Chi non ha sentito parlare della teoria dei giochi? Applicata alla guerra, all’economia e, in generale, a tutte le situazioni di conflitto? Se oggi ne riconosciamo l’importanza, soprattutto in campo economico, lo si deve a Oskar Morgenstern, tra i primi, con Jacob von Neumann, a proporre studi matematici avanzati per sviluppare modelli economici ottimali. Sono qui raccolti gli scritti che abbracciano un periodo di quasi trent’anni, fra il 1935 e il 1963, ovvero da quando Morgenstern era ancora uno degli animatori del Circolo di Vienna, fino agli anni del suo insegnamento a Princeton. Interventi fondamentali che hanno rivoluzionato gli studi economici.
Mi ero innamorato della teoria dei giochi all'università: l'idea che si potesse costruire un modello matematico per i comportamenti umani e individuare le migliori strategie (individuali o collettive) spesso contro-intuitive (tipo il famoso dilemma del prigioniero), era affascinante. Morgenstern e Von Neumann erano due geni economico-matematici della vecchia Europa trasferiti a Princeton, che hanno elaborato la teoria, applicandola al campo economico, nel lontano 1944. Un acquisto al libraccio di una vecchissima edizione (in copertina ci sono le venti lire!) mi ha dato l'occasione di rileggere questa raccolta di saggi non proprio facili, ma acuti e ancora validi. Oltre al campo economico sono analizzate applicazioni e implicazioni nella vita di tutti i giorni, nei giochi come poker, morra, testa e croce, in situazioni di conflitto e persino in letteratura (Conan Doyle -L'ultimo problema). Insomma un testo che sconsiglierei ai non economisti, ma da far leggere e studiare a tutti i decision-maker riuniti ieri (gennaio 2015) a Parigi.
Oskar Morgenstern è considerato insieme a John von Neumann il creatore della teoria dei giochi moderna. Diciamo che il secondo ha fornito tutta la parte matematica, mentre il primo ha dato l'apporto economico vero e proprio. In questo libro sono raccolte varie considerazioni sulla differenza tra il vecchio approccio all'economia - per dare un'idea, quello di Pareto - e le nuove tecniche sviluppate dal duo. I primi capitoli sono più filosofici, ed è interessante da un lato notare come Morgenstern bolli l'approccio "fisico" delle vecchie teorie, affermando che ce ne vuole uno diverso, e dall'altro che sappia bene che la teoria di allora era molto limitata e ci sarebbe voluto qualche nuova teoria. In effetti il concetto di equilibrio di Nash non era ancora nato... Verso la fine il tentativo di essere matematico ma non troppo rende però la lettura più complicata, e la traduzione di Valeriano Malfatti, forse un po' troppo letterale, non aiuta. Il libro termina con due brevi eulogie su von Neumann e Abraham Wald. Un'opera interessante, anche se datata.
Il libro è una buona introduzione al campo della teoria dei giochi, personalmente l'ho letto senza nessuna conoscenza pregressa sull'argomento e l'ho trovato comprensibile in larga parte, anche se alcune parti sono abbastanza piene di formule matematiche che possono rallentare molto la lettura se si vuole comprenderle appieno.