João viene sbattuto in carcere perché ha scritto sui muri “Il passero è un uccello blu”. Marina, emotiva e tenace nipote di una ricca centenaria temuta da tutti, ogni sabato si precipita da João, cugino che ama sconfinatamente. Le ha rivelato lui meraviglie, orrori e ingiustizie dei bassifondi e delle zone ricche della città, lui le ha aperto occhi e sesso alla bellezza, alle passioni più ardenti. Le dicono in malo modo che João non potrà mai ricambiarla perché “è frocio”, perché il radioso forestiero giunto da poco in città – un seduttore, un delinquente, o perfino… un ribelle? – è stato suo amante. Marina accusa il colpo fin sotto l’ombelico, come se le avessero spaccato le viscere. Il suo amore però non muta, anzi cresce, le basterebbe salvare João, andare con lui a pesca di granchi a Jaçaña…
Fin dalle prime pagine ti chiedi ‘Perché questo titolo?’
Scorrendo tra le parole e le immagini, continui a chiedertelo e a sperare che arrivi presto la risposta, finché non ti immergi completamente nell’immaginario brasiliano pieno, colorato, politico mischiato ai culti e alle credenze popolari, su cui aleggia continuamente una dittatura che ti si appiccica addosso, e te ne dimentichi. E di colpo capisci che l’unica e indiscussa protagonista di questo romanzo è la libertà.
Nello spazio intorno ci sono João e Marina, all’interno di una realtà matriarcale ma non femminista (più un patriarcato perpetrato da sole donne) in cui gli uomini non ci sono e non si sa dove siano finiti (impazziti, morti, tutti incarcerati?), c’è un amore senza speranza che sa di zucchero caramellato, un’incarcerazione ingiusta e immotivata, c’è la paura, la sofferenza, l’ingiustizia, la discriminazione, l’ingiustizia, la povertà e la ricchezza a confronto. Per tutta la lettura la voce asmatica e coraggiosa di Marina mi è risuonata nelle orecchie anche quando non avevo tra le mani le sue pagine, percependo addosso tutta la fatica e l’affanno di chi non riesce a respirare ripensando alle crudeltà del mondo.
E mi piace pensare che io abbia trascorso l’ultima settimana portandomi dietro, dovunque andassi, le parole di Heloneida, scrittrice, giornalista, attivista politica, donna coraggiosa che ha dedicato la sua vita alla libertà degli altri.
“Ci guardammo sorridendo mentre cercavamo sulla nostra fronte il segno che ci eravamo fatti con una spina di cactus quando eravamo bambini. Le piccole cicatrici gemelle del nostro patto di lealtà eterna."
La libertà è un passero blu è la storia di una scritta sul muro, di atti di ribellione con gesti semplici puniti come crimini. Marina, giovane nipote dell’autoritaria e centenaria Menina, erede dei Carvalhais Medeiros, è una ragazza che sceglie di guardare oltre i muri di casa, verso un mondo di resistenza, presa di consapevolezza sulle ingiustizie e sulle disuguaglianze e scoperta dell’amore.
Joao, suo cugino, quasi presenza assente nella narrazione, incarna il cuore (in)visibile del romanzo. Incarcerato per aver scritto sui muri che il passero è un uccello blu. Una frase innocente e poetica che, però, nel Brasile degli anni ’70, sotto dittatura e maglie familiari troppo strette, acquisisce un valore politico e sovversivo. Ogni forma di pensiero libero è vista come minaccia. La città e la casa di famiglia sono microcosmi di un paese governato dal controllo e dalla paura.
→ Joao non si innamora come la società vorrebbe che facesse, si oppone a ingiustizie e oppressioni. Ma la parola di Joao è un atto di disobbedienza civile che va oltre l’incitare alla rivoluzione o all’abbattere il regime, e proprio per questo è più pericolosa: è un pensiero libero che non si può controllare. Invoca la libertà di amare, di essere, di vivere fuori da confini prestabiliti. Il passero è fragile ma libero e di un blu cielo simbolo di un orizzonte senza barriere
→ Studart intreccia temi potenti: i conflitti generazionali tra tradizione e cambiamento, l’amore e l’identità in un mondo che non accetta diversità, la disuguaglianza sociale e il potere femminile.
Più di una saga familiare, questo libro è una storia intima ed essenziale. La voce di Marina scandisce il tempo di un addio, rimanendo sempre sulla soglia tra l’essere e il non essere, tra il vivere e il non vivere… ed è anche più di questo, perché la storia approfondisce legami familiari disfunzionali e racconta ferite e traumi da cui origina il distacco.
→ Una storia soffocante ma ribelle. Emozionante, profondo, politico.