Il vento di un inverno tardivo sferza l’Adriatico e la città di Trani che dorme, inconsapevole che dentro il padiglione 6 della fiera Antiquitates un uomo è morto, strozzato a mani nude. Eppure niente sembra mancare dallo stand di James Hackett, piccolo antiquario inglese giunto in Italia, come ogni anno, per vendere il suo bric-à-brac. Se l’assassino non desiderava niente, forse allora è una vita, quella di Hackett, che voleva aggiungere alla sua collezione. La vicequestore Gaia Innocenti, tuttavia, è perplessa. Da poco più di un anno trasferita in Puglia dalla Romagna, sua terra natale, si è lasciata alle spalle una brutta storia, una macchia nel suo stato di servizio, e nient’altro che valga la pena ricordare. A parte forse che sono sempre le passioni inconfessabili a muovere l’uomo. Ci vuole poco alla Innocenti e alla sua squadra per scoprire che lo stesso Hackett si è reso colpevole di qualcosa di terribile, un peccato portato con orgoglio che solo la morte può lavare. Del resto, il fu James Hackett non è l’unico a nascondere un segreto. Uscita dal commissariato, ogni sera la vicequestore Innocenti diventa Tania Neri, volontaria di Articolo 2, associazione che si occupa di sfamare e accogliere i senzatetto della regione. Eppure, qualsiasi identità Gaia assuma, un’ombra segue ogni suo passo. Un’ombra che chiama sangue e furore, decisa a non rimanere confinata nel passato.
Una volta qualcuno le aveva parlato del kintsugi, una tecnica giapponese per riparare il vasellame rotto. Consisteva nell’unire i frammenti saldandoli con una pasta d’oro, così da trasformare un oggetto ormai privo di valore in un pezzo unico, reso pregiato proprio dalle sue cicatrici. Ripensandoci, aveva amaramente constatato che i suoi cocci non erano stati saldati con l’oro, ma con il sangue.
«Una scrittura appassionante e raffinata, molto piacevole, spesso divertente, di un umorismo sapientemente misurato». Satisfiction
Paolo Regina, avvocato, ha insegnato discipline economiche alla facoltà di Lettere dell’Università di Ferrara, città dove vive. È anche docente di comunicazione e public speaking in corsi per manager e imprenditori.
Un antiquario inglese viene strangolato a una fiera di Trani. Sembra che nulla sia stato rubato: l'assassino collezionava vite, non oggetti. Indaga Gaia Innocenti, vicequestore con un passato scomodo (sparare a un disarmato lascia il segno) e un cognome ironico quanto promettente. Imperturbabile e sinuosa di giorno, di notte si trasforma in Tania Neri, volontaria per gli ultimi. Doppia identità non da Instagram, ma da espiazione. Paolo Regina ci porta nel mondo del collezionismo d'arte, dove gli oggetti racchiudono vite intere e dove bugie e crimini si nascondono tra stand di bric-à-brac. Prosa scorrevole, tensione che non molla, epilogo che colpisce allo stomaco. La protagonista è una maschera vivente, non per apparenze social, ma per una questione di sopravvivenza. E aspetti il prossimo della serie per scoprire come ne uscirà. Perfetto per chi ama gialli dove la rispettabilità è solo un vernissage sopra oscurità ben più profonde.