Già dalla prefazione ho capito che non sarebbe stata una lettura semplice.
Perché non ci troviamo davanti a un diario intimo pur avendo un’intensità da reputarlo tale e non è nemmeno un manifesto,
È la voce di chi è sceso dalle montagne russe,con le gambe ancora tremanti, ma con la lucidità di chi ora vede.
Gabriele non ha la pretesa di insegnare nulla,ma racconta ciò che ha vissuto e come è riuscito a rialzarsi.
Certo non è stato un percorso facile,ogni pagina ce lo dimostra,gli attacchi di panico sono subdoli e debilitanti.
Un nemico invisibile,così l’apostrofa Gabriele che stravolgono l’esistenza,
Per anni ho sofferto di attacchi di panico e per altrettanti i farmaci sono stati miei compagni di viaggio, mi sono isolata,forse perché intorno a me ad un certo punto ho visto il vuoto.
Mi è venuto spontaneo entrare in empatia con Gabriele,perché per anni ho sofferto anch’io di attacchi di panico.
Conosco bene la sensazione e il senso di soffocamento e il vuoto che viene dopo,quando tutti si defilano o fanno di tutto per minimizzare la situazione.
Sono ricorsa ai farmaci per tanti anni, ma solo quando ho realmente preso coscienza della mia situazione e ho ripreso in mano la mia vita ,sono rinata.
Le parole di Gabriele ci ricordano che dobbiamo amarci di più ed è solo accettando questa malattia,che forse ci si può liberare da un incubo che colpisce senza preavviso,che irrompe nella nostra quando meno ce lo aspettiamo.
Accettare di essere malati è il primo passo per riprendere in meno la propria vita.
Non è facile,lo so bene,perché gli attacchi di panico non sono un capriccio,non sono una debolezza,sono una battaglia quotidiana.
Un libro dalla narrazione fluida ,vero e autentico che consiglio a tutti.