L'immagine oggi più diffusa - e al tempo stesso più stereotipata - dell'alto Medioevo racconta di «un mondo di foreste buie e popolate da cinghiali e da qualche barbaro, tra le quali si ergevano mesti i ruderi monumentali di un mondo che fu». Ma questa rappresentazione, come molte altre, non corrisponde per niente alla realtà. Il Medioevo, infatti, è ben diverso e più complesso di come la storiografia e la letteratura, soprattutto quella cavalleresca, l'hanno spesso dipinto. Attraverso dieci alberi che hanno rivestito un ruolo di primo piano nella vita sociale ed economica dell'epoca, Paolo Grillo ripercorre quei secoli restituendo all'elemento vegetale la giusta importanza quale inedita chiave di lettura per comprendere meglio tutto il mondo dell'Europa medievale. Il risultato è un ritratto originale e affascinante, che riesce a «far udire la voce degli alberi, far sì che siano essi stessi a parlarci della loro vita, attraverso i loro tronchi e i segni che il tempo e gli esseri umani vi hanno lasciato». Dall'olmo, sotto le cui fronde si tenevano le assemblee dei comuni urbani e rurali, al castagno, detto anche «albero del pane»; dall'ulivo e dalla palma, due simboli centrali della religione cristiana e islamica, fino alla quercia che, oltre alle ghiande per il nutrimento di uomini e animali, forniva il legname per la costruzione delle imponenti cattedrali di tutta ogni albero rivela un pezzo di storia e racconta in un modo nuovo la complessa convivenza tra uomini e piante. Gli alberi medievali escono finalmente dall'astrattezza di mosaici, editti, affreschi e trattati dell'epoca, per restituire una vivida immagine dell'Età di Mezzo, sottolineando il ruolo fondamentale della presenza vegetale che, in un clima che cambia, è bene ricordare anche oggi.
15/08/2025 (****) Ottimo saggio, molto ben scritto e molto interessante.
L'autore passa in rassegna 9 alberi (ulivo, quercia, pesco, castagno, palma, olmo, pini e abeti, noce, faggio), illustrandone le caratteristiche e di conseguenza l'impatto che esse ebbero, sia per ragioni meramente utilitaristiche che per interpretazionia metafisiche, presso i popoli europei nel Medioevo.
Emerge in generale un rapporto strettissimo fra quelle genti e gli alberi, che donavano loro legname (per costruire, per scaldare), frutti da mangiare, fogliame per gli animali: insomma, erano fondamentali per la vita civile, dato che il legno costituiva un materiale duttile e dai mille usi, che racchiudeva in sè tutte le finalità che noi oggi siamo soliti ricondurre alla plastica, all'acciaio, al carbone.
Non stupisce che i nostri avi avessero quindi, con gli alberi, un rapporto non solo pratico ma anche mistico, intessuto di significati spirituali e metafisici, in stretto connubio con la religione. E' noto come molti episodi delle vite dei santi avessero al loro centro animali e piante - e di quest'ultima categoria, alberi soprattutto.
L'autore con ottimo piglio narrativo racconta quindi non solo gli usi principali che ogni albero - e il legname e i frutti che essi producevano, assai differenti gli uni dagli altri - avevano, ma anche i miti, le leggende e i significati che ogni pianta assunse nell'età di mezzo, in continuità o in contrasto con l'età classica e magari con variazioni nel corso dei secoli.
Consigliato, veramente interessante e di lettura agevole.
Questo libro mi ha sorpresa: sembrava brandizzato su misura per me. Per chi è questo libro? Per una persona che ha studiato storia medievale all'università e di mestiere fa la guida ambientale. Eccomi qua! La lettura è stata un balsamo. L'ho adorato dall'inizio alla fine. Di solito la mia esperienza con i saggi si traduce in: "oh che magnifico titolo, sembra un argomento interessante" e poi finisco per annoiarmi molto presto - e a sentirmi in colpa perché si sa, leggere saggi è roba da intellettuali quindi io che mi annoio non lo sono. Questo saggio, diversamente da molti altri, mi ha fatto rinascere la voglia di leggere. Sentivo il desiderio di soffermarmi sulle parole e sulle informazioni che via via ricevevo durante la lettura. Ho visto altre recensioni di questo volume in cui si dice che è un po' scialbo, che le nozioni non restano a mente. Senza nulla togliere all' esperienza di chi ha fatto quel commento, per me è stato davvero l'opposto. Ho trovato tantissime curiosità che mi sono rimaste impresse, anche senza l'idea di dover "imparare", quindi con una lettura senza impegno. Alcuni esempi: le storie degli uliveti in Italia che producevano olio per illuminazione per conto di monasteri d'oltralpe in epoca carolingia; la quercia dapprima usata per foraggiare i maiali (maiali come unità di misura delle foreste!) e poi per la legna; il colore "marrone" che prende il nome dal frutto pregiato del castagno (e non viceversa!), così come il fatto stesso che il lessico relativo ai colori si sia arricchito in epoca medievale con termini legati al mondo vegetale (rosa, viola, arancio etc); il noce, albero che "nuoce", ambivalente, considerato sia benefico - per i frutti buoni e utili per fare olio, oltre che adatti a metafore religiose - ma anche considerando malefico e circondato da leggende di demoni e malattie. Lo rileggerei da capo volentieri. Bellissima prova letteraria, non ho altre parole per esprimere il mio apprezzamento. Unico difetto che mi sento di individuare: la copertina. Per niente piacevole all'occhio, poco chiara, quasi fuorviante per un libro del genere. Il titolo "I GIGANTI SILENZIOSI" non richiama l'argomento del libro e nemmeno l'immagine di copertina (una foto caotica di fronde in color seppia) fa capire che si parla di medioevo. Dovrei leggere il piccolo sottotitolo "il medioevo in dieci alberi" ,per avere una previsione onesta del contenuto del libro. E dico che è un peccato perché io avrei voluto essere "accalappiata" da un libro del genere. È l'esatto contrario di un libro dalla bella copertina e scarso contenuto: copertina poco invitante ma pagine di tesori. Secondo me serviva una bella immagine tratta da un manoscritto, con una raffigurazione arborea in pieno stile medievale. Ma pazienza! Per fortuna sono andata oltre la copertina. Questo libro è stato un tesoro, la svolta del mio fine 2025.
Sinceramente pensavo un po' più interessante, la scelta di accostare natura e storia è sicuramente azzeccata però in fin dei conti a fine lettura non è che ci sia molto che rimane impresso.