In questo rutilante affresco – un condensato chimico di tutto quanto è stata ed è ancora oggi la Russia – Mérimée ricostruisce, con il piglio del grande narratore e la scrupolosa esattezza dello storico, gli eventi tumultuosi che segnarono il trentennio compreso tra la morte di Ivan il Terribile (1584) e l'inizio della dinastia dei Romanov (1613). Durante questa «spaventevole anarchia» (che, definita significativamente «epoca dei Torbidi», ha ispirato un gran numero di opere, non ultima il Boris Godunov di Puškin) ben tre impostori si spacciarono per Demetrio, il figlio di Ivan morto all'età di dieci anni in circostanze tanto cruente quanto misteriose, e marciarono su Mosca rivendicando il trono degli zar. Su un cupo fondale di intrighi, assassini, congiure, rivolte e saccheggi, si muove la massa policroma dei protagonisti e delle comparse: boiari e patriarchi, atamani e generali, tartari e cosacchi, astrologhi e gesuiti, zarine costrette a prendere il velo e contesse polacche con la vocazione dell'avventuriera. E tutto il popolo di un impero sterminato: la plebe moscovita, i contadini, i monaci, i soldati. Landolfi, che trovava il libro «di un interesse palpitante», volle tradurlo lui stesso, ed è nella sua splendida prosa che lo offriamo al lettore.
Prosper Mérimée was a French dramatist, historian, archaeologist, and short story writer. He is perhaps best known for his novella Carmen, which became the basis of Bizet's opera Carmen.
Mérimée loved mysticism, history, and the unusual, and may have been influenced by Charles Nodier (though he did not appreciate his works), the historical fiction popularised by Sir Walter Scott and the cruelty and psychological drama of Aleksandr Pushkin. Many of his stories are mysteries set in foreign places, Spain and Russia being popular sources of inspiration.
In 1834, Mérimée was appointed to the post of inspector-general of historical monuments. He was a born archaeologist, combining linguistic faculty of a very unusual kind with accurate scholarship, with remarkable historical appreciation, and with a sincere love for the arts of design and construction, in the former of which he had some practical skill. In his official capacity he published numerous reports, some of which, with other similar pieces, have been republished in his works. He was also responsible for several translations of Pushkin and Gogol, when they weren't known in Europe yet.
«Chi era quest’uomo singolare che, giunto con l’impostura alla più alta fortuna, se ne mostrò degno per le sue grandi qualità? Questo avventuriero che, spogliati gli stracci della miseria per rivestire il manto imperiale, lo portò con disinvoltura; questo sovrano cui, se devo osare dirlo, non mancò forse che di saper versare il sangue per divenire il capostipite d’una dinastia? I suoi contemporanei non poterono chiarire il mistero in cui è avvolta la sua origine; possiamo sperare di penetrarlo noi oggi?»
La storia dei falsi Demetrii ha inizio il 15 maggio 1591, quando il figlio decenne dello zar Ivan il Terribile, Demetrio, muore in un tragico incidente o viene più probabilmente assassinato. Alla morte di Ivan, la corona di Russia passa al figlio maggiore Fedor e da lui al suo consigliere e uomo di fiducia, Boris Godunov, il quale è forse il mandante dell’omicidio di Demetrio. Ma Demetrio o il suo fantasma non sono morti per sempre: resusciteranno, infatti, più di una volta, la prima nel 1603, quando un giovane servitore di umili origini convince il suo signore polacco di essere in realtà lo scampato Demetrio, unico figlio ancora in vita dello zar Ivan e destinato a regnare su tutte le Russie. L’inganno funziona: il primo falso Demetrio riceve il sostegno della corte polacca e del re Sigismondo e si volge alla conquista della Russia a capo di un vasto esercito. Inaspettatamente, il suo valore militare e l’abilità nel reggere l’inganno gli consegnano Mosca: è eletto zar e sposa una principessa polacca, Marina. Era un uomo venuto dal nulla, certamente di bassa estrazione, forse un ex studente passato tra le file dei Cosacchi, animato dal sogno di diventare zar. Era un uomo generoso, ironico, tollerante, coraggioso, bello, intelligente: un uomo che in nessun mondo è destinato a regnare a lungo, ma soltanto a soccombere a inganni più malvagi del suo. Smascherato, ucciso, il suo corpo dilaniato per tre giorni, seppellito, riesumato, bruciato: le sue ceneri sono sparate con un cannone verso la Polonia, tuttavia non cessa di esistere. Un secondo falso Demetrio ne nasce come fenice, più rozzo, ma abbastanza credibile da rivendicare per sé il trono e la sposa. Come nella figura delle matrioske, in ogni Demetrio ce n’è un altro più piccolo pronto a saltare fuori. Finché non resta che l’ultimo fantoccio.
La storia raccontata da Prosper Mérimée è tremendamente vera e abilmente narrata. La sua scrittura restituisce ai diversi personaggi un calore e un carattere da romanzo, pur trattandosi di un saggio: Boris Godunov, i due Demetrii, Marina e molti altri ne escono vivi, ancora con le gote rosse, sottratti all’oblio di un’epoca che i russi chiamano dei “Torbidi”, per il clima di intrigo, anarchia e crimine che la caratterizzarono. Ne risulta un quadro di abnorme turpitudine morale, il quale però esercita sul lettore un fascino indiscutibile, costringendolo a ruminare la possibilità e il desiderio di un romanzo sull’argomento. O magari un ciclo di romanzi. Una serie tv. Un film. Una serie di film. Facciamo sette? E l’ultimo lo dividiamo in due parti: per goderne, come di ogni bella storia, fino alla fine.
Una pagina piuttosto oscura della storia russa che ci viene raccontata un secolo fa da Prosper Merimee e poi elegantemente tradotta da Tommaso Landolfi, che rimase affascinato da questa minuziosa e ben documentata ricostruzione storica, avvincente quanto un romanzo. Tratta di un trentennio a cavallo tra il ‘500 e il ‘600, dalla morte di Ivan il Terribile all’insediamento della dinastia dei Romanov, che fu detto “Epoca dei torbidi”, attraversato dalla reggenza e regno di Boris Godunov (quello di Puskin e di Musorgskij) e della successiva anarchia durante la quale un preteso “Demetrio” (figlio ed erede legittimo di Ivan che risultava essere stato assassinato ancora infante, probabilmente per ordine di Boris per poter farsi Zar), in realtà di oscure origini, probabilmente polacche, con l’appoggio del Re di Polonia e sul principio anche di diversi Boiardi russi vessati dal tiranno Boris, riesce ad ascendere al trono. Presto però se li inimicherà per le sue indubbie capacità e qualità nel governare le le loro risse e smanie di potere, avendo lui il contrario disegno di portare il regno fuori dal medioevo e proiettarlo con ambiziose riforme verso la sua trasformazione in stato moderno. Ambizione, inesperienza, qualche ingenuità, e in fondo l’l’incapacità di comprendere appieno lo spirito identitario del popolo russo, lo porteranno presto a inimicarsi i Boiardi, il Clero moscovita e poi il popolo stesso da loro trascinato fino a rivoltarsi contro di lui (la creazione e la diffusione delle Fakes è uno strumento che è sempre esistito per colpire la mente e la panza delle masse) e a rovesciarne il potere. E’ un testo che la dice lunga sull’identità del popolo russo, così legata alla sua religione intollerante verso le forme di cristianesimo diverse dall’ortodossia greca (e poi ancora più strettamente moscovita), sulla sua atavica inimicizia con i cugini slavi polacchi, sull’incantamento che subisce facilmente da parte di leader di qualsiasi specie, sulla facilità con cui sempre si lasciò trascinare facilmente da chi è stato in grado di sfruttare i suoi continui malesseri e la sua propensione alla facile violenza, spesso anche accresciuta dalla tradizionale diffusione dell'alcol tra i popoli dei climi freddi, a proprio vantaggio. Una ricostruzione storica minuziosa nella quale si stagliano i ritratti, vivi e affascinanti nel bene e nel male che li contraddistingue anche quando si mischiano tra loro, i suoi protagonisti ed i principali comprimari. Una lettura ancora avvincente, fluida e scorrevole anche dopo più di un secolo dalla sua stesura.