l Cataclisma ha distrutto l’Impero. Le Alte Famiglie della città di Alioth si sono barricate nelle loro residenze, abbandonando il popolo al proprio destino. La gente comune sa solo che dal cielo piovono lacrime e che, quando cala la notte, mostri senza forma divorano i meno fortunati. Hein è un guerriero dalla velocità sovrumana, ma che rifiuta di spegnere la vita altrui. Déa è una donna dalla volontà di ferro, determinata a proteggere coloro che ama. Fratello e sorella che lottano per riportare l’ordine in un mondo che somiglia sempre più a un incubo. E se per farlo dovessero sacrificare la loro stessa unione?
Ma la loro storia ha inizio molto tempo prima del Cataclisma, quando Hein e Déa erano solo bambini costretti a rubare per riempirsi la pancia…
"Puntò la spada alla gola della sorella. Sarebbe bastato un solo movimento del polso. Un gesto semplice. Un istante. Ma gli istanti erano il dono che Adonai gli aveva concesso."
Nell’Impero, le Alte Famiglie affidano la risoluzione delle loro dispute a giovani chiamati marchiati: ragazzi per lo più provenienti dagli strati sociali più umili, ciascuno dotato di un potere unico. La narrazione alterna le vicende del passato, prima del cataclisma, a quelle che seguono questo evento apocalittico che ha stravolto il mondo. Al centro della storia ci sono Hein e Déa, fratello e sorella, che da piccoli subivano la violenza del padre e ricorrevano al furto per sopravvivere; dopo il cataclisma, sono invece costretti a servire una delle Alte Famiglie: Hein come combattente nell’arena, Déa al lavoro nel mortuario.
Worldbuilding L’ambientazione è semplice e svolge principalmente il ruolo di sfondo alle vicende. Un tempo, un essere divino chiamato Adonai ha donato a pochi eletti dei poteri straordinari, che vengono oggi utilizzati nei combattimenti delle arene. Ho apprezzato l’uso dello showing a scapito del telling, che mi ha reso la lettura molto coinvolgente, anche se verso il finale ho sentito la mancanza di spiegazioni sul sistema magico e ciò mi ha lasciato con un certo senso di insoddisfazione.
Personaggi Il vero fulcro del romanzo sono i personaggi. Ho trovato un'ottima caratterizzazione sia dei protagonisti che dei personaggi secondari ai quali mi sono molto affezionata, e diversi momenti ricchi di pathos, come l’incontro tra Hein e il padre o il ricongiungimento tra Hein e Déa dopo la loro separazione, mi hanno davvero colpita.
Storia La trama, invece, è stata il mio punto dolente. Nonostante mi sia subito affezionata a Hein e Déa, ho trovato le vicende post-cataclisma molto frammentate tra loro e prive di una chiara direzione. I combattimenti nell’arena e le dinamiche di found family sono ben costruiti e coinvolgenti, ma spesso mi sono chiesta dove stesse andando la storia, mancando uno scopo o una motivazione per i personaggi. Intorno a metà libro il mio interesse ha cominicato a calare progressivamente, complice anche un finale, che seppur positivamente imprevedibile, poco soddisfacente: troppo brusco e povero di spiegazioni sulle decisioni cruciali dei personaggi. Credo che la storia avrebbe giovato di un alleggerimento nella parte centrale, a favore di una conclusione più compiuta.
Stile Lo stile, invece, mi ha convinta: colorito, efficace, con descrizioni puntuali che evitano sia l’eccesso che la banalità.
Concludendo, anche se questo libro non mi ha colpito emotivamente come speravo, rimane un buon dark fantasy con personaggi ben sfaccettati e un sistema magico originale che mi sento di consigliare agli amanti del genere che apprezzano combattimenti nelle arene e storie dove le relazioni tra i personaggi sono al centro della narrazione.
Ringrazio Gainsworth Publishing per la digital review copy (DRC) in cambio di una recensione onesta.
Prima di tutto voglio ringraziare Gainsworth, che mi ha gentilmente concesso una copia digitale del romanzo.
Avevo aspettative altissime, ma in certi momenti ho quasi pensato di abbandonare la lettura. Non tanto per la lunghezza, e neanche per quello che racconta, ma più per il modo in cui lo fa. Penso che ci siano alcuni problemi nel modo in cui la storia, che ha tantissimo potenziale, viene raccontata.
Dammi un fiume di sangue è un dark fantasy ambientato in un secondary world. I due protagonisti principali sono i fratelli Hein e Déa, e seguiamo la loro storia partendo dall’infanzia fino all’età adulta. La storia si articola su due diverse linee temporali. Inizialmente non ero molto convinta da questa scelta e avevo l’impressione che rendesse la lettura troppo frammentata, ma alla fine ho cambiato idea: l’autore ha decisamente fatto un buon lavoro!
L’ambientazione, secondo me, era il punto più promettente. Non è la classica ambientazione spiccatamente medievale, ma nemmeno del tutto rinascimentale. Insomma è difficile da collocare in un preciso periodo storico. Nell’Impero, in pace da mille anni, le Alte Famiglie si servono dei Marchiati per risolvere le loro dispute, mandandoli a combattere nell’arena durante le cosiddette Ordalie. È il dio Adonai a concedere il potere ai Marchiati, che sono considerati quindi uno strumento del dio, e sono soprattutto uno strumento della classe nobile dell’Impero. Il sistema magico è senza dubbio interessante e ben pensato. Ancora più interessante è l’impatto del sistema magico sulla società e sui personaggi, un aspetto che spesso non viene approfondito a dovere nei fantasy.
I personaggi principali sono uno dei punti forti, mentre quelli secondari rimangono più sullo sfondo. Quest’ultimo aspetto non è per forza negativo —nulla di male in una storia che si concentra sui due protagonisti — anche se personalmente ho avuto un po’ di difficoltà a distinguere alcuni dei personaggi secondari.
Perché mi ha deluso? I motivi sono diversi. Prima di tutto, mi era stata promessa una storia di rivalità tra fratelli. In realtà il rapporto fra Hein e Déa è diverso da quello che mi aspettavo. Per quasi tutta la durata del libro, i due fratelli hanno un buon rapporto, quindi non si tratta di una vera e propria rivalità!
A un certo punto, poi, i personaggi principali iniziano ad andare in giro per altre città a fare delle quest secondarie e si perde il focus della trama. Qui ho iniziato ad annoiarmi sul serio e questo mi è dispiaciuto tantissimo! L’ho detto, la storia aveva molto potenziale ed è come se le parti più interessanti non fossero state mostrate.
Ve lo consiglio? Sì, ma con riserve. Penso che sia stato fatto molto hype su questo libro e non è sempre una cosa buona. Insomma, leggete altre recensioni, cercate di capire se può fare per voi. Forse vi piacerà! Io leggerò sicuramente altro di Carlo Vicenzi. Non voglio fermarmi al primo libro che non mi ha convinta.
Il titolo perfetto per questo libro? Dammi un fiume di Traumi.
Mi sono avvicinata a questa lettura spinta dalla curiosità e dal desiderio di scoprire qualcosa scritto da una persona con cui condivido moltissimo i gusti in fatto di libri, quindi avevo veramente aspettative molto alte - che non sono state per niente deluse.
Durante la lettura ho riso, pianto, mi sono incazzata e, soprattutto, mi sono immersa così tanto nel mondo che è uscito dalla penna di Carlo, da lasciarmi travolgere completamente. Non è una lettura semplice, né tantomeno leggera. È un viaggio che porta in superficie la luce e l'oscurità che albergano nell'essere umano e Carlo ha saputo orchestrare e gestire al meglio questi aspetti, a volte molto difficili.
Ma vogliamo parlare del finale? Secondo me farà rischiare parecchie denunce al nostro buon autore... ma... ehi... le letture belle devono lasciare il segno!
Insoddisfatto. Ecco come mi sono sentito alla fine di questo romanzo. Mi piace molto come scrive Carlo Vicenzi, mi è piaciuta moltissimo l'ambientazione originale e ho trovato la storia molto interessante, così come quasi tutti i personaggi. Mi dispiace, ma Hein proprio non riesco a sopportarlo. Sarò un vecchio cinico, ma oltre a avere un grande cuore pieno d'amore, sarebbe utile anche avere qualcosa di più grande di un'arachide in mezzo alle orecchie.
Quindi tutto bello, appassionante e scritto molto bene, ma allora perchè non 4 o 5 stelle? Proprio perchè avrei voluto di più. Conoscere più in dettaglio il mondo e la sua storia, saperne di più della magia, capire meglio i come e i perchè. E poi il finale... Fosse il primo capitolo di una serie, mi andrebbe benissimo, ma se il libro è autoconclusivo, mi lascia molto insoddisfatto.
ADONAI, SANGUE DI ADONAI! ci sono altre maniere per definire questo libro? ho urlato, chiuso il libro ventordici volte perché dovevo metabolizzare ciò che avevo appena letto, i traumi di certe scene non li sto neanche a descrivere... BELLISSIMO. mi serviva davvero un libro che mi desse tutte queste vibes di amore e ansia, giuro.
l'equilibrio e la giustizia dovevano essere riportati ad Alioth, la sua bellezza riportata alla luce. ucciderne pochi per salvarne molti, e questo significava farli sanguinare. "Dammi un fiume di 🩸" letteralmente!
leggere la storia di Hein e Déa mi ha stretto il cuore, due fratelli destinati ad avere un potere che molti vedono come una condanna. un mondo pieno di battaglie, dove è necessario imparare a sopravvivere, che sia in un'arena o fuori dove la morte è lì pronta a prenderti prima che tu te ne accorga.
in questo libro non solo il world-building è perfettamente in armonia con la storia, senza buchi di trama o momenti di sospensione dove non capisci cosa stia succedendo, ma riesci perfettamente a empatizzare coi personaggi e a comprendere le loro azioni. i salti temporali presenti nei diversi capitoli ti aiutano a capire le loro storie e le loro emozioni, e anche questo dettaglio è perfettamente bilanciato in quanto non c'è nessun timore che il lettore si perda e non capisce in che momento della storia siamo.
Marchiati, Mangiasangue, un universo dark fantasy epico che merita assolutamente la lode per questo 2025: un po' Lovecraftiano, un po' macabro, il 🩸 non manca di certo, le battaglie sicuro, e i personaggi con la loro caratterizzazione sono fantastici. Ho sentito molto le stesse vibes che provavo quando leggevo "Nevernight", e anche in molte scene sentivo le stesse vibrazioni che avevo leggendo "La guerra dei Papaveri": se un libro riesce a darmi le stesse emozioni dei miei libri preferiti, non può che salire sul podio anche "Dammi un fiume di 🩸" per me 🔥🔥🔥
ATTENZIONE AI TRIGGER WARNING, se avete una sensibilità molto alta, e certe scene piuttosto esplicite di 🩸💀 vi segnano troppo, vi consiglio prudenza nella lettura.
l'amore fraterno tra Hein e Déa, così diversi eppure così legati, li ho amati alla follia. così come Mathias, con la sua sensibilità e una grande forza nascosta, e Iulea la gelida, e poi Serj, Galeu, Petri, Ma'Ohr, Bacer, Zadie... nessuno di loro è stato tralasciato, e in un modo o nell'altro li ho adorati tutti ❤️🩹
Il modo di scrivere di Carlo è coinvolgente, particolare, estremamente dettagliato - anche nel descrivere le morti, cosa che ho apprezzato molto e allo stesso tempo ho avuto i brividi -, letteralmente una penna tagliente e sublime. IL FINALE? ho solo bestemmie da dire perché mi ha fatto urlare, mi ha lasciato col cuore in gola fino all'ultima riga. Carlo, ti manderò una denuncia e la parcella del mio psicologo te lo dico 🙏🏻
Dammi un Fiume di Insulti - 5 stelle date con molto rancore
Sono stata molto indecisa se dare 4 o 5 stelle, perché ci sono alcune cose che avrei voluto vedere di più ed altre che non ritenevo così rilevanti. Ma c'è stata una cosa su tutti che mi ha convinto a dare 5 stelle al libro: il fatto che io sia riuscita ad empatizzare con i personaggi ed a commuovermi.
Io non mi commuovo facilmente quando leggo un libro. E' difficilissimo che io arrivi sull'orlo delle lacrime. Ecco, in questo libro, sopratutto nel finale, ho quasi pianto.
Inoltre, ci sono alcune scene realizzate così bene che mi si sono dipinte davanti agli occhi con una tale chiarezza e forza che mi è sembrato di vederle nitidamente.
Bravo a Carlo - decisamente molto più nel suo stile, secondo me, rispetto a Padrona del Vento. Kudos anche alla sua editor, Julia, che l'ha aiutato nel modo migliore possibile.
Non so bene da dove cominciare perché Dammi un fiume di sangue è uno di quei libri che ti resta dentro. L’ho finito da poco e mi sento ancora un po’ svuotata, come se il cuore fosse rimasto intrappolato in quelle pagine.
Il romanzo si muove su due linee temporali, tra passato e presente, e lo fa in modo chiaro e naturale. Non ti perdi mai, anzi, ogni salto ti fa capire meglio i personaggi e ti avvicina ancora di più a quello che stanno vivendo. Le due narrazioni si intrecciano alla perfezione, fino a fondersi nel finale in un modo che fa davvero male (nel senso più bello possibile).
Una cosa che ho amato tantissimo è come sono scritti i personaggi. Sono vivi, umani, mai perfetti. Anche quelli che inizialmente sembrano “i cattivi” rivelano le loro ragioni, le loro fragilità. E allo stesso tempo, chi dovremmo tifare a occhi chiusi, a volte prende decisioni sbagliate, o si lascia guidare dalla rabbia, dal dolore. Nessuno è completamente giusto o sbagliato, ed è proprio questo che rende tutto così reale e coinvolgente.
La gestione dei poteri è un altro aspetto che ho apprezzato moltissimo. Non sono solo “effetti speciali��, ma elementi legati alla storia, alla sofferenza, alle scelte. Ogni potere ha un prezzo, e chi lo possiede non ne esce mai indenne.
E poi c’è quel finale… che ti lascia davvero un buco dentro. Ti ritrovi a fissare l’ultima pagina con gli occhi lucidi, cercando di respirare. È quel tipo di finale che non chiude tutto, ma ti fa sentire ogni cosa. Nonostante le pagine siano tante, il libro si legge benissimo. È scritto in modo scorrevole, mai pesante, e riesce sempre a tenerti incollato. Ogni capitolo ti fa venir voglia di sapere di più, ogni personaggio lascia il segno.
Scriverò una recensione degna di questo nome quando mi riprenderò.
Update:
Bene.
Il mondo dei nostri protagonisti è devastato da un inquietante Cataclisma che fa cadere piogge salate, distrugge i raccolti e fa spuntare (dal terreno, come margherite cit) blob mangiacarne. La gente ha fame, ha paura, ha bisogno di qualcuno su cui contare, perché i ricconi delle Alte Famiglie sono utili come una forchetta nel brodo... ed è qui che entrano in gioco Déa, Mathias e Hein. Partiamo dalla struttura. Mi è piaciuta tantissimo l'idea di alternare il passato e il presente. I capitoli sono calibrati molto bene e riescono a spiegare il worldbuilding e il sistema magico in modo naturale e fluido, per niente pesante. L'autore riesce a mettere in giro degli indizi senza mai scriverlo apertamente, per poi culminare nel climax e nel plot twist finale (che la mia mente da pseudo-scrittrice ha reputato geniale, ma il mio cuore ha urlato un "NO" a pieni polmoni).
I due fratelli, Déa e Hein, sono due facce della stessa medaglia. Lei è razionale, pragmatica, pensa in grande e al bene superiore, con una mentalità moralmente ambigua da "il fine giustifica i mezzi"; lui invece è impulsivo, empatico, si rifiuta di togliere la vita perfino in una situazione di guerra. Li ho amati. Sono incredibilmente sfaccettati e tridimensionali; le loro reazioni sono umane e credibili, soprattutto per quanto riguarda Hein. Un aspetto bellissimo del romanzo è appunto la caratterizzazione di tutti i personaggi, anche quelli secondari. Serj, Felan, Zadie, Ma'Ohr, lulea... sono tutti indimenticabili e con una personalità ben definita, nonostante non siano i protagonisti.
Detto CIO, l'unica cosa è che avrei tanto voluto più capitoli incentrati su Déa e sulla sua scelta finale (a mio parere Déa il pg più complesso dell'intero libro). E avrei voluto vedere meglio la natura manipolatrice di M.
Comunque è un libro che ho apprezzato tantissimo, mi è piaciuto veramente tanto e lo rileggerei volentieri una seconda volta.
Prendete un mondo devastato, due fratelli con problemi più grandi di loro, mostri cosmici che sembrano usciti da un incubo di Lovecraft dopo una notte insonne, e aggiungete una pioggia inquietante e una nebbia particolarmente intrisa di malvagità (perché, si sa, non c’è mai bel tempo nei dark fantasy). Mescolate tutto con un'ambientazione originale, una narrazione trascinata da una scrittura tagliente, lirica e particolarmente visiva ed eccoci: benvenuti nell’universo disperato e potentemente evocativo di Dammi un fiume di sangue.
Dopo un evento chiamato Cataclisma – il nome vi rende evidente che non sia stato nulla di simpatico e divertente – il mondo è andato in frantumi. L’Impero è crollato, le Alte Famiglie si chiudono nei loro palazzi lussuosi sperando che gli orrori non bussino alla porta, mentre fuori la gente sopravvive a fatica tra pioggia acida e creature indicibili. In questo quadro idilliaco si muovono Hein e Déa, due fratelli legatissimi, coraggiosi, testardi e con un talento spiccato nel mettersi nei guai per salvare il prossimo. Un po’ cavalleria medievale, un po’ senso di colpa generazionale.
Ah si, le Alte Famiglie: ricconi parruccati che gestiscono le città, la giustizia, la ricchezza, tutte le robe. Fra le cose che gestiscono ci sono i Marchiati. All'età di dieci anni alcuni bambini vengono "benedetti" da Adonai (divinità, giusto per darvi info) con alcuni doni. Ognuno dei Marchiati ha un'abilità speciale legata ad una determinata sfera (forza, carne, etc). I Marchiati vengono comprati dalle Alte Famiglie ed usati dalle stesse nelle Ordalie. Praticamente sono gladiatori. Vengono usati per divertimento o per risolvere le diatribe fra le Alte Famiglie.
Facciamo però un passo indietro, perché il volume non si svolge soltanto nel post cataclisma, Carlo ci porta nel passato, nell'infanzia dei due fratelli. Vivevano nella povertà e durante un tentativo di Hein per procacciarsi il cibo ecco che gli si accende la scintilla e si scopre che è un Marchiato. Da qui conosciamo la loro storia, comprendiamo l'affetto che li lega e impariamo a conoscere le differenze che permettono di contraddistinguerli. Quelle stesse differenze che gli permettono di compensarsi e di essere l'uno la forza dell'altra. Anche se sarebbe più corretto dire l'una la forza dell'altro.
Il tono del romanzo è oscuro e mai banale. Vicenzi non si accontenta del solito “c'è il male e va sconfitto”, no: qui il male si insinua, trasforma, corrompe. L’atmosfera è così densa che potresti spalmarla su una fetta di pane. C'è un gusto dichiarato per il dettaglio cruento, ma anche un'estetica precisa che rende tutto questo profondamente coerente: ogni scena ha un peso, ogni dolore è costruito per lasciare traccia. Ogni sfumatura del male è precisa e sensata. Ogni sfumatura umana è verosimile.
Hein è un guerriero formidabile che ha fatto voto di non uccidere (il che, in un mondo dove TUTTO vuole ucciderti, è una scelta audace). Déa è forse ancor più interessante: determinata, leale, con una luce interiore che riesce a sopravvivere anche nelle tenebre più fitte. Insieme, funzionano come cuore e lama del romanzo – e la loro relazione è uno dei veri motori emotivi della storia. A proposito di Déa, sul finale, non mi sarebbe dispiaciuto approfondire maggiormente le macchinazioni mentali che l'hanno portata insieme ad un altro personaggio a compiere determinate scelte. Non le ho trovate totalmente coerenti con la Dèa che avevo conosciuto ma.... Da quando le scelte umane sono coerenti? Quindi ho apprezzato molto l'imprevedibilità che, comunque, è sicuramente un lato del suo carattere.
Non è una lettura da spiaggia (a meno che non amiate piogge di sangue al posto del mare), io ve la consiglierei in un'ambiente differente, anche se probabilmente le fastidiose urla degli infanti sarebbero coerenti. Richiede attenzione, e non ha paura di prendersi i suoi tempi. Alcune parti sono forti – sia emotivamente che visivamente – ma mai gratuite. La violenza c'è, sì, ma ha uno scopo narrativo. E morale. Dammi un fiume di sangue è un dark fantasy che non fa sconti, né al lettore né ai suoi personaggi. È sporco, doloroso, ma soprattutto profondamente umano. Un libro che ti prende per la gola, ti trascina nei vicoli oscuri dell’anima... e poi ti chiede se hai il coraggio di restare.
Se siete in cerca di un’epopea fantasy che suoni come un requiem, ma che abbia ancora voglia di combattere, questo è il libro che fa per voi. Consigliato a tutti coloro che amano i dark fantasy e non lo dicono solo perché ultimamente paiono essere diventati una moda.
Vorrei scrivere una bella recensione per questo libro. Spero di riuscirci, di essere all'altezza. Ma, nel dubbio, intanto lascio la parola all'autore...
《Il Cataclisma aveva portato alla luce gli orrori, sia quelli che stavano nella nebbia, sia quelli che stavano nell'animo delle persone. E Déa, in quel momento, accettò di essere una di loro, perché sapeva che sarebbe servito un mostro più terribile di ogni altro per tenere al sicuro le bambine dagli occhi grandi》
Questo è solo un assaggio di quello che potete trovare in questo libro. Come in un buon grimdark non ci sono eroi o prescelti, solo persone che si fanno coraggio, perché qualcuno lo deve trovare, e fanno quello che va fatto. Déa e Hein sono un pò come Eren e Mikasa: hanno la possibilità di fare la differenza e sono tormentati per questo. La scelta è difficile. Preferire il bene di pochi a quello del mondo o viceversa? Ovviamente non vi darò la risposta. Personalmente ho amato i personaggi di questo libro, credo che non li scorderò facilmente. Nonostante mi sarebbe piaciuto ancora di più approfondire le loro personalità, trovo che l'autore sia stato molto bravo a creare una buona caratterizzazione in comunque poche pagine. 500 e passa pagine ad alcuni potrebbero non sembrare esattamente poche, ma fidatevi che con tutto quello che succede in questa storia sono più che necessarie. I colpi di scena certo non mancano e neanche cambi di direzione della trama, ma bisogna precisare che tutto succede in modo molto fluido e logico. Non accadono cose senza senso solo per peggiorare la situazione di sti poracci. Tutte le disgrazie che capitano sono collegate una all'altra, e questo mi fa capire che Carlo ci ha messo IMPEGNO per creare uno schema, un progetto che segua un filo logico. E questo non è da tutti. È anche riuscito ad inserire collegamenti con opere manga e anime, cosa che non sapevo, quindi mentre leggevo dicevo "ma dai questo lo ha preso da xx". Penso proprio che a breve recupererò il cartaceo e mi divertirò a trovare tutti i collegamenti con il mondo anime e manga 👀.
Questo libro suscita FAME. Sì, ho scritto bene. Fame di verità, di sapere. Diventerete sempre più affamati e vorrete leggere sempre di più, poi vi ritroverete a pagina 400, quasi alla fine e allora direte " cavolo, tra poco finisce" e allora cosa farete? Non vi interesserà, perché ormai è troppo tardi, non potete smettere. E poi la fine. BOOM! E rimarrete a bocca aperta, guardate il muro senza nessun pensiero, solo sbigottimento e shock. Poi piano piano vi tornerà la sensibilità in tutto il corpo, a quel punto insulterete l'autore, poi capirete che QUEL finale è il migliore possibile. Che senza QUEL finale non sarebbe stato lo stesso libro. "Io però volevo sapere di più: di più sui personaggi, sul Cataclisma, sul perché e per come di questo o quell'altro". Poi realizzerete che questo libro è quello che è: non va cambiato. È perfetto così com'è, altrimenti non sarebbe lo stesso libro e non vi avrebbe dato le stesse cose.
Non dovrei, ma dopo aver letto il finale sto ridendo. Rinvio il giudizio a quando sarò abbastanza lucida da non farmi guidare dal rancore, sappiate solo che non ho parole molto gentili per questo libro. Mi disp…
Questo libro ha un enorme problema: non doveva essere uno stand alone.C'è troppo, troppo, troppo per essere condensato nel comunque ragguardevole numero di quasi 700 pagine! Si vede un lavoro immenso dietro questo romanzo, ma c'è così tanto ottimo materiale che un libro solo non più bastare. Vado invece controcorrente e vi dico che a me il finale è piaciuto.
Dammi un fiume di sangue racconta delle vicende di due fratelli in un mondo sconvolto da un cataclisma soprannaturale, alternando due linee temporali passato/presente che puntano a svelare progressivamente ciò che è accaduto, definendo man mano i protagonisti e il mondo che abitano. Premetto che sono felice che un autore italiano di fantasy stia riuscendo a raggiungere un pubblico che apprezza il suo lavoro e che le persone abbiano trovato in Dammi un Fiume di Sangue una lettura che li ha entusiasmati, tuttavia credo che questa storia abbia sofferto molto del tentativo di riprodurre prodotti già famigliari a noi e all’autore, per di più in contrasto l’uno con l’altro e difficili da amalgamare, senza tener conto che media diversi richiedono strutture narrative e linguaggi diversi. L’ambientazione vorrebbe essere cupa e disperata, ma fallisce nel generare circostanze che complichino e rendano ambiguo ciò che è moralmente corretto in una società allo sfacelo. Assistiamo alla ripetizione più o meno uguale di Hein che si rifiuta di uccidere: la questione è presto stantia, dato che il nemico di turno è sempre secondario e/o comicamente malvagio, un mob di cui al lettore importa poco se vive o muore. Il conflitto interiore sempre uguale, le stakes percepite inesistenti. È invece chiaro che Dèa avrebbe dovuto subire un arco di corruzione, insaporito dal dubbio che sia l’unico modo per sopravvivere a questa nuova realtà, ma la grandissima reticenza dell’autore nel far compiere a Dèa delle azioni che fossero seriamente riprovevoli ha infantilizzato la questione e reso ingiustificati i suoi sporadici sensi di colpa. L’unico modo per vedere Dèa come un personaggio moralmente ambiguo ( al di là della scelta finale che in un libro così lungo non può essere l’unica!) è assumere come esatto il sistema morale estremamente semplicistico, al limite dell’immaturo, di Hein. E se Hein ha tutta la libertà di essere un personaggio semplice e immaturo, l’occhio di chi orchestra la vicenda non può esserlo altrettanto. Pena quel che succede al personaggio di Dèa, “””corrotta””” da azioni che in un’ottica neutra e concreta ( e durante una apocalisse) non sono poi così sconvolgenti, nè spietate. Un peccato, perchè le occasioni c’erano, ma sono state perse (Es: è assurdo pensare che aver quasi ucciso un compagno PER SBAGLIO la definisca moralmente. Ma se avesse minacciato di uccidere la famiglia restia ad aiutarla pur di salvarlo, invece?). Su Mathias ho poco da dire, avendolo percepito steoreotipato e statico, caratterizzato unicamente dalla propria debolezza. In generale mi sembra si siano spese tantissime pagine a spiegare e rispiegare personaggi tutto sommato semplici, concentrandosi così tanto a ripetere il loro core da rendere assolutamente evidente il modo in cui la storia l’avrebbe poi messo in crisi nel climax. Si arriva allora ad un finale aperto che dovrebbe essere sostenuto da un dilemma morale, ma che potrebbe funzionare solo in un libro che ha più volte rimescolato le carte di ciò che è giusto e sbagliato. L’autore invece sembra fortemente schierato e quel che rimane è un bad ending che non va fino in fondo. Il sistema di magia l’ho trovato meccanico e reminiscente di troppe cose già viste, più impegnato a fornirci bonus e malus da sistema di DnD, che a contribuire a definire tematicamente la storia. Ho avuto l’impressione fosse deputato unicamente a orchestrare grandi combattimenti, troppo simili a scene di animazione trasportate paro paro su carta. L’ispirazione ad anime e manga è dichiarata, ma non penso l’operazione di contaminazione sia riuscita. Ho sofferto la costruzione dei personaggi ricalcata da convenzioni del genere shonen e la struttura frammentata dei capitoli che somigliano a scene episodiche. Quando il capitolo non sta ripetendo le caratteristiche chiave dei tre personaggi principali, tende a consegnare al lettore in modo meccanico un singolo pezzo del puzzle della trama che, non essendo particolarmente complessa, ti porta a capire ciò che è successo abbastanza presto e dover poi pazientemente attendere che il libro ti raggiunga. Altri elementi compaiono e scompaiono senza assumere mai il peso che dovrebbero (i mostri che spariscono per pagine e pagine e riappaiono solo quando serve una side quest che deliveri l’ennesimo indizio). Quel che non possiamo prevedere in quanto elemento originale dell’ambientazione (es: cosa sono i mangiasangue?) viene frammentato in infinite micro-scene che si susseguono facendo perdere focus e potenza al punto e creando (sopratutto nella parte centrale) la sensazione che non ci sia una direzione chiara. Penso che la struttura generale avrebbe enormemente giovato da filoni di sottotrame più compatte, con payoff chiari che compartecipano all’intreccio, evitando questa sensazione di singhiozzo e girotondo. Ho invece apprezzato l’intuizione delle due linee temporali e come, per la prima metà, il ritmo della storia sia serrato e coinvolgente. Il colpo di scena finale, inoltre, ammetto che non me l’aspettavo proprio!
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dammi un fiume di traumi dicevano??? a parte gli scherzi, scrittura divina, pacing perfetto, personaggi moralmente grigi cazzuti e ben due sistemi magici... cosa volete di più?
Questo libro mi ha dato grande soddisfazione! I personaggi sono descritti benissimo e ci accolgono immediatamente nel loro mondo, introducendoci gradualmente al sistema magico, che è molto originale. Ho sofferto tremendamente leggendo alcuni passaggi, ed è giusto così! Altri mi hanno fatto sorridere e, come promesso dal titolo, non sono mancati i momenti horror. Un dark ben congegnato, emozionante, ci spinge a riflettere e che si chiude con una nota di terribile realismo. Stupendo!
In un mondo corrotto si può davvero portare un cambiamento?
In questo volume autoconclusivo, seguiamo la storia di due fratelli nel corso della loro vita, Hein e Déa, che conosciamo sia come giovani adulti, che cercano di salvare il salvabile e trovare un equilibrio dopo il Cataclisma, sia come bambini traumatizzati e impauriti in una società che non lo vede ma è pronta a sfruttarli, per il proprio giubilo, appena l'occasione si presenta.
Hein e Déa sono bambini, organi di madre e con un padre violento e alcolizzato, quando la loro vita viene ribaltata a seguito del risveglio di Hein come Marchiato. I Marchiati sono coloro che sono stati benedetti, da Adonai, con poteri di varia natura e che sono destinati a combattere nell'Arena per risolvere le dispute delle Alte Famiglie. Hein viene comprato e portato in una famiglia per iniziare il suo addestramento.
Si separano, ma il legame che gli unisce è forte e loro sono molto caparbi. Si ritrovano: Hein continua il suo addestramento per le Ordalie e Déa diventa una mortuaria, una figura che si occupa di coloro che perdono la propria vita. Crescono nell'Alta Famiglia dei Falchau, diventano amici con il più giovane dei figli, Mathias, affrontano le prime perdite, e poi la terra si squarcia.
Hein e Déa sono più grandi, sono dei giovani adulti che stanno cercando di sopravvivere a seguito del Cataclisma e, magari, trovare un modo per fare tornare tutto come era prima, o quantomeno proteggere le persone a cui tengono.
Due linee temporali che si intrecciano in modo perfetto, anche se inizialmente avevo qualche dubbio, che incuriosiscono senza confondere, evitando inutili momenti spiegone e dando il giusto incentivo per andare avanti e scoprire come si è arrivati a un certo punto della storia. Due linee temporali che raccontano di due fratelli e del loro legame indissolubile messo alla prova da un destino che li spinge in direzioni opposte: l'obiettivo è lo stesso, ma i mezzi per raggiungerlo hanno origini in ideologie ben diverse e questo potrebbe minare il loro legame.
"Dammi un fiume di Sangue" è una storia evocativa e cupa, un viaggio in un mondo spietato e con creature che hanno le fattezze di incubi, un forte senso di angoscia ma anche tanta resilienza e la bussola morale che oscilla tra ciò che è giusto fare e ciò che si è disposto a fare per il bene superiore. Le tematiche sono tante: il classismo, lo sfruttamento dei deboli, dei poveri, degli oppressi, per il divertimento di pochi ricchi annoiati, il potere con le sue derive, l'ambizione cieca, le conseguenze delle proprie azioni, le scelte che si fanno per volontà o costrizione, il senso di umanità.
Il worldbuilding è ricco e ben strutturato, ha tanta storia e una lore che non mi dispiacerebbe approfondire in altri romanzi, se mai capiterà l'occasione. Le scritte introduttive ai capitoli contribuiscono ad arricchire la mitologia e danno informazioni essenziali senza risultare forzate nel racconto. Del worldbuilding ho apprezzato particolarmente il ruolo dei Marchiati: il dio Adonai concedere loro i poteri, sono considerati uno strumento del dio ma sono soprattutto uno strumento della classe nobile: in caso di disputa, i nobili organizzano degli scontri (primo, terzo o ultimo sangue) in un'arena e il marchiato vincitore porta la vittoria anche all'Alta Famiglia a cui appartiene. Questo apre una riflessione sul fatto che i Marchiati sono meri strumenti, trattati come animali che è il modo in cui si sentono Hein, Zadie e che porta ad un determinato avvenimento post Cataclisma.
Worldbuilding a parte, l'elemento centrale del romanzo è il rapporto fraterno di Hein e Déa: intenso, complicato, mai banale e realistico, il loro affetto è la loro forza e la loro debolezza più grande. La frattura che si crea tra di loro è uno degli elementi che più mi hanno colpito e coinvolto. Hein è un guerriero dalla velocità letale che, in un mondo dove ogni ombra ti vuole morto, ha scelto di non uccidere. Déa è coraggiosa, ostinata, fedele, è una forza della natura con una volontà di ferro ammaliante ma preoccupante, sono piccoli momenti ma mi è piaciuto il modo in cui emerge la sua brama di potere convinta di essere nel giusto.
Parlando dei personaggi è innegabile la loro complessità: sono figure grigie che vanno oltre gli archetipi classici, ben sfaccettati e con relazioni interpersonali solide e approfondite. Non tutti hanno uno spazio ampio, ma non posso non citare Zadie, per lei mi si è stretto il cuore, e Mathias, figlio minore di domu Falchau, malato, debole, e spesso non considerato dal padre, che si dimostrerà essere la carta decisiva in questo gioco di potere.
Ultime due questioni: l'elemento della violenza, ben dosato e sfruttato che mostra la dura realtà della vita e le conseguenze morali che porta. E poi c'è il finale: il finale che spiazza, che ti fa riflettere e torni a pensarci anche tempo dopo averlo concluso.
È un mondo in cui vorrei tornare ancora e ancora per scoprire e conoscere nel dettaglio tutte le storie che lo compongono.
Copertina: 7/10 Ha avuto senso per me una volta letto il libro. A primo impatto, interessante, questi colori su tavolozza rossa incuriosiscono, ho pensato " perché sto colore? Sembra tutto opaco e scolorito" bhe poi ho capito perché. Accattivante!
Personaggi principali: 6/10 Appena la sufficienza per dei personaggi che , seppur interessanti, mi hanno lasciato con mille domande. Non ho vissuto una grande evoluzione nonostante ci sarebbero tutti i presupposti per farlo. Hein rimane sempre il ragazzo buono e fermo nella sua promessa di non uccidere nessuno. Forse incarna la bontà rimasta nonostante il cataclisma? Déa rimane sempre ambiziosa un po' con la puzza sotta al naso, anche se sempre un po' aggressiva e convinta che solo lei possa sistemare tutto in ogni situazione, in lei l'evoluzione l'ho vista.. ho visto pian piano trasformarsi in antagonista anche se è tutto è stato chiaro solo alla fine. Mathias, la sua malattia lo rende fragile e insicuro, rimane vittima del suo amore per Dèa, senza evoluzione anche questo.
Personaggi secondari: 6/10 Non riuscivo ad affezionarmi ai personaggi, anche loro descritti poco e rimanevano sempre in un piccolo alone di dubbio. La morte degli amici (Zadie, Serj e Bacer) mi ha scosso un po', ma penso sia stato per il trauma emotivo di Hein e non per la loro scomparsa vera e propria. Sono punti importanti della storia ma non sono riuscita ad emozionarmi come pensavo sarebbe successo per questi personaggi.
Trama: 8/10 Devo dire che la storia nel complesso mi è piaciuta molto, ero sempre più incuriosita da cosa poteva succedere. Peccato perché ho tante domande su piccoli buchi nella storia che avrei preferito colmare, nonostante mi sia piaciuta mi ha lasciata un po' insoddisfatta soprattutto nel finale. Avrei voluto sapere di più su i Mangiasangue, come facevano a controllarli? Avrei gradito una specie di spiegazione nella follia di Volf, perché conosceva questi riti era anche lui un Marchiato a modo suo? Stregone? Perché poi i suoi incubi portarli al mondo? Perché fare vivere tutto questo anche ai suoi figli? Perché tutti hanno dimenticato i giorni prima del Cataclisma?
Stile: 8/10 Molto scorrevole, ti tiene incollato a leggere sempre di più e scoprire di più, bene scritto e interessante. Atmosfera e ambientazione: 9/10 Cupo, avevo sempre l'impressione di leggere un racconto ambientato in un deserto rosso circondato da nulla e distruzione, esattamente quello che mi aspettavo dal cataclisma. Prima del Cataclisma, Arene, templi, bellezza e arte, una bella immagine nella mia mente
Villain / Antagonismo: 8/10 Il vero villan della storia abbiamo capito sia Dèa, la sua mutazione da eroina a Villan è stata prima velata, alla fine grande rivelazione per sconvolgerci tutti. Iulea alla fine ha fatto (nonostante il terrore che seminava) sempre il bene per il popolo.
Finale: 5/10 Questo finale è questi buchi nella trama mi fanno pensare che alla fine un secondo libro uscirà. Non capisco come un secondo Cataclisma, questa volta di dimensioni gigantesche, possa sistemare le cose, considerato che vogliono radere al suolo tutto noncuranti né di amici e né parenti. Colpo di scena interessante che mi ha lasciata veramente a bocca aperta, il marchio di Zadie rubato da Déa. Forse io personalmente sono stata distratta a non pensarci che avrebbe potuto rubarlo, pensando che in quel capitolo Hein dice alla sorella " sono contento che nessuno sappia del tuo marchio" quindi quando abbiamo scoperto che era una Mangiasangue un po' avrei dovuto immaginarlo, invece niente. Questo fa capire anche che Déa già mostrava i primi segni di squilibrio per fare una cosa del genere alla sua amica morta. (Altra domanda, ma i Mangiasangue devono ,appunto, mangiare il sangue per rubare il marchio? O basta toccarlo?) La luce finale indica ovviamente la distruzione di tutto e tutti.... Oppure no?
Nonostante tutto questo libro mi è piaciuto tanto! La storia è scorrevole e interessante, bramavo di leggere ancora è ancora, anche se ho detto che i personaggi si evolvono poco, mi sono affezionata ad Hein, quel povero ragazzo buono pugnalato alle spalle da chi ha sempre protetto e amato. Lo consiglierei? Si certamente
Dammi un fiume di sangue è stata una lettura particolare, un buon dark fantasy con diverse scene che virano verso l’horror, due protagonisti interessanti, pochi personaggi secondari e una villain più che discreta. Prima però di entrare nel merito del libro devo fare un discorso un po’ scomodo, questo è il primo romanzo targato Gainsworth che ho acquistato e che credo acquisterò mai. Ho sempre guardato con curiosità i loro libri, ma non sono mai stata abbastanza fiduciosa da spenderci… perchè? A mio avviso, 20€ per un libro in edizione semirigida, senza sovracoperta, senza edges, senza illustrazioni sono un po’ tantini. Questo è un parere personalissimo, ed è anche vero che tante case editrici hanno alzato i prezzi, ma spesso a fronte di edizioni più belle.
Dammi un fiume di sangue inizia come un classico epic fantasy con due fratelli, Hein e Déa costretti a lottare per sopravvivere in un mondo dove la nobiltà gioca con il potere e con le vite umane come se fossero bambole di pezza. Le Alte Famiglie dell’Impero per dirimere le loro controversie fanno lottare tra loro i loro campioni, i loro marchiati. Giovani, solitamente di bassa estrazione sociale, dotati di un dono, un potere che cambia da persona a persona. Il romanzo ci mostra, da un lato, l’infanzia di Hein e Dèa e, dall’altro, un presente devastato da quello che viene chiamato “Cataclisma” un evento che ha sconvolto il mondo e di cui nessuno ha memoria. Un ottimo espediente narrativo per mettere curiosità nel lettore. Se il passato dei due ragazzi cela eventi traumatici e più di qualche morte scioccante è il presente, dove le città sono crollate e orrori senza nome si aggirano per le strade che incuriosisce e inquieta. Cos’è il Cataclisma? Cosa lo ha causato? Sarà possibile porvi un rimedio e se sì, a quale prezzo?
Cosa sei disposto a sacrificare pur di salvare il mondo? Cosa è giusto sacrificare per porre rimedio a un terribile errore? Un dilemma morale che l’autore sembra porre al lettore, invitandolo, forse, a schierarsi da una delle due parti. O, quanto meno, a riflettere sulla questione, un dilemma che mi ha ricordato tantissimo X1999 ma, per lo meno, qui abbiamo un finale.
Dèa e Hein sono due personaggi molto ben caratterizzati, due fratelli che si vogliono bene, che farebbero qualsiasi cosa l’uno per l’altra, ma che la vita ha segnato in modi differenti. Hein, costretto a combattere nelle arene, ha giurato di non uccidere più e nonostante le brutalità cui è stato costretto a prendere parte è sempre disposto a vedere il bene negli altri. Dèa è diventata cinica, spietata, pronta a fare quello che è necessario, anche a costo di ferire gli altri. Sono due protagonisti interessanti e ben caratterizzati ed è difficile decidere da che parte stare anche se io, dopo un certo punto, propendevo più per Dèa. Ebbene sì.
Dammi un fiume di sangue è un low fantasy cupo, ricco di orrori e sangue con una certa vena horror, un romanzo diverso dai soliti fantasy cui vi consiglio di dare una possibilità.
Da un intreccio di tematiche fantasy e horror nascono un mondo solido, pensato e analizzato nei minimi dettagli, e una trama che intreccia numerosi eventi, sempre coerenti tra loro. "Ci mancherebbe” direte voi, e invece, purtroppo, non è un fattore così scontato nella letteratura fantastica odierna. Gestire un malloppo tale di informazioni richiede uno studio e un’attenzione profondi. E Carlo Vicenzi ha dimostrato di avere tra le mani un’idea intricata, complessa e originale, e di averla maneggiata con cura. Il risultato? Un’opera completa, che non lascia nulla al caso e genera un legame intenso tra personaggi e lettori.
La storia viaggia su due piani temporali diversi, separati non dalla nascita di Cristo, ma dal Cataclisma. I capitoli si alternano tra il passato dei protagonisti e il loro futuro, collegati da una scrittura evocativa, seppur chiara e scorrevole. Il libro è cinematografico, quasi fumettistico: le immagini prendono vita, adornate da descrizioni che non scadono mai nella banalità. Ogni elemento è al posto giusto.
I capitoli (brevi, altro punto a favore!) si aprono con citazioni tratte da testi antichi, frammenti di sapere che anticipano ciò che sta per essere narrato, rafforzando e ampliando un mondo già fortissimo nella sua identità. I personaggi, e il modo in cui sono descritti, aggiungono ulteriore bellezza e profondità al testo. Le personalità forti e peculiari mi hanno fatta affezionata tantissimo a Zadie e Mathias, soprattutto a Mathias. Il suo è un percorso di formazione, così come quelli di Déa e Hein, i fratelli le cui vicende colorano l’impero di Adonai. Insieme al worldbuilding e alla scrittura, sono loro i veri punti di forza del racconto. Un legame che cambia e cresce con loro, seguendoli dall’infanzia all’età adulta. E il doppio POV temporale gioca a loro favore nel donargli una personalità unica e sfaccettata. (Aggiungo una menzione speciale a Ma’Ohr e Serj!).
Bravo Carlo e complimenti a Gainsworth Publishing per la scelta!
Spero che Carlo Vincenzi valuti seriamente di rinominarlo “Dammi un fiume di querele”, perché è esattamente quello che riceverà dopo questo doloroso (e perfetto) libro.
Di solito inizio le recensioni sottolineando il mio aspetto preferito del romanzo, ma in queso caso non so da dove partire: ho amato tutto; dalla scrittura, alla trama, dai personaggi al world-building, fino addirittura al maledetto finale.
I personaggi sono tanti, ma Hein e Dea, fratello e sorella, sono i protagonisti indiscussi della storia. Sono legati da un rapporto profondo, viscerale, ma anche conflittuale e per questo realistico. Si amano, ma allo stesso tempo sono molto diversi e questo li porta a scontrarsi a più riprese, mantenendo sempre chi legge sul filo del rasoio: ancora ora, dopo aver finito il libro, non sono sicura di aver deciso per che parte patteggiare. A loro si aggiunge Mathias, per il quale ho già proceduto ad inviare le richieste di adozione: figlio più piccolo di una famiglia nobile, che convive da tutta la vita con crisi epilettiche e la sensazione di essere sbagliato, nonché solo. Un personaggio dolce, che però rivela nascondere molta più forza e determinazione di quanto non ci si potrebbe aspettare. Ci sono poi una serie di personaggi secondari (Serj, amore mio) ugualmente essenziali per la narrazione e che intrecciano tra loro relazioni stupende che a tratti mi hanno commossa. Inoltre, hanno tutti una loro voce perfettamente riconoscibile e caratterizzazioni pienamente riuscite, senza menzionare il fatto che i “Marchiati” hanno poteri tutti diversi tra loro e che scoprirne sempre di nuovi nel romanzo è stato molto soddisfacente.
Trama e world-building qui vanno a braccetto: si rivelano lentamente mano a mano che si procede con la lettura, permettendo di unire i puntini in un disegno sempre più chiaro di capitolo in capitolo. Di solito non sono una fan dei romanzi che portano avanti linee temporali diverse in contemporanea, ma in questo caso la mescolanza di capitoli relativi al prima e al dopo del cataclisma è stato cruciale: nessuna delle due parti era più noiosa dell’altra e il fatto che procedessero insieme mi ha permesso di comprendere meglio molte dinamiche tra i personali, ma di farlo solo al momento giusto.
La scrittura? *chef kiss*. Carlo è stato capace di creare una narrazione fluida, ma mai banale, masterando (scusate il termine) perfettamente anche la questione dei due piani temporali così che chi legge non senta mai il fastidio di vedere spezzarsi il racconto.
Non esagero quando dico che probabilmente è uno dei libri migliori letti negli ultimi anni (nonostante i TRAUMI che dovrò affrontare in psicoterapia dopo la lettura): lo straconsiglio, ma tenetevi a portata il numero di un3 psicolog3.
Un fantasy dalle tinte cupe e struggenti, dove il confine tra bene e male è sottilissimo e ogni scelta comporta un sacrificio. L’autore intreccia atmosfere gotiche, orrore cosmico e riflessioni morali in una narrazione intensa e dolorosamente umana.
I due protagonisti, Hein e Déa, sono legati da un legame viscerale e complesso, reso ancora più drammatico dalle loro visioni opposte della giustizia e della sopravvivenza. Il mondo intorno a loro è in rovina, e la lotta per salvarlo passa anche attraverso le ombre dell’anima.
La scrittura è cruda ma vibrante, le immagini forti, il finale devastante. Una lettura che lascia il segno e che difficilmente si dimentica.
questo libro mi ha conquistato sin dalle prime pagine, è un esempio di grande costruzione narrativa dove ogni cosa è perfettamente al suo posto. La trama è intrisa di colpi di scena, salti nel passato che ci permettono di approfondire le storie dei protagonisti e di seguirli nella loro crescita, lo stile di scrittura cattura fino a rendere impossibile posare il libro e la tensione è in continuo crescendo. Non ci sono sbavature, nulla è lasciato al caso; ogni evento, ogni rivelazione, contribuisce a un disegno più grande, culminando in un finale che...sorprende. Per quanto riguarda i protagonisti l'autore non si limita a delineare figure bidimensionali, ma scava a fondo nell'animo umano, creando individui complessi, stratificati e incredibilmente credibili. Ognuno di essi possiede una sua voce, le sue motivazioni, le sue sfumature psicologiche. È facile empatizzare con le loro gioie e i loro dolori, con le loro lotte interiori ed esterne, rendendo l'esperienza di lettura ancora più immersiva. La loro evoluzione all'interno della trama è fluida e organica, rendendoli non solo protagonisti di una storia, ma quasi persone reali con cui si instaura un legame. La prosa è incisiva, evocativa e allo stesso tempo funzionale, capace di creare atmosfere potenti e di trasmettere emozioni senza mai appesantire il ritmo. Ogni parola sembra scelta con cura, contribuendo a un'esperienza di lettura fluida e gratificante.
Inaspettato, pieno di perle e riferimenti, un finale che lascia l'amaro in bocca perché è drammaticamente vero. Un fantasy italiano di qualità. Da leggere.
Mi è piaciuta tantissimo l'ambientazione , la narrazione scorreva come acqua, tanto che a metà libro ho rallentanto la lettura, perché non volevo finisse troppo presto, ma eccomi qui traumatizzata dal finale. Non lo accetto, no.
Bello! Scritto bene, mai noioso e mai scontato. Mi sono piaciuti i personaggi, caratterizzati molto bene e coerenti nelle loro azioni. La mia reazione al finale è stata: "E che cazz..."
Adesso capisco le recensioni che minacciano una denuncia... NON PUOI FAR FINIRE UN LIBRO COSÌ! E io, adesso, che faccio? 😭😭😭 Ho già abbastanza traumi irrisolti...
Non sono solita dare 5 stelle ma il libro merita davvero.. Complimenti davvero a Carlo, un fantasy che tiene incollati i lettori e un finale bittersweet che lascia il lettore stranito.. super consigliato