Andrea, quello strano di 3ª C, è scomparso. È uscito di casa un pomeriggio, senza cellulare e documenti, e di lui si sono perse le tracce. Intorno a questa assenza girano le storie di "Ragazzo". Francesco e Alice frequentano la stessa scuola. Si sono innamorati scambiandosi le cuffiette sotto il banco, durante la ricreazione. Lo conoscevano poco ma continuano a chiedersi che fine abbia fatto. C’è Rita, la madre di Andrea. Qualcuno dice che è pazza ma forse non è altro che fatica, la sua, per quel figlio tirato su da sola. E ci sono Giovanni e Rosa, i genitori di Francesco. Nella crepa generata da quella sparizione riaffiorano schegge della loro giovinezza. Mentre le ricerche proseguono incessanti, le tensioni affiorano per poi sciogliersi improvvisamente. Un respiro profondo di calma nelle loro esistenze in cammino.
Cisono molti modi per fare fumetti. zuzu ne ha trovato uno del tutto privato e originale. Riesce con un disegno infantile, ma non naif, a raccontare storie che parlano di giovani, di adulti, di noi. Di tante fragilità che tutti i giorni combattono per guadagnarsi un pezzetto di felicità. Una delle fumettiste più originali e fresche del panorama italiano.
Giulia Spagnulo, in arte Zuzu, ha da poco portato in libreria, con Coconino Press, il suo terzo romanzo a fumetti: Ragazzo. La sua ricerca del reale rielaborato attraverso il suo tratto infantile, basilare, sognante, continua la linea grafica iniziata nel 2019 con Cheese.
Zuzu scrive e disegna una storia corale, d’ampio respiro, che rimbalza di personaggio in personaggio: piccole storie che si toccano fra loro in un punto, come se volessero passare il timone al personaggio successivo e farlo diventare per un po’ protagonista, ma che poi tornano indietro, per provare a chiudere il cerchio in maniera ordinata, avvolte da colori accesi e da un tratteggio istintivo. Qualcosa a dire il vero gira a vuoto, non arriva in modo del tutto efficace, ma non è semplice costruire un romanzo di formazione, lavorato per immagini, che tenga realmente a cuore l’essenzialità dello script oltre a quello del tratto, mentre affronta temi come l’innamoramento, la famiglia, lo smarrimento, la perdita o la depressione, senza cadere in piccoli momenti di stallo o di prevedibilità.
Il liceale Francesco, cresciuto in un contesto segnato dal finto perbenismo e da tempo in rotta con i genitori, non ha ancora capito cosa chiedere alla vita. Si invaghisce di una compagna di classe, Alice, o almeno così crede, ma riesce del tutto a condividere con lei l’intimità. Momento dopo momento, esperienza dopo esperienza, il disagio del personaggio viene sempre più a galla, ma questa sofferenza interiore non è qualcosa che caratterizza e frena solo il giovane. C’è un malessere condiviso fra i personaggi di Ragazzo, un’infelicità che contagia i suoi genitori, altri suoi coetanei, Alice con cui potrebbe avviare una storia d’amore che sembra partire con il piede sbagliato, e che forse lascia immune solo un uomo assai sopra le righe, che passa la sua intera giornata sdraiato su una panchina, in una delle piazze della città, guardando il mondo passargli accanto.
Non conoscevo l'autrice, mi ci sono imbattuta ascoltando il podcast di Daria Bignardi "Parlarne tra Amici".
Sono rimasta impressionata dalla bravura di Zuzu, soprattutto per la sua giovane età. Quello che mi ha colpito di più nella sua capacità di raccontare è la sua abilità nel rendere le scene "cinematografiche", il suo giocare con la prospettiva, i colori e i primi piani ti trasmettono emozioni forti, come se guardassi un film. C'è un grande talento dietro a questo tratto a prima vista stilizzato, ma che osservando bene non lo è per niente. Sui dialoghi mi sarei aspettata qualcosa di più, ma la bellezza di questo graphic novel è che avrebbe la stessa potenza emotiva anche senza alcuna parola pronunciata dai personaggi.
Zuzu ha la straordinaria capacità di descrivere la vita vera. Mi riferisco ai pensieri che non esterniamo, alle sensazioni impalpabili, ai dettagli che fanno la differenza, ai voli pindarici in cui ci perdiamo stesi sul divano, soli, le domeniche pomeriggio. In ogni sua opera tutto questo acquisisce una concretezza e una dignità tutta nuova.
Una sensibilità tale dovrebbe essere patrimonio dell'umanità.
Romanzo-fumetto di formazione, molto sensibile e profondo però purtroppo si perde nel finale, lasciando alcuni buchi narrativi e personaggi inesplorati (i due adulti a Bologna che fine fanno? e il ragazzo scomparso?). Meglio la parte grafica, che invece è diretta e sebbene a volte onirica assolutamente centrata. È ambientato a Salerno che ho visitato poche settimane fa: coincidenza magica dei libri