Che cosa manca al burattino per diventare un bambino? Che cos’abbiamo noi che l’intelligenza artificiale non possieda? A credere a quel che si legge, i computer pensano, e meglio di noi, tanto è vero che ci portano via il lavoro. Ma a rifletterci un poco, le differenze ci sono eccome. I computer non vivono, non muoiono, non hanno paura, non si annoiano, e soprattutto non vogliono. Impassibili, registrano le nostre azioni e passioni, e hanno bisogno del nostro prompt proprio come un vampiro ha bisogno di sangue. Basta saperlo, e passa la paura. Quel sangue che alimenta il web, l’intelligenza artificiale, il grande archivio della vita umana, è nostro, e deve tornare a noi. Ma questo non potrà mai aver luogo se non capiamo che quello che abbiamo scaraventato in cielo e trasformato in una entità malvagia e minacciosa siamo noi e soltanto noi, nel nostro sapere e nella nostra insipienza, nelle nostre speranze e nelle nostre disperazioni. Purtroppo. O per fortuna, se saremo capaci di cavare dei fiori da tutto quel letame.
Maurizio Ferraris (Torino, 1956) è un filosofo e accademico italiano. Dal 1995 è professore ordinario di filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (dal 2012 "Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione") dell'Università degli Studi di Torino. Ha studiato a Torino, Parigi (prendendo un diploma d'études approfondies con Jacques Derrida alla Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales), all'Università di Heidelberg e insegnato in importanti università europee. Dirige la Rivista di Estetica ed è nel comitato direttivo di Critique, del Círculo Hermenéutico editorial e di aut aut. Dal 1989 al 2010 ha collaborato al supplemento culturale de Il Sole 24 ORE; dal 2010 scrive per le pagine culturali de la Repubblica. È inoltre editorialista per la Neue Zürcher Zeitung. Dopo aver scritto e condotto Zettel - Filosofia in movimento per Rai Cultura, dal 2015 conduce Lo Stato dell'Arte su Rai 5, dedicato all'approfondimento di temi d'attualità, politica e cultura.
Ho appena terminato di leggere La pelle: Che cosa significa pensare nell'epoca dell'intelligenza artificiale di Maurizio Ferraris, e devo dire che si tratta di un'opera tanto densa quanto stimolante, capace di intrecciare filosofia, tecnologia e riflessioni sul nostro tempo con una lucidità che invita a ripensare il nostro rapporto con l'intelligenza artificiale (IA).
Ferraris, con il suo stile chiaro e argomentativo, si addentra in una questione cruciale: cosa significa "pensare" in un'epoca in cui l'IA non solo ci affianca, ma sembra sfidare le prerogative dell'intelletto umano? Il titolo, La pelle, è una metafora potente: l'IA, come una sorta di "pelle" artificiale, ci avvolge, ci connette, ma al tempo stesso ci espone a nuove vulnerabilità.
L'autore non si limita a un'analisi tecnica, ma esplora il significato ontologico e culturale di questa rivoluzione tecnologica, mettendo in luce come l'IA non sia solo uno strumento, ma un fenomeno che ridefinisce i confini della nostra umanità.Uno degli aspetti che ho apprezzato di più è il modo in cui Ferraris intreccia riferimenti filosofici classici – da Heidegger a Kant – con osservazioni puntuali sul presente.
L'IA, sostiene, non "pensa" come noi, ma ci costringe a interrogarci su cosa sia il pensiero stesso. Non si tratta di una sterile opposizione tra uomo e macchina, ma di un invito a riconoscere che l'IA amplifica le nostre capacità, pur sollevando dilemmi etici e sociali. Ferraris non demonizza la tecnologia, né la esalta acriticamente: il suo approccio è equilibrato, sempre teso a stimolare il lettore a riflettere senza fornire risposte preconfezionate.
Tuttavia, in alcuni punti il libro può risultare impegnativo per chi non ha familiarità con il linguaggio filosofico. Le digressioni teoriche, pur affascinanti, a volte rallentano il ritmo, rischiando di distogliere l'attenzione dai temi più concreti legati all'IA. Avrei apprezzato un maggiore approfondimento su esempi pratici o casi d'uso che rendessero più tangibili le sue argomentazioni.
La pelle è un libro che consiglio a chi vuole andare oltre le narrazioni semplicistiche sull'intelligenza artificiale. Ferraris ci spinge a guardare sotto la superficie, a interrogarci su cosa significhi essere umani in un mondo sempre più interconnesso con le macchine. È una lettura che non lascia indifferenti e che, personalmente, mi ha fatto riflettere a lungo sul futuro del pensiero e della nostra "pelle" tecnologica. Un saggio profondo e ben scritto, perfetto per chi ama la filosofia applicata al contemporaneo, anche se a tratti richiede una certa pazienza.
Si tratta di un saggio che non può definirsi prettamente divulgativo quanto, piuttosto, accademico. La tesi dell'autore risulta convincente e illuminante sotto diversi punti di vista, ma è un testo che richiede una lettura attenta ed impegnativa.