"Questo libro è pieno di errori, mille per la refusi (ma non di punteggiatura o sintassi, non sono così cattivo), errori lessicali e grammaticali, vocaboli sbagliati, errori fattuali, omissioni. E non è colpa del povero correttore di bozze che ci ha lavorato. Gli errori li ho messi io, per giocare con voi come Niccolò Errante faceva con me. Errante era un grande scrittore misterioso, enigmatico, che non amava nessuno sa esattamente neanche quando o dove è nato. Avevo il privilegio di essere il correttore di bozze dei suoi romanzi e posso dire di essere stato anche un suo amico. E a un certo punto io e Niccolò abbiamo iniziato a fare un gioco. Mi inviava brevi racconti pieni di errori da scovare, e quegli errori componevano un messaggio segreto. Ci abbiamo giocato fino alla sua morte o, per meglio dire, fino al suo il 3 giugno 2025, dopo una riunione con la casa editrice, il mio scrittore preferito e mio amico, infatti, completamente ubriaco si è buttato dal balcone di casa sua. Però io so che Errante non si è suicidato e ho nascosto la verità nei mille errori disseminati in questo libro. E solo i più scaltri tra voi che riusciranno a trovarli potranno ricomporre un messaggio segreto e risolvere il giallo della sua morte. Quanti di voi accetteranno la sfida?"
Un passatempo molto divertente ma anche molto complicato da risolvere da soli. Il libro in sé non è particolarmente avvincente, ma il gioco che gli sta dietro sì, eccome.
Se qualcuno facesse fatica a trovare gli errori segnalo che su Facebook è molto attivo un gruppo di confronto che ha completato il libro e fornisce assistenza: si chiama "Bozze non corrette di Stefano Bartezzaghi - gruppo di supporto e confronto"
Sarà che passo molta parte della mia vita a correggere (e in questa fase dell'anno anche di più); sarà che non c'è una storia da seguire, ma solo un inanellare errori e correzioni una dopo l'altra; sarà che molti titoli, autori, citazioni, lessico tecnico li ho dovuti controllare online, in quanto fuori dalla mia bolla (e questo mi ha fatto sentire un'imbrogliona); sarà quel che sarà...ma il libro mi ha annoiato enormemente e sfiduciato inerentemente alle mie doti di risoluzione di enigmi.
Libro originale, che mi ha fatto alternare momenti di divertimento a (molti, e molto in aumento man mano che andavo avanti) momenti di grande frustrazione.
Alcuni errori sono davvero difficili da individuare e numerosi altri sono ambigui - che è la principale fonte di frustrazione. Gli estratti delle bozze dei romanzi dopo un po' stufano abbastanza ed è fastidioso dover continuamente verificare date, fatti, nomi e testi su internet.
Alla fine di tutta questa fatica però ho trovato la soluzione del "giallo" tutto sommato carina e pensata bene, mi ha soddisfatto. Lo consiglio solo a chi ha riserve infinite di pazienza e si diverte davvero tanto a cercare errori nei libri.
Questo libro è geniale. C’è un correttore di bozze che ha a che fare con migliaia di errori da correggere. C’è un autore, Niccolò Errante, che muore il 3 giugno 2025. Ci sono le indagini del correttore e del lettore: andare a caccia dei mille errori da appuntare alla fine del libro per risalire al messaggio che rivelerà la soluzione del giallo.
Ecco le regole del gioco (comprensive di errori perché fanno parte di un capitolo)
“Dopo questo escursus nella mia elettrizzante quotdianità lavorativa, eccoti le cinque regole fondamentali del gioco.
a) Se la correttrice di bozze a lavorato bene, ognuno dei cento capitoli di questo libro contiene esattamente nove errori. b) Gli errori nascondono un messaggio. Solo un errore a capiotlo, però, è utile ai fini del messaggio. c) Per il messaggio non conta l’errore ma la correzzione. Se nel testo trovate la parola “eletanfe”, la parola che dovete appuntare è quella corretta: “efelante”. d) Se la correzione è una semplice espunzione – come nella frase “il cognome di di Dumbo è Jumbo” – significa che quella correzione farà (ovviamente) parte del messaggio. f) Il messaggio nascosto – tra le altre cose – vi porterà in un luogo dove oltre alla soluzione possiate controllare di aver scovato tutti gli errori o meno.”
Buona lettura e buona caccia sull’errore con “Bozze non corrette” di Stefano Bartezzaghi e Pier Mauro Tamburini.
Carina l'idea ma il libro è deludente. L'indagine che dovrebbe costituire la trama principale del breve (brevissimo) racconto è veramente scarna. La gran parte delle pagine sono esercizi di correzione di altri testi per la maggior parte scollegati l'uno dall'altro e, a parte qualche pezzo di letteratura, veramente brutti. L'entusiasmo ed il divertimento si sono spenti prima della metà del libro e ho arrancato fino alla fine. p.s. fastidiosissima la nenia con cui introduce i pezzi di libri da correggere "ecco, adesso mi tocca lavorare, cosa tocca fare per campare"
Mi sono divertita molto, il libro è ben costruito ma va tenuto presente che si dovranno cercare informazioni anche online. Alla fine, arrivando alla soluzione mi sono sentita molto soddisfatta. (Grazie anche al gruppo Facebook per le dritte)
Un libro oroginal. En cada capitulo hay 9 erratas que hay que descubrir, al final por medio de unas claves da resultado a una frase. Esta es la parte original El pero, la historia no cuenta nada, son fragmentos de textos inconexos. El fin es entretener y buscar las palabras claves. Algunas erratas son más faciles de encontrar qie otras
Ahimè esperienza - per me - non positiva. Divertente per i primi 10-15 capitoli, poi mi ha annoiata. Una cosa che proprio non mi è piaciuta: la necessità di ricorrere a internet o comunque fonti esterne per trovare tanti degli errori contenuti, perchè non errori di battitura, refusi, di sintassi e/o di “contesto”, ma perchè venivano riportati brani non esattamente coincidenti con i passi originali. Questo mi ha reso di fatto il “gioco” più meccanico, interrotto e meno divertente. Non ho nemmeno tentato di risolvere l’enigma.
Un’agonia! Ma una tale soddisfazione riuscire a trovare il messaggio finale! Stefano io ti cercherò…e ti troverò! 🤣 se volete aiuto passate sul mio profilo TT e IG (su TT trovate i video con glie errori, non sono completi però, e su IG posterò nelle prime settimane di settembre un post con le soluzioni) 💪🏼
Na początku muszę się do czegoś ze wstydem przyznać. Gdy czytam książki, z oczywistym szacunkiem myślę o talencie autorów, doceniam kunszt tłumaczy, ale korektorami nie zawracam sobie zbytnio głowy. No chyba że korekta jest niechlujna, wtedy zerknę, kto tak sfuszerował robotę. Gdy jest pięknie, biorę to za oczywistość. Po lekturze książki Stefano Bartezzaghi - przysięgam! - i o korektorach zawsze czule pomyślę.
"Zabójcza korekta" to kryminał, a przede wszystkim literacki murdle, czyli podwójne wyzwanie. Dlaczego? Już piszę. Fabularnie mamy śledztwo prowadzone przez redaktora i korektora w sprawie śmierci pisarza, Niccola Errante. Śmierć uznano za samobójstwo, ale nasz bohater ma inne zdanie. Dochodzenie polega na tym, na czym opiera się zwykle, czyli na węszeniu i odpytywaniu, ale tu dodatkowo mamy literacki kosmos. Wskazówki ukryte są w... błędach. Książka zawiera ich 1000 (ortograficzne, fleksyjne, literówki itd.), a do czytelnika należy nie dość, że ich wytropienie, to jeszcze ułożenie z nich rozwiązania sprawy. Dodatkowo powieść składa się też z innych dzieł czytanych przez narratora, z cytatów i kryptocytatów, więc jest to łamigłówka wielopoziomowa.
Trudne? Trudne! A dla mnie - podwójnie. Jestem polonistką, więc czytanie tej książki było jak sprawdzanie wypracowania! Najpierw krwawiły mi oczy i zgrzytałam zębami, później się wciągnęłam. Myślę że lato, urlop, chwila oddechu to idealny czas na rozruszanie szarych komórek - na przykład przy kryminalno-językowej łamigłówce.
Più un gioco che un pezzo di letteratura, però un gioco avvincente, che mi ha tenuta incollata alle pagine (e al foglio Excel che mi ero fatta per segnarmi gli errori! Utilissimo per trovare la soluzione finale) fino alla fine. Dopo la fatica di trovare mille errori o quasi (in molti capitoli arrivavo a 8-9, mi è stato di supporto un gruppo su Facebook), riuscire a trovare la chiave giusta e vedersi dipanare la soluzione sotto gli occhi dà una soddisfazione estrema. E quindi pazienza se alla fin fine il giallo in sé non è un capolavoro e se i passaggi dedicati al lavoro del correttore di bozze sugli altri testi risultavano un esercizio di stile un po' noioso. L'idea è eccezionale e il meccanismo di risoluzione mi ha conquistata.
"Bozze non corrette" è un'opera metaletteraria pronta a mettere a dura prova chiunque accetti la sfida. E che sfida! Trovare 10 dieci errori a capitolo per 100 capitoli, selezionarne solo alcuni per comporre un messaggio segreto che svela la verità dietro la morte dello scrittore Niccolò Errante. Attraverso il narratore, un correttore di bozze della casa editrice Ursula che ci dà un assaggio del suo lavoro e che si interessa al caso dell'autore e amico scomparso, anche il lettore può provare il brivido -e la fatica!- di editare testi pieni zeppi di errori: grammaticali, fattuali, persino legati alla coerenza interna della narrazione... il tutto porta inevitabilmente a sfogliare avanti e dietro le pagine per controllare che le informazioni siano coerenti tra loro (a tal proposito, consiglio di acquistare una copia cartacea, decisamente più comoda) o a fare ricerche online, come una sorta di fact-checking sugli argomenti più disparati presentati in ciascun capitolo. Non è di certo un enigma semplice da risolvere, tuttavia l'esperienza del gioco è molto divertente, soprattutto se condivisa con altre persona, e lascia trasparire chiaramente tutto l'amore verso la letteratura e, mi azzardo ad aggiungere, anche verso il lavoro che c'è dietro ogni opera, dalla sua creazione alla sua correzione, fino alla sua distribuzione. Un'idea originale che sa intrattenere e impegnare la mente in maniera creativa.
È non con poco sudore che chiudo questo libro che mi ha portato via mesi di lavoro. La trovata è davvero simpatica, l'esecuzione un po' meno. Colpa di Bartezzaghi? Forse solo in parte. La lingua italiana si presa a interpretazioni molto soggettive per cui non sempre è facile identificare non solo gli errori ma anche la loro resa corretta (esempio usare una preposizione o un'altra). Questo rende la caccia alla soluzione ancora più complessa di quanto già non sia di base. Perché diciamocelo, di base è un libro che richiede tanto impegno per scovare gli errori, soprattutto quelli fattuali.
Nonostante questo, non mi sento di dare meno di 4 stelle per svariati motivi: 1. aver portato una ventata di aria fresca sul panorama letterario italiano. Non il solito giallo, non il solito libro gioco 2. Aver costruito una storia comunque interessante seppur semplice 3. Il divertimento nonostante la fatica nel cacciare gli errori 4. La community che si è creata intorno al romanzo. Migliaia di persone su tutte le piattaforme che si confrontano, entrano in contatto per supportarsi e arrivare insieme al traguardo ma senza rovinare il gioco agli altri.
Dal cruciverbista piu infame della Settimana Enigmistica effettivamente non ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di elementare. Ritengo però ci sia margine di miglioramento.
Formula divertente e per quanto ne sappia innovativa (almeno a me è la prima volta che capita un testo così "interattivo"). Ho apprezzato molto il gioco, che ho vissuto un po' come una prova generale di un lavoro che mi piacerebbe davvero svolgere, però devo confessare che a) non ho trovato tutti i 1.000 errori, nonostante lo abbia letto attentamente; b) sulla soluzione all'enigma sto ancora lavorando, nonostante le parole (o indizi) mancanti.
È stato un parto🙌🏻 ma molto divertente, e l'averlo fatto in compagnia ha decisamente aiutato :D Trovare gli errori è stata decisamente la parte più interessante: scoprire la soluzione finale è stato soddisfacente, ma è stato molto più bello tutto il percorso per arrivarci. La me di dieci anni sarebbe stata contentissima di avere un libro del genere, ai suoi tempi✨
DNF, non perché non sia interessate, tutt’altro: è solo scomodo da leggere su Kindle e in generale occorre prestare attenzione/appuntarsi gli errori per risolvere l’enigma.
Stefano Bartezzaghi dichiara apertamente che il libro contiene “mille errori per la precisione: refusi, errori lessicali e grammaticali, vocaboli sbagliati, errori fattuali, omissioni”. Non si tratta di negligenza, ma di scelte deliberate.
Il protagonista misterioso. Al centro c’è Niccolò Errante, descritto come “un grande scrittore misterioso, enigmatico, che non amava apparire: nessuno sa esattamente neanche quando o dove è nato”. Bartezzaghi racconta di aver avuto “il privilegio di essere il correttore di bozze dei suoi romanzi”.
La struttura narrativa. Il libro è definito “un oggetto narrativo non identificato: un’opera letteraria che non si limita a raccontare, ma ti costringe a giocare, indagare, osservare ogni parola come se fosse una prova in un’indagine”.
Il gioco letterario. Bartezzaghi spiega che “gli errori li ho messi io, per giocare con voi come Niccolò Errante faceva con me”, creando un parallelismo tra il rapporto autore-lettore e quello che lui stesso aveva con Errante.
Il formato innovativo. L’opera è descritta come “una provocazione letteraria, un giallo linguistico, un omaggio al potere” dove “ogni sbaglio disseminato nelle pagine di questo libro non è un difetto, ma una traccia da seguire”.
L’obiettivo. Trasformare la lettura da atto passivo a investigazione attiva, dove il lettore deve scovare gli errori intenzionali, diventando complice del gioco letterario. Il libro diventa così una caccia al tesoro intellettuale che celebra l’imperfezione volontaria come forma d’arte.
Un esperimento editoriale unico che sovverte le regole tradizionali del rapporto tra autore, testo e lettore, facendo dell’errore il protagonista assoluto della narrazione.
Non potevo non leggere questo libro. Scritto da un enigmista, il senso sta tutto nella parola. Anzi, le parole sono due. La prima è “enigma”. La seconda è “bozza”. Cosa sono?
Enigma ha un affascinante percorso etimologico che attraversa millenni di storia linguistica e culturale.
Il termine deriva dal greco antico αἴνιγμα (ainigma), sostantivo neutro formato dalla radice del verbo αἰνίσσομαι (ainissomai), che significa “parlare per allusioni, esprimersi velatamente”.
Il verbo stesso è collegato ad αἶνος (ainos), che indicava un racconto, una favola, un detto sentenzioso.
La formazione morfologica segue il pattern tipico dei sostantivi greci in -μα derivati da verbi, indicando il risultato di un’azione.
Dal greco, la parola passò al latino come “aenigma” (genitivo “aenigmatis”), mantenendo sostanzialmente inalterato il significato originario.
Nel mondo greco-romano, l’enigma aveva una doppia valenza: da un lato era un genere letterario minore, una forma di intrattenimento intellettuale che sfruttava giochi di parole, doppi sensi e allusioni oscure; dall’altro aveva una dimensione sacra e oracolare, come testimoniano i celebri enigmi della sfinge tebana o le risposte sibillini degli oracoli.
Durante il Medioevo, il termine mantenne la sua accezione di “discorso oscuro che nasconde un significato riposto”, trovando particolare fortuna nella letteratura allegorica e nella tradizione ermetica.
A partire dal Rinascimento, “enigma” ha progressivamente ampliato il suo campo semantico, assumendo il significato più generale di “mistero, cosa difficile da spiegare o da capire”.
Questa evoluzione riflette il passaggio da una concezione dell’enigma come artificio retorico-letterario a una nozione più ampia di problema irrisolto o fenomeno inspiegabile.
Nel linguaggio contemporaneo, la parola ha acquisito particolare rilevanza in ambito scientifico e tecnologico, dove si parla di “enigmi” della fisica, della biologia, della psicologia.
Non va dimenticato l’uso storico legato alla macchina crittografica tedesca “Enigma” della Seconda Guerra Mondiale, che ha contribuito a rafforzare l’associazione del termine con la crittografia e la decodificazione.
La ricchezza semantica di “enigma” testimonia come certi concetti attraversino i secoli mantenendo un nucleo di significato stabile pur adattandosi ai mutamenti culturali e epistemologici delle diverse epoche.
Bozza è l’altra parola legata a “enigma”. “Bozze non corrette” è il titolo di un libro che gioca magistralmente con il linguaggio editoriale e le sue stratificazioni semantiche.
La parola “bozza” porta con sé una storia affascinante che illumina il senso profondo dell’opera. Il termine deriva dal francese antico “boce” (protuberanza, rigonfiamento), che a sua volta risale al franco “bottja”.
Originariamente indicava qualcosa di grezzo, non rifinito, una prima forma che necessitava di ulteriore lavorazione. Nel linguaggio tipografico, la bozza divenne il termine tecnico per designare la prima stampa di un testo, quella da correggere prima della versione definitiva.
Nel XVI secolo, con l’espansione dell’arte tipografica, “bozza” acquisì il significato specifico che conosciamo: una prova di stampa su cui autori e correttori di bozze intervengono con correzioni, cancellature, aggiunte. È il momento in cui il testo è ancora fluido, modificabile, vivo.
L’espressione “bozze non corrette” crea un paradosso semantico denso di significati. Se la bozza è per definizione ciò che attende correzione, una “bozza non corretta” è un testo che rimane sospeso nel suo stato di imperfezione volontaria.
È un’opera che rifiuta la definitività, che sceglie di mostrarsi nel suo divenire piuttosto che nel suo essere compiuto. Somiglia al percorso della vita, nella sequanza deglie eventi che viviamo lungo strade seminate da continui errori. Una “bozza in progress”.
Il titolo di questo libro suggerisce diverse chiavi di lettura. L’incompiutezza come scelta estetica. L’autore potrebbe aver deliberatamente scelto di lasciare visibili le “cuciture” del testo, i ripensamenti, le esitazioni. È una poetica dell’autenticità che privilegia il processo creativo al prodotto finito.
In un’epoca di ipercontrollo testuale, le “bozze non corrette” potrebbero rappresentare una forma di resistenza alla standardizzazione, un ritorno alla spontaneità creativa. Il tempo sospeso della creazione.
Le bozze esistono in un tempo particolare, quello della potenzialità infinita. Prima della correzione finale, tutto è ancora possibile. Il testo respira, si trasforma, vive. Come la vita, appunto. Un susseguirsi si errori. Bozze da correggere.
Mostrare le bozze significa rendere visibile il cantiere dell’opera, demistificare l’atto creativo, mostrare che la letteratura, come la vita, nasce dal lavoro, dal dubbio, dalla riscrittura. Le “bozze non corrette” sono una metafora dell’esistenza umana sempre in divenire.
Un manifesto contro la perfezione? Una riflessione sulla natura provvisoria di ogni scrittura? Il titolo stesso diventa una chiave di conoscenza che orienta la lettura verso una comprensione più profonda dell’opera e del suo rapporto con l’imperfezione come valore estetico e esistenziale.
Ho fatto anche io il correttore di bozze, ho imparato a leggere e scrivere nella tipografia di mio padre mettendo insieme i caratteri mobili. Una vita fatta di bozze da correggere, ma non è possibile trovare tutti gli errori, sono davvero troppi.
La mia esperienza di allora giovane lettore, che doveva ancora imparare non solo a leggere e scrivere ma anche a pensare, la lettura di questo libro ha toccato il cuore più profondo e autentico del mio rapporto con la parola scritta, stampata e poi letta.
Crescere tra i caratteri mobili, imparare a leggere componendo lettera per lettera, significa aver vissuto la nascita fisica del testo, aver sentito il peso materiale di ogni parola.
Chi ha fatto il correttore di bozze sa che esiste una verità nascosta: l’errore è connaturato al processo di scrittura e stampa. Non è un accidente da eliminare, ma una presenza inevitabile, quasi ontologica.
Ricordo di aver vissuto quella tensione tra l’aspirazione alla perfezione e la consapevolezza dell’impossibilità a comprenderne il significato. Bisogna possedere una filosofia pratica che si acquisce solo scrivendo e leggendo.
Nella tipografia di mio padre ho imparato che ogni testo è un organismo vivente, soggetto a mutazioni impreviste. I caratteri mobili si ribellavano, le lettere si capovolgevano, gli spazi si dilatavano.
L’errore non era nemico, ma compagno di viaggio. Ogni bozza corretta ne generava di nuove, in un processo infinito che insegna l’umiltà. Il paradosso della perfezione. “Non è possibile trovare tutti gli errori”. Così ha scritto Stefano Bartezzagli.
Questa frase racchiude una saggezza profonda. Bartezzaghi, con le sue mille imperfezioni volontarie, ribalta il paradigma: se l’errore è inevitabile, perché non farne arte? La mia esperienza di correttore permette di cogliere la provocazione più sottile dell’opera.
L’errore smette di essere fallimento per diventare rivelazione. La memoria tattile della correzione nella lettura del libro della vita sempre in bozza. Chi ha maneggiato piombo e inchiostro, chi ha sentito la resistenza fisica del testo, conosce l’errore in modo diverso.
Non è astrazione digitale, ma presenza materiale. Quando correggi una bozza, non stai solo eliminando sbagli: stai dialogando con la fragilità stessa del linguaggio. Proprio come quando riconosci un errore di vita.
La mia esperienza mi dà una chiave interpretativa unica per la lettura di questo libro. “Bozze non corrette”. Posso scrivere da dentro il processo, da chi ha vissuto l’angoscia dell’errore sfuggito, la soddisfazione dell’errore trovato, la rassegnazione dell’errore accettato.
Bartezzaghi gioca con quello che ho vissuto come dramma professionale quotidiano. Il suo è un omaggio involontario a tutti i correttori che hanno combattuto battaglie impossibili contro l’imperfezione del linguaggio.
Le sue “bozze non corrette” sono forse l’unica vittoria possibile: smettere di combattere l’errore e iniziare a danzare con lui.
La recensione di questo libro potrebbe essere quella di chi riconosce, in ogni errore volontario di Bartezzaghi, l’eco di mille errori involontari che hanno attraversato la propria vita professionale.
Un dialogo tra chi crea errori per arte e chi li ha inseguiti per mestiere. Avevo cominciato a leggere il libro in versione digitale, poi mi sono reso conto che non era il caso.
Avevo bisogno del libro fisico. Ho trovato 250 errori. Una cifra molto lontana da quella segnalata dell’autore. Ma se penso a quelli di un intera vita, non riesco davvero a contarli.
L’idea in sé e per sé è veramente brillante e intrigante. Cercare gli errori era appassionante, e intellettualmente stimolante. Peccato per la trama, e i capitoli in sé, che invece spesso e volentieri erano noiosi e in generale faticosi da leggere e Reggere! Molto più complicato del previsto, ma in condivisione con amici fattibile e stimolante.
L'ho passato al pettine fitto almeno quattro o cinque volte, questo librino che mi ha causato dipendenza, accanimento e frustrazione: dei mille errori promessi, ne ho trovati 892. E adesso? Come fare - in mancanza di 108 errori e dell'intuito poliziesco di certi lettori di gialli, che scoprono sempre l'assassino a metà del libro - a trovare la soluzione del giallo, se non voglio iscrivermi a Facebook e profittare dei suoi gruppi di sostegno? Temo di essere condannata a tenermi curiosità e frustrazione. Ma, se questo non è certo un libro da ombrellone (mi sono consumata le dita su Google per controllare date, nomi, grafie), è stato comunque un buon compagno di vacanze.
Bozze non corrette è un’idea intelligente imprigionata in un libro troppo lungo e troppo stancante per essere davvero divertente. È un esperimento interessante che però dimentica la regola numero uno del gioco: deve divertire.
Lettura consigliata solo agli appassionati di correzioni di bozze, citazionismo selvaggio e auto-tortura intellettuale. Per tutti gli altri, meglio restare sullo schermo: almeno lì il correttore automatico fa il lavoro sporco.
Divertissement metaletterario A metà fra gli esercizi di stile di Queneau, la settimana enigmistica e i libro-game che andavano molto di moda qualche anno fa, questo divertissement letterario di Bartezzaghi affronta il mondo della letteratura con ironia, leggerezza e una bella dose di snobismo.
Io gli errori con la matitina li ho pure segnati, ci ho provato davvero a stare al gioco. Ma giunto alla fine, di decifrare il messaggio in codice non avevo più nessuna voglia. E niente, neanche in questa forma giocosa la metaletteratura riesce a (ri)conquistarmi.
Carino giocare, ma se alla fine non mi dai la soluzione (e devo andare sui forum online per cercarla) per me non sei al 100% onesto. La dinamica è divertente e coinvolgente all’inizio, poi onestamente annoia. I capitoli - specialmente quelli di correzione di altri testi- sono completamente sganciati dal resto, rallentano il ritmo e soprattutto vengono sempre introdotti dalla pantomima “uff devo lavorare!” Troppo ripetitiva. La trama in sé è per sé é vuota e insulsa, tiene banco durante la lettura solo la ricerca dei 1000 errori. Una grandissima delusione.
Idea molto interessante ma realizzazione scadente. Inutile dire che non sono riuscita a trovare la soluzione nemmeno grazie al gruppo di Facebook, il che mi fa sentire molto analfabeta funzionale.
Upalne letnie powietrze stało w bezruchu, gęste i lepkie jak stary atrament. Słońce zachodziło za oknami starej redakcji, rzucając długie, pomarańczowe smugi na stosy rękopisów. W tle cykady grały swoją ogłuszającą symfonię, a w pomieszczeniu unosił się ciężki zapach rozgrzanego papieru, kurzu i tajemnicy. Była dziesiąta wieczorem, gdy korektor po raz kolejny pochylił się nad tekstem, który zdawał się żyć własnym życiem. Każdy błąd, każda pozorna pomyłka szeptała coś, czego nie powinien był usłyszeć nikt postronny.
Właśnie tak wciąga „Zabójcza korekta” – nie jak zwykła powieść, ale jak list od zmarłego, który nadal prowadzi swoją niebezpieczną grę.
Niccolò Errante, genialny i enigmatyczny pisarz, oficjalnie popełnił samobójstwo. Jednak jego wieloletni przyjaciel i korektor nie wierzy w tę wygodną wersję. Zna Errantego zbyt dobrze – zna jego obsesję na punkcie ukrytych znaczeń, gier językowych i pułapek zastawianych na czytelników. Wie, że śmierć geniusza kryje w sobie coś znacznie mroczniejszego. I postanawia zrobić to, co umie najlepiej: czytać. Tym razem nie po to, by poprawiać styl. Tym razem czyta, by złapać mordercę.
A my? Zostajemy wciągnięci w sam środek tej letniej, dusznej pułapki.
Pier Mauro Tamburini i Stefano Bartezzaghi (uczeń Umberta Eco) stworzyli coś absolutnie wyjątkowego – literacką maszynę, z której nie chce się uciec. W stu krótkich rozdziałach ukryli dokładnie tysiąc celowych błędów: językowych, faktograficznych, gramatycznych i podstępnych. Dziesięć na każdy rozdział. To nie są zwykłe literówki. To kod. Ostatnia wiadomość. Mapa prowadząca do prawdy o śmierci pisarza.
Tylko najbystrzejsi czytelnicy złożą te okruchy w całość.
Książka działa jak klasyczny kryminał z duszącym letnim klimatem. Zaczynasz jako bierny obserwator, a kończysz jako obsesyjny detektyw z ołówkiem w dłoni, wracając do poprzednich rozdziałów i sprawdzając każdy podejrzany fragment. Autorzy bawią się z nami na najwyższym poziomie – prowokują, mylą tropy i zmuszają do prawdziwej uważności.
To nie jest lektura „na raz”. To doświadczenie. Na końcu książki czekają dedykowane miejsca na notatki, zestaw historycznych znaków korektorskich i krzyżówka – wszystko po to, byśmy mogli w pełni wejść w rolę.
Największa siła „Zabójczej korekty” leży jednak nie tylko w łamigłówce. To także poruszająca opowieść o żałobie, perfekcjonizmie i tym, jak bardzo boimy się błędów. Błąd, który zwykle chcemy natychmiast wymazać, tutaj staje się nośnikiem prawdy. Pęknięcie w idealnej fasadzie mówi więcej niż wypolerowana historia.
Tłumaczenie Anny Osmólskiej-Mętrak to majstersztyk – oddanie tak precyzyjnej, wielowarstwowej gry językowej to prawdziwa sztuka.
„Zabójcza korekta” to literacki odpowiednik Murdle na sterydach. Idealna książka dla miłośników intelektualnych wyzwań, zagadek i nietypowych form.
Jeśli lubicie, gdy książka nie tylko opowiada historię, ale wciąga Was do środka śledztwa i nie chce wypuścić Jeśli chcecie przez kilka upalnych wieczorów czuć, że szare komórki pracują na pełnych obrotach…
Bierzcie „Zabójczą korektę”! I pamiętajcie: błędy Was poprowadzą. A one nigdy nie kłamią.
Dziękuję za zaufanie i egzemplarz do recenzji od wydawnictwa @wydawnictwoznakpl (współpraca reklamowa) 🩷.
Mij zal je nooit horen beweren dat ik geen enkele spelfout maak. Wat ik wel kan zeggen, is dat ze me meestal opvallen en dat ik ze behoorlijk storend vind. Toen ik dit boek voorbij zag komen, wist ik meteen dat het iets voor mij zou zijn.
De lezer van Ongecorrigeerde proeven moet namelijk als een echte detective allerlei fouten opsporen om zo de moordenaar van Niccolò Errante te ontmaskeren. De waarheid over zijn dood zit verborgen in de duizend fouten die verspreid door dit boek staan. Daarmee moet je een geheime boodschap ontcijferen.
De uitdaging ben ik met plezier aangegaan, maar helaas ben ik er niet in geslaagd om de geheime boodschap te ontcijferen. In dit boek begin je meteen met het opsporen van de fouten. Het was me in eerste instantie niet helemaal duidelijk of bijvoorbeeld een verkeerd geplaatste komma ook meetelde als fout.
Hoofdstukken dertien en veertien bieden meer houvast bij het speuren naar de fouten. Persoonlijk zou ik deze informatie in de eerste hoofdstukken verwerkt hebben. Dat leek mij het meest logische omdat je er dan meteen mee aan de slag kon gaan.
Het speuren op zich vond ik wel heel fijn om te doen. Daarbij vond ik de hoofdstukken waarin de corrector onderzoek doet het makkelijkst. De hoofdstukken waarin we zijn werk volgen, vond ik wat moeilijker. Op het einde vind je de correctiepagina's terug. Daar kan je alles noteren. Voor wie niet graag in een boek schrijft, is er de mogelijkheid om de correctiepagina's uit te printen.
Puzzelen doe ik het liefst zonder al te veel hulp. Soms twijfelde ik over een woord en dan kwamen Google en de website van Team Taaladvies goed van pas. Oorspronkelijk werd dit boek in het Italiaans uitgebracht. In de Nederlandse vertaling zijn er daarom heel wat Italiaanse namen en locaties te vinden. Dat maakte het best moeilijk en zo moest ik mijn gsm vaker gebruiken dan ik had gewild.
Het is me helaas niet gelukt om alle fouten in de honderd hoofdstukken te vinden. Hierdoor kon ik maar een klein stukje van de geheime boodschap ontcijferen. Daarom vond ik het jammer dat ik online of in het boek geen oplossingen kon terugvinden. Zelf had ik het fijn gevonden om iets bij te leren en te weten te komen welke fouten ik over het hoofd zag. En nog belangrijker: ik weet nu niet met zekerheid wat er gebeurd is met Niccolò.
Ongecorrigeerde proeven was voor mij een heel leuk concept en ik ben dan ook vol goede moed gestart. Alles speelde zich af rond het werk bij een uitgeverij en dat vond ik een fijne insteek. Omwille van de eerder benoemde punten bleek dit voor mij toch niet het ideale boek te zijn. Misschien volgt er nog wel eens een tweede ronde waarin ik de zoektocht opnieuw start. Ga jij de uitdaging wel aan?
Graag wil ik VBK België en Uitgeverij Atlas Contact bedanken voor het toesturen van dit recensie-exemplaar!