Il termine «cose» può declinarsi in maniera concreta o astratta. Le cose possono svelare il rimosso coloniale che ancora aleggia su interi popoli (come nel caso dei rifiuti radioattivi abbandonati nel deserto algerino dai francesi) e veicolare il dissenso (striscioni e pamphlet, giornali, ma anche le famose scarpe lanciate a George Bush nel 2008). Le cose, però, possono anche riprodurre narrazioni orientaliste: si pensi a certi oggetti come tappeti, lampade, amuleti... Questo numero di Arabpop racconta il mondo degli oggetti materiali e immateriali, tracciandone genealogie, sviluppi e risignificazioni.
Arabpop è sempre una finestra interessante su un mondo che conosciamo poco. Questo numero, dedicato alle cose, è piacevolmente diverso dai precedenti: c'è maggior spazio per la presentazione di opere di arti grafiche e fotografiche più che articoli su di esse. La sezione sull'archivio della rivoluzione siriana inoltre è davvero notevole e ci lascia vedere aspetti di una realtà che scopriamo insieme ai siriani i quali per la prima volta si ritrovano liberi dalla paura, dall'eternità degli Assad che sembrava non finire mai, e liberi di ricostruire una memoria collettiva diversa. Bello!