Gianmarco è autore di scarso talento ma di grande successo. Scrive libri banali e melensi scopiazzando sul web trame partorite da altri. Miete vittime femminili a ogni presentazione con dediche a effetto sotto le quali verga il proprio numero di telefono, dopodiché aspetta di essere richiamato dalla prescelta di turno per accendere il suo personale luna park degli istinti. È coscienzioso e non si concede mai del tutto, si accontenta di veloci sessioni di petting in auto o in albergo per evitare altri incidenti come quello che molti anni addietro ha generato Matteo, figlio indesiderato e mai riconosciuto, aspirante scrittore come il padre ma a differenza del padre dotato di enorme talento. Un figlio che Gianmarco stima squilibrato quanto bravo, figlio che per nessun motivo al mondo dovrà mai arrivare a pubblicare nulla, costi quel che costi. Figlio che ormai ha un solo scopo nella uccidere il padre. Durante un normalissimo firmacopie Gianmarco incontra Sonia, pensa si tratti dell'ennesimo rimorchio facile, una dedica zeppa di banalità sarà più che sufficiente per spassarsela più tardi col bendiddio che quella creatura meravigliosa si porta appresso, ma Sonia si rivela fin da subito donna di caratura superiore, per nulla interessata a entrare a far parte della sua collezione di trofei e forse addirittura in grado di infilare la testa dello scrittore donnaiolo tra i suoi.
In un intenso monologo interiore a tre voci, si consuma la vicenda ad alta tensione di una dinamica tanto eccezionale quanto simbolicamente generazionale. Un meccanismo narrativo perfetto che dall'incipit ci porta alla resa dei conti in un finale spiazzante.