"Ας τους κάψουμε τότε το στάβλο!" [...] "Ναι, ας τους κάψουμε το στάβλο!" φώναζαν όλοι σαν μεθυσμένοι και στράφηκαν με τις αναμμένες δάδες προς το κτίριο που υψωνόταν σκοτεινό στην απέναντι πλευρά του αλωνιού. Οι Μπρούνι κοιτάχτηκαν μεταξύ τους δακρυσμένοι, κατάπληκτοι και μην πιστεύοντας αυτά που συνέβαιναν: ήθελαν να κάψουν το μέρος των παραμυθιών και των φανταστικών ιστοριών, το καταφύγιο των φτωχών, των περιπλανώμενων και των απόκληρων. Ήθελαν να κάψουν το Ξενοδοχείο Μπρούνι!"
Ένα ατμοσφαιρικό μυθιστόρημα που ταξιδεύει τον αναγνώστη στην Ιταλία του περασμένου αιώνα, στα χρόνια των Παγκόσμιων Πολέμων, μέσα από την ιστορία μιας οικογένειας και της προσπάθειάς της για επιβίωση. Ο Μανφρέντι αποκαλύπτει μιαν άλλη πτυχή του συγγραφικού ταλέντου του, φέρνοντας στο προσκήνιο χαρακτήρες απλούς αλλά αξέχαστους, κι έναν άλλο κόσμο, λησμονημένο πια, όπου κυριαρχούσαν η αγάπη, το θάρρος και η ελπίδα.
Valerio Massimo Manfredi is an Italian historian, writer, archaeologist and journalist. He was born in Piumazzo di Castelfranco Emilia, province of Modena and is married to Christine Fedderson Manfredi, who translates his published works from Italian to English. They have two children and live in a small town near Bologna. Valerio Massimo Manfredi defines himself as an "Ancient World Topographer". Since 1978 he spends his time teaching in several European universities, digging ruins in the Mediterranean and in the Middle East, and writing novels. The Professor of Classical Archaeology in the "Luigi Bocconi" University of Milan and a familiar face on European television, he has led scientific expeditions, excavations and explorations in Italy and overseas. In addition to this, he has published a number of scientific articles and essays as well as thirteen novels, including the Alexander trilogy and The Last Legion. Alexander was published in thirty-six languages in fifty-five countries and The Last Legion was sold for a major film production in the USA. The Last Legion film was released in 2007.
Immagino che fare lo scrittore non sia cosa facile. C’è quell’immaginario collettivo dello scrittore con la tazza di caffè fumante a fianco al portacenere zeppo di sigarette, che in effetti impressiona parecchio, ma non credo vadano proprio così le cose. A maggior ragione poi, se si tratta di una saga familiare.
Io me l’immagino Manfredi con quella sua testolina canuta, che butta giù lo schemino a matita.
“Dunque, qua ci metto la Clerice e Callisto, e quanti figli gli faccio fare? Facciamo dieci, no forse è meglio un po’ di meno, che poi mi servono altre cento pagine per parlare di tutti, e poi l’editore chi lo sente, ma sì dai, facciamo sette e non se ne parli più.
Ummmm, e in che periodo li colloco? Potrei metterli dopo la Prima Guerra mondiale, ma no, forse è meglio un po’ prima così decimo la famiglia un po’ nella prima, poi un po’ nella seconda e sto a posto.
Epperò con tutti questi maschi bisognerà anche farli innamorare e sposare. Bè dai, un paio li lasciamo vedovi, e gli altri felicemente sposati, anzi no, tutti tristi che fa più scena.
Certo è che ci vuole anche un contesto politico, altrimenti poi le Ggenti mi dicono che è “avulso dalla realtà” e sa di finto. Ecco! Trovato! Racconterò che i figli di quelli tristi stanno un po’ coi fascisti e un po’ coi comunisti, così me la cavo con l’eterno conflitto dell’amicizia tra persone di colore diverso, l’amore per la Patria e bla bla bla.. Magari potrei cercare di farli tutti quanti simpatici e interessanti, così il lettore simpatizza a turno. Che trovata geniale!! Mi sembra pure che è anche già stata utilizzata, ma chi se ne frega, mica si può essere originali in tutto. Ecchediamine!!"
Ecco, io Manfredi me lo immagino proprio bene con 'sto schemino davanti che sviluppa la storia sul suo pc portatile. Mi sembra di vederlo, là, tutto chino e concentrato, che smussa, che corregge, che controlla, rilegge, e poi tutto fiero salva la sua creatura su un file word. Solo che mannaggia! Quando ha finito si dev’essere sbagliato e - Poverino! Forse la stanchezza, o un calo di zuccheri, chi lo sa! - insomma, all’editore anziché il manoscritto ha consegnato lo schizzetto. Bello schizzetto eh! Per carità! In brutta copia scrive bene, non fa manco un errore, sicuro quand’era a scuola, nei compiti in classe d’italiano non perdeva tempo a ricopiare, però sempre di una bozza si tratta.
E allora chi di bozza ferisce, di sorriso abbozzato perisce.
Massimo, la prossima volta, dammi retta, prima di andare dall’editore, fatti una dormita, poi la mattina dopo ti svegli, fai colazione e controlli bene la cartellina dei documenti sul desktop. E vedrai che la prossima volta non ti sbagli! Che altrimenti la brutta figura la fai tu quando il lettore si accorge che la quarta di copertina è più avvincente della storia, occheeeei? Promesso?
Bene, adesso lasciami andare che c’ho da correggere la recensione. Stammi bene, e non t’abbattere eh!! Baci.
Regarding to many comments here and different point of views I do need to add something about that; but I have a summery of my own about this book of my favorite author:
1. A typical classic low pace novel; many names make sense according to lineage of a family. Using many characters in a story is well-known for readers of Historical, Sci fi, and many genres. I agree it is difficult to follow as a reader specially when we read in a long period of time not a non-stop.
2. This is a kind of book that Manfredi himself needed to use a little dilemma at the end to conclude the story. but as I have found and had time, there is a method that author feels no need to write a conclusion for a story. it could be without that dilemma which a little bit seems dummy, but that was Manfredi's choice as a writer and I just enjoyed the book.
3. History is what someone like me love to read, so cinematic, as some people expect, is not my concern to read a book. I believe that this book is underrated here in Goodreads and deserves better critics and rating.
So everyone who enjoys a classic contemporary history of Italy, as matter of fact, bologna, may read this book too.
Anche ***1/2 Libro bello; a tratti molto bello. Descrive il nostro “secolo breve” visto dalla prospettiva di una famiglia contadina emiliana che passando per la prima e la seconda guerra mondiale passa da una civiltà contadina – superstiziosa, magica, paurosa e conservatrice ma comunque sempre pronta al sostegno del più debole, all’inclusione (“La Clerice aveva sempre cura che il permesso di spigolare venisse dato a chi ne avesse veramente bisogno: le vedove o le mogli di disoccupati e ubriaconi buoni solo a metterle incinte. Pensava sempre alle donne la Clerice e, più che Domineddio, pregava la Madonna perché aveva patito e sofferto e aveva perso un figlio e sapeva che cosa vuol dire”) a un tipo di organizzazione sociale "moderna". Nel cosiddetto Otel Bruni – una stalla dove non veniva negata una minestra al viandante che ne aveva bisogno, che portasse una storia, una canzone, o solo la preghiera di una mente malata. Una civiltà che, morta, non fa posto a un’altra che accoglie – e questo si vede nella figura della Desolina, morta assiderata davanti alla porta vuota. Ma in fondo questa era una società che, come sempre, aveva al suo interno, il germe della sua morte: la famiglia Bruni ha nel corso della storia, due occasioni per uscire “vincitrice”, per cambiare la propria condizione di mezzadri. E non le prende. Per paura. Per timore del nuovo che non si conosce in favore del vecchio che, sebbene difficile, è noto. Non capendo che il nuovo comunque avanza, e non guarderà in faccia a nessuno. E qui si apre una diatriba con chi il libro me l’ha consigliato: lui sostiene che la “colpa”, la causa principale di questa disgregazione della famiglia siano state le donne, le numerose mogli dei figli che entrano nella famiglia e portano disgregazione per invidie e gelosie. Sembrerebbe così ad una prima lettura: Manfredi scrive: “L’ingresso di tante donne aveva moltiplicato i motivi di attrito o di discordia. Ognuna credeva di vedere nelle cognate privilegi e vantaggi che lei non aveva o riteneva che il proprio marito non fosse tenuto nella dovuta considerazione, che qualcuno facesse molto e qualcun altro troppo poco. I mariti, dal canto loro, volevano apparire importanti e degni di considerazione agli occhi delle mogli e tendevano a dare peso a piccolezze, sgarbi involontari che prima avrebbero lasciato perdere o completamente ignorato. Per giunta la Clerice, indebolita dalle gravi perdite subite, aveva perso non poco della sua grinta e non aveva più il polso per reggere una tribù così numerosa”. Però, pochi capitoli dopo aggiunge “Vi fu chi disse che fossero state soprattutto le mogli a dividere la famiglia. A nessuna di loro era mai piaciuto fare la contadina, e a stare a pigione gli sembrava già di salire un gradino nella scala sociale. Gli uomini, invece, partirono con il cuore pesante perché, in fin dei conti, erano stati felici a vivere tutti insieme per tanti anni. Alcuni di loro avevano le lacrime agli occhi mentre lasciavano l’Otel Bruni, dopo più di cento anni che la famiglia vi era entrata per la prima volta” Ecco secondo me tutto si racchiude in quel “Ci fu chi disse”: questa la spiegazione più facile, la cosiddetta vulgata: tante donne insieme portano scompiglio. Del resto l’usanza era che “quando una nuora entrava in casa, per un certo periodo di tempo non prendeva parola a tavola se la suocera non glielo chiedeva, ma la Clerice volle che le due ragazze si sentissero subito a proprio agio e concesse loro di partecipare fin da subito alla conversazione. Le trattava con affetto, ma in cuor suo la Silvana restava la preferita, forse perché l’aveva perduta, forse perché l’aveva vista assistere suo figlio con commovente devozione”. Io però ci vedo, in quel “chi vide” la lettura più profonda, di chi in fondo la storia la conosce e sa come si sviluppa: la società contadina, cooperativa, che viveva insieme in un’unica casa era destinata a morire per le cambiate coordinate economiche – e politiche di lì a poco. O si trovava il verso di creare le cooperative – e in questo l’Emilia Romagna in questo è stata maestra in Italia – o si trovava il sistema per diventare piccoli proprietari (ma questo per i contadini era più che impossibile economicamente a livello di forma mentis) oppure quel tipo di struttura familiare – tribale – non poteva sopravvivere. Il fatto che si parli tanto di una faida tra i due fratelli descritta in una lettera andata persa, e che neanche il lettore vede, mi sembra simbolico di questo. Ultima notazione: l’unico elemento non molto positivo per me le lunghe – troooppo lunghe – descrizioni sia della vita delle trincee della prima guerra mondiale che le lotte delle Brigate Partigiane della seconda. Capisco che l’autore ami la storia e ci tenga a questo aspetto delle sue produzioni. Ma forse è meglio quando si ferma ai romani: dopo Lussu, Fenoglio, Pavese, la stessa Viganò…ecco, lì avrei accorciato un po’!
Valerio Massimo Manfredi gave this novel the most puzzling title I've ever run across, and not in the inventive way of Italo Calvino or Dave Eggers. If anything, this novel is deliberately anti-modern; this is old-fashioned inter-generational saga, an epic of the Italian countryside that evokes, to pick randomly, Galsworthy or Roger Martin du Gard--or, more fatally, Garcia Marquez' Macondo. So there is no single winter's night worthy of a title but instead a trek across enough decades to see the grown-up grandchildren of the original couple. One problem is that Manfredi uses up his best material too early--seven sons go to World War I (all of whom, improbably, survive it) and the early chapters recounting the experience of one of them reaches an intensity almost as hellish as Gabriel Chevallier's "Fear". Nothing that follows reaches that pitch of interest and tension, although Manfredi's characters make the struggle between Fascism and leftism as Il Duce tightened his grip compelling. The other great irritant--and this is is something "A WInter's Night" shares with "One Hundred Years of Solitude"--is that the women tend to disappear into the background with the exception of the widow matriarch. The one in Manfredi has nine children, but, aside from her, a couple of the sons dominate. There are the travails of courtship, and one of the two sisters is sent to live with the other (already married) to prevent a union with a socially inferior man. But the already-married sister barely figures in the narrative (her almost-unseen husband almost has more character) and the social inferior that the other marries gets much more post-wedding attention from Manfredi than the blood relation. Women in this world are pursued, marry (with one exception), bear children and often enough die tragically. The limited view of women, even and perhaps especially as the men work out their property and political disputes, feels incomplete. It feels almost like reading half of a story that would be much more interesting to see made whole.
A Winter’s Night started out compellingly with beautiful writing and imagery. Aside from learning about storytelling and storycrafting, A Winter’s Night is a bounty of information on rural Italian life from the late 1800s through end of WWII. I mostly enjoyed it until I got about 100 pages from the end. All of a sudden we went from beautiful storytelling and storycrafting to straight narration and exposition. The book is translated and I wondered if a different translator worked on some 20-30 pages. After that, it picked up again. The change in authorial tone and style was like hitting a wall. I won’t read it again, and I do recommend it for Italianophiles and those with an interest in foreign literature.
Tragedia dei tempi moderni, che rappresenta bene lo strappo subito dalla vita contadina del nostro passato. Difficile staccarsene una volta iniziato e difficile anche non commuoversi per il grande dolore delle guerre, raccontato in modo vivido e crudo, e quello, più sottile, del distacco, della vita che scorre e che cambia lasciandosi dietro una scia di malinconia.
I libri di Manfredi mi sono sempre piaciuti, ma questo è il primo che leggo ambientato in epoca moderna. Su conferma uno dei più bravi narratori italiani che conosca.
It took me a while to get into this book - in fact a four hour train ride with nothing else to do helped a lot! But once I did, I really enjoyed it. It's an epic tale spanning WWI and WWII but it doesn't FEEL like one of those stereotypical war era sagas. It was compelling and interesting without weighing you down with unnecessarily complicated or flowery prose that I feel like often accompanies multi-generational epic family novels.
Questo romanzo aveva tutte le potenzialità per essere un capolavoro, ma così non è stato. L'autore caratterizza bene certi personaggi ma non tutti (per esempio Dante), le vicende della prima guerra sono incentrare su Floti, Gaetano, e Checco, ma non sugli altri. La superstizione iniziale della capra d'oro, meritava forse una continuazione nel corso della lettura, invece sembra essere stata introdotta per sostenere un finale un po' forzato. Detto ciò, il libro si legge tutto d'un fiato e la vicenda della famiglia Bruni, si dimostra interessante, anche perchè attraversa un periodo storico, fra le due guerre, che ho sentito testimoniare direttamente dai miei nonni. Triste è l'abbandono della famiglia della fattoria, con l'incapacità della matriarca Clerice di tenere unita la famiglia (anche a seguito dei lutti subiti) e di almeno uno dei figli a "reggere" il passaggio generazionale. Anche se il paragone non è dei migliori, in quanto metto a confronto la lettura dei libri, con la visione dei film, a "Otel Bruni" manca la poesia che si riscontra ne "L'albero degli Zoccoli" di Ermanno Olmi (palma d'oro a Cannes nel 1978) e la forza politica presente in "Novecento" di Bernardo Bertolucci. Per essere completo il libro doveva forse contenere il triplo delle pagine, con un maggiore dettaglio narrativo , come ne "Mondo senza fine" o i "Pilastri della terra" di Ken Follet.
2 αστεράκια επειδή είναι καλογραμμένο,εμπνευσμένο και είναι του αγαπημένου μου Μανφρέντι... Δε θέλω να αδικήσω σε καμία περίπτωση το συγγραφέα,που στη γραφή του ήταν για μια ακόμα φορά άψογος και απόλυτα καταρτισμένος ως προς το αντικείμενο με το οποίο επέλεξε να ασχοληθεί.Πιθανότατα κάποιος που του αρέσουν τα ηθογραφικά διήγηματα να το λατρέψει...Προσωπικά όμως δε με ενθουσίασε,αντίθετα ανυπομονούσα να το τελειώσω γιατί απλά έπρεπε να το τελειώσω...Δε με τράβηξε καθόλου,μάλιστα αν δεν ήταν του συγκεκριμένου συγγραφέα το πιθανότερο είναι να μην το επέλεγα ποτέ αν το έβλεπα σε ένα βιβλιοπωλείο.Σίγουρα η περίοδος που περιγράφει είναι σκληρή,ωμή,σίγουρα τα όσα αναφέρονται και περιγράφονται στο βιβλίο έγιναν έτσι όπως τα διάβασα κι ακόμα χειρότερα,αλλά ίσως το δικό μου mood αυτή τη στιγμή να μην ήθελε τόση "μαυρίλα"..Ίσως έχω συνηθίσει τον Μανφρέντι στο είδος που ξέρει να γράφει τόσο καλά - τα ιστορικά μυθιστορήματα,και με ξένισε το ότι επέλεξε να ασχοληθεί με ένα άλλο είδος.. Το προτείνω ανεπιφύλακτα σε όσους αγαπούν την ηθογραφία και τα μυθιστορήματα που αναφέρονται στις αρχές του 20αι. και στην καθημερινότητα των ανθρώπων τότε.Με τίποτα σε όσους επιθυμούν τη δράση,τις συνεχείς ανατροπές και τις μεγάλες μεταπτώσεις.
Filled with the toil, grit and the compounded misfortunes of an oppressive class system, the story follows multiple generations of tenant farmers and their struggles to do more than survive. It felt like other Europa Press books I have read. If you are a fan of the Neapolitan Quartet you might want to give it a try.
Got halfway through and couldn't take it anymore. I couldn't connect with or care about any of the characters. And the dialog was stilted, flat.
There were interesting descriptions of World War I from the Italians' perspective. There was some sense of how fascists and socialists began to fight between the wars.
On a food note, I was reminded that so many things that foodies now pay top dollar for--parmesan, salami, pretty much anything made from grapes--started out as the kind of humble, rustic food that a farmer who'd never been on a train before would tuck into his pocket for the journey.
I was totally disappointed because Manfredi is usually better at maintaining readers' interest. There were a million people involved in the story, so I was unable to connect with any of them, especially those that made their appearance after half the book. Also, there was no coherence; the story didn't lead anywhere in specific. I think that the author was extremely ambitious on this project. He made references to many events of the history and involved numerous characters, but, unfortunately, he neglected making sense.
"I Bruni abitavano la stessa casa e lavoravano lo stesso podere da cento anni, ma forse anche da più: nessuno in fondo aveva tenuto i conti e nessuno ricordava da dove venissero"
E COSÌ SPERO DI VOI...
Pur avendolo sentito spesso nominare e consigliare, non mi era mai capitato di leggere nulla di Manfredi, però avevo da diversi anni in libreria una copia recuperata un po' per caso di "Otel Bruni", quindi ho deciso di dare una possibilità alla sua prosa. Forse avrei dovuto essere più accorta nella mia scelta perché questo romanzo si è rivelato non solo una lettura dagli oggettivi problemi contenutistici, ma anche un genere di narrazione poco in sintonia con i miei gusti letterali.
La storia si ambienta nella prima metà del Novecento in un paesino della campagna emiliana e romanza la vita quotidiana della famiglia contadina Bruni, antenati dell'autore stesso. Seguiamo principalmente i figli e le figlie dei capostipiti Callisto e Clerice, vedendo come l'iniziale unità familiare venga progressivamente intaccata tanto dai grandi eventi della Storia quanto dai piccoli contrasti domestici. Sullo sfondo si intravede il cosiddetto Otel Bruni, la grande stalla di famiglia dove amici e viandanti trovano ristoro in caso di necessità.
E già qui troviamo il primo problema, dal momento che di questo Otel Bruni vediamo davvero poco: sembra rilevante nella scena d'apertura, ma poi diventa un'ambientazione come le altre, tanto che durante la Prima Guerra Mondiale viene completamente abbandonato mentre seguiamo le vicende dei giovani Bruni al fronte. Questo si collega alla seconda, grave mancanza del romanzo, ossia la scelta di raccontare o perfino riassumere una gran parte degli eventi anziché mostrarli direttamente al lettore. In questo modo si perde del tutto la premessa narrativa alla base del libro: non incontriamo quasi mai le persone ospitate nell'Otel Bruni, non vediamo i Bruni accogliere qualche sventurato, non percepiamo l'atmosfera di convivialità che questa propensione all'ospitalità dovrebbe creare.
Rimanendo sul piano oggettivo, altri difetti sono rappresentati dalla presenza di troppi personaggi, tutti carenti sul fronte della caratterizzazione. Reputo assurdo poi che figure teoricamente rilevanti -come le mogli di alcuni fratelli- non vengono neppure menzionate, mentre a caratteri estranei alle dinamiche familiari venga dedicato parecchio spazio. A livello d'intreccio abbiamo davvero poco materiale, tanto che nell'epilogo il caro Valerio Massimo sembra quasi colpito da un'epifania e, realizzato di non aver seguito una vera trama, inserisce un colpo di scena con cui tenta (fallendo) di chiudere un cerchio immaginario.
La prosa dell'autore crea inoltre uno scollamento tra le premesse narrative e la loro effettiva resa; un chiaro esempio è rappresentato dal capitolo dedicato alla lettera del notaio genovese: il lettore viene informato che questo evento sconvolgerà gli equilibri tra i Bruni, ma a fine capitolo Manfredi si premura di sottolineare di come nessuno si occuperà più della vicenda. In relazione allo stile va poi specificato che in più passaggi si ha l'impressione di leggere un manuale agricolo o un saggio storico anziché un romanzo, e mi sembra davvero strano dirlo (visto che di solito le mie lamentele virano nel senso opposto) ma avrei di gran luga preferito trovare meno Storia e più storia in questo libro.
Altre critiche personali riguardano la scelta di avere soltanto personaggi puri e buoni come protagonisti -perché tendo a preferire dei caratteri meno perfetti e più verosimili-, ed il sottotesto nostalgico e patetico che trasuda dall'intera narrazione: rimpiangere continuamente un passato idealizzato non fa proprio per me! Come non fa per me la retorica della disgregazione familiare, qui perfino priva di sostanza dal momento che, benché i Bruni abitino nel podere da almeno un centinaio di anni, non vediamo nessuno dei fratelli di Callisto quindi anche il loro nucleo è il risultato di una qualche sorta di scissione.
In barba alla negatività, voglio nominare anche qualche aspetto positivo del romanzo. Innanzitutto mi ha stupito non poco la scorrevolezza del testo, a dispetto dell'ampio utilizzo di dialettismi anche al di fuori dei dialoghi; dialettismi che hanno comunque il pregio di rendere la storia in linea con il contesto culturale. Pur non avendole apprezzate appieno, mi sento di menzionare (e lodare!) nuovamente l'accuratezza storica e l'ambientazione realistica, che permettono una buona immersione nelle vicende raccontate. Per ultimo cito l'elemento folcloristico, che si mescola ad una sorta di realismo magico e dona un tocco di colore ad una storia altrimenti in bianco e nero.
I recently discovered this book quietly sitting on one of many bookshelves. I am not sure how it got there, but I am glad it 'arrived'. This is my first exposure to Valerio Massimo Manfredi, who I recently discovered is a noted writer of historical fiction and non-fiction. I clearly enjoyed reading this novel, which was epic in scope, but intimate in its writing. There are no major overarching themes that power reviewers to rant on forever about the strength of the novel, just good old fashioned story-telling that at its roots is a period commentary on life and survival.
Centered on the Bruni family, rural Italian tenent farmers, this novel spans three generations in the first half of the 20th century and encompasses both World Wars, the rise of Mussolini, and civil unrest. Serene in form, style, and writing, and deftly translated, this story reads as a folktale, drawing the reader into its charm as the tale unfolds. A period piece of the 1900s, A Winter's Night is a series of vignettes that have been expertly woven around the backdrop of the Bruni family to form a cohesive narrative that reveals the strife, heartache, and dreams of simple people who lives are dictated by the needs and wants of others.
Many reviewers believed this book fell short as it offers no conclusion, no epiphany, nor universal truth. I disagree. The ending is perfect for a book that focuses on the impecunious lives of the rural poor; nothing else matters except for survival. Read the book and see if you agree with me.
La storia di una famiglia emiliana che vive in un villaggio, lontano dai grandi centri nei primi anni del '900. La storia ha uno span di una quarantina di anni, dal '14 circa al '48 e vediamo come i protagonisti vivono le due guerre mondiale e l'ascesa del fascimo con la sua caduta. È un libro interessante, ti porta in quel periodo, i protagonisti sono dei contadini e viene mostrato. Mi fa ridere quando dice "parlano in modo difficile" riferendosi ai personaggi che hanno studiato, che sono di città rispetto ai nostri protagonisti. Ci sono i giusti elementi storici ed ho apprezzato molto come viene mostrata la vita e le conseguenze degli avvenimenti principali: la dura vita durante la guerra, i morti, il sangue, l'alienazione che comporta e come è vissuta a casa. Abbiamo poi l'ascesa del fascismo, cosa comporta e come viene vissuto dalle persone: c'è chi è contro, chi ha favore, chi lo segue ma non del tutto in un certo senso. L'unico appunto che mi è piaciuto meno riguarda i personaggi principali, alcuni non sono troppo definiti, mancano alcune di quelle caratteristiche che li rendono unici, più vivi. C'è qualcosa ed è buono ma per me è un po' superficiale.
Da tempo desideravo leggere questo romanzo, l'occasione è finalmente arrivata al momento dell'uscita della versione audio. L'autore ci accompagna nei trent'anni più bui del Novecento tramite i membri della famiglia Bruni, a partire dai due "arzdori" Callisto e la Clerice, che ospitano nel loro Otel (la stalla) i viandanti e chiunque abbia bisogno di un riparo, i loro nove figli e, infine, i nipoti. La famiglia Bruni è una famiglia contadina, la sua storia, comune a quella di tante altre famiglie, è segnata irrimediabilmente dalla Storia che la disgregherà e la distruggerà quasi completamente. Questo libro mi ha colpito profondamente, principalmente perché ho ritrovato alcuni racconti del vissuto di mio nonno, anche lui parte di una famiglia contadina numerosa e giovane uomo e partigiano durante la seconda guerra mondiale, come Fabrizio, uno degli ultimi protagonisti della narrazione. Questa immedesimazione mi ha fatto sentire più "reali" gli eventi raccontati, portandomi anche a riflettere sulle difficoltà di un'epoca in cui opporsi era un gesto eroico e non scontato.
In realtà sarebbero 3 e 3/4: si avvicina più ad un buon libro che ad uno mediocre, secondo la mia scala di stelle su GR. Il materiale c'è ed è buono, poteva venirne fuori un capolavoro generazionale, ma ha a mio avviso due grossi difetti. 1- la prosa. Legonsa, ingessata, rigida, pedestre. C'è di buono che, trattando vicende di un secolo fa e più, a volte si riesce a non avvertire troppo il senso di pesantezza, quasi fosse adatto all'ambientazione Otto-Novecentesca. 2-il finale. Molto debole rispetto a tutto il resto. Credo che a tutti gli effetti un finale vero e proprio neanche ci sia. Certo, essendo un romanzo fondamentalmente storico gli eventi su scala nazionale già li si conoscono, ma un po' più di inventiva per quanto riguarda le vicende particolari (e quindi di fantasia) non avrebbe guastato.
This is the story of the poor, the lost, and the simple farm people of Italy in the 1st half of the 20th century, told through the lens of one family of 9 children--7 boys and 2 girls-- who became of age at the time of WWI. The narrative of this family takes us up to the end of WW2, and in the reading, we live the emotions of these salt-of-the-earth family members as they try to make sense of life. The language is like none other; it verges on magical realism, but is always profoundly personal. A great read.
War is tough. Capitalism is tough. Living as a tenant farmer in 1920s Italy was also tough, apparently. This book seems written by a storyteller. Deaths, births, marriages, family, illness in a neverending cycle, almost starting to lock into a rhythm, kind of like Márquez. The scents and textures of the land, all vivid. Refreshing to hear about the world wars from a perspective other than tired American propaganda. In fact, this wasn't particularly Italian propaganda either, it was just a bunch of working-class people in the countryside being buffeted around by the powers that be.
⊱Massimo Manfredi, V. (2012). Noche de invierno.🌬🌧 ⊱Esta ambientada en Italia a mediados del S.XX. Narra la historia de la Familia Bruni y el esforzado trabajo que realizan entre todos para salir adelante. Además de las dificultades que enfrentan sus hijos al ser llamados a la guerra. Encuentros y desencuentros, amores y corazones destrozados por diversas situaciones. Definitivamente una novela que contiene los elementos necesarios para mantenerte entusiasmado de principio a fin.
No hay mucho que describir de trama, sino más bien son las diversas situaciones que deben vivir los miembros de una familia de Italia durante el período de las Guerras Mundiales. Los personajes son sumamente simples, lo que no es necesariamente algo bueno. De hecho, son tan simples que llega a doler. Eso, sumado al hecho de que en general actúan de forma tan razonable al discutir, hace que el libro casi no tenga conflicto más allá de la era en la que ocurre.
I enjoyed this book but I think the author should have limited the story to one generation of the Bruni family. The first 2/3 of the book follows the original Bruni brothers and their parts in WWI. It was detailed and I got to know the characters well. The same detail was not present in the last third of the book and I could not keep the second generation straight. Also, trying to span two world wars may have been over ambitious. It felt like not as much effort was put into the WWII storyline.
1914 1ος & 2ος παγκόσμιος πόλεμος Πρωταγωνίστρια η Εμιλία το χωριό της, αγρόκτημα 200 στρεμμάτων άλλου ιδιοκτήτη που δουλεύουν πολυπληθείς οικογένεια με σιτάρια, ζώα και στο στάβλο μαζεύονται για ζέστη και ξένοι περαστικοί για να περάσουν το χειμώνα με φαγητό. Καλογριά : Πήλινο δοχείο με σκεπασμένα με στάχτη κάρβουνα μέσα σε ξύλινη θήκη (=παπάς) για να ζεστάνουν το κρεβάτι.
Beautiful and heartbreaking and provocative; this book is superbly written. I read this book with my baby boy sleeping by my side, and it forced me to ponder what it is to be a war mother. This book is a sweeping exploration of one family's triumphs and heartbreaks amid the mayhem of two world wars. The Brunis reminded me of Marquez's Buendias: endearing, flawed, and doomed.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Saga familiare ambientata in un Emilia contadina dell'inizio del secolo scorso con 7 figli maschi e due femmine. La partecipazione alla prima guerra mondiale poi il ventennio fascista e la seconda guerra mondiale. Belle certe parti un pó noiose altre. Interessanti certi personaggi, insieme interessante anche se un pó mattone.
Lo disfruté mucho pero me hubiera gustado que, si bien son muchos los personajes involucrados, se hubiese explayado un poco más sobre cada uno, de manera de poder conocerlos y empatizar. De cualquier manera, me gustó la historia y definitivamente leería más del autor (solo que me gustaría que sus libros sean tan largos como los de Ken Follet jaja)
Inizio molto promettente, ho apprezzato particolarmente la parte ambientata durante la prima guerra mondiale e la caratterizzazione di alcuni personaggi. Il finale invece perde un po', ma nel complesso è un romanzo storico più che apprezzabile!
qualsiasi genere tratti, Valerio Massimo Manfredi riesce sempre farlo con uno stile scorrevolissimo e coinvolgente... sembra di avere i personaggi davanti agli occhi