L’incarico della rivista è andare nei luoghi di Jane Austen e capire perché, a duecentocinquant’anni dalla nascita, l’autrice di Orgoglio e pregiudizio è ancora così letta e amata, soprattutto dai più giovani.
Di articoli e reportage Amelia Maini Moss − per i colleghi semplicemente la Mossa − ne ha fatti a centinaia, da ogni angolo del mondo. Cresciuta tra l’Inghilterra della nonna, da cui ha ereditato il nome, e l’Italia, è diventata una fotogiornalista di grido, prima di dedicarsi alla famiglia e mettere da parte penna e macchina fotografica. Sarà ancora in grado di realizzare un lavoro ben fatto?
Nonostante le remore, Amelia decide di accettare. E senza saperlo inizia un viaggio che si rivelerà sorprendente.
Quando arriva nello Hampshire, tra cottage suggestivi e villaggi idilliaci, la sua strada incrocia forzatamente quella di George ed Emma Dubois, padre e figlia, venuti apposta dal Canada per celebrare un’importante ricorrenza.
Emma, diciottenne appassionata della Austen e ideatrice di un seguitissimo canale social, considera la scrittrice inglese la sua eroina; Amelia, invece, la vede come un’icona anacronistica e sopravvalutata.
Tuttavia, immersa nei paesaggi che ispirarono i romanzi, dalla casa di Chawton ai palazzi di Bath, si trova a rileggere non solo Jane Austen, ma anche la propria vita e la propria visione della femminilità, del sentimento, del matrimonio e della maternità.
Fino a scoprire, man mano che le tensioni cedono il passo a confidenze e a momenti di imprevista complicità, che anche nelle differenze si possono trovare risposte inaspettate. E che “non c’è incanto più grande della tenerezza del cuore”.
Cosa può dire Jane Austen oggi alla Gen Z, a duecentocinquant’anni dalla sua nascita?
Una giornalista in crisi, che ritiene la Austen obsoleta.
Una booktoker diciottenne che ha fatto della scrittrice britannica la sua eroina.
Un viaggio in Inghilterra, da Chawton a Bath, tra contrattempi e sorprese.
Una commedia frizzante e intelligente, che mette a confronto due generazioni e due visioni opposte del romanticismo e dell’emancipazione.
“Guarda, c’è il tè di Jane Austen,” notò Emma, sollevando una scatola di latta verde. “È una miscela: tè nero, rosa canina, mirtilli.” “Prendiamolo.” “Naturalmente,” replicò Emma con un sorriso d’intesa. “Due scatole. Anzi tre.” “Bel business, questa Austen.”
Non so se è il caso di scrivere una recensione a caldo su questa lettura, ma voglio chiudere qui e farla finita (sperando che l'autrice non abbia intenzione di scrivere un sequel, poveri noi). Sono furiosa, perché nella frase che ho riportato all'inizio della mia recensione è evidente che l'autrice, la casa editrice e tutto l'ambaradan hanno pubblicato questo romanzo solo per quello, per business. E per me, che prendo Jane Austen sul serio, questa lettura è stata un tormento quasi fisico, perché avevo voglia di prendere a schiaffi qualcuno. Non esiste una sola Jane Austen: ognuno ha la propria, quella che percepisce attraverso i suoi scritti, quella che ha conosciuto attraverso il primo libro che ha letto e attraverso l'interazione con altri janeite, quella dei personaggi che assomigliano nel modo di agire ai nostri conoscenti o addirittura ai nostri famigliari. Questo lo posso perdonare; ma non posso perdonare il pregiudizio verso di lei, il fatto di considerarla una scrittrice sentimentale, di romanzetti rosa in cui conta solo la storia d'amore (senza averla mai davvero letta, e riletta, e riletta). E per tutto il romanzo ho percepito questo pregiudizio, che neanche l'intervento di Emma, la giovanissima janeite canadese coprotagonista del romanzo, riesce a dissipare. Perché? Lo svela Brunini alla fine (se quello si può considerare un finale...) del romanzo, nei ringraziamenti: il pregiudizio di Amelia è il suo stesso pregiudizio, da cui si è ravveduta solo parzialmente - e non del tutto nella giusta direzione, a mio avviso - e che mi ha fatto ringhiare intimamente nell'arco di tutta la lettura. Grrr. Ma io dico, perché far scrivere a lei questo romanzo? Un'autrice appassionata davvero di Jane Austen avrebbe potuto parlare allo stesso modo di una giornalista scettica e piena di pregiudizi che deve fare un reportage per il 250° anniversario della nascita della scrittrice, risultando poi molto più credibile nella sua "conversione". E poi, per carità, quale vera janeite consiglierebbe di guardare Persuasione 2022 di Carrie Cracknell, con Dakota Johnson? Una bookstagrammer diciottenne? Non credo proprio.
Poi non è chiaro come si spostino queste persone: perché affittare un cottage nella zona di Steventon per una settimana se poi devono andare a Bath? Non sarebbe stato meglio prenotare più alberghi? E perché Portsmouth e non Southampton o Lyme Regis? Ma Brunini ci è stata davvero in questi posti? Ha fatto un vero tour calcolando le distanze e gli spostamenti? Perché alcuni mi sono sembrati quantomeno bizzarri. La visita all'esterno di Ashton House (raggiunta in pochi minuti di passeggiata da Overton a piedi tra la neve, tra parentesi) mi ha lasciata quanto mai perplessa e indispettita.
“Là,” indicò d’un tratto Emma, levandosi il cappuccio, le gote arrossate dalla camminata e dall’eccitazione della scoperta. “Eccola!” La cancellata si ergeva nera tra due ali di mattoni rossi che la difendevano, insieme al parco smisurato. Vittoriana, poi georgiana, rimaneggiata e rimessa a nuovo tante volte quanti erano stati i suoi proprietari, le spiegò Emma, Ashe House era entrata nella mitologia austeniana. In un paio di lettere alla sorella Cassandra, la scrittrice lasciava intendere che lì avesse vissuto il suo primo flirt con tale Tom Lefroy, che vi aveva soggiornato per un breve periodo ospite della zia.
Ma come fa a essere prima vittoriana e poi georgiana? E gli editor sempre in vacanza quando ne serve uno. Ah, no, non serve, qui sono tutti esperti di Jane Austen e storici sopraffini. Forse voleva dire elisabettiana e le è scappata la mano di circa duecentocinquanta anni in eccesso? Perché, si sa: Jane Austen e vittoriano si abbinano sempre alla perfezione (se solo Vittoria non fosse nata un anno dopo la morte di Jane Austen...) E tornando ad Ashe: ma parla di Ashe Park o della Parsonage? Perché è vero che JA le frequentò entrambe ma era regolare visitatrice della canonica, in cui abitava la sua cara amica Anne Lefroy, e fu lì che ballò con Tom Lefroy. Secondo quanto dice Constance Hill, che la visitò 120 anni fa,
Dov'era dunque la sala da ballo in cui Tom Lefroy e Miss Jane Austen parlarono, risero e danzarono insieme per l'ultima volta? La "Ashe" delle lettere di Jane può significare o Ashe Park (che apparteneva a un membro della famiglia Portal) o la canonica di Ashe, ma più spesso indica la seconda, poiché c'erano molti rapporti fra gli Austen e i Lefroy e questo ballo fu dato evidentemente dallo zio di Tom Lefroy, il reverendo Isaac Peter George Lefroy, come festa di commiato per il nipote prima della sua partenza per l'Irlanda. (Jane Austen, i luoghi e gli amici, pag. 87),
mentre, in realtà quella che ha subito i maggiori rimaneggiamenti è stata Ashe Park, la casa padronale (fonte https://www.countrylife.co.uk/).
Insomma, una lettura da archiviare quanto prima, perché, se è vero che ognuno ha la propria Jane Austen, è anche vero che io quella di Brunini non la riconosco proprio come Jane Austen.
Un grande mah? In sintesi: giornalista anglo-italiana, sposata e con figlio adolescente, e che non ha mai letto Jane Austen, viene incaricata di scrivere un pezzo sul 250° anniversario della sua nascita, vincendosi un soggiorno nei luoghi della scrittrice. In seguito a un errore dell'agenzia alberghiera si trova a condividere il soggiorno con una coppia canadese padre vedovo & figlia influencer appassionata di Jane Austen, e dopo una sola settimana di conoscenza, sviluppa un'infatuazione (apparentemente ricambiata) verso questo tizio, tanto da mettere in discussione il suo matrimonio... E allora? Una lettura perdi-tempo e null'altro, almeno secondo me.
Che dire? Le premesse erano molto buone. Lettura scorrevole, paesaggi magici e due donne protagoniste che si completano a vicenda. Emma e Amelia, diverse ma alla fine unite da Jane. Un bellissimo tour sulle tracce di una donna avanti per il suo tempo. Un bel mix anche tra libri e film, e Bridgerton. Peccato il finale aperto. Ma magari avremo un seguito.
Questo libro é una rozza prima stesura, pubblicato in fretta per capitalizzare sul fenomeno Jane Austen nel 250esimo dalla sua nascita e scritto da parte di una persona che ha passato anni a disprezzare una scrittrice che la supera in tutto, dall’analisi della natura umana alla descrizione degli ambienti e delle azioni dei personaggi. Voglio sottolineare la complicità di Ricciarda Barbieri (editor di Feltrinelli) e di Maria Paola Romeo (agente di Brunini) nella creazione di questo libro.
Perfetto per chi non sa nulla di Jane Austen e non ha intenzione di colmare queste lacune ma ha bisogno di un libro per passare il tempo quando non prende il telefono o la batteria é scarica.
Ho dato una chance a questo romanzo solo per il richiamo a Jane Austen, anche se la copertina già urlava che non sarebbe stato il mio genere. La storia segue una giornalista incaricata di indagare sul successo di Austen tra la Gen Z e nel farlo entra in contatto con una giovane bookstagrammer. La donna, tuttavia (alter ego della scrittrice) sembra restare ferma sull’idea di Jane come autrice romantica, ignorandone il ruolo sociale e la forza politica. La trama è prevedibile, i personaggi sono stereotipi bidimensionali e nulla sorprende davvero.
Qualcosa di buono però l’ho trovato: mi ha fatto tornare voglia di ripercorrere i luoghi di Austen, almeno quelli sono autentici.
A duecentocinquant’anni dalla sua nascita, una fotogiornalista in crisi accetta un incarico che non ha scelto: raccontare l’eredità della scrittrice più romantica di sempre. Ma tra le case in pietra dello Hampshire e le luci morbide di Bath, Amelia si ritrova a fare i conti con una diciottenne idealista, una famiglia inaspettata, e le crepe invisibili della propria esistenza.
Leggere questo libro è stato come prendere il tè con Jane Austen… e accorgersi che anche il cuore della modernità batte con parole antiche. Ho riso, mi sono emozionata, mi sono messa in discussione, e alla fine ho capito che la vera rivoluzione è imparare a cambiare prospettiva. Come fa Amelia. Come fa ogni lettrice sincera.
C’è qualcosa di sorprendentemente moderno nel modo in cui questo romanzo interroga i grandi temi della Austen — l’amore, le convenzioni sociali, la libertà femminile — senza pretendere di attualizzarla forzatamente, ma lasciandola risuonare là dove serve: dentro le persone.
Il viaggio di Amelia Maini Moss nel cuore dell’Inghilterra più letteraria comincia per dovere professionale, ma si trasforma presto in un percorso personale, tenero e destabilizzante. Il suo scetticismo iniziale nei confronti di Jane Austen si scontra con la passione ingenua e contagiosa di Emma, booktoker brillante e idealista, figlia di un padre che nasconde fragilità più complesse di quanto lasci trasparire.
Tra cottage, tè pomeridiani, dialoghi brillanti e silenzi pieni, Effetto Jane Austen costruisce un romanzo che è insieme commedia e riflessione, diario di viaggio e romanzo di formazione. Ogni tappa – da Chawton a Bath – non è solo un omaggio ai luoghi della Austen, ma una cartolina emotiva che accompagna la protagonista (e con lei il lettore) in un lento ma inevitabile ripensamento: su cosa vuol dire amare, essere madri, essere donne libere ma non disincantate.
La scrittura è lieve ma densa, ironica e affettuosa, capace di far brillare i piccoli dialoghi tanto quanto le svolte più profonde. Senza grandi eventi drammatici, il romanzo riesce a commuovere con i cambiamenti sottili dei suoi personaggi: un passo indietro, uno sguardo in più, la consapevolezza che l’orgoglio e il pregiudizio, spesso, vivono dentro di noi prima che negli altri.
Effetto Jane Austen è un inno delicato alla capacità di cambiare idea. E ci ricorda — con grazia, senza retorica — che la vera modernità non è cancellare il passato, ma continuare a dialogarci.
È un viaggio nel tempo e nell’animo, una commedia brillante e intima che intreccia due generazioni, due sguardi sul mondo, due modi opposti di credere nell’amore. E forse la risposta non è se il romanticismo esista ancora. Ma se siamo disposti a lasciarlo entrare.
Austen diceva che “nessun piacere è paragonabile alla lettura” — ed è proprio quello che ho provato con questo romanzo. Tra una giornalista scettica e una booktoker piena di passione, ci si ritrova a sorridere, discutere e forse anche cambiare idea. E no, non serve conoscere Jane Austen per lasciarsi incantare: basta aver voglia di ascoltare il cuore (anche quando parla a bassa voce).
Una storia “senza troppe pretese”: piacevole, si legge velocemente e si è immersi in un’atmosfera romantica natalizia che riecheggia il film“L’amore non va in vacanza”.
Una lettura breve ma densa, che ci regala più di una riflessione sul nostro modo di amare… e di lasciare andare. I luoghi descritti mi fanno venir voglia di partire all'istante e le varie citazioni hanno già decretato la prossima lettura.
Ben scritto e documentato, non c'è dubbio, questo breve romanzo si legge velocemente e con leggerezza. Ma questa stessa leggerezza è anche però un limite che non permette di andare oltre.
Un libro con una trama interessante… capire perché ancor oggi, in un mondo digitale e veloce, una scrittrice come Jane Austen piaccia ancora. E ci coinvolge nel viaggio di una giornalista alla scoperta della modernità di questa scrittrice che scriveva di storie femminili quotidiane che ancora oggi insegnano e ispirano. Ascoltato con Audible. Mi è piaciuto ascoltare i detti inglesi e le citazioni austeniane (si dice così 😅???). E immergermi in questo clima di dubbi e curiosità alla ricerca del proprio io. Del senso che diamo all’amore e al tempo.
Lettura piacevole e scorrevole, senz’altro perfetta per chi ama Jane Austen! Interessante anche la riflessione sulla GenZ e il legame con la scrittrice a 250 anni dalla sua nascita, per quanto il testo non sia certo un saggio sull’argomento! Consigliato come lettura da giorni di vacanza pigri e lenti.
Delizioso, review in arrivo Una commedia frizzante e intelligente, che mette a confronto due generazioni e due visioni opposte del romanticismo e dell’emancipazione
Mi spiace dover fare una recensione negativa per questo romanzo, che aveva tutte le premesse per essere un bel libro, seppur leggero. Ma la storia è veramente troppo semplice, prevedibile, e la scrittura è stucchevole.
Su argomenti simili, ho preferito i romanzi di Nathalie Jenner, che a mio parere hanno una trama e una prosa molto più ricca.
“Amelia è cresciuta tra l’Inghilterra e l’Italia, essendo lei italo-britannica. Nonostante sia cresciuta con entrambe le culture e amando tutti i luoghi in cui è stata nel corso della sua vita, il suo cuore apparterrà sempre al primo luogo in cui è nata e cresciuta, l’Inghilterra. I luoghi inglesi le ricordano le giornate passate con la sua amata nonna. Le ricordano attimi di felicità che ricorda con nostalgia. L’Italia però è il luogo che le ha permesso di trovare un’altra figura paterna. E’ il luogo che le ha permesso di diventare una fotogiornalista di successo, carriera e passione messe da parte con l’arrivo del figlio. Dopo aver passato anni a dedicarsi alla famiglia, finalmente sente di poter riprendere in mano la sua vita di prima, il suo amato lavoro. Ma sarà ancora in grado di realizzare un servizio ben fatto? Amelia è pronta a mettersi nuovamente in gioco, quello che di certo non poteva proprio immaginare, è l’incarico che la rivista decide di darle. Amelia dovrà recarsi nei luoghi dove è nata, cresciuta, vissuta e poi morta Jane Austen. Manca poco all’inizio del 2025, anno del 250esimo anniversario della nascita di Jane Austen. Amelia si trova di fronte a due problemi enormi: 1) Non ha mai apprezzato Jane Austen. 2) Non ha mai letto e scoperto niente di quest’ultima. Amelia ha abbandonato anni prima la lettura di uno dei suoi romanzi e da quella volta ha deciso di metterci una pietra sopra. Complice il fatto che non crede assolutamente nell’amore, ha smesso da tanto tempo. Come potrà documentare e fotografare un servizio su Jane Austen e quello che significa ancora oggi per molte persone, con queste premesse? Forse troverà un aiuto dove meno se lo sarebbe aspettata. . Stile e trama. (ATTENZIONE SPOILER! ACCENNO ANCHE AL FINALE. PERCHE’ FA PARTE DEL MOTIVO DELLA MIA RECENSIONE NEGATIVA). . Avevo aspettative alte, forse decisamente troppo alte. Sicuramente in gioco sono entrati fattori come il giocare sul richiamo nel titolo e nell’idea di base della trama. Quando tempo fa mi è apparso davanti questo titolo, la mia attenzione è stata attirata e di conseguenza intrigata già dal titolo: “Effetto Jane Austen”. Tutte e tutti i fan della Austen saranno sempre inevitabilmente attratti da romanzi che si ispirano alle opere o alla vita di quest’autrice fantastica. Soprattutto quest’anno, visto che a dicembre ufficialmente sarà il 250esimo anno dalla sua nascita. Quando l’ho visto comparire su Audible, inevitabilmente ho voluto iniziarlo, perché la trama continuava a chiamarmi. Ora, personalmente non ho ancora letto tutti i romanzi della Austen, quindi a differenza di molte/i altre/i lettrici/ori non posso certo definirmi un’esperta delle sue opere o della sua vita. Però ho sia già letto alcuni dei suoi romanzi, tra cui “Orgoglio e Pregiudizio” e “Persuasione”, romanzi che ho amato moltissimo. Sia scoperto qualcosa della sua vita facendo delle ricerche, in attesa di riuscire ad acquistare prima o poi i libri dei nipoti della stessa Jane che nel corso dei decenni hanno parlato di lei. E altri libri dove si parla della sua vita. Da quello che ho ascoltato, l’autrice di questo romanzo avrebbe sicuramente dovuto fare qualche ricerca in più prima di mettere nero su bianco la sua storia. Così come avrebbero dovuto farlo il suo editor e la casa editrice prima di mandare in stampa il romanzo. Jane Austen è vissuta tra la fine del 1700 essendo nata nel 1775 e il 1800 essendo morta nel 1817. All’interno del romanzo viene paragonata all’Epoca Vittoriana, cosa impossibile visto che la Regina Vittoria è nata nel 1819. Non solo, non sono chiari neanche i vari spostamenti come vengono narrati all’interno della storia e ci sono delle incongruenze per esempio sulla visita di uno di questi posti. Quando uno di questi posti all’interno del romanzo viene visitato da Amelia e Emma, viene detto che i proprietari si sono alternati, hanno rimaneggiato e rimessa a nuovo quest’abitazione prima in età Vittoriana poi in età Georgiana. Ora, com’è possibile quando la Regina Vittoria era la nipote di Re Giorgio III? Figlia del quarto figlio di Giorgio III, per l’esattezza. Semmai prima Georgiana e poi Vittoriana, se proprio si vuole continuare a paragonare la Austen all’epoca Vittoriana. Anche se ribadisco che la Regina Vittoria è nata due anni dopo la morte di Jane Austen. . Tornando alla trama e ai personaggi. E’ stato al quanto difficile leggere o in questo caso ascoltare questo romanzo. L’ho continuato in parte perché volevo assolutamente vedere dove andava a parare, in parte per il personaggio di Emma, l’unica che ho apprezzato nonostante alcuni strafalcioni. Emma è un personaggio vivace, energica e appassionata nel suo amare Jane Austen e nel cercare di farla vivere ancora ai giorni nostri con la sua passione, i suoi reels ecc… La protagonista Amelia è completamente antipatica e spocchiosa. Iniziando dal suo continuo inserire parole inglesi mentre sta narrando la sua storia in Italiano, giusto per ribadire più e più volte il suo essere italo-britannica. Per passare alla fastidiosa abitudine di ripetere all’infinito il suo nome e i suoi cognomi per intero, ogni maledetta volta. Ad un certo punto ho urlato contro l’audio dicendo: “Ho capito che ti chiami Amelia Maini Moss! Mi è chiaro il concetto!”. Per finire con il suo fastidioso modo di parlare e definire non solo Jane Austen, ma le sue opere. Mi sono chiesta più e più volte, se Amelia (il personaggio), odia così tanto Jane Austen, per quale motivo ha accettato l’incarico? Per quale motivo non ha rifiutato e chiesto un incarico che potesse darle da una parte soddisfazione a lei come fotogiornalista e in parte darle la possibilità di tornare appunto alla grande? Inoltre, come fa a scrivere e a girare un reportage come si deve, quando dichiara più volte di non aver mai letto i suoi romanzi, -a parte Orgoglio e Pregiudizio che ha abbandonato -, e di non averli mai apprezzati perché secondo lei sono romanzetti rosa tutto romantici e basta? Non avendo capito chiaramente nulla della Austen? Come se non bastasse, fin dal primo istante in cui arriva al cottage, è sempre impegnata tra una cosa e l’altra e non si sa come dichiara di aver iniziato a leggere “Ragione e Sentimento” e se ho compreso bene di essere in procinto di iniziare anche “Persuasione” o forse mi confondo con il personaggio di Emma che le suggerisce di guardare tutti i film usciti nel corso degli anni. Che siano i libri o i film, non capisco in questi sette o poco più giorni come riesca a far tutto, quando è costantemente in giro per risolvere un problema con l’agenzia e per recarsi sui luoghi dove ha vissuto o passato del tempo Jane Austen e in tutto questo iniziare una specie di conoscenza con George e Emma. Mistero che ancora adesso a distanza di ore dalla conclusione del romanzo, non riesco a spiegarmi. Io la trama di base l’ho compresa, ma è stata eseguita male. Io comprendo l’idea di voler far cambiare idea al personaggio di Amelia, ma è stato eseguito in modo estremamente errato e superficiale. Amelia risulta solo odiosa, antipatica e spocchiosa. Per non parlare chiaramente del fatto che non ha capito praticamente nulla della Austen neanche alla fine del romanzo. Lamentarsi del fatto che i suoi romanzi sono lenti e nei suoi romanzi ci sono balli, pettegolezzi, merletti e il parlare costantemente dell’amore che non si può esprimere a voce alta e sguardi nascosti, riducendo le sue storie solo a questo, vuol dire non aver letto bene il testo che si è tenuto tra le mani. I romanzi di Jane Austen così come tanti altri scritti all’epoca da altre autrici o autori, sono il prodotto della vita dell’epoca. Sono una prova tangibile, vera e crudelmente sincera di com’era la vita ai loro tempi. Jane Austen ha scritto quello che lei o gli altri attorno a lei hanno vissuto. Ha scritto di com’erano gli usi e costumi di quell’epoca. Ha descritto, criticato e denunciato la società patriarcale, aristocratica, chiusa, soffocante e per la maggior parte falsa dell’epoca. Ha denunciato com’era la condizione delle donne nella sua epoca, com’erano costrette a vivere. Costrette alla costante ricerca di un marito per non rischiare di restare senza casa, visto che le donne non potevano avere nulla ed ereditare nulla. La ricerca dell’amore veniva mal visto e criticato. Ha scritto di donne forti, intelligenti, indipendenti in un epoca dove le donne non avevano voce. La Austen ha scritto quello che lei viveva, quello che la circondava e com’erano vissute le relazioni tra familiari e amici ai quei tempi. E soprattutto con il linguaggio di fine 1700 e inizi 1800, pretendere di trovare un linguaggio moderno e scorrevole come con i romanzi dei giorni nostri, è follia pura. Chiaramente i modi di parlare, di porsi di oggi sono decisamente diversi rispetto a 250 anni fa. Sicuramente non c’erano i toni confidenziali fin da subito come avviene oggi, visto che oggi molte persone stanno perdendo l’educazione del rivolgersi agli sconosciuti dando del Lei, per fare un esempio. Sinceramente non riesco a comprendere cosa Amelia si aspettava dai suoi romanzi. Tra l’altro per quanto ho capito, Amelia rispecchia le stesse remore dell’autrice, allora mi domando perché ha scritto una storia del genere! Che senso ha scrivere un romanzo su un’autrice che chiaramente non ami? Di cui chiaramente non apprezzi le opere? Perché? Infine, il voler mettere a forza un enemies to lovers senza senso e poco credibile. Amelia non crede nel vero amore, okay, ma è sposata e ha un figlio, e dichiara di voler comunque bene al marito e di rispettarlo si presume. Eppure, bastano poche frasi per farla infatuare di uno sconosciuto. Sconosciuto che ha perso da poco l’amore della sua vita per malattia, tra l’altro. Senza contare che su sette o poco più giorni di convivenza forzata con George e Emma, Amelia e George ne passano la metà a litigare e discutere anche per l’aria che respirano in parte e in parte con Emma in giro per i luoghi da visitare. Quindi adesso spiegatemi su quali basi lei prende e getta al vento il matrimonio e la sua vita come la sta vivendo. Quella stessa vita per cui ha sacrificato il suo amato lavoro! Senza contare che è stata una sua scelta lasciarlo (il lavoro) e poi dopo si lamenta e si domanda dove poteva essere in quel momento. Tutta questa assurda vicinanza improvvisa tra Amelia e George è forzata e per niente credibile per come è stata scritta. Avrei potuto comprendere se Amelia fosse appena uscita da un divorzio oppure se le cose tra lei e il marito erano già agli sgoccioli. Ma da una che dichiara di aver smesso di credere nell’amore, e invece di averlo percepito in tutti gli anni di matrimonio con un uomo che davvero la ama, la rispetta ecc… dichiara di averlo percepito in quei attimi… No, decisamente no. Questo non è un enemies to lovers, è una presa in giro. Gli enemies to lovers sono ben altro. Il finale tecnicamente è aperto, ma si comprende abbastanza dove voglia andare a parare. . In conclusione. . Mi dispiace affermare che questo è uno di quei casi dove l’ascolto mi ha salvato dallo spendere soldi per un romanzo che poi si è rivelato una delusione per me. Mi dispiace affermare questo, a differenza di quello che in molti potrebbero pensare, non è mai bello fare recensioni negative, almeno non per persone sensibili come me. Io cerco sempre di essere educata, gentile e costruttiva nello scrivere il mio parere. Ma ammetto di sentirmi abbastanza presa in giro, soprattutto se poi scopro che l’autrice stessa la pensa davvero come il suo personaggio e che a quanto pare, continua a non essere convinta su Jane Austen. Mi domando allora ancora una volta, perché lei abbia scritto questo romanzo. Mi domando perché la casa editrice non ha curato meglio il tutto. Poi mi sono ricordata che quest’anno sono i 250 anni dalla sua nascita e quindi si fa proprio di tutto per far uscire qualcosa a forza. . Voto: 1/5”.
Sono partita piena di buoni propositi, ma questo libro non solo non mi ha convinta, mi ha proprio infastidita.
L'autrice scrive a circa un quarto del libro questa frase "Non si era granché documentata, e ne era consapevole, ma era stata davvero superficiale sino a questo punto?" . Ora, nonostante questo fosse riferito alla protagonista del libro, secondo me riassume a perfezione il mood dell'intero libro. Sono infatti presenti svariati errori in quanto viene riportato nel testo, sia da un punto di vista storico che geografico: Ashe House non può essere inizialmente vittoriana e poi georgiana, Chawton House è solo sulla carta proprietà della discendenza della famiglia Austen Knight e oramai leased da una Charity e sede da circa 10 anni del "Centre for the Study of Early Women's Writing", e infine più avanti nel libro tra i luoghi "di culto" visitati insieme e citati da Emma alla protagonista troviamo "Bath e Winchester e Chawton House e Steventon e… " quando non sono stati a Chawton House, ma alla Jane Austen House.
L'autrice dice di aver visitato questi posti come la protagonista, ma viene da chiedersi come li abbia visitati se questo è quanto le è rimasto. E' vero che pubblicare un romanzo a tema Jane Austen in questo periodo significa andare a colpo sicuro su una buona fetta di pubblico lettore, ma onestamente, dopo aver letto questo libro mi sento "derubata" di un viaggio (che pure ho fatto anche io quest'anno) e delle atmosfere tipiche della campagna inglese e che la trama sembrava promettere.
Da amante di Jane Austen ho apprezzato i luoghi ed i riferimenti che sono ben scritti descritti. Per quanto riguarda la storia appena sono arrivata alla fine mi sono detta "e quindi??". Ok i finali aperti, che in alcuni libri apprezzo molto , ma qui ci sono varie situazioni che non vengono minimamente chiarite e rimane tutto li a metà. Ci sarà un seguito? Chi lo sa.. Sinceramente avevo molto hype per questo libro e sono rimasta perplessa. Scritto bene e scorrevole ,su questo niente da dire,tanto che non mi ero resa conto di essere arrivata al termine.
Avevo delle buone aspettative su questo romanzo, credevo davvero di trovare una storia carina che potesse farmi innamorare ancora una volta di Jane Austen o che mi desse un nuovo punto di vista da cui leggere i suoi romanzi.
Quello che ho trovato è invece un romanzo molto superficiale: la trama è inconsistente, Jane Austen è solo un pretesto per citazioni e ambientazioni e i personaggi sono tutti piatti e macchiettistici.
La protagonista resta sulla carta, non si capisce bene il suo passato - troppi personaggi, troppi intrecci inutili e mal spiegati - e non si capiscono bene neanche le motivazioni che l’hanno tenuta lontana dall’Inghilterra. Lo “show don’t tell”, poi, l’autrice se l’è proprio dimenticato: tutto è raccontato, le emozioni (se di emozioni si può parlare) sono date in pasto al lettore in modo distaccato e assolutamente non sentito. Ho trovato la protagonista davvero piatta e non ho empatizzato per nulla con la sua storia, sia per il modo in cui è raccontata, sia per il modo in cui si comporta. C’è una sottotrama pseudo romantica che non ha assolutamente motivo di esistere e, personalmente, non ho trovato eticamente corretta.
E Jane Austen? Fa bella scena nel titolo del libro, sicuramente acchiappa tante vendite, ma non è assolutamente il fulcro del romanzo. Non ci sono approfondimenti o aneddoti interessanti, vengono piazzate qua e là citazioni dei romanzi solo per buttarla in mezzo e resta semplicemente uno specchietto per le allodole. Nei ringraziamenti c’è scritto che l’autrice ha effettivamente fatto il reportage nei luoghi di Jane Austen… ecco, anch’io ci sono stata e ho decisamente ben chiari gli ambienti affascinanti e la campagna inglese, solo che durante la lettura non ho visualizzato o sentito nulla di tutto ciò.
Lo stile di scrittura è molto semplice, intriso di inglesismi forzati (e inutili) solo per dare un tocco british che però io ho trovato alquanto kitsch. Le atmosfere inglesi da «ho visto “L’amore non va in vacanza” e poi ho deciso di ambientare un libro in Inghilterra» (anzi, in England, come c’è scritto nel libro), rendono il tutto un po’ più finto e artificioso.
Questo collegamento di cui si parla, del modo in cui Jane Austen arrivi ancora a noi… non è spiegato, ma viene semplicemente buttato così fra un “booktok” e un “bookstagram” giustificati da una storia strappalacrime.
Insomma, una lettura insipida e molto forzata, piena di qualunquismo, senza troppo spessore… e sconclusionata. Questa storia non ha una fine (neanche uno svolgimento, forse un accenno di inizio), ma nessun arco narrativo viene concluso e tutto viene lasciato al lettore.
Peccato, mi aspettavo qualcosa di più. Non molto, ma almeno qualcosa. Inoltre, se non una trama, mi aspettavo Jane Austen… ma non quella da “ne parlo perché è l’anniversario e quindi posso vendere più copie”.
Ho conosciuto Jane Austen tra i banchi di scuola e il suo Orgoglio e pregiudizio mi ha conquistata subito. Quest’anno a dicembre ricorre il 250° anniversario dalla sua nascita e l’effetto Jane Austen è nell’aria già da un po': diverse CE infatti stanno sfornando libri in tutte le salse per celebrare una delle scrittrici più amate di sempre. Se li leggerò tutti ? Di certo non entro dicembre, ma pian piano cercherò di recuperarli. Al momento per un gdl ho letto “Effetto Jane Austen” di Federica Brunini che ahimè non mi ha entusiasmato come mi aspettavo.
“Io non la conosco. Ho letto pochissimo a scuola e quel poco non mi ha entusiasmato. Tutte quelle descrizioni di balli, di tè, di faccende domestiche e batticuori, l'ossessione per le nozze e per le convenzioni. No, grazie. Non fa per me.”
La protagonista del romanzo è Amelia, una giornalista a cui viene dato l'incarico di andare nei luoghi di Jane Austen e scoprire per quale motivo dopo 250 anni sia ancora amatissima. Peccato che Amelia sia tutto tranne che una fan della Austen! Inoltre le cose si complicano quando scopre che il cottage che le viene affittato a causa di un disguido è stato prenotato anche dalla book-toker Emma (nome a caso!) e dal padre. Sarà proprio Emma a spiegare alla nostra protagonista e a noi lettori perché zia Jane continua ad essere ancora così in voga.
"Sto diventando sentimentale" ammise Amelia. "È l'effetto Austen". "Quanto dura?" "A volte per sempre".
Ma perché ancora oggi amiamo Jane Austen? Perché ognuna delle sue protagoniste è rivoluzionaria a modo suo e mette in discussione le regole e le etichette dell'epoca. Ci mostrano il loro lato romantico senza perdere di vista però il loro desiderio di emancipazione.
🌸 Effetto Jane Austen è una commedia romantica con tutti gli ingredienti giusti per essere un romanzo di successo.
🌸 Il libro è scorrevole e ironico e i personaggi divertenti. Purtroppo non so spiegarlo ma mi è mancato quel qualcosa per dire Wow!
🌸 Le citazioni e le descrizioni della campagna inglese però sono stati un tuffo nel passato e invitano a riscoprire i romanzi della scrittrice più amata di sempre. Penso che a breve rileggerò il mio preferito ❣️
🌸 Ho apprezzato molto il confronto tra due generazioni e due visioni opposte del romanticismo e dell’emancipazione. Attraverso questo libro si torna ad un mondo ancora capace di far sognare le inguaribili austeniane come me.
No so da dove iniziare. Sapevo che non sarebbe stato un capolavoro ma non sospettavo che mi avrebbe fatto così tanto innervosire. Mi dispiace per Jane Austen soprattutto, perché non merita di essere così tanto male interpretata, vissuta e letta solo a metà, ricordata solo per le storie d’amore che ha scritto quando c’è molto altro che ha raccontato. A partire dalla condizione delle donne (sposate e non) nella società inglese, un aspetto interessante a cui la protagonista si prestava ma é stato chiaramente ignorato per potersi concentrare su una ricerca di se stessi che risulta insulsa e superficiale, che si conclude in sette giorni. Le premesse erano giuste e la trama poteva essere carina MA. Ma ma ma. La protagonista ci ripete: che é inglese, che ha rinunciato alla carriera per la famiglia (chi gliel’ha chiesto? Chi gliel’ha imposto? Non ci sono risposte a queste domande). Vengono gettati sulla pagina termini in inglese a caso, solo per sottolineare quanto la nostra protagonista sia british. Gli altri personaggi non pervenuti, figuranti sullo sfondo che ripetono l’importanza di J. austen con citazioni di frasi più celebri della autrice. Tutte che riguardano l’amore, l’innamoramento, le relazioni. Sia chiaro. La nostra protagonista non si interroga mai sulla sua condizione di donna, di madre, di giornalista, non traspare senso di colpa o affetto nei confronti del figlio e del marito o ancora rimorso per la donna che era e che poteva essere e se traspare é sempre circondato da ‘ma se Sergio non mi avesse tradita? Ma mio marito mi ama davvero o devo lasciarlo per avere una storia d’amore emozionante con questo semi conosciuto canadese di cui non so nulla????’ Il pregiudizio che ha nei confronti della Austen viene superato solo in apparenza, nei fatti crede fino all’ultima pagina del libro che l’autrice sia una scrittrice di romanzi rosa!!!!!!!! Ma il punto più alto del libro é quando la booktoker canadese diciottenne invita la nostra protagonista a guardare l’adattamento più recente di Persuasione, quello con Dakota Johnson. E io direi che basta così. Ma aggiungo un’ultima cosa e poi bevo una camomilla: Jane Austen odierebbe questo libro e odierebbe il modo in cui é stata ridotta.
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La protagonista del romanzo, Amelia, non è decisamente contenta quando la rivista per cui ha ripreso a lavorare dopo anni in cui si è dedicata ad altro le dà l'incarico di andare nei luoghi di Jane Austen e scoprire per quale motivo a duecentocinquant'anni dalla nascita, l’autrice di soli sei romanzi compiuti sia ancora amatissima, soprattutto dalle ragazze della Generazione Z. Amalia giudica le opere di Austen letteratura per ragazze sdolcinate.
Io non la conosco. Ho letto pochissimo a scuola e quel poco non mi ha entusiasmato. Tutte quelle descrizioni di balli, di tè, di faccende domestiche e batticuori, l'ossessione per le nozze e per le convenzioni. No, grazie. Non fa per me.
già una che fa un'affermazione del genere è da lanciare dalla finestra del cottage classicissimo in cui è finita. Diciamo che non l'hai capita, basta il politically correct. La storia è un romance annacquato, quindi ha tutte le caratteristiche che non mi piacciono. No, grazie. Non fa per me. La storia della doppia prenotazione del cottage in periodo natalizio mi ha fatto venire in mente la commedia romantica ambientata a Natale con Cameron Diaz e Jude Law per la parte inglese dello scambio della casa, ecco la stessa atmosfera. c'è tutta la parte sdolcinata del odiarsi/amarsi tipica dei romanzetti e le situazioni create ad hoc per far succedere qualcosa: doppia prenotazione, caviglia malconcia, etc.
Insomma, l'unica cosa positiva è che si possono prendere appunti per un viaggio nei luoghi di JA. Un libro leggero, quasi impalpabile, che cavalca l'onda delle celebrazioni per i 250 anni della nascita di Jane Austen, gioca con i luoghi comuni di chi si ferma a una lettura superficiale delle opere della Austen, senza cogliere o voler cogliere, il valore letterario e la critica alla società in cui viveva. Peccato che questo libricino non sia minimamente riuscito a emulare gli scritti dell'autrice di cui parla e sia rimasto molto in superficie, un romance senza struttura dove la protagonista non ha un minimo di spessore...
Com’è possibile che a distanza di 250 anni ,Jane Austen è ancora une delle autrici più amate al mondo? E cosa può dire “zia Jane “ oggi alla Gen Z? Questa è una delle domande che,Amelia fotoreporter affermata - e in crisi d’ispirazione - si pone quando riceve il compito di realizzare un reportage sui luoghi in cui là Austen visse e scrisse:da Chawton a Bath.
Quello che non aveva messo in conto arrivata nello Hampshire è l’incontro con Emma e George Debois,figlia e padre arrivati dal Canada per omaggiare l’autrice.
Emma,booktoker diciottenne,idolatra la Austen, mentre Amelia la considera obsoleta.
Il viaggio nei paesaggi austeniani - cottage, borghi,atmosfere - diventa specchio dei loro mondi interiori:femminilità,sentimenti, emancipazione.
Tra tensioni iniziali, scoperte e complicità, Amelia riscopre se stessa e la tenerezza del cuore.
Da amante della Austen non potevo perdermi questa lettura, e mi ha fatto piacere conoscere la penna dell’autrice.
Con una scrittura: fluida e leggera, l’autrice mescola comicità, ironia e delicatezza emotiva, in un mix tra rom-com e viaggio-reportage.
I luoghi legati a Jane Austen sono dipinti con cura, restituendo atmosfere vivide e romantiche.
Effetto Jane Austen è una commedia frizzante e intelligente,che mette a confronto due generazioni e due visione opposte del romanticismo e dell’emancipazione.
Una perfetta lettura estiva,senza troppe pretese che mi sento di consigliare, che unisce charme britannico e leggerezza contemporanea: perfetto per chi ama Jane Austen, l’Inghilterra romantica e i contrasti generazionali
Il mio amore per Jane Austen mi ha spita ad ascoltare questo libro e devo dire che mi è piaciuto molto. Non l'ho trovato per nulla scontato. Anche il finale aperto, al contrario delle altre volte, mi ha lasciata soddisfatta perché secondo me non ci sarebbe stato altro modo di concluderlo, se non con delusione. la protagonista Amelia Maini Moss riceve l'incarico di visitare i luoghi di Jane Austen per capire come mai dopo 250 anni dalla sua nascita abbia ancora tutto questo successo. E tuttora amata soprattutto dai più giovani. Tra i luoghi e i paesaggi che hanno ispirato i romanzi dell'autrice, Amelia si ritrova non solo a rileggere i suoi romanzi ma mette in discussione la propria vita e la sua visione sulla femminilità, sui sentimenti, matrimonio e maternità.
Il tocco di romance, di scelta e indecisione c'è in questo romanzo ma non è reso con troppa drammaticità e non è il fulcro della storia. Anzi, al centro di tutto c'è Jane Austen che me lo ha fatto apprezzare ancora di più.
Al termine della lettura ho avuto una sensazione piacevole, poiché il ricordo dei luoghi di Jane Austen da poco visitati e raccontati nel libro è ancora fresco! Ragionando poi a distanza di qualche giorno, devo ammettere che il potenziale del romanzo è rimasto appunto "potenziale". L'idea di partenza era molto interessante: capire, tramite l'espediente della Gen Z, come oggi la Austen sia ancora attuale e abbia un seguito così importante e questo è un dato di fatto, poiché ho visto con i miei occhi a Bath quanto la consacrazione delle sue opere sia così trasversale su generazioni e provenienze diverse. Purtroppo però il racconto non ha saputo andare oltre qualche citazione letteratia austeniana che i protagonisti infilano qui e lì nel mezzo del loro viaggio, senza essere molto convincenti nell' avvalorare la tesi. Se di partenza il lettore non crede che Jane Austen sia stata una scrittrice oltre il tempo e la ritenga una cantastorie di romanzetti rosa, non sarà di certo questo libro a farlo ricredere. Per fortuna, non è il mio caso!
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Un libro che ha due anime, una giovane ed entusiasta della vita, l’altra più disillusa da quest’ultima, che però non riesce a fare a meno di aggrapparsi a quell’ultima stilla di speranza in fondo al Vaso di Pandora. Jane Austen è la “zia Jane” del Booktok, ma per chi come me l’ha letta alle medie/superiori è fondamentalmente una vecchia amica che vai a rileggere quando hai bisogno di credere di nuovo nell’amore. Ed è di questo che parla Effetto Jane Austen. Di ricominciare ad amare. Anche se spero ci sarà un seguito, visto il finale, ma forse sarà come un racconto incompiuto della Austen… aperto alle interpretazioni. Chissà!