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L'ipocrita

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Agosto 2020, Londra. In uno dei più frequentati teatri cittadini si svolge la prima della pièce di Sophia, giovane drammaturga di successo. È una matinée e tra il pubblico accorso non mancano esponenti della nuova scena artistica londinese che, secondo le espressioni care al “Guardian”, affidano all’arte il compito di “cambiare la narrazione” sfidando il potere del “maschio bianco privilegiato”.

Spettatore inquieto, in sala siede anche il padre di Sophia, invitato alla prima dalla figlia. Sessant’anni, tra i protagonisti più importanti della cultura britannica del Ventesimo secolo, non dà alle stampe un libro da una decina d’anni. I suoi commenti caustici, pronunciati con il bicchiere in mano, su autori venerati e sulla futilità del sesso, commenti che un tempo apparivano come l’esercizio di una brillante intelligenza, sono ora oggetto di pubblico biasimo. Un articolo sul declino della voce maschile nell’editoria e una citazione su omosessualità e autoflagellazione gli sono valsi l’esecranda fama di omofobo. Consapevole del destino che lo attende, lo scrittore si augura soltanto che sia pieno di stile.

Quando si apre il sipario, la speranza di un tramonto simile svanisce, però, d’incanto. La pièce, che mette in scena senza pudore un capitolo della sua vita privata, è una resa dei conti della figlia nei suoi confronti, una spietata denuncia pubblica della sua misoginia e del suo essersi sempre sottratto ai compiti propri di un padre.

Come ha scritto il “New York Times”, L’ipocrita è un magnifico romanzo che ritrae il conflitto tra le generazioni e tra le diverse idee dell’arte e della letteratura che le dividono, mostrando come sia labile la linea che divide l’ipocrisia dalle pubbliche virtù.


“Com’è possibile raggiungere il già difficile obiettivo di mantenersi virtuosi in un ambiente in cui vedere il male in tutto è considerato uno strumento di progresso?”


“Chi è l’ipocrita del titolo? Il provocatore di professione o la drammaturga che non accetta che le sue ossessioni possano essere tanto megalomani e brucianti quanto quelle di suo padre?”

Joumana Khatib, The New York Times



“Un romanzo che riesce a raccontare in modo acuto, arguto e intelligente il rapporto tra genitori e figli, senza mai essere crudele; l’ho apprezzato immensamente.”

David Nicholls, autore del romanzo Un giorno



“Un dramma familiare ricco di humour, che ci lascia in sospeso fino alla fine… con una prosa incisiva e scorrevole.”

Times Literary Supplement


“Un’analisi intelligente sul mondo dell’arte, sulle disfunzioni nei rapporti familiari e le differenze generazionali.”

The Guardian

Traduzione dall’inglese di Ada Arduini

226 pages, Kindle Edition

Published June 24, 2025

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About the author

Jo Hamya

8 books106 followers
JO HAMYA was born in London in 1997. After living in Miami for a few years, she completed an English degree at Kings College London and a MSt in contemporary literature and culture at Oxford University. There, she divided her research between updating twentieth-century cultural theory into twenty-first-century digital contexts, and the impact of social media on form and questions of identity in contemporary womens writing. Since leaving Oxford, she has worked as a copyeditor for Tatler and edited manuscripts subsequently published by Edinburgh University Press and Doubleday UK. She has also written for the Financial Times.

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Profile Image for La Bella Rossella.
79 reviews
August 31, 2025
Ultimo libro del mese, un libro scelto d’istinto ma che, devo ammettere, mi ha un po’ delusa. Sicuramente apprezzabile l’analisi profonda dei sentimenti dei due protagonisti, padre e figlia, e della loro relazione. Tutto questo approfondire, però, ho avuto la sensazione che non abbia portato infine da nessuna parte. Bello il confronto finale tra Sophie e il padre. ⭐️⭐️⭐️
2 reviews
September 5, 2025
Stenta a partire. L’ho trovato un po’ confuso all’inizio ma poi si scalda come un diesel. E la parte finale mi ha coinvolta
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