“Diğer taraftan deniz kendilerini ona emanet etmiş, onunla yaşamış, içli dışlı olmuş insanları kendine öyle bir bağlar ki ondan asla ayrılamazlar. Küçük bir limanda güçten düşüp işlerinden ayrılan yaşlı gemi kılavuzları gördüm. Ama teselli bulamıyorlardı, sefilce sürünüyor, akılları başlarından gidiyordu.”
Deniz kısmen bir popüler bilim kitabı, kısmen bir otobiyografi, kısmen bir gezi kitabı, kısmen bir tarih, kısmen de şiirsel betimlemeler içeren bir doğa güzellemesi. Denize dair her şeyi bulabilirsiniz içinde. Balinalar, ringa balıkları, yalıyarlar, plaj, gelgit, akıntılar, mercanlar, kabuklular, denizanaları, deniz kızları, rüzgârlar, okyanus keşifleri, kutuplar, fenerler, deniz hukuku, kâşifler, balıkçılık, sayfiye evi, daha neler neler. Tüm bunları şiirsel bir dille anlatır. Kitabı okurken bir deniz kenarına gidip kumlarda yürümeyi, bir yalıyardan dalgaları seyretmeyi ya da kendinizi okyanuslara vurmayı isteyeceksiniz. Talat Kırış
His father was a master printer, not very prosperous, and Jules assisted him in the actual work of the press. A place was offered him in the imperial printing office, but his father was able to send him to the famous Collège or Lycée Charlemagne, where he distinguished himself. He passed the university examination in 1821, and was soon appointed to a professorship of history in the Collège Rollin.
Soon after this, in 1824, he married. This was one of the most favourable periods ever for scholars and men of letters in France, and Michelet had powerful patrons in Abel-François Villemain and Victor Cousin, among others. Although he was an ardent politician (having from his childhood embraced republicanism and a peculiar variety of romantic free-thought), he was above all a man of letters and an inquirer into the history of the past. His earliest works were school textbooks. Between 1825 and 1827 he produced diverse sketches, chronological tables, etc, of modern history. His précis of the subject, published in 1827, is a sound and careful book, far better than anything that had appeared before it, and written in a sober yet interesting style. In the same year he was appointed maître de conferences at the École normale supérieure. Four years later, in 1831, the Introduction à l'histoire universelle showed a very different style, exhibiting the idiosyncrasy and literary power of the writer to greater advantage, but also displaying, in the words of the Encyclopedia Britannica, Eleventh Edition, "the peculiar visionary qualities which made Michelet the most stimulating, but the most untrustworthy (not in facts, which he never consciously falsifies, but in suggestion) of all historians."
Una monografia sentimentale completa. La prima definizione che sgorga dalla fiumana di impressioni che questo magnifico libro mi ha lasciato. Cercavo un libro che parlasse di mare, un saggio oppure un altro romanzo, ed ho trovato questo tesoro nella mia libreria. A pagina 3 ero già stata conquistata, avvinta da un doppio incantesimo: quello dell’approccio all’argomento e quello liberato dalla penna di Michelet. E come scrive Michelet, il cui nome campeggia su tutti i libri ed i manuali di storia francese? Leggerlo per me è stato uno spettacolo di fuochi d’artificio nel cuore e nella mente, niente di più e niente di meno. Ma, dal momento che la mia opinione è modestissima, vi lascio l’autorevole parere del compianto Tabucchi proprio su questo libro:
“Un libro superbo. Ha una magniloquenza grandiosa, un registro stilistico sintonizzato sulla solennità dell’elemento di cui parla” (dalla copertina).
Chi ama il mare o semplicemente il curioso che vuole leggere un libro che ne parli con tutti i crismi della letteratura, impazzirà veramente di piacere. Michelet organizza il lavoro in quattro parti, suddivise a loro volta in paragrafi non troppo lunghi: dall’importanza del mare come delimitatore di confini terrestri alle varie coste che si affacciano sui mari, senza tralasciare le desolanti distese dei Poli, dal faro quale “altare, tempio, colonna, luce soccorritrice” dei naviganti alla fecondità della vita marina, dalle scoperte di nuovi continenti e rotte marine alle attività umane che ruotano attorno al mare. Ho amato alla follia la parte dedicata alle creature marine, alla fecondità del mare quale “grande femmina del globo, il cui inesausto desiderio, il concepimento permanente, la procreazione non si esaurisce mai”. Quelle pagine contengono autentica, vera poesia mista alle conoscenze di biologia marina. La mia esaltazione mi porterebbe a condividere con voi così tanti passi!
“Tutte queste bellezze gareggiano fluttuando sullo specchio verde nei loro colori gai e dolci con i mille incanti di un’eleganza infantile e inconsapevole: hanno messo perfino in imbarazzo la scienza che, per trovar loro dei nomi, ha dovuto chiamare in soccorso la regine della storia e le dee della mitologia. Questa è l’ondeggiante Berenice, la cui ricca capigliatura abbandonata alla acque forma un’onda nelle onde. Quella è la piccola Orizia, sposa di Eolo, la quale al soffio dello sposo lascia errare la sua urna bianca e pura, incerta, appena trattenuta dal groviglio delicato dei capelli,sovente allacciati da sotto. Laggiù Dionea, la piangente, pare una coppa cola di alabastri che lasci traboccare, in filamenti cristallini, splendide lacrime”.
Fantasmagorie dei fondali, esplosione di vividi colori che fanno impallidire i più celebri artisti. La bellezza dei coralli e delle perle, la grazia in movimento dei pesci, i tranelli del polipo, la giocosità delle focene...Questo è il mare. Una fecondità che rischia di soffocare nella sua ricchezza, diceva Michelet, ancora lontano dalla piaga dell’inquinamento!
Il libro è stato scritto nel 1861 e l’autore, difendendo quello che oggi noi consideriamo il padre della moderna oceanografia, Matthew Fontaine Maury, offre una visione sbalorditiva del mare come un essere umano con tanto di polso (correnti calde e fredde) e un cuore (l’equatore)dove avviene lo scambio delle correnti. Con grande intuito sostiene :
“Prendiamo una goccia d’acqua di mare. Vedremo riprodursi la creazione originaria (...). La goccia d’acqua, non ho alcun dubbio, con le sue trasformazioni mi racconterà l’universo. Attendiamo e osserviamo”.
Dal mare non abbiamo che trarre infinite lezioni: “non dobbiamo credere all’apparenza, ma alla verità” . Pensiamo a quelle delicatissime creature , quasi fiabesche, le meduse e le fisalie, la loro impalpabilità e leggerezza le fa apparire innocue, ma non lo sono. E le balene? Grosse quanto una montagna sono in realtà delle madri affettuosissime, partners fedeli e protettivi, dei “giganti buoni”che, mai a pensarlo, inconsapevolmente hanno i guidato i navigatori, loro cacciatori, verso nuove e sconosciute rotte! È un libro che parla d’amore e di desiderio, perché esistere richiede enorme dispendio di energie: alcune specie marine rischiano la loro stessa vita pur di tramandare la propria specie, attraverso lunghi viaggi e grandi pericoli, e allora Michelet sostiene con convinzione che: “L’amore è lo sforzo della vita per andare al di là di se stesso e per potere più della propria potenza”.
Siempre que iba al mar me llevaba este libro para llenarlo de agua y arena. Lo terminé de leer después de mucho y ahora las páginas están onduladas y saladas por todos los viajes. La primera y la segunda parte fueron mis favoritas. Habla con mucho amor y ternura de las playas, el océano y las especies marinas desde una ingenuidad entrañable. Propone vivir en el mar para curar casi cualquier enfermedad y tantea teorías sobre lo marino desde un siglo XIX que se permite muchas licencias sobre temas de ciencias naturales y geografía. Esto ayuda a que el libro sea más un ensayo personal e íntimo que un tratado científico.
Quelques bons passages, au milieu d'une multitude de moments d'ennuis interminable.. Difficile de rester dedans depuis que Monsieur Zimmerman m'a dit que la plupart des faits scientifiques de ce livre sont totalement faux... J'ai malgré tout retenu quelques lignes intéressantes qui pourront alimenter des conversations de comptoir. N'est ce pas ça le plus important finalement ?
La dimensión de la existencia se abre con el mar. Michelet escribió este libro dictado por el mar. Este texto es su trazo. Historia y Mar tienen un entre común: la creación. Ahí, en ese alumbramiento, nada tiene fundamento, de ahí su potencia y la efectividad de los vínculos. La vida comprendida como intensidades hace de la muerte un catalizador, sin ella habría extinción. El océano, sabio, naciente y eterno, cuenta siempre su historia. Este es un fragmento.