Qual è il filo rosso, l’assurda interazione tra la radicata misoginia culturale della società contemporanea e la sua ossessione per la carne e la mascolinità?
Carne da macello, pubblicato per la prima volta negli USA nel 1990, esplora con raro acume e sottile intelligenza la relazione tra i valori patriarcali e il consumo di carne, intrecciando femminismo, vegetarianismo, antispecismo. Lo sfruttamento degli animali è per Adams un’altra manifestazione della brutale cultura patriarcale. Il trattamento degli animali come oggetti è associato alla oggettivazione nella società patriarcale di donne, neri e altre minoranze al fine di sfruttarli sistematicamente.
Un libro che ha fatto molto discutere, scatenando un’incredibile reazione mediatica e provocando gli insulti della stampa conservatrice.
“Carne da Macello” è un’opera fondamentale per il femminismo e gli animal studies. La prima parte del libro offre delle teorizzazioni, come il concetto di referente assente, oggettificazione di donne ed animali, che risultano sempre dolorosamente attuali. L’autrice stessa nella prefazione all’edizione per i 35 anni auspica che i contenuti del libro possano, un giorno, non essere più percepiti come tanto dirompenti, ma possano sempre più far parte delle nostre coscienze. Per quanto, tuttavia, i temi siano brillanti e le connessioni sia fattuali che metaforiche esaminate siano di grande interesse, penso che le costruzioni teoriche di questa parte non trovino, in realtà, un continuo nei capitoli successivi. Anzi, la storia della letteratura femminista-vegetariana, oltre ad avere un uso acritico delle note a piè di pagina, sembra un’abile operazione di “cherry-picking” nel selezionare passi, opere e figure che, più che validare delle teorie, sembrano funzionali a corroborare dei “preconcetti” dell’autrice stessa. Alcune motivazioni e scelte sembrano imbrigliate in una troppo (scontata) associazione tra natura e femminile e rigide dicotomie di genere. Avrei forse gradito che i passi (che si concentrano sostanzialmente tra il 1790 ed il secondo dopoguerra) venissero analizzati più a fondo, decostruendo e riflettendo sul significato metaforico degli stessi: sembra quasi che l’attenzione posta sulla distinzione tra il piano letterale e quello metaforico della prima parte siano qui del tutto assenti.