Estate, nulla è scomparso; o meglio, nessuno di coloro che conoscevi. Le Foreste, in Casa – i Monti, intimi di Notte e arroganti a Mezzogiorno, La Chiacchiera solitaria lontana, come una Musica sospesa. […] Ti penso al calduccio. Ti tengo il tuo posto. Anche di fronte a moltitudini, la serratura della tua Porta di Diamante resta salda.
una breve biografia che restituisce, con cura e amore, tutta la complessità della figura di Emily Dickinson.
"Anche se è solo un gioco, anche se la chiave che ha impugnato è immaginaria, in quel giro di polso c'è tutto il senso della sua scelta: non una riuncia, ma il perseguimento della propria libertà. La difesa di uno spazio di autonomia, la protezione della stanza della scrittura."
Mi ha emozionata. Arricchita. Destabilizzata. È impressionante come la scrittura di Sara De Simone abbia totalmente assorbito lo spirito di Emily esibendo una scrittura laconica e rivelatrice. Ho chiuso il libro e provo malinconia, come se avessi perso un'amica immateriale, ma che ha impreziosito la conoscenza di questa donna meravigliosa: audace e catartica, zia amorevole e donna faconda. Le rasserenanti e profumate poesie di Emily Dickinson - sì, perché mi piace pensare che ogni sua poesia sia intrisa del profumo dei suoi dolci o delle piante di cui si prendeva cura - sono diventate un dono globalmente accessibile. Una eredità su cui l'umanità ha il dovere di vegliare. E questo libro lo a magistralmente.
L'anima meravigliosa di Emily Dickinson merita di essere ricordata in eterno con rispetto e Sara De Simone l'ha fatto: le parole di Susan qualche giorno dopo il funerale, le poesie scritte sul retro di una carta regalo, il mazzo di violette che stringeva durante la sua ultima passeggiata nei campi che amava, Shakespeare e Charlotte Brontë e George Eliot e called back e "I've never seen volcanoes".
Testo breve ma interessante. Purtroppo afflitto dai vari "la poeta" (mentre, curiosamente, sopravvivono "la professoressa Adams", "la direttrice"...) e da un ancor più triste, a pag.45, "le studenti". Mah.