Recensione a cura della pagina instagram Pagine_e_inchiostro:
Quello che mi ha detto il diavolo è un romanzo breve, dallo stile semplice e dal ritmo incalzante, che si propone di esplorare le dinamiche psicologiche dell’infanzia in modo diretto e senza mediazioni.
La narrazione, ambientata nell’estate del 2004 e affidata al ricordo di due bambini ormai adulti, parte con una certa leggerezza: giochi tra amici, giornate lente, il gioco della campana e Shrek. L’equilibrio si rompe con la scoperta di due cadaveri nel bosco, che scatena in un gruppo di sei bambini una spirale di paura e superstizione.
Il romanzo ha molti elementi interessanti, in particolare il modo in cui mostra la forza delle storie inventate dai bambini e come queste possano trasformarsi in qualcosa di pericoloso. Anche la rappresentazione della crudeltà infantile, spesso sottovalutata o edulcorata, è trattata con onestà, senza sconti né abbellimenti. L’autrice svela la psicologia infantile del gruppo con onestà: non c'è un filtro adulto, né il tentativo di renderla più comprensibile o rassicurante. Nonostante questi spunti, ho avuto l’impressione che la trama mancasse di un vero crescendo narrativo: la tensione non decolla mai davvero, tutto rimane in una zona di inquietudine, senza una reale svolta, se non sul finale.
Un altro elemento che mi ha lasciata perplessa è stata una scena di violenza su un animale. Capisco l’intento di esplorare i lati più oscuri dell’infanzia, ma in questo caso il gesto mi è sembrato superfluo. La fine, già di per sé estrema, bastava a chiudere il cerchio. Non serviva un’ulteriore escalation: non sono sempre gli ultimi due gradini a determinare la discesa.
Nel complesso, è una lettura che funziona, soprattutto per chi cerca un romanzo breve ma ben scritto, capace di toccare temi oscuri senza risultare retorico. Non è però un libro che lascia un segno profondo e se penso ad altri romanzi che trattano l’ambiguità dell’infanzia e la cattiveria dei bambini, ammetto di aver letto di meglio.