Dopo aver approfondito la figura del padre, della madre, dei figli, in questo lavoro Recalcati fa luce sul legame tra fratelli.
L’autore riparte dalla tesi già esposta nei suoi lavori precedenti: se la biologia da sola non è sufficiente a dar vita a un padre, una madre e un figlio, allora neppure il legame di sangue, da solo, può bastare a definire cosa significhi essere fratelli e sorelle.
Recalcati, con la chiarezza che contraddistingue i suoi lavori, ci mostra come la relazione tra fratelli sia, in origine, caratterizzata da ostilità. Il primogenito vive legami profondi, indissolubili. Fa cioè esperienza dell'Uno, di essere unito, espressione massima della sicurezza, di ciò che è conosciuto. L'arrivo di un fratello o di una sorella mette in crisi la sicurezza data dall'Uno che, da qui in avanti, mostra le sue crepe. Quello che prima era la promessa di un futuro sfavillante, un regno con un solo erede, ora è minacciato dal nuovo arrivato. Il Due si manifesta in tutta la sua potenza deflagrante.
Grazie a innumerevoli esempi, tratti dai libri sacri, da film e libri, Recalcati mostra come l'esperienza del Due conduca a un bivio.
Si può scegliere di elaborare il lutto per l’Uno che non c’è più e aprirsi così al senso di crescita e di libertà che nasce dalla differenziazione. Oppure, al contrario, si può tentare di negare il Due, ricorrendo alla forza e, purtroppo, non di rado anche alla violenza.
È il caso di Caino e Abele o di Simone nel film di Visconti "Rocco e i suoi fratelli".
È ciò che, tristemente, vediamo nelle guerr3.
Per i figli nati prima, il nuovo arrivato incarna un'immagine ideale che, in quando ideale, sfugge, è irraggiungibile e per questo minacciosa. È il motore dell'odio di Caino, che, quando vede che Dio accoglie le offerte del fratello minore e rifiuta le sue, si sente irrimediabilmente inferiore. Abele sbatte in faccia a Caino tutta la sua insufficienza, l'incolmabile distanza tra loro. Il dolore, quando rimane senza parole, apre la strada alla violenza: Caino cancellerà quel dolore dando la m0rte al fratello.
Quindi è un libro pessimista?
Non trovo sia così. Come negli altri titoli di Recalcati, rintraccio sempre una via che conduce all'apertura, all'abbandono delle misere sicurezze per la scelta di una vita piena di vita.
Se lo spermatozoo e l'ovulo non fanno di un uomo e una donna un padre e una madre, se il sangue non conduce alla dimensione di fratellanza e sorellanza, cosa fa di un nostro simile un fratello o una sorella?
La risposta dell'autore è che solo dove il fratello o la sorella sono vissuti come risorsa, prima esperienza di democrazia della vita, dove l'alterità è riconosciuta e benedetta, dove il Due può esprimersi in modo creativo e generativo, dove l'Uno ha accolto e rielaborato il dolore della perdita del "regno", allora possiamo contattare pienamente la dimensione della fratellanza e sorellanza.
Sono grato di aver sentito Massimo Recalcati illustrare questo libro al Teatro Arcimboldi di Milano poche settimane fa e di avergli stretto la mano.
Ammiro il suo desiderio di condividere e far vedere, attraverso le sue parole, quell'apertura all'Altro, alla relazione, l'invito a lasciar cadere le diffidenze per costruire insieme. Riflessioni di cui, di questi tempi, noi e il nostro strano mondo, abbiamo dannatamente bisogno.